Una manovra senza coraggio

di Italia Futura Marche , pubblicato il 18 settembre 2011
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Un’occasione persa, l’ennesima, che denota la debolezza della maggioranza piuttosto che una prova di forza. Il riferimento chiaro è l’approvazione della manovra economica anche alla Camera dei Deputati, dopo il via libera avuto la scorsa settima al Senato. In entrambi i casi è stata posta la fiducia impedendo di fatto ogni contributo di miglioramento. Segno inequivocabile di una chiara volontà a rifiutare il confronto con le opposizioni che, chi più chi meno, hanno dato una nuova testimonianza di responsabilità.

E’ stato detto nei vari interventi dei deputati di maggioranza che, al contrario, sono stati recepiti alcuni emendamenti nella commissione bilancio del Senato. E’ vero solo in parte, visto che le migliorie apportate sono state solo marginali. Sul nocciolo duro della manovra, invece, si è preferito fare il muro contro muro. A che pro? Nessuno, visto che oltre il 60% del documento economico è rappresentato da tasse e balzelli che andranno a colpire i soliti noti.

Nelle Marche, ad esempio, peserà sui bilanci di una famiglia media per circa 5.700 euro in tre anni: - 115 euro per la parte finale dell’anno, - 1.103 euro nel 2012, - 2.121 euro nel 2013 e - 2.361 euro nel 2014. Già da tempo, anche nelle Marche, sono molte le famiglie che non riescono a far fronte all’indebitamento privato non arrivando più alla fine della cosiddetta terza settimana. In termini di riduzioni, minori spese e maggiori entrate nelle Marche la manovra peserà per 3,7 miliardi di euro.

A tutto ciò va sommato il fatto che nella manovra non vi è traccia di alcuna riforma strutturale. Eppure ne avevano l’occasione e gli stessi organismi europei avevano indicato questa come la via maestra da seguire. Invece ci ritroviamo con una manovra depressiva, che non aiuta la crescita e che presenta come unico merito quello di aver compattato tutti i soggetti che operano attivamente in Italia, da Confindustria alle altre Associazioni di categoria, sindacati compresi, che la bocciano senz’appello.

Una situazione paradossale che non mette a riparo i conti pubblici italiani visto che senza una politica di sviluppo adeguata - la manovra è tarata per una crescita intorno all’1% del Pil, cifra che difficilmente sarà raggiunta - obbligherà, purtroppo, ad una nuova ridefinizione dei saldi in tempi brevissimi. Di fronte a questo stato di cose è necessario che non si rimandino più quelle riforme strutturali, non solo per ridisegnare l’architettura dello Stato, di cui il Paese necessita.

Se questa maggioranza è in grado di farle, le faccia, altrimenti si pensi ad un’auspicabile gesto di discontinuità e si faccia da parte. L’Italia possiede tutte le carte in regola per contrastare la crisi e venirne fuori, ma il compito della politica è di accompagnare le nostre potenzialità, non certo di porne un freno. I dati sulla disoccupazione giovanile sono drammatici, il 27,9% a fronte di una media Ocse del 17,7%.

Nelle Marche la disoccupazione giovanile si attesta al 15,7%, comunque il triplo del dato complessivo regionale. Nella manovra economica si avvertiva sicuramente la necessità di porre in sicurezza i conti pubblici, ma era auspicabile e doveroso pensare e promuovere la crescita e lo sviluppo del sistema Italia. Liberalizzazioni e privatizzazioni, quoziente familiare e contrasto del precariato senza per questo rinunciare alla flessibilità, politiche di sviluppo nel Mezzogiorno e cantieri per opere pubbliche, contrasto all’asfissiante burocrazia e riduzione cuneo fiscale per le imprese e i lavoratori, sono tutte misure che dovevano essere presenti nella manovra economica.

Tutto questo per migliorare il clima di fiducia e speranza nel Paese e dare un segno tangibile ai nostri partner europei e ai mercati che si è invertita la rotta in Italia. La politica sappia tornare ad ascoltare e ad agire nell’interesse del bene comune.



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