Serve una idea di Italia, non liste della spesa

La politica senza visione e le proposte di Italia Futura

di Marco Simoni , pubblicato il 6 settembre 2011
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L’ultima novità della manovra finanziaria riguarda il diritto del lavoro, con un emendamento si consente alla contrattazione locale di derogare alle leggi sul lavoro. In altre parole, sindacati e imprenditori locali – fatti salvi, e ci mancherebbe, Costituzione e norme comunitarie – possono stabilire il loro regime lavorativo, comprese le compensazioni in caso di licenziamenti.

Si tratta di una misura sbagliata perché soffre dello stesso male sofferto dalla politica economica degli ultimi dieci anni: è una misura parziale che avrà l’effetto principale di continuare a frammentare e dividere le condizioni di lavoro, mentre il paese al contrario ha bisogno di riforme che uniscano, riforme che servano a ricucire una economia e una società sempre più disperse in mille rivoli di condizioni e norme.

Lo spettacolo delle scorse settimane attorno alla manovra finanziaria ha reso palese il limite strutturale della cultura politica della maggioranza e dell’opposizione nell’affrontare la politica economica. Non vi sono idee o visioni che si contrappongono, ma soltanto liste della spesa in cui ogni provvedimento può essere introdotto o scomparire a seconda dei rapporti di forza interni e dei diversi interessi che si vogliono colpire o difendere. Non c’è alcuna visione complessiva, nessun filo che leghi tra loro le diverse misure.

È questa la differenza fondamentale tra la contromanovra proposta da Italia Futura, la manovra del governo e le proposte dell’opposizione. Italia Futura sostiene certo numerosi interventi ognuno dei quali dotato di una sua complessità tecnica, ma cerca anche di identificare un futuro possibile in cui i sacrifici che si chiedono possono essere accettabili non perché colpiscono chi non può difendersi, ma perché si inseriscono in un disegno generale al quale tutti sono chiamati a contribuire e che quindi a tutti appartiene. Il futuro dell’Italia è quello in cui vivremo tutti e solo se ognuno è consapevole del proprio contributo è possibile costruire, in questo momento di crisi, basi solide per i prossimi anni.

Per questa ragione Italia Futura ha proposto una manovra che da un lato chiede di alzare l’età della pensione (avvicinandoci agli altri paesi europei), ma dall’altro propone una ragionevole tassa patrimoniale, in modo tale che chi è più ricco contribuisca con nuove risorse a investimenti per scuola, università e ricerca. Sul mondo del lavoro, la nostra proposta è di avere un nuovo contratto per i nuovi assunti che da un lato mette un freno alla libertà totale di licenziare e assumere che è tipica di tutti i contratti precari e che riguarda milioni di italiani. In cambio di un contratto più stabile, tuttavia, è necessario sgravare le imprese da costi del lavoro eccessivi e prevedere tutele economiche per i lavoratori che dovessero essere licenziati.

I nostri conti pubblici sono in sofferenza ormai da troppo tempo ed è necessario abbattere il debito per poter liberare risorse. Ma il pareggio di bilancio e dunque il controllo serio della spesa va accompagnato ad una razionalizzazione e quindi rafforzamento del ruolo della politica e degli enti pubblici. Il punto non è dibattere su quante province tagliare o quali, come dalle discussioni surreali delle scorse settimane. Abolire le province e altri enti costosi e dalla funzione incerta deve accompagnarsi ad un rafforzamento del ruolo e funzione degli altri enti. Asciugare la macchina pubblica non è un modo semplicistico per fare cassa, ma deve servire a renderla più forte, autorevole, efficiente.

Infine, Italia Futura da tempo denuncia la gravità di un patto fiscale sfibrato, che vede contemporaneamente una grande evasione e una intollerabile pressione fiscale. Ma anche questo problema si può affrontare solo in una logica di insieme, in cui ogni risorsa recuperata dall’evasione serva a ridurre le tasse di chi le ha sempre pagate. Invece, ancora una volta il governo intende usare i proventi della lotta all’evasione semplicemente per continuare a spendere senza riformare nulla. In questa maniera forse si ridurrà l’evasione, ma le tasse continueranno ad aumentare e, senza riforme adeguate, i servizi pubblici rimarranno inefficienti.

Purtroppo la politica della lista della spesa ha dominato gli ultimi dieci anni e continua a tenere la scena. Si ergono nuove barricate su singoli provvedimenti senza comprendere che solo con misure coerenti tra loro, che diano il senso di un rinnovato patto di cittadinanza, è possibile unificare e rafforzare il tessuto economico e civile dell’Italia.

