Più respiro ad artigiani e piccole imprese

Un segnale forte per la competitività del paese

di Stefano Micelli , pubblicato il 26 agosto 2011
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C’è un’Italia che lavora e che rischia del suo, un’Italia di artigiani, piccole e medie imprese impegnate da sempre sui mercati internazionali che oggi si aspetta che la manovra dica davvero qualcosa di nuovo sul futuro del paese. L’emergenza che siamo chiamati ad affrontare in queste settimane richiede un salto di qualità. Abbiamo finalmente la possibilità di mettere mano, almeno in parte, ad alcuni dei nodi strutturali che impediscono alle energie che ancora sono presenti nel nostro tessuto industriale di dimostrare il proprio valore nel paese e oltre i confini nazionali.

Nessuno chiede alla manovra di immaginare progetti di politica industriale di stampo dirigistico; al contrario si tratta di dare il segnale che l’Italia è determinata nel liberare il potenziale di un paese anchilosato, ma pronto a recuperare un ruolo specifico nello scenario internazionale. Lo sforzo di queste settimane deve essere impiegato nel dimostrare coi fatti che questo è un paese che non favorisce la rendita a scapito del lavoro; che non si intende più tutelare i monopoli (grandi e piccoli) a scapito dell’innovazione e dell’imprenditorialità; che il paese intende sostenere l’impegno di chi rischia ogni giorno sul mercato piuttosto che tutelare i privilegi di ha saputo costruire rendite di posizione.

Si dirà che oggi la casa brucia e che l’importante è spegnere il fuoco. Che ora è tempo di tagliare e che poi penseremo ai progetti di rilancio. E’ vero solo in parte. Se siamo a questo punto è anche perché in questi anni non siamo stati capaci di accompagnare e dare forza alle trasformazioni nel nostro sistema produttivo.

Il tema è particolarmente delicato per le piccola (e la micro) impresa, oggi stretta fra un mercato sempre più competitivo e un sistema paese poco attento alle sue effettive esigenze. Le priorità sono note: riduzione della burocrazia, semplificazione della legislazione in alcuni settori chiave dell’economia, liberalizzazioni, una fiscalità in grado di favorire le aggregazioni di impresa e nuovi investimenti, nuove politiche nel campo della formazione professionale. Questi punti sono stati discussi e evidenziati a più riprese dalle principali associazioni di categoria. La manovra non può intervenire su tutte queste materie, ma può fornire segnali importanti nella direzione del cambiamento.

Questo nuovo impulso, va da sé, richiede un nuovo atteggiamento verso la contribuzione fiscale da parte di una categoria che oggi è sul banco degli imputati per quanto riguarda l’evasione. Le azioni da intraprendere in questo campo sono una forte incentivazione della moneta elettronica nei pagamenti, nuovi incentivi per l’emersione del sommerso e nuove forme di controllo dei redditi e della ricchezza. In questa prospettiva la manovra può costituire davvero l’avvio di un nuovo patto fra uno Stato necessariamente più leggero e la piccola impresa in vista di un rilancio dell’economia nazionale.

Il linguaggio della manovra parla di tagli, di soppressioni, e di riallocazione delle risorse. E’ giusto che sia così. E’ necessario, tuttavia, che queste azioni consentano di prospettare in modo chiaro un orizzonte di crescita, liberando le forze più dinamiche del paese nel mondo del lavoro, della ricerca, della cultura e dell’imprenditorialità, quelle forze, insomma, che rendono la nostra impresa competitiva a livello internazionale.

E’ necessario segnalare con determinazione che il paese vuole recuperare una sua centralità all’interno di un mondo che sta cambiando rapidamente e che, oltre a razionalizzare l’esistente (aspetto necessario della manovra), è determinato a giocare le sue carte ben oltre quella geografia transatlantica che ha visto il successo storico del Made in Italy. Che su temi centrali come lo sviluppo del capitale umano, l’innovazione, la promozione internazionale ha idee e progetti in grado di rilanciare la competitività del nostro saper fare. Che ci saranno, nonostante i tagli, le risorse per rafforzare il sistema della formazione, per immaginare progetti di ricerca utili al futuro delle imprese, per portare l’Italia su mercati ancora poco esplorati, per promuovere la nostra immagine presso quei paesi che oggi ci conoscono solo in modo confuso.

