L’Europa riconosce le ragioni del contratto a tutele crescenti

Denunciamo il precariato italiano alla UE

di Pietro Ichino , pubblicato il 14 settembre 2011
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Oggi i rappresentanti di sette diverse organizzazioni culturali, sociali e politiche - tra cui Italia Futura - espongono al governo UE i motivi per cui il regime di apartheid fra protetti e non protetti che caratterizza il tessuto produttivo italiano deve considerarsi incompatibile con l'ordinamento comunitario.

Su questa iniziativa stavamo ragionando da tempo, raccogliendo dati e documentazione. La difficoltà era costituita dalla necessità di dimostrare in una forma efficace anche sul piano giuridico che in realtà milioni di rapporti di lavoro “a progetto” e altre collaborazioni autonome continuative, anche in regime di “partita Iva”, sono sostanzialmente rapporti di lavoro dipendente. La svolta è venuta con la risposta della Commissione Europea al nostro Piano Nazionale delle Riforme, del 7 giugno scorso, nella quale il massimo organo di governo dell’Unione manifesta una piena consapevolezza proprio di quello che noi ci proponevamo di dimostrare; e ne fa oggetto di una sollecitazione nei confronti dell’Italia sul piano politico-diplomatico.

Questo ci consente oggi di chiedere alla Commissione stessa di trarre da quella consapevolezza e dal conseguente richiamo rivoltoci tre mesi fa anche le conseguenze necessarie sul piano amministrativo-giudiziario: quello stesso dualismo del nostro mercato del lavoro che tre mesi fa essa ci ha chiesto di superare – noi lo chiamiamo un vero e proprio regime di apartheid fra protetti e non protetti – costituisce evidente violazione della direttiva europea n. 1999/70/CE, che vieta l’utilizzazione dei rapporti di lavoro a termine come forma ordinaria di ingaggio del personale e vieta comunque ogni disparità di trattamento fra i lavoratori assunti a termine e quelli assunti a tempo indeterminato.

Nello stesso documento della Commissione del 7 giugno, e poi ancora nella lettera inviata il 7 agosto al nostro Governo dal governatore uscente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet e dal governatore entrante, Mario Draghi, ci viene chiesta una flessibilizzazione delle strutture produttive compensata da una maggiore protezione economica e professionale del lavoratore nel passaggio dal vecchio al nuovo posto di lavoro; e si sollecita inoltre il superamento del dualismo del nostro mercato del lavoro fra protetti e non protetti.

In estrema sintesi: tutti a tempo indeterminato, a tutti le protezioni essenziali, ma nessuno inamovibile; e a chi perde il posto un robusto sostegno economico e investimento sulla sua professionalità, in funzione della rioccupazione più rapida possibile. Di tutto questo nella manovra-bis varata con il decreto-legge di Ferragosto non si trova nulla. L’obiettivo della nostra iniziativa è costringere il Governo e il Parlamento italiani a ridisegnare un diritto del lavoro capace di applicarsi veramente ad almeno 18 milioni e mezzo di lavoratori sostanzialmente dipendenti, e non soltanto a 9 milioni, come accade oggi.


Leggi il testo dell'atto che verrà presentato oggi alla Commissione Europea da Emma Bonino, vicepresidente del Senato, già commissario europeo, Benedetto Della Vedova, deputato FLI firmatario di un progetto di legge ispirato al principio della flexsecurity (p.d.l. n. 4277/2011), Antonio Funiciello, direttore di LibertàEguale, Pietro Ichino, senatore Pd, autore del progetto flexsecurity e del progetto di Codice del lavoro semplificato (d.d.l. n. 1873/2009), Giulia Innocenzi, responsabile italiana di AVAAZ (che ha già raccolto oltre 70.000 firme a sostegno di questa iniziativa), Nicola Rossi, senatore, esponente dell'Associazione Italia Futura, firmatario del d.d.l. n. 1873/2009, Eleonora Voltolina, fondatrice della testata on line Repubblica degli Stagisti

Professore ordinario di Diritto del Lavoro all'Università Statale di Milano. E' Senatore del Partito Democratico.


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#11 da Massimo B., inviato il 19/9/2011
Coloro che criticano questa proposta e impostazione, che reputo personalmente molto valida, dovrebbero visitare più spesso alcuni paesi a noi vicini come ad esempio l'Austria (non serve andare molto lontano) dove certe forme sono già in atto da anni con ottimi risultati per le aziende e per i lavoratori siano essi giovani e meno giovani. E' ora di smetterla con i diritti di pochi che fanno molta demagogia a danno dei molti che sono in difficoltà. Complimenti Ichino.

#10 da Alessandro Pescari, inviato il 18/9/2011
Inoltre non dimentichiamo che tra le regole base perchè si possa parlare di rapporto di lavoro dipendente, devono effettivamente sussistere i seguenti elementi:
1) gerarchia del rapporto;
2) osservanza di un orario di lavoro;
3) potere disciplinare (in capo al datore di lavoro);
4) inserimento e utilizzazione a pieno titoli dei beni/strumenti aziendali;
5) parametrazione della paga (prevalentemente fissa).
Di talché, in una economia così complessa, mi sembra fuori luogo non riconoscere altre forme di lavoro cd. atipiche.In una battuta i gatti non sono più tutti bianchi o neri!

#9 da Alessandro Pescari, inviato il 18/9/2011
In teoria la proposta è buona, purtroppo non si ha presente il largo tessuto imprenditoriale del nostro Paese, fatto di PMI. Nella stragrande maggioranza queste sono rappresentate poco più che da nuclei familiari (allargati) e di "sicurezza" vi posso assicurare che ce ne è sempre di menso. Anzi molte (PMI) non sanno come sbarcare il lunario. Di conseguenza, farei molta attenzione a parificare qualsiasi lavoatore=dipendente=tempo indeterminato=indennizzi.....

#8 da Paolo, inviato il 16/9/2011
Perché il prof. Ichino farebbe male come Ministro della P.A.? Massima trasparenza, retribuzione incentivante, potere disciplinare... Sarebbe la soluzione per tanti mali italiani...

#7 da Davide, inviato il 16/9/2011
Il progetto sulla flexecurity del prof. Ichino trova sulla sua strada i conservatorismi di chi è al riparo dalla concorrenza e i corporativismi di chi si muove nel privilegio. Il ricorso alla Comm. Europea è una mossa forte, come forte è il pensiero di chi crede che sia ingiusto ed inefficiente un sistema basato sulla diseguaglianza. Le persone che presenteranno il documento, fuori da ogni contrapposizione, dimostrano che un'Italia più europea è possibile!

#6 da Fulvio Aversa, inviato il 15/9/2011
L'élite ha sfornato un provvedimento illuminato: bene, bravo, bis.

#5 da Claudio Lucii, inviato il 15/9/2011
ottimo, un grande progetto ! Bisogna che queste idee abbiano rappresentanza politica

#4 da Angelo C., inviato il 15/9/2011
ottimo...ottimo davvero, ci vuole più certezza nel lavoro altrimenti come si può chiedere alle persone di lavorare di più o di avere un maggior coinvolgimento lavorativo...come si possono chiedere sacrifici ai lavoratori se gli stessi, nel lavoro, non vedono una garanzia, una nobiltà, insomma non ci vedono nulla da dover rispettare

#3 da paolo, inviato il 14/9/2011
Il prof. Ichino tutto puo' fare meno che parlare di lavoro. Vada a casa lui e il suo collega BRUNETTA

#2 da diego, inviato il 14/9/2011
il prof. Ichino è meglio che non parli di lavoro e precariato specialmente nel pubblico perchè lui farebbe molto peggio dell'attuale min. funz. pubbl. BRUNETTA

#1 da stefano , inviato il 14/9/2011
la cosa più interessante mi sembra proprio il progetto; voglio dire che, almeno per noi in Italia, si tratta di idee completamente nuove e prive di "isterismi"; incaponirsi con "i diritti acquisiti" (tipico della CGIL) quando questi diritti esistono solo per pochi e danno ormai più l' idea dell' abuso che del diritto è un isterismo, come d' altra parte l' accanimento di altri soggetti (tipici di questo governo) nel voler abbattere ogni forma di tutela; io credo che un numero altissimo di persone, peraltro sempre crescente, voglia proprio un' altra idea di lavoro (ma anche di società), e credo anche che ci siano molti tentativi per tentare di bloccare queste iniziative; il governo non lo nomino neanche, all' opposizione abbiamo un partito grande (e non un grande partito) che parla di Montezemolo (quindi di Italia Futura) come di uno che dice solo "no" e che deve scegliere con chi stare; in pratica nasconde queste idee e auspica di assorbire al suo interno le energie di questa associazione, allo scopo di sterilizzarle, beneficiando dell' apporto numerico dei voti; il sindacato più grande si occupa solo di diritti, mai di doveri, e dà sempre più l' idea di parlare di un paese che esiste solo nelle menti dei suoi rappresentanti; ci sono altre forze, politiche, sindacali e quant' altro nelle quali confidiamo, ma una cosa positiva la riscontro proprio qui all' interno di Italia Futura: il fatto che diversi personaggi politici partecipino attivamente a queste iniziative, e questo può significare in prospettiva uno scompaginamento notevole del panorama politico; chissà che poi magari non troveremo le persone migliori sotto lo stesso tetto ? l' elenco di quelli che oggi presenteranno il documento è estremamente interessante, io continuo a sperare che sia tutto propedeutico a qualcosa che ci permetterà di sorprendere i nostri partners europei in modo opposto a quanto stiamo facendo ormai da troppo tempo; un saluto a tutti



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