I rischi delle ronde fiscali

Distinguere tra pubblico e privato

di Alberto Stancanelli , pubblicato il 2 settembre 2011
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Nella girandola delle proposte di modifica alla manovra sembrerebbe entrare, tra le norme di contrasto all’evasione fiscale, il c.d. controllo sociale della fedeltà fiscale. Non sappiamo se anche questa proposta subirà le sorti effimere delle altre, ma, allo stesso modo delle altre recenti proposte, ci lascia fortemente perplessi per varie ragioni.

Siamo convinti che lo Stato debba fare un passo indietro nella gestione della cosa pubblica a vantaggio della libera iniziativa, secondo il principio che lo Stato faccia più controlli ex post e meno gestione, anche dando concreta realizzazione alla sussidiarietà orizzontale. Proprio il sistema dei controlli, quindi, non può essere rimesso ai cittadini (discorso diverso è il controllo sociale sulla pubblica amministrazione che andrebbe seriamente disciplinato).

Il contrasto all’evasione fiscale resta uno dei compiti principali dello Stato tramite la pubblica amministrazione (agenzia delle entrate, guardia di finanza, enti locali ecc.); che si pensi di coinvolgere i cittadini nel controllo delle norme fiscali, come la verifica della dichiarazione dei redditi di altri cittadini o meglio del vicino di casa, rispetto al concreto tenore di vita per poi segnalare all’autorità finanziaria tale incongruenza è una aberrazione, che resta tale anche se troviamo iniziative simili già proposte dal viceministro dell’economia dell’ultimo governo Prodi.

Ci sembra che davanti al dilagare dell’evasione fiscale la soluzione non possa essere di mettere i cittadini gli uni contro gli altri, spinti dalla ricerca di soddisfare curiosità morbose e così come non abbiamo bisogno delle ronde cittadine, non abbiamo bisogno degli sceriffi fiscali.

È corretto che lo Stato verifichi il tenore di vita dei cittadini in relazione alla dichiarazione dei redditi presentata, e che accerti il reale patrimonio con ogni mezzo, prevedendo anche, come giustamente il governo propone, la segnalazione nella dichiarazione dei redditi dei rapporti bancari o con operatori finanziari e le sanzioni penali in caso di consistente evasione fiscale, ma non rimetta l’avvio della verifica fiscale all’iniziativa dei singoli cittadini.

Lo Stato faccia la sua parte e bene, faccia capire ai cittadini che pagare regolarmente le tasse è un vantaggio per tutti per avere migliori servizi a minor costo; insegni ai futuri contribuenti, sin dalla scuola primaria, che evadere le tasse è un disvalore, ma prima cerchi di insegnare e spiegare ai nostri giovani, anche con i comportamenti di chi lo rappresenta (pro tempore direbbero i giuristi), che esistono valori comuni e condivisi propri di una società solidale ed evoluta. Ponga al tempo stesso in essere tutti gli strumenti informatici, ispettivi, di verifica, e di riscontri incrociati, che scoprano le molteplici nicchie di evasione fiscale, senza cedere davanti a corporazioni o a caste.

Altro discorso merita, invece, la pubblicità o la pubblicazione della dichiarazione dei redditi di tutti gli amministratori pubblici e dei dipendenti pubblici di livello apicale. In questo caso la pubblicazione diventa elemento di trasparenza: chi gestisce denaro pubblico o esercita pubbliche funzioni deve dimostrare costantemente ai propri concittadini che vive del suo lavoro e che mai la pubblica amministrazione può essere direttamente o indirettamente strumento per l’arricchimento personale.

Per i parlamentari e i ministri le norme sulla pubblicazione dello stato patrimoniale sono chiare e rispettate. Sarebbe meglio, comunque, che lo stato patrimoniale fosse anche pubblicato sul sito delle rispettive Assemblee parlamentari.

Il ministro Brunetta ha da due anni imposto la pubblicazione online dei trattamenti economici dei dirigenti pubblici. Buona iniziativa, ma inutile come strumento di trasparenza e di controllo sociale per contrastare fenomeni di corruzione.

