Una contromanovra deludente

Il PD da combattimento e il silenzio dei riformisti

di Italia Futura , pubblicato il 24 agosto 2011
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Italia Futura ha definito “insufficiente e iniqua” la manovra economica del Governo, soprattutto perché incapace di affrontare i problemi strutturali del paese. Contestualmente abbiamo presentato un pacchetto di proposte alternative che hanno raccolto moltissime adesioni da parte dei nostri associati e da esponenti delle più diverse realtà civili e che hanno suscitato interesse e discussione in gran parte del mondo politico. Con lo stesso spirito di analisi e di contributo alla soluzione dei problemi reali vogliamo quindi leggere le proposte di politica economica avanzate dal principale partito di opposizione.

Perché la nostra speranza, come quella della gran parte degli italiani che guardano alla sostanza delle soluzioni piuttosto che al colore delle ideologie, è che anche il nostro paese possa finalmente dotarsi di una opposizione di stampo europeo. Un’opposizione che oggi pungoli il governo sui problemi reali e che faccia capire alla società civile come governerebbe domani se dovesse raccogliere i necessari consensi elettorali. Un’opposizione che sia dunque capace di spiegare agli italiani come affronterebbe concretamente le tre grandi e vere priorità del momento:

1. l’urgenza di aggredire il debito pubblico con misure strutturali, profonde e di effetto duraturo;

2. la necessità di intervenire sui costi di gestione della “macchina Italia”, e dunque sugli sprechi e le inefficienze che affliggono le istituzioni e gli strumenti dell’azione pubblica;

3. il dovere di rimuovere i troppi vincoli e impedimenti che ad ogni livello impediscono il pieno sviluppo dell’iniziativa economica e imprenditoriale.

Tre priorità che dovrebbero essere affrontate, oggi e non domani, all’insegna di una coraggiosa e risolutiva “operazione verità” per restituire all’Italia lo slancio indispensabile a uscire dalla crisi e a recuperare la pienezza del proprio straordinario potenziale.

Con rammarico, dinanzi alle proposte del Partito democratico non possiamo che avvertire un forte senso di delusione. Delusione per la vaghezza delle soluzioni che si disegnano e per la mancanza di quel coraggio e di quella qualità che l’emergenza del momento imporrebbero ad una forza responsabile che intende prepararsi al governo di domani. La qualità manca quando ci si lamenta per le dimensioni della manovra dimenticando che le previsioni di crescita su cui si basa sono state già riviste al ribasso (e che quindi non è poi nemmeno detto che la manovra basti). Manca nel momento in cui si avanzano proposte alternative senza indicare puntualmente quali interventi della manovra governativa andrebbero a sostituire e con quale impatto sui saldi. Manca nel momento in cui le proposte alternative si traducono in un generico e chilometrico menu di cui è pressoché impossibile valutare la concreta rilevanza dal punto di vista dei meccanismi che governano la spesa pubblica italiana. Manca quando si avanzano ipotesi di nuove imposte (patrimoniali e fortemente progressive) senza peraltro specificare scaglioni ed aliquote per non impressionare i contribuenti. Manca quando si elencano provvedimenti di spesa (indicati pudicamente come “politiche industriali”) senza accompagnarli con la dovuta copertura. Manca quando si parla di “dismissioni e valorizzazione di immobili demaniali” (e non viceversa) senza peraltro chiarire che i relativi incassi, per quanto modesti, andranno a riduzione del debito. Manca quando si agitano temi ad alto valore simbolico - e ovviamente condivisibili - ma privi di qualunque rilevanza per il tema oggetto di analisi (e valga, per tutti, l’esempio del falso in bilancio).

Ciò non toglie che dai dieci punti che compongono la proposta alternativa del PD emerga un’idea piuttosto chiara del paese, del contesto in cui esso si muove e della direzione di marcia che il PD vorrebbe dargli. Colpisce, innanzitutto, il ritorno del mito di una “Europa di sinistra”, che liberata dal governo delle Destre potrà finalmente darsi strumenti diversi da quelli dell’equilibrio dei conti pubblici. Colpisce perché è il segno più evidente della regressione politica del PD, nato anche dalla tradizione migliore dell’europeismo italiano (quella che negli anni ’90 fece del vincolo esterno e della moneta unica il perno per il risanamento delle finanze pubbliche) e finito a recuperare un vecchio arnese della più vecchia socialdemocrazia: quella che negli anni ’50 leggeva con diffidenza nell’Europa comunitaria un “progetto del grande capitale”. Poco importa, naturalmente, che tutti i governi europei si trovino – non diversamente da quello americano – ad operare in un quadro di vincoli stringenti derivanti dalla crisi finanziaria. Poco importa che gli stessi vincoli finirebbero per indurre anche governi di sinistra a porsi concretamente il tema della ridefinizione del rapporto fra lo Stato ed i cittadini e a pretendere che tutti i paesi membri dell’Unione se lo pongano. Pensare che il pareggio di bilancio sia di destra significa porsi al di fuori dell’Europa: quella di oggi e quella di domani.