Su questi obiettivi l’azione del governo deve dare segnali chiarissimi per evitare che la parte più viva dell’Italia si senta al margine del futuro del paese.



Stefano Micelli è professore di Economia e Gestione delle Imprese all'Università Ca' Foscari di Venezia e direttore della Venice International University, un consorzio di università e centri di ricerca internazionali con sede sull'isola di San Servolo. Da oltre dieci anni ha concentrato la sua attività di ricerca sulle trasformazioni del sistema industriale italiano con particolare attenzione al tema della competitività della piccola media impresa.


tag:  piccole imprese   artigiani   artigianato   competitività   manovra  


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#3 da Carlo Balucani, inviato il 29/8/2011
MANIERA CONCRETA PER DARE IMPULSO ALL'ECONOMIA REALE ED USCIRE DALLA CRISI ATTUALE. 1) Attivazione del processo di risoluzione delle criticità bancarie (fenomeni di usura ed anatocismo che il sistema bancario applica da oltre un ventennio nei confronti delle imprese e delle famiglie) previa applicazione di quanto la SOS UTENTI (associazione di difesa dei consumatori e della quale sono Segretario) sta portando avanti nei Tribunali con migliaia di cause vinte e nel contesto istituzionale (con Ordini del Giorno già approvati in Parlamento, ma che la lobby bancaria tenta, in tutte le maniere, di bloccare). Valore delle criticità bancarie che ammonta a non meno di 50 miliardi di € ed il cui effetto leva consentirebbe al sistema creditizio di compensare in tutto o in parte gli esborsi diluibili in un decennio; 2) Correlazione del processo di risoluzione delle criticità bancarie (50 mld di euro di cui al precedente punto 1)) con misure di sviluppo economico-industriale. In particolare prevedere un automatismo che obblighi le imprese a reinvestire, in investimenti innovativi (impianti ed attrezzature tecnologicamente innovativi), il 100% degli indebiti che si vedrebbero accreditati dalle banche entro tre mesi dalla definizione in via stragiudiziale degli indebiti stessi. Tale norma aiuterebbe a riattivare il sistema economico-industriale, ma soprattutto consentirebbe al sistema imprenditoriale italiano di non perdere competitività in termini di processi produttivi. La crisi attuale, infatti, sta facendo assumere degli atteggiamenti di non adeguamento delle proprie aziende a molti imprenditori e questo rischia di far si che diverse aziende non saranno più competitive sul mercato globale. Ed anche quando ci sarà la ripresa economica, le aziende allora saranno tagliate fuori dalla competizione globale in quanto non si sono adeguate alle tecnologie che normalmente crescono e si sviluppano. Grazie dell'attenzione. A disposizione per ogni confronto costruttivo. Carlo Balucani

#2 da Antonio Zuliani, inviato il 29/8/2011
Condivido l'articolo, ma mi permetto di suggerire un'analoga attenzione al mondo delle libere professioni che deve essere spinto ad uscire dal vicolo cieco nel quale l'ha gettato la gestione degli Ordini professionali. Oggi uno studio professionale deve uscire dalla logica dello "studiolo" per aprirsi alla prospettiva associativa sia nella logica dell'economia di rete, sia in quella dell'interprofessionalità. Ma di tutto ciò non c'è traccia nella discussione di questi mesi.

#1 da Mauro Piantedosi , inviato il 26/8/2011
Sono pienamente daccordo con quanto espresso in questo articolo. Le piccole e medie imprese sono state sempre il fiore all'occhiello del nostro paese... dal dopoguerra ad oggi abbiamo assistito ad un ploriferare di piccole imprese, che con il tempo sono diventate delle realtà straordinarie ed hanno contribuito alla crescita del nostro paese sia in termini occupazionali ed economici sia termini di immagine e prestigio all'estero. In questo momento storico, però, c'è bisogno di incentivare tali tipi di imprese sia perchè la comparsa di nuovi competitori su scala mondiale rappresenta un pericolo per le medesime, ma con gli opportuni interventi potrebbe diventare anche un occasione di ampliare il mercato di riferimento , sia perchè esse rappresentano una valida opportunità per chi vuole entrare nel mondo del lavoro. Con la crisi occupazionale attuale una persona non può fare altro che inventarsi un lavoro... tale soluzione se incentivata e supportata potrebbe rappresentare un opportunità per tanti. Spero che l'attuale governo, con interventi mirati, incentivi le piccole e medie imprese. Saluti a tutti.



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