Primo perché i trattamenti economici sono di massima pubblici: basta consultare i contratti collettivi di lavoro e i decreti che definiscono le fasce di posizione e le indennità di risultato nelle singole amministrazioni. Secondo perché è esclusa la contestuale pubblicazione degli incarichi aggiuntivi. Terzo perché è generalizzata per tutti i dirigenti. Non c’è differenza tra il dirigente senza incarico e il capo di un dipartimento di un ministero o il dirigente di un comune con un incarico particolarmente delicato come quello relativo al rilascio delle concessioni edilizie.

Una vecchia norma prevedeva anche per i dirigenti pubblici la pubblicazione dello stato patrimoniale allo stesso modo dei parlamentari; purtroppo non sappiamo se questa norma è ancora vigente (dovremmo chiederlo al ministro Calderoli se per caso è finita tra il falò delle norme inutili!), ma sicuramente sappiamo che non è applicata.

Ci basterebbe un piccolo segnale di trasparenza: la pubblicazione dello stato patrimoniale di tutti gli amministratori pubblici e dei vertici delle pubbliche amministrazioni sul sito dell’amministrazione al momento dell’accettazione dell’incarico e per tutto il tempo dell’incarico stesso.

E' membro del comitato direttivo di Italia Futura


tag:  evasione fiscale   trasparenza   pubblica amministrazione  


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#16 da alessandro paoluzi, inviato il 6/9/2011
D'accordo con Stancanelli. L'evasione fiscale non va contrastata con la delazione dei cittadini, i quali hanno comunque l'obbligo di esigere quanto spetta fiscalmente (mi riferisco a dichiarazioni di spesa quali scontrini, ricevute, ecc.), ma con i controlli e le sanzioni reiterate per chi evade (ad es. bar, ristoranti, artigiani, ecc.): un ristoratore colpito una o due volte al mese alla fine impara a dichiarare. Personale di controllo insufficiente? Si creino gli ausiliari del fisco oltre a quelli del traffico. Ma forse, come dice Pietro Napoleoni, una grande sforbiciata all'evasione e' la deduzione di tutto quanto fatturato, come negli USA.

#15 da giovanni, inviato il 5/9/2011
e se guardassimo a paesi in cui l'evasione fiscale è contenuta a limiti ragionevoli? possibile che non esista un sistema capace di contenere quell'istinto della natura umana che in presenza dell'occasione fa l'uomo ladro? in Italia la maggior parte dei cittadini è o sarebbe del tutto onesta se non mancasse quel senso di giustizia sociale che appaga chi lavora e vive semplicemente. lavoriamo sui nostri rappresentanti quindi, rinnoviamo con persone degne di fiducia che non si vergognino se il cittadino volesse capire se è onesto anche chiedendogli conto del suo stato patrimoniale e del suo reddito.

#14 da Luciana, inviato il 5/9/2011
Raramente accade ma sono veramente soddisfatta di esibere la mia tessera annuale della metro quando mi viene richiesto dal controllore: 1) perchè pago il mio abbonamento contribuendo al funzionamento di un mezzo di trasporto di "pubblica utilità"; 2) perchè "semplicemente" non ho nulla da nascondere. Iniziamo a coinvolgere tutta la popolazione civile attraverso gli strumenti di informazione che abbiamo su quanto puo' essere fatto anche dal singolo es. artt.333 e 383 del codice di procedura penale come suggerito sopra, oppure dal richiedere sempre lo scontrino fiscale qualora non ci venga rilasciato. Non nascondiamoci dietro alle leggi sulla privcy per mascherare atteggiamenti replorevoli come l'evasione fiscale. L'educazione al rispetto della regole civile non passa sola attraverso la scuola ma anche dall'esempio di tutti noi e la pubblicazione dei redditi on-line potrebbe essere d'aiuto in tal senso.

