Ma i conti non tornano già prima dell'inizio

Il Sole 24 Ore

pubblicato il 15 settembre 2011
di Roberto Perotti

Ormai è quasi certo: la Grecia farà qualche forma di default. E dopo? Uno scenario plausibile è che il default greco aggravi (direttamente o per un effetto contagio) la situazione, già seria, di alcune importanti banche italiane e francesi. È opinione comune che i loro Governi non le lasceranno mai fallire.

Non sarà così facile. La crisi attuale è per certi versi meno grave per ora di quella del 2008-2009: il mercato interbancario, per esempio, non si è bloccato. Ma per un aspetto è più seria: in molti Paesi la politica di bilancio, che allora sembrava lo strumento ovvio, non è praticabile. Tra questi Paesi c’è l’Italia. Per salvare un sistema finanziario lo Stato può creare una “bad bank”, prestare alle banche, ricapitalizzarle, garantirne le obbligazioni, o tutte le passività come in Irlanda.

Tutte queste operazioni comportano delle spese effettive o delle assunzioni di passività. Nessuna di queste opzioni è più disponibile allo Stato italiano; se assumesse nuove passività, affonderebbe nel tentativo di salvare il sistema finanziario. Due individui che non sanno nuotare si trascinano sott’acqua a vicenda se si aggrappano l’uno all’altro.

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tag:  economia   conti pubblici  


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#1 da alessandro, inviato il 16/9/2011
L’unica vera “TERAPIA” per sollevarci da questo stato di crisi è la “redistribuzione del reddito”, dalle fascie medio-alte verso quelle inferiori.
Stanno cominciando ad accorgersene anche alcuni ambienti industriali più intelligenti ed “illuminati”.
Cominciano a considerarlo come un vero e proprio “investimento”, destinato a dare i suoi frutti nel futuro. E così sarebbe.
L’unico modo per fornire “benzina” al motore economico è riaccendere la propensione al consumo di beni e servizi.
Una rimodulazione delle aliquote IRPEF, a favore delle categorie meno abbienti, oltre ad agire in tal senso ( e a SALDI invariati per lo Stato) favorirebbe la ripresa della produzione (non avendo ripercussioni su salari e redditi d’impresa), e quindi conseguentemente dell’occupazione, e contribuirebbe anche al miglioramento dei conti pubblici e quindi al miglioramento del rapporto debito/PIL.

Peccato che i nostri politici non siano altrettanto lungimiranti, ed “illuminati”.



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