A voi la parola
Se studiare diventa un reato da punire
L'errore del governo sulle pensioni
di
Flavio Innocenzi ,
pubblicato il 31 agosto 2011

Ho quarant'anni, sono un dirigente di azienda e ho due figli. Come
molti laureati, a suo tempo ho riscattato gli studi universitari, non
senza sacrifici. Non sono spaventato dal prolungamento dell'età lavorativa. Qualunque persona di buon senso capisce che ormai per l'Italia è inevitabile.
Sono però nauseato dal fatto che, unilateralmente, si decida di cambiare le "condizioni contrattuali" in base alle quali è stato effettuato il riscatto.
Sembra quindi che
in questo paese studiare, impegnarsi, fare dei figli, sia diventato un reato da punire. Mentre nulla viene fatto di veramente incisivo per stimolare la crescita o nei confronti dell'
evasione fiscale. Eppure, sul fronte delle entrate, per recuperare quanto necessario sarebbe bastato introdurre un contraddittorio tra coloro (artigiani, professionisti, medici) che non hanno interesse a emettere fattura ed i loro clienti; come avviene ad esempio negli Stati Uniti. Insomma
le soluzioni semplici ed efficaci non mancavano. Invece si è dato vita a questo spettacolo pietoso, con cambi di fronte quotidiano.
Un'ultima considerazione: il governo e il presidente della Camera hanno ribadito più volte che i diritti acquisiti non si toccano. Ma per quale motivo non è concepibile riconsiderare
la pensione di parlamentari che hanno lavorato un giorno (vedasi
Le Sanguisughe, di Mario Giordano) o di persone che hanno lavorato (forse) quindici anni, ovvero casi in cui esiste un
evidente squilibrio tra contributi versati e goduti? Il mancato conteggio di pochi anni di studi universitari ai fini dell'anzianità contributiva non rappresenta forse una modifica unilaterale e retroattiva?
Questo ennesimo provvedimento balneare ha tutta l'aria di essere stato partorito dai nostri
impresentabili politici in canottiera, tra una birra e l'altra, durante una partita di briscola; ovvero con
estrema superficialità. Non si è infatti tenuto conto del mancato introito di contributi INPS da parte di tutti coloro che avrebbero potuto riscattare gli studi e che ora, chiaramente, non lo faranno. Mia moglie è una di queste persone.
Se non altro, va detto che questo provvedimento ha il pregio di essere
democraticamente ingiusto, perché colpisce senza distinzioni poveri e ricchi. Se anche ora venisse ritirato o modificato,
il senso di inquietudine e di sfiducia che ci lascia in eredità nei confronti dello Stato e della politica non sarà facile da recuperare.
Quarant'anni, è dirigente d'azienda e ha due figli.