#13 da Alessandro Pescari, inviato il 4/9/2011
Con stupore e delusione si apprendono emendamenti che devono ritenersi "fumo negli occhi" e non certamente azioni concrete volte al recupero dell'ingente evasione.
Occorre ritornare agli anni 90 quando lo stesso Presidente Scalfaro definì "740 lunare" la dichiarazione dei redditi che doveva essere presentata dal cittadino/contribuente, poichè richiedeva una serie di notizie ulteriori (necessarie per il "redditometro": incrocio patrimonio/reddito, compreso il n.ro di abbonamento alla Rai!). Sono trascorsi circa venti anni e si ritorna a quel sistema criticato da più parti per la complessità e la vessazione a carico dei soliti noti, mentre non si è fatto fino in fondo quanto permette la poderosa macchina fiscale che oggi lo Stato dispone. Non vanno dimenticati i notevoli investimenti (ed in parte anche i buoni risultati ottenuti), circa le risorse umane (Agenzia delle Entrate, del Territorio, Equitalia, ...), mentre dal lato tecnologico la Sogei (società deputata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze) stenta a mettere a punto quanto richiesto dal tanto atteso e rinnovato modello di redditometro che doveva essere presentato nella primavera scorsa (versione beta - per giungere ad un software accessibile al cittadino anche al fine di contribuire ad una maggiore compliance). E che dire riguardo ai dati/notizie che dovrebbero alimentare il rinnovato redditometro. In larghissima parte sono notizie di cui l'amministrazione finanziaria già dispone e non può richiederle ad ogni piè sospinto al cittadino (L. 241/1990).
In definitiva con un poco di serietà basterebbe incrociare le "cose" con i redditi delle "persone" (fisiche o giuridiche che vi fanno da schermo), e i risultati sarebbero rilevanti sia per il quantum, sia per una maggiore equità di chi fa il proprio dovere ed ogni giorno che passa si sente sempre più suddito.

#12 da Asio otus, inviato il 4/9/2011
Pubblicazione in rete di tutti i redditi? Ma stiamo scherzando? E allora che fine hanno fatto tutte quelle leggi, a volte talmente restrittive da essere assurde, che tutelano la privacy dei cittadini? Credo proprio che ci siamo metodi molto più intelligenti (e meno da regime) per contrastare l'evasione fiscale...

#11 da pietro napoleoni, inviato il 4/9/2011
Ma nel nostro ordinamento (codice di procedura penale) è già previsto che ogni cittadino che abbia notizia di un reato possa farne denuncia all'Autorità Giudiziaria (art. 333); e in alcuni casi la denuncia è addirittura obbligatoria. Ma vi è anche di più, nel successivo articolo 383 è previsto che qualunque cittadino possa procedere all'arresto in flagranza quando si tratti di reati perseguibili d'uffico. Ebbene, se questo è possibile per il furto di una mela perchè non dovrebbe essere possibile per comportamenti(evasione fiscale) sicuramente ed evidentemente più infamanti? Eppoi, è così difficile scrvere una norma semplice semplice che consenta a qualunque cittadino contribuente di portare in detrazione qualunque tassa, ad iniziare da quella pagata all'acquisto del caffè?

#10 da marco odorico, inviato il 4/9/2011
Non credo nemmeno io che il controllo del mio reddito debba essere effettuato dal mio vicino di casa e viceversa naturalmete, ci sono modi più civili per combattere l'evasione fiscale.
Varie possiblità appaiono in abbondanza nei vari commenti e negli articoli di if.
Il problema è che la manovra, in molte delle sue parti, è stata stilata in velocità, mediando fra i vari interessi politici e di parte, fra le varie promesse di alcuni e prese di posizione di altri. Il risulatato è che non si va a risolvere i problemi, si cerca di tamponare, ed in modo confuso, cambiando continuamente idea in base alle pressioni del momento.

