I temi dimenticati dalla politica

Ripartiamo dal Sud per crescere

Far funzionare meglio lo Stato, le istituzioni locali, il mercato

di Ennio Cascetta , pubblicato il 1 settembre 2011
immagine documento Parlare di mezzogiorno, oggi, in Italia, è molto difficile. E infatti non ne parla quasi più nessuno. È difficile perché un problema irrisolto da 150 anni diventa un dato, perché in questi anni il vento della politica italiana ha spirato verso nord (si è addirittura parlato di questione settentrionale riferendosi ad una parte del Paese che ha un reddito procapite doppio rispetto al sud e un tasso di disoccupazione giovanile pari ad un terzo), perché in un momento di crisi economica e di conti pubblici in disordine si pensa che politiche per il sud richiedano necessariamente più fondi pubblici, perché è difficile parlare di sud senza entrare nella polemica stantia fra coloro che vedono un mezzogiorno inefficiente e clientelare e coloro che ritengono non sufficiente lo sforzo dello Stato, perché i meridionali ci mettono del loro (vedi crisi rifiuti e qualità della spesa dei fondi europei).

Non ne parla il governo, cui toccherebbe l’onere di una proposta per affrontare un problema di tutta evidenza e che invece si è limitato a sospendere l’erogazione dei Fondi per le Aree Sottoutilizzate (i famosi FAS) per oltre due anni per tutti i progetti, quelli utili e quelli meno, salvo poi annunciare un cosiddetto Piano Sud che li promette (essendo una delibera programmatica) di nuovo senza nessuna evidenza di criteri di selezione dei progetti diversi dal passato. Anzi. Non ne parlano le opposizioni, troppo preoccupate di essere “scavalcate a sinistra” sul fronte nord, non ne parlano le regioni meridionali, incapaci di assumere una iniziativa forte e unitaria, non ne parlano sindacati e Confindustria, ormai lontani anni luce da quelli che nel 2007 firmarono insieme al governo e alle regioni un ambizioso documento che è rimasto bloccato nelle secche della politica.

Eppure parlare di mezzogiorno oggi è necessario più che mai. È necessario perché è impensabile immaginare una ripresa economica del Paese che non sia trainata dalla crescita di quel terzo della popolazione che ha i margini di crescita più alti, perché una popolazione che vede peggiorare le proprie condizioni senza prospettive per il futuro (ormai è in forte calo la spesa delle famiglie anche per i generi di prima necessità) pone seri rischi di ordine pubblico, perché il cancro delle mafie si sta metastatizzando in tutto il Paese creando distorsioni di mercato e ritardando la ripresa. Bisogna avere il coraggio di girare pagina e affrontare temi che non comportano necessariamente più risorse, ma innovazioni strutturali che daranno i loro effetti nel tempo. Ne accenniamo tre.

Innanzitutto una operazione “classe dirigente” ad iniziare dalla pubblica amministrazione, statale e locale, che preveda la formazione di una leva di giovani motivati ed aperti a esperienze formative e stages in altre regioni ed in altri paesi, per migliorare la qualità dei servizi, la trasparenza della spesa, la affidabilità per gli investitori.

Una azione seria di contrasto alla malavita organizzata, con le modifiche legislative e le risorse umane ed economiche necessarie per riaffermare la piena sovranità dello Stato su tutto il territorio nazionale, ma anche con il valore simbolico di iniziative di tutela degli imprenditori anti racket, di gestione dei patrimoni sequestrati, di sostegno al terzo settore che si impegna contro le mafie.

Una radicale revisione delle modalità e dei meccanismi di finanziamento degli interventi straordinari, sia nazionali che comunitari. È necessario riprendere e rafforzare il ruolo di coordinamento nazionale delle politiche per il mezzogiorno, creando una struttura dotata di competenze e risorse adeguate per analizzare i progetti e le politiche, individuare le priorità di concerto con le regioni, monitorare, incentivare e sanzionare non solo regioni ed enti locali titolari di finanziamenti, ma anche le aziende dello Stato (Anas, Fs, Terna, etc) e non che operano in quei territori e sono titolari di finanziamenti, accompagnare il rapporto con l’Unione Europea.