Sul piano nazionale, colpisce l’idea di una ristrutturazione degli assetti istituzionali e dei comportamenti delle pubbliche amministrazioni che oscilla fra il timido (le Province non si eliminano ma si dimezzano) e il generico (la spending review si riavvia, le best practices e i costi standard si introducono, …).
Difficile, per l’osservatore, valutare la concretezza di propositi che sembrano elencati più per dovere che per convinzione. Facile, per l’osservatore, dubitare di quei propositi alla luce dei comportamenti degli ultimi governi di centrosinistra.

E, sempre sul piano nazionale, colpisce ancora l’idea di un paese caratterizzato da una pressione fiscale anche significativamente superiore a quella attuale e da livelli di spesa pubblica non necessariamente inferiori a quelli oggi prevalenti, e da una crescita sostenuta in primo luogo dalla spesa pubblica. Difficile, per l’osservatore, distinguere questo quadro da quello presente nella manovra governativa, caratterizzata anch’essa da una pressione fiscale in crescita e da una spesa pubblica difficile da contenere. Facile, invece, per l’osservatore, comparare questo quadro con quello per esempio contenuto nelle proposte di Italia Futura.

“Oltre a dire cosa si vuole fare, bisogna anche spiegare da che parte si sta”, ci ha severamente ricordato qualche giorno il segretario del Partito Democratico. Italia Futura ha da tempo scelto da che parte stare. È la parte di coloro che vogliono superare la logica del “con me o contro di me” che ci ha portato fin qui, coloro che vogliono dare un contributo per affrontare i problemi reali del paese. E la contromanovra del PD può forse impedire che vengano oggi allo scoperto i tanti problemi interni dell’opposizione ma temiamo che sia tutt’altro che adeguata a risolvere quelli del paese.

Le dichiarazioni battagliere non bastano, infatti, per nascondere la realtà. Il Partito Democratico sembra essere stato traghettato all’indietro: dai lidi nuovi di una formazione che doveva fondere in una nuova identità i diversi riformismi italiani a quelli antichi di un post-comunismo tanto orgoglioso della propria identità quanto incapace di pensare e governare il mondo nuovo e il ruolo dell’Italia. Il rumore di fondo di questa regressione è il silenzio imbarazzato dei riformisti del PD, ancora numerosi e un tempo appassionati, che avevano creduto alla novità del progetto e che si ritrovano prigionieri di una vecchia casa politica che mostra orgogliosa i suoi antichi arredi.


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#6 da Agostino Ratto, inviato il 2/9/2011
Che delusione e quanta tristezza! Siamo su una nave che solca l'oceano con alla guida una ciurma di disperati incapaci maarinai , un comandante che non conosce le rotte elementari dei mari, marinai ebetim mozzi che approfittano della situazione e restano nella cambusa a mangiare e bere a tutta forz. i passeggeri sono nei saloni che si osservano stupiti. Dove và la nave? I tecnici in sala macchina, gli unici in grado di agire con serietà sono divisi ed hanno anche loro mozzi con le mani nella marmellata, ladri patentati. Io osservo quanto accade e attendo un amico serio e credibile che mi dia un passaggio sulla sua barchetta a remi. saprò reemare con lui e tanti altri onesti.

#5 da Brunella, inviato il 28/8/2011
Solo le proposte di Italia Futura mi convincono, sono riforme struttutali che potrebbero rimettere a posto la nostra economia così disastrata da anni di malgoverno. Sono ex si ndacalista CGIL e aderente al PD ma condivido in pieno le critiche che Italia Futura rivolge a questa sinistra che di riformista ormai non ha quasi pià niente.
Continuo a chiedere l'apertura di un circolo a Milano dove potersi confrontare.
Speriamo arrivi al più presto.
Cari saluti
Brunella

#4 da franco, inviato il 28/8/2011
Per i piccoli comuni meglio le unioni che la loro soppressione

Gentilissimi amici di Italia Futura………….Certamente questi sono giorni caldi in Italia, in tutti i sensi: per le gravi problematiche da affrontare nel Paese legate ai nodi dell'Economia, alla necessità di ridurre la spesa pubblica e alle necessarie riforme e manovre correttive da mettere subito in campo e per le fose condizioni meteorologiche di questi giorni che non aiutano probabilmente a rendere chiari tutti i percorsi.
In un Paese dove tutti parlano e succede sempre poco, dove la logica del rinvio prevale e il concetto di “partecipazione democratica” alle scelte sembrano essere parole vuote, due novita' ci autorizzano ad osare proposte, anche a chi come noi operano sul territorio, ed sono normalmente inascoltati.
Per questo noi presidenti dei gruppi consiliari di opposizione in Consiglio Provinciale del PPE – Modello Macerata e del gruppo PDL- PPE approfittiamo del dibattito in corso, anche perche' stimolati dall'apertura del governo al confronto sulle misure economico-strutturali piu' giuste da mettere in campo, e coincidente, per la prima volta, con la disponibilità dell'opposizione a voler collaborare in un momento in cui si gioca il destino del nostro Paese.
Sottolineamo che il fatto piu' importante accaduto in questi giorni e' stato senza dubbio l'accensione della miccia della responsabilità fatta dal Presidente della Repubblica Napolitano che intervenendo simbolicamente ma significativamente al Meeting per l'amicizia fra i popoli di Rimini ha richiamato in sostanza tutti ad abbandonare interessi di parte per fare le riforme che servono e poter garantire un futuro di crescita, di buona occupazione per i nostri giovani e di rilancio di una politica economica in senso europeista che responsabilizzi sempre piu' le parti (giusta l'introduzione in Costituzione dell'obbligo del pareggio di bilancio) e non consenta piu' a nessuna forza politica di fare speculazione politica puntando sull'aumento del debito.