Insegna economia politica alla London School of Economics, dove è coordinatore del Master in Public Administration in European Public and Economic Policy.


tag:  manovra   italia futura   contromanovra   evasione fiscale   lavoro  


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#8 da giovanni marino, inviato il 8/9/2011
ho sempre sostenuto che il risanamento dei conti non è solo questione di saldi di manovra ma anche di credibilità della classe dirigente che amministra.
nel merito della manovra condivido tutte le perplessità del bravissimo prof Simoni e mi permetto di sottolineare che i saldi di questa manovra rappresentano , ad occhio e croce, 1,5/2 punti di ( maggiore ) interesse sul debito pubblico.Senza una forte credibilità della classe dirigente una rete di speculatori che innesca il meccanismo esposto dal commento firmato "libero pensiero" si mangerebbe queste risorse in quatto e quattrotto e così tra qualche mese si dovrebbe ricominciare da capo con una altra manovra.
Questo significa che non è più sufficiente tagliare costi ( vergognose quelle che colpiscono le categorie dei più deboli e dei disabili )ed imporre nuove tasse che per le scelte fatte deprimeranno il sistema produttivo con tanti saluti al pareggio di bilancio ipotizzato.
Abbiamo bisogno di un cambiamento della classe dirigente di questo paese, subito e senza gli inciuci di riciglare i trombati e gli sconfitti. Il presidente Montezemolo deve essere molto coraggioso ed attento a non imbarcare i molti personaggi famosi che guarda caso si affacciano con qualche commento in questa pagine.
La rivoluzione la hanno sempre fatta gli idealisti ed i sognatori lontano dalle stanze del potere e dagli interessi personali altrimenti non sarà una rivoluzione ma semplicemete un cambio di classe dirigente

#7 da stefano , inviato il 8/9/2011
mi sembra chiaro e condivisibile; d' altra parte è inutile continuare a raccattare soldi, sempre dalle stesse fonti, senza fare altro; è come se chiedessimo soldi agli strozzini per pagare i debiti ma non facessimo nulla per trovare un' altra fonte di reddito; le proposte di Italia Futura in fondo sono semplici, direi quasi ovvie, e riconducibili a quanto si fa probabilmente un pò ovunque; tra l' altro le stesse proposte sono sempre molto chiare e comprensibili, alla portata di tutti; l' auspicio è si possa mettere in pratica il prima possibile tutto questo; che ci sia una forza che dia modo e spazio a tutte queste energie di esprimersi per realizzare quello che oggi è un progetto molto ambizioso; che questa forza sia composta da tutti quelli che condividono il progetto, così da evitare le solite questioni per le quali poi ogni piccola minoranza può rovesciare tutto etc. etc.; c' è tanta gente che sta iniziando a credere che tutto quanto accade all' interno di questo sito " si può fare !" e se lo diceva il buon Gene Wilder ...;

#6 da Asio otus, inviato il 6/9/2011
Quello che sta avvenendo purtroppo era prevedibile: sarebbe assurdo aspettarsi che la stessa classe politica che ha portato il paese sull'orlo dell'abisso lo possa anche salvare. Sarebbe sbaglianto anche dire che non c'è la volontà di salvare il paese da parte dei poilitici: la volontà ci sarebbe, altrimenti non si potrebbero mantenere privilegi e simili, ma mancano proprio le capacità per fare qualcosa che non sia il palliativo abbozzato che si stà cercando di approvare in tutti i modi.

#5 da Marco Lettera, inviato il 6/9/2011
Medicine per i sintomi non cura dei mali