Insomma la sfida del mezzogiorno non è tanto quella di trovare soldi in più, ma quella di aiutare a far funzionare meglio lo Stato, le istituzioni locali, il mercato. Una sfida molto più difficile.
Professore ordinario di Pianificazione dei sistemi di trasporto presso l'Università Federico II di Napoli e docente presso il Massachussets Institute of Technology (MIT) di Cambridge (USA). Autore di testi accademici in italiano e in inglese, di numerosi volumi e di oltre 150 lavori pubblicati a livello internazionale. Dal 2000 al 2010 è stato assessore ai Trasporti della Regione Campania e, dal 2005 al 2010, è stato Coordinatore della Commissione Infrastrutture, Mobilità e Governo del Territorio della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.


tag:  mezzogiorno   innovazione   legalità   fondi   classe dirigente  


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#9 da Mario olivieri, inviato il 20/9/2011
Quello che è successo a qualche S.P.A. è stato un dato che ha fatto crollare il Sud riguardante proprio gli uffici dell'imposte. La Manovra porterà nuovi aquirenti e nuove sorprese nel campo economico.

#8 da Asio otus, inviato il 4/9/2011
Quando la qualità della vita e i diritti dei cittadini del Sud saranno uguali a quelli del Nord, allora le mafie non avranno più motivo di esistere e modo di attecchire. Non si può pensare di costruire una nuova e migliore Italia senza risolvere definitivamente la "Questione Meridionale". Il Sud ha le stesse, identiche, potenzialità del Nord.

#7 da Sergio Brasca, inviato il 3/9/2011
Questa estare sono andato in vacanza al sud e durante una gita in barca il proprietario ad n certo punto ci ha indicato un edificio sul promontrio che stavamo visitando dicendoci: vedete quell'edificio, era un bellissimo centro vacanze superattrezzato e che dava lavoro a quasi 200 persone, dieci anni fa si è scoperto che era stato costruito con i isoldi della camorra e quindi sequestrato. Da allora è chiuso, sta andando in rovina e 200 famiglie si devono arrabbattare come possono. Ha concluso dicendo una cosa mi ha fato accapponare la pelle: io della camorra non posso parlare male, ha dato lavoro a me e a mia moglie per 10 anni!!!
Se lo stato non parte da qui e non riesce a far cambiare idea a questo pescatore la "questone meridionale" non si risoverà mai

#6 da pennadifalco, inviato il 1/9/2011
Finalmente si parla chiaro sul Mezzogiorno,la lucida disamina del Professor Cascetta è la dimostrazione di come si possano attivare i necessari meccanismi per la rinascita meridionale.Cascetta, a giusta ragione è impietoso nei confronti di una pseudo "classe dirigente" che sino ad oggi ha dimostrato tutte le sue incapacità programmatiche e gestionali.Senza fare distinzioni,centrodestra e centrosinistra nel Mezzogiorno hanno fallito.La incapacità di spendere i fondi comunitari,l'impreparazione a gestire l'ordinario hanno fatto aumentare il divario esistente tra Nord e Sud.Prevedere una grande trasformazione nella progettazione degli interventi,accorpare i centri decisionali,coordinare le iniziative sui territori,sono alla base di una crescita sociale ordinata,protesa allo sviluppo reale e non di facciata delle aree merionali.Gli interventi di spesa,devono essere accompagnati da un forte impegno di contrasto di tutte le forme di criminalità,che purtroppo concorrono a bloccare la crescita delle popolazioni meridionali.Ci sarà speranza per il futuro? Ci sarà una nuova classe dirigente di livello? Le popolazioni meridionali,sapranno essere protagoniste attive? Sono interrogativi ai quali per il momento non sò rispondere

