Lo spettacolo cui stiamo assistendo in queste ore era già contenuto nello spettacolo cui abbiamo assistito negli ultimi giorni e nelle ultime settimane, per cui non ha senso aggiungere nulla a quanto abbiamo detto sulla manovra (sulle manovre) fino a ieri. Ci limitiamo solo a segnalare che, dal 29 agosto, è disponibile su questo sito una scarna
tabella che riassume il percorso compiuto dall’
economia greca negli ultimi diciotto mesi. Ad oggi
l’Italia ha già percorso buona parte di quella strada, se possibile bruciando le tappe. Mancavano solo due ingredienti per completare la ricetta: l’
incremento dell’Iva e il
downgrading del debito. Il primo sarà fra poco realtà. Il secondo è da ieri all’attenzione delle agenzie di rating e dei mercati finanziari.
La richiesta pervenuta dai mercati e dall’Europa nelle ultime settantadue ore era una sola e riguardava la nostra
credibilità. È una richiesta divenuta ancora più pressante dopo la pronuncia della Corte costituzionale di Karlsruhe che anticipa un
atteggiamento più severo e non più lassista nei confronti dei paesi membri dell’Eurozona non ancora in regola con i loro conti. E la credibilità è fatta, prima ancora che di maggiori entrate o di minori spese, del
riconoscimento senza riserve della situazione esistente e di una
attendibile prospettiva per il futuro.
Al netto della
risibile norma sulla elevazione della età pensionabile femminile e della (altrettanto risibile)
riscoperta del contributo di solidarietà, il piatto del giorno è uno solo: l’
aumento dell’aliquota ordinaria dell’Iva dal 20 al 21%. A questo incremento si chiede di fare molte cose. Troppe, molto probabilmente. Gli si chiede di offrire una
copertura più certa di quella offerta dalla lotta all’evasione dopo la cancellazione del contributo di solidarietà “prima versione”. Gli si chiede di
tranquillizzare gli osservatori, anticipando ad oggi la parte della manovra ancora vaga ed incerta connessa alla delega fiscale e assistenziale. Gli si chiede infine di precostituire la possibilità di
rispondere alle implicazioni in termini di bilancio pubblico della significativa minore crescita (certificata oggi per il 2012 dal Fondo Monetario Internazionale).
Va da sé che qualcosa non va:
difficile, se non impossibile, colpire con un solo strumento tre obbiettivi. L’incremento dell’Iva era già previsto a garanzia dei risultati derivanti dall’attuazione della delega fiscale e assistenziale. Se viene oggi utilizzato per sostituire coperture incerte, sarà piuttosto
difficile utilizzarlo poi nuovamente domani. E se venisse utilizzato domani per evitare di prendere atto delle sgradevoli conseguenze sulle finanze pubbliche della minore crescita, allora non lo si può presentare oggi come un
rafforzamento della manovra.
Se l’intendimento era quello di ripristinare la nostra credibilità, ci permettiamo di dubitare che la si sia ripristinata. Al contrario, si è riusciti nella impresa non facile di estendere
l’incertezza sul presente della manovra anche al futuro. Non si sa mai cosa rimane scoperto quando la coperta è corta.
Una risposta credibile avrebbe scelto strade diverse. Avrebbe non cifrato le maggiori entrate derivanti dalla
lotta all’evasione e chiuso (malamente, a nostro modo di vedere, ma chiuso) la manovra di agosto con le ulteriori maggiori entrate derivante dalla revisione dell’aliquota ordinaria Iva. E, allo stesso tempo, avrebbe preso atto che alla manovra di agosto dovrà far seguito, per un verso, una
manovra di settembre e, per altro verso, una definizione pronta se non immediata della
delega assistenziale e fiscale.
Ma la credibilità, un po’ come il coraggio, chi non ce l’ha o non ce l’ha più non se la può facilmente dare.