I temi in campo sono molti ma noi ci vorremmo soffermare soprattutto sull'aspetto della prevista riorganizzazione ( la proposta di legge parla di soppressione) dei piccoli Comuni, ed inoltre delle Provincie e in modo poco comprensibile di riorganizzazione degli Enti intermedi tra Regione ed Enti locali.

La nostra esperienza ci porta a dire che, come individuava anche la L. 142/90, e' troppo semplicistico e deleterio parlare di cancellazione dei 17 Comuni in Provincia di Macerata e similarmente per in resto d'Italia. Questi sono i nostri Comuni in procinto di sparire: (Muccia 930 abitanti; Gualdo 906; Pievebovigliana 877; Ripe San Ginesio 872; Monte San Martino 783; Gagliole 647; Camporotondo di Fiastrone 598; Fiastra 577; Cessapalombo 533; Sefro 446; Ussita436; Castelsantangelo sul Nera318; Poggio San Vicino314; Fiordimonte214; Bolognola164; Monte Cavallo155; Acquacanina).
Non si puo' contrabbandare tutto questo come taglio virtuoso ai costi della politica ed alla casta. Gli amministratori di questi Comuni, con distinti ruoli di consiglieri comunali che percepiscono 17 euro lorde a seduta per 2-4 consigli all'anno e di assessori (normalmente 2) che nei comuni sotto i mille abitanti percepiscono un'indennità di 130 euro lorde al mese non incidono minimamente sui costi della cosiddetta politica.
Come apparso su tante note stampa in questo mese ci si e' resi conto che in altri Stati Europei il numero dei Comuni sia ancora piu' consistente che in Italia (circa 8.092); In Austria sono circa 2.300; in Germania 12.100; in Francia 36.680; in Svizzera 2.596; e in Spagna piu' di 8.100.
I Comuni italiani inoltre sono l’unica parte della pubblica amministrazione che in questi anni ha contribuito a ridurre il debito pubblico. E' assolutamente vero inoltre che i consiglieri, gli assessori e i sindaci dei piccoli comuni, con quelle indennità, senza rimborsi spese, sono in realtà dei volontari della partecipazione democratica e dell'impegno civile e sociale di questo Paese. Il loro ufficio spesso è la piazza, se si ammala l'autista degli scuolabus si mettono loro alla guida degli automezzi, fanno le guide turistiche e sono loro che risolvono molti dei problemi che non hanno soluzioni codificate con le migliaia di Leggi dello Stato.
Quelle della manovra sono misure che non producono risparmi e tra l'altro ledono il completamento dei positivi processi di gestione associata dei servizi gia' avviata.
Inoltre il solo accorpamento dei piccolissimi Comuni non risolve la necessità che abbiamo di coinvolgere per discreti livelli di organizzazione dei servizi anche dei comuni medi e medio piccoli (va infatti sottolineato che sono piccoli anche i comuni sotto ai 10.000 abitanti e i numeri ci dicono che in questa provincia sono ben 40 i comuni con meno di 5000 abitanti) che hanno bisogno di associare i servizi per renderli economicamente sostenibili).
E' interesse di noi tutti farle vivere dignitosamente queste, non solo per gli amministratori di questi piccoli comuni ma perche' dalla loro sopravvivenza dipende la vita delle piccole comunità e dell'intero nostro Paese.
‘E’ evidente –che il tema non sta nel numero in sé, ma in come e’ organizzato e funziona l’intero sistema istituzionale, centrale e locale di un Paese. Ed e’ esattamente di questo che dovremmo discutere a livello regionale. Le Marche sono fortemente in ritardo nel superamento o consolidamento dei modelli gestionali alternativi alle Comunità Montane. Anzi , il continuo rinvio della riorganizzazione e della definizione di modelli ottimale di gestione dei servizi oggi danno ragione ad un'opinione pubblica deviata da tanti oratori e politicanti disinformati. Tutti siamo pronti a ragionare di norme che portino ad un serio processo di riordino istituzionale-territoriale del nostro Paese, evitando duplicazioni e sovrapposizioni nell’esercizio delle funzioni, semplificando la rete delle istituzioni locali, garantendo alle comunita’ locali l’adeguatezza dei teritori Comunali associati nel gestire le funzioni fondamentali, attraverso l'obbligatorietà delle


Unioni di Comuni ed anche processi volontari ed incentivati di fusione, laddove cio’ sia piu’ utile e valido per quei territori.
Questo Paese ha bