Come in una corsa all’oro,
sembra che la soluzione di tutti i problemi risieda nella corsa all’istituzione della Città metropolitana genovese prima che sia primavera. Tutto nasce da un’acuta provocazione del Presidente della Provincia di Genova,
Alessandro Repetto, che ha pungolato sull’argomento i vertici del suo partito. Ma insomma, sembra di leggere nella nota di Repetto, invece di far tanto parlare di semplificazione e riduzione dei costi della politica, diamo il buon esempio e istituiamo – primi in Italia – la Città metropolitana. La Sindaco,
Marta Vincenzi, ha accolto con entusiasmo la proposta, mentre il partito dimostrava tiepido interesse nel dibattito.
Il messaggio, che ha trovato vasta risonanza sulla stampa locale, si è gonfiato fino a immaginare un solo soggetto,
la Città metropolitana, al posto della Provincia di Genova e – addirittura –
dello stesso Comune del Capoluogo. Il tutto accompagnato da una corsa contro il tempo, per far sì di non dover nemmeno tenere le elezioni comunali e provinciali dell’anno prossimo. Certo, se fosse così, la semplificazione sarebbe
evidente e draconiana.
Al di là dei desideri e delle pregevoli provocazioni politiche, la fredda analisi della legge ci riporta ad una realtà ben diversa. Anzitutto, si deve dire che
le Città metropolitane non sono una novità: previste sin dalla legge sugli enti locali del 1990, non hanno
mai trovato concreta attuazione, nonostante dal
2001 siano addirittura previste dalla Costituzione come livello di governo necessario. Le ragioni di questo ventennale insuccesso sono molte, ma tutte riconducibili alla
difesa delle identità locali e alla
ritrosia delle amministrazioni più piccole a favorire centralismi “metropolitani”, accumulando poteri nei capoluoghi.
Recentemente la maggioranza ha deciso di riprovarci, inserendo l’istituzione delle Città metropolitane nella legge-delega sul federalismo fiscale n. 42 del 2009. Si parte, però, con il piede sbagliato: le norme, infatti, si autoqualificano come “
transitorie”, cioè valide fino all’adozione di una nuova legge “organica” sulle Città metropolitane. L’assetto immaginato, dunque, se anche venisse realizzato non sarebbe destinato a durare. Ma tant’è. La legge-delega prevede la
possibilità di istituire i nuovi enti: si tratta di una facoltà, non di un obbligo. La proposta può venire da una serie di soggetti individuati dalla legge: tra questi, la Provincia insieme al Comune capoluogo.
L’accordo Repetto-Vincenzi, dunque, consente di partire in quarta. I problemi, però, iniziano alla prima curva: sulla proposta devono pronunciarsi i cittadini interessati con un
referendum, disciplinato da un regolamento del Governo. Piccolo particolare:
tale regolamento, ad oggi,
non esiste. Ed è dunque
attualmente impossibile celebrare il referendum, e così superare il secondo step necessario per l’istituzione. Ma anche immaginando che il regolamento venisse approvato in tempi rapidi, ed il referendum nei territori interessati avesse esito positivo (ipotesi tutt’altro che scontata), la palla tornerebbe ancora una volta al
Governo, che dovrebbe – questa volta con decreto legislativo – istituire, sempre
in via transitoria, la
Città metropolitana ed il suo
“Consiglio provvisorio”, composto dai sindaci dei Comuni che fanno parte della Città metropolitana e dal Presidente della Provincia.
Anche immaginando (ed è francamente poco realistico) che il complesso procedimento sopra descritto si possa concludere entro la primavera prossima, la situazione che ci troveremmo di fronte non sarebbe quella della improvvisa scomparsa del
Comune e della
Provincia di Genova. Tali enti
rimarrebbero, e le rispettive elezioni dovrebbero comunque tenersi. Ad essi, si aggiungerebbe la Città metropolitana “provvisoria”, con un suo Consiglio. Il paradosso, dunque, è che
avremmo un ente in più, invece che uno in meno. Solo con l’approvazione (futura ed incerta) della legge “organica” sulle Città metropolitane
scomparirebbe la Provincia. E certo
non il Comune, che pure potrebbe subire modifiche nelle circoscrizioni e nelle funzioni.
Questa strada, dunque, sembra difficilmente percorribile. Ma è
importante che il dibattito aperto dal Presidente Repetto rimanga vivo e continui ad essere indirizzato verso la ricerca di soluzioni concrete, che appaiono sempre più urgenti e non rinviabili.
Editoriale pubblicato su Il Secolo XIX l'8 settembre 2011
Lorenzo Cuocolo, presidente di Italia Futura Liguria, ha 36 anni e vive a Genova. È professore di Diritto costituzionale all’Università Bocconi di Milano e avvocato amministrativista, con studi a Genova e Milano. Ha svolto attività di consulenza tecnica per il Consiglio d’Europa, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dello Sviluppo economico e per enti pubblici regionali e locali. Ha svolto periodi di ricerca scientifica all’estero, soprattutto a New York (NYU – School of Law) e Parigi (Sciences Po Paris). Ha pubblicato monografie e saggi in tema di diritto costituzionale, diritto dell’economia e diritto delle autonomie. È editorialista del Secolo XIX e cura il blog www.ilricostituente.it