Dalle notizie che leggo su giornali e blog ho la sensazione che la politica italiana, per intenderci partiti di governo, opposizione e sindacati, non hanno capito molto dei problemi del paese. Infatti, mi sembra che si stia dibattendo più su come palliare i sintomi (debito elevato, bassa produttività, staticità sociale) che su come prima curare la malattia (apparato pubblico sovradimensionato e guidato in modo irresponsabile) e poi rimetterlo in forma (cambiare la cultura e stimolare lo sviluppo). Inoltre, le dispute sulle medicine da somministrare sembrano non tenere conto degli effetti collaterali che ne minano seriamente la capacità di ripresa (strangolamento fiscale) senza eliminare i focolai d’infezione (mantenimento sostanziale dell’apparato pubblico e accettazione delle cattive pratiche).
In Italia Futura ho avuto il grande piacere di leggere commenti equilibrati ed equidistanti che ispirano sicuramente voglia di fare e stimolano nuove idee. L’intervento di Marco Simoni definisce con grande chiarezza i limiti della manovra e mi fa riflettere sulla reale capacità dei leader europei di trovare le soluzioni adeguate.
La BCE parla di regole più rigorose e di castighi severi per i trasgressori. Ma, come in ogni impresa è meglio introdurre prima una cultura di responsabilità e per obbiettivi concreti che frustare chi sbaglia. In questo modo ciascuno può comprendere e misurare come i propri sforzi, sotto la regia di buoni leader, producono crescita e prosperità sociale ed economica.
Ormai si considera già vecchia la pura gestione finanziaria delle attività economiche che ha provocato non pochi disastri. Nelle migliori Business School è molto che si insegna ai manager che per far crescere un’azienda è necessario far crescere le persone e farle sentire parte integrante di un team e di un progetto. I risultati di una buona gestione si vedono non solo sulle facce delle persone ma anche nei libri contabili. Perché, mi domando, la BCE è ancora ferma alla carota e al bastone quando l’Europa ha bisogno di un cambio molto più moderno e profondo?
In Italia lo stato ha speso troppo e male. Ma quali azionisti sono disposti a pagare qualunque conto pur di non toccare i privilegi di molti dirigenti e dipendenti? Perché da tutti coloro che lavorano nel mondo privato ci si aspetta una grande professionalità e l’accettazione del rischio di perdere il lavoro mentre nel settore pubblico no? Non è forse più degradante ridurre oltremodo gli stipendi di molti funzionari e dipendenti dello stato che organizzare una riduzione pilotata e garantita dell’organico in eccesso o non adatto?
E siamo sicuri che sia il momento di vendere il patrimonio immobiliare dello stato valutato circa 200 mld di Euro, in un momento di crisi così profonda? Non sarebbe meglio venderlo un domani ricavandoci molto di più, e con dei gestori della “res publica” più oculati e responsabili?
Abbiamo bisogno di leader che ci promettano “lacrime e sangue” ma siano i primi a dare l’esempio con rigore e trasparenza. Condivido pienamente la necessità di un piano strutturato che renda ciascuno consapevole dei sacrifici da fare e dei frutti che essi porteranno. Forse è l’unica strada per risolvere i grandi problemi del nostro Paese, iniziando dal Sud che è il nostro più grande potenziale.

#4 da massimo grazia, inviato il 6/9/2011
Il sistema Paese sta crollando, questa è una settimana decisiva per capire se finiremo in default o se vi siano ancora margini per evitarlo. Quello che lascia basiti è l'inconsapevolezza generale di quello che potrebbe succedere e di cosa significhi un paese in default. Lo sciopero di oggi sarà anche stato molto partecipato ma è un altro piccolo contributo alla mancanza di credibilità che ormai l'Italia ha nei confronti del mondo economico. Intanto in Parlamento approda una manovra che ogni minuto viene cambiata senza aggiungere nessuna misura seria che guardi al futuro. Da nessuna parte si è spesa una sola parola per il rilancio del sistema produttivo del paese come se il tessuto industriale fosse ormai un dinosauro di cui si attende l'estinzione. Forse, ricordare ai politici che è stata l'industria a sostenere il paese dal dopoguerra ad oggi non li farebbe tornare alla realtà ma almeno la speranza che li faccia riflettere un momento, sarebbe utile.