#5 da Alessandro Fronte, inviato il 1/9/2011
Più che puntare sui finanziamenti, che mi sembra vadano a finire sia su imprese/idee vincenti sia perdenti, permettendo alle seconde di sopravvivere e magari oscurare le prime, punterei a invogliare le aziende a investire. Peraltro le imprese/idee buone non sono quelle che sembrano buone a priori, ma quelle che sopravvivono a posteriori. Quindi, fatto salvo i servizi fondamentalo che deve fornire lo stato (per es le infrastrutture, la sicurezza) sono scettico sul fatto che si possa mettere in piedi un processo che sia in grado di selezionare a priori dove andare a spendere per stimolare la crescita. Invogliare le aziende a capire qual'è il modo migliore di prendere finanziamenti non mi sembra essere un incentivo allo sviluppo. Strumenti quali le "no tax zones", la semplificazione delle normative per l'impresa, insomma le solite cose che spesso si fanno all'estero (pure in Cina) per stimolare gli investimenti, secondo me questa sarebbe la via da seguire. Ma si tratta di cose talmente note che, evidentemente, se non si fanno è perchè non si vogliono fare.

#4 da Daniele Conti, inviato il 1/9/2011
La nostra classe dirigente, da ormai molto tempo, si accontenta dello status quo italiano, salvo nei momenti in cui cause di forza maggiore come l'Europa, la costringono a una frenesia confusa dalla quale escono manovre raffazzonate. Da queste non nasce mai un vero slancio creativo, ma solo qualche modo per racimolare più soldi. Non capiscono che il Sud (e lo sta scrivendo un ragazzo del Nord) è la vera risorsa e fortuna dell'Italia. Il problema è che lo lasciano agonizzare immobilizzato dai gioghi delle mafie e di affari clientelari. Il Sud non ha bisogno di soldi, ma di essere lasciato libero di muoversi, di esprimere le sue anime migliori e di potersi lanciare verso il cambiamento senza il pizzo o gli interessi personali. E gli unici che possono cambiarlo sono proprio i giovani con la loro volontà, energia e creatività! Ma qui torniamo all'inizio di un circolo vizioso, perché i governi (e non solo quello dell'ultima legislatura) di Sud e dei giovani se ne sono dimenticati.

#3 da Giulio Portolan, inviato il 1/9/2011
Sono propenso a ritenere che lo sviluppo del sud presupponga lo sviluppo del centro e l'integrazione tra nord e centro.

#2 da Angelo Sissa, inviato il 1/9/2011
Erg. Prof Casceta, Lei ha scritoo che "perché è difficile parlare di sud senza entrare nella polemica stantia fra coloro che vedono un mezzogiorno inefficiente e clientelare". Purtroppo non si tratta di polemica ma di constatazione della cruda realtà. Lo Stato Italiano nel mezzogiorno dovrebbe solo garantire la sicurezza dei cittadini. Tutto il resto dovrebbe dipendere dalla capacità di inziativa delle persone e del loro senso civico. E' mai possibile che nell'Africa settentrionale i vari popoli sono riusciti a spazzare via la classe dirigente di intere nazioni mentre in meridione non si riesce nemmeno a rimuovere i dirigenti pubblici inefficienti o a gestire la raccolta difefrenziata dei rifiuti?

#1 da Rossano Rigione Pisone, inviato il 1/9/2011
Egr. Prof. Cascetta, io aggiungerei che bisogna crare una nuova classe politica moderna e innovativa. Ma non saprei individuare le leve motivazionali che dovrebbero spingere i giovani ad avviarsi verso una carriera politica andando controcorrente con l'attuale establishment. E' difficile concorrere con idee e progetti con coloro che usano i fondi europei e non solo per clientele di vario tipo. La forza delle idee e dei progetti contro il pane quotidiano del malcostume politico e amministrativo. A mio parere questi signori sarebbero destinati ad essere dei moderni Don Chichotte. Saluti Ing. Rossano Rigione Pisone



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