#9 da Ruggero, inviato il 3/9/2011
L'idea di pubblicare le dichiarazini dei redditi potrebbe anche essere una buona idea nell'isola che non c'è! Nella penisola che c'è,invece, mi sembra una vera e propria "gossippata" all'italiana, d'altronde noi siamo il paese delle feste ad arcore mentre il paese va a rotoli. Ad ogni buon conto, come evidenziato nell'articolo, invece di mettere la gente l'una contro l'altra fomentando invidie e gelosie, che lo stato faccia il proprio dovere e lo faccia bene! Sono d'accordo con la segnalazione nella dichiarazione dei redditi dei rapporti bancari o con operatori finanziari, sono d'accordo con il controllo approfondito sui patrimoni ma soprattutto vorrei vedere una giustizia che funzioni, snella e corretta, senza "uso capione" e "prescrizione" e con la certezza della pena!

#8 da Sergio Brasca, inviato il 3/9/2011
Anch'io non ono afvorevole alla pubblicazione di tutti i reddito, darebbe adito ad enormoi strumentalizzazioni e possibilità di ricatti fra cittadini.
Sarei invece favorevole ad un sostazioso investimento dell'autorità fiscale finalizzato all'introduzione sempre più massiccia di sistemi informatici che possano permettere di incrociare reddito e proprietà e svelare incongruenze, penso che sia l'investimento con il miglior ritorno economico che si possa fare

#7 da Stefano Costantino, inviato il 3/9/2011
Effettivamente è come se lo stato ammettesse la sua incapacità di tenere sotto controllo l'applicazione delle norme fiscali e abdicasse alla buona volontà dei cittadini, oppure alla loro malafede, il controllo della realtà. Un meccanismo degno del miglior Orwell. Se proprio lo si dovesse fare, lo si faccia almeno in maniera furba. Se io desidero avere informazioni su un'azienda dal registro imprese devo pagare vari diritti sulla base di ciò che richiedo. Vedere un bilancio, ad esempio, costa 2,50. Lo stato sia furbo per una volta, e chieda 2,50 per vedere la dichiarazione dei redditi di una persona, in modo che certe malsane curiosità non siano soddisfatte gratuitamente.

#6 da Angelo Sissa, inviato il 3/9/2011
Io non sono favorevole alla pubblicazione dei redditi su internet per i seguenti due motivi:
1) si mette in pericolo la sicurezza delle famiglie di coloro che, pur avendo redditi elevati, mantengono un basso profilo non ostentando in modo palese la loro richhezza.
2) ci sarebbero delle infinite discussioni e perdite di tempo nelle aziende private in quanto ognuno potrebbe conoscere lo stipendio del proprio collega e dato che tutti pensano di essere migliori degli altri si scatenerebbe una spirale di rivendicazioni salariali ingiustificate.

Potrei essere favorevole invece alla pubblicazione dei redditi dei dipendenti pubblici e dei lavoratori autonomi dotati di partita IVA.

#5 da massimo grazia, inviato il 2/9/2011
I governi che si sono succeduti negli ultimi ventanni, continuano a girare attorno al vero problema. In Italia occorre una riforma fiscale radicale che riporti equilibrio ad una situazione ormai fuori controllo. Non c'è e non c'è stata la volontà politica di capire come sono strutturati i sistemi fiscali che funzionano, pensiamo a quello tedesco a quello statunitense a quello inglese. Il sistema fiscale italiano è obsoleto, pensato per un paese che ormai non esiste più e la dimostrazione sono gli oltre 200 miliardi di euro all'anno di evasione. Tutte le misure che si vogliono approvare con questa manovra sono tutte ispirate al principio che pagherà chi già paga. Da un governo ormai allo sbando non ci si poteva aspettare nulla di più. L'opposizione poi, invece che appoggiare, in un momento di crisi economica, uno sciopero, avrebbe dovuto spiegare bene ai cittadini quale sarà l'impatto di queste scelte nel paese.