#3 da libero pensiero, inviato il 6/9/2011
Caro Professore,
come lei saprà un numero crescente di trader usano sistemi di trading automatici per effettuare attività di compravendita di Azioni, ETF, Commodity, Futures, ecc. Questi sistemi consentono al trader di configurare le regole di funzionamento ed il sistema in automatico esegue le attività di compravendite dei titoli e delle valute. Sono programmi di trading, che eseguono operazioni di acquisto e vendita in modo completamente automatico. Il semplice linguaggio di sviluppo unito alla potenza degli strumenti permette lo sviluppo di un’infinità di strategie automatiche attraverso l'automatismo delle attività di compravendita. E’ il sistema di trading stesso, in base alle regole definite, a decidere quando si presentano le condizioni più favorevoli e ad immettere l’ordine a mercato, stabilendo l’entità della posizione in base al livello di rischio massimo prefissato. Lo stesso sistema si occupa di seguire l’andamento della posizione aperta, in modo da chiuderla possibilmente con un profitto adeguato, oppure con una perdita limitata.
Questo modo di operare di fatto sta generando comportamenti e funzionamenti estremi, tale per cui in un giorno assistiamo ad andamenti schizofrenici dei singoli titoli quotati e delle borse, in quanto bastano delle variazioni dei titoli entro certi range definiti nelle regole di questi sistemi di trading, che in un attimo assistiamo alla vendita o all’acquisto in automatico di enormi volumi di titoli, generando di conseguenze grosse perdite o grossi arricchimenti in pochi istanti di tempo. Si afferma che questi sistemi, come dei robot sono esenti dalle limitazioni di natura psicologica che disturbano spesso rovinosamente le attività dei trader. Inoltre consentono di operare contemporaneamente su attività di compravendita di valute e su più titoli o addirittura su più mercati, accelerando enormemente il numero di operazioni di speculazione finanziaria, che si possono realizzare in pochi millisecondi. Ed inoltre si afferma che le operazioni proposte dal sistema robot non producono dubbi, ansia ed indecisioni sul da farsi.
Io ritengo che l’introduzione di questi strumenti sono una delle principali cause, che hanno portato la speculazione finanziaria all’estremo della sua pericolosità, in quanto questi strumenti, in un mercato finanziario senza regole, hanno velocizzato tutte le operazioni di compravendita a ritmi esasperati (alla velocità dei computer) al punto da mettere in crisi l’economia reale (che produce valore per la società civile e produce posti di lavoro, attraverso la produzione di beni e servizi). E quindi le ansie sono state trasferite dagli speculatori finanziari, agli operatori dell’economia reale e quindi all’intero sistema produttivo dei paesi (noi) e dunque anche ai nostri debiti sovrani, che come sappiamo sono sotto forte speculazione finanziaria. Ritengo che questi strumenti informatici, in assenza di regole globali che ne governino e limitino l’utilizzo, sono diventati di fatto, delle vere e proprie armi di distruzione di massa, in quanto l’assenza di regole certe ed uguali per tutti a livello globale sui funzionamenti delle speculazioni finanziarie, sta di fatto inginocchiando tutti i paesi occidentali, che hanno inoltre una crisi strutturale sulla crescita, a sua volta alimentata fortemente dalla speculazione finanziaria, entrando così in un circuito vizioso che dobbiamo assolutamente interrompere, se non vogliamo distruggere i nostri popoli, le nostre civiltà.
E’ possibile che tanti illuminati economisti, politici, manager, accademici, persone comuni, consapevoli di quanto sta accadendo non riescono ad organizzarsi su scala internazionale per interrompere questo “massacro sociale” che si sta perpetrando da ormai troppo tempo?
Cosa accadrebbe se questi enormi flussi finanziari anziché essere utilizzati per fare speculazione finanziaria fossero utilizzati come investimenti per realizzare imprese ad alto contenuto innovativo di produzione di beni e servizi? Perché l’Italia non incentiva significativamente l’investimento dei capitali nella ricerca, nelle infrastrutture, nello sviluppo di imprese che producono beni e servizi innovativi, attraverso una forte riduzione della pressione fiscale e una forte sburocratizzazione della Amministrazione Pubblica, a scapito dei patrimoni non impiegati per produrre sviluppo e lavoro o impiegati a fini solo speculativi? Muoviamoci prima che sia troppo tardi!!!

Cordiali saluti
Libero Pensiero

#2 da diego, inviato il 6/9/2011
Egregio avvocato, perchè non usare il metodo U.S.A., cioè permettere ad ogni cittadino di poter scaricare tutti gli scontrini e fatture, vedrà quanto sommerso esce fuori

#1 da massimo laccisaglia, inviato il 6/9/2011
Perfettamente d'accordo con la visione di Marco Simoni. Senza una visione non si possono impostare programmi coerenti. Italia Futura le idee chiare le ha. Per questo vorrei che assumesse la responsabilità di un ruolo attivo. -----------Riassumendo: 1) Patrimoniale una tantum, è il modo più equo di turare un buco che non è colpa, ma è comunque eredità di tutti; 2) Ridimensionamento delle pensioni di anzianità, in linea con i paesi europei; 3) Un nuovo contratto di lavoro che contrasti efficacemente il precariato; 4) Razionalizzazione dell'organizzazione e della spesa pubblica; 5) un programma di liberalizzazioni e privatizzazioni e uno studio degli altri strumenti per rilanciare la crescita (non ci sono ricette sicure, purtroppo). Aggiungo di mio, sicuro che sia condiviso, una seria lotta alla corruzione: non è difficile metterne a punto gli strumenti. MASSIMO LACCISAGLIA



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