#4 da massimo laccisaglia, inviato il 2/9/2011
Concordo completamente con l’articolo di Stancanelli. Non c’è molto da aggiungere. - Il fisco ha a disposizione ampi mezzi di indagine per le verifiche, incluso l’accesso, se vuole, ai dati bancari dei cittadini. Per essere più efficace deve solo organizzarsi meglio. - Il rapporto fra cittadino e fisco deve essere soggetto a riservatezza, come è logico e come avviene in tutti i paesi, a cominciare dagli Stati Uniti, dove le tasse le pagano e i reati fiscali sono puniti severamente. - E’ invece indispensabile che ci sia assoluta trasparenza sui redditi dei politici e dei dipendenti pubblici, pagati con i nostri soldi. ... Ma al nostro governo mancano completamente le basi dei principi su cui si regge uno stato di diritto democratico e liberale.

#3 da Giuliano Quattrone, inviato il 2/9/2011
Invece di mettere in piedi stati virtuali di polizia e spingere alla delazione di massa, nonchè meccnismi complicatissimi di controllo (che spesso richiedono costosi apparati!!!), è così difficile tassare i beni (escludendo ovviamente le prime case, i beni destinati alla produzione, ecc.) ? Se tasso i beni non mi interessa sapere di chi sono, ed ottengo il risultato che chi più ha più contribuisce alle necessità del Paese.

#2 da PEPPE, inviato il 2/9/2011
Ormai non c'è più limite alle scalte folli e scellerate di questo governo

Dopo aver cambiato in pochi giorni , radicalmente, ogni proposta precedente, ora si è arrivati alla follia.

E' giustissimo lottare contro l'evasione, e condivido l'idea del carcere per gli evasori.
Ma il tetto dei 3 milioni è troppo alto, quante persone hanno redditi simili da poter evadere detto importo?

la cosa migliore è inserire un limite molto ma molto più basso, in modo da disincentivare ad evadere gran parte dei piccoli/medi evasori, perchè come diceva Totò ( è la somma che fa il totale )

Quello che proprio non condivido è la delazione, come si può pensare che sia delegato ai cittadini andare a segnalare chi evade o meno le tasse?
Si rischiano faide personali/parentali, iniziative solo per antipatia o invidia, si rischia di far lavorare la Finanza a vuoto solo perchè mi sta antipatico qualcuno.

E poi ci si può conoscere solo nei piccoli centri, ma come pensate che nelle grandi città ci possano essere persone che si conoscano a tal punto da conoscere i dettagli reddituali?
E mi spiegassero perchè la responsabilità della pubblicazione deve ricadere sul Sindaco?
Così avremo che ci sarà chi lo pubblicherà e chi no

Siamo veramente all'esercito di Francieschiello

Governo: GO HOME

#1 da pennadifalco, inviato il 2/9/2011
La delusione è forte,totale,indignata,per le paventate misure anti evasione predisposte dal Governo.Siamo alla delazione istituzionalizzata,alle spie autorizzate.Non credo che in altri Paesi democratici vi siano meccanismi di controllo come quelli previsti nella manovra finanziaria.Siamo alla vigilia di tutti contro tutti.Il vicino che spia il vicino,l'amministratore di condominio che verifica la consistenza economica del singolo condomino.Insomma ci avviamo ad una sorta di realtà che supera ogni immaginazione.Si corre il rischio di incidere negativamente sui rapporti sociali,il non fidarsi più di chi ti sta vicino,la paura che qualcuno che ti conosce possa "denunciare" le tue abitudini di vita,siano esse costose o misere.Siamo alla barbaria più assurda.Se il Governo vuole lottare l'evasione fiscale, poteva stabilire che tutte le spese effettuate da ogni singolo cittadino documentate da ricevute o scontrini fiscali fossero scaricabili,allora ognuno anche al bar avrebbe preteso lo scontrino per il caffè,ed ancora tutti gli acquisti al dettaglio o all'ingrosso non sarebbero più stati oggetto di contrattazione a nero.Le decisioni che stanno per essere prese,fanno arretrare da un punto di vista civile i diritti di essere persone libere.Immaginate quando il tuo vicino, leggerà la dichiarazione dei tuoi redditi, e in molti casi dirà." guarda quello è più morto di fame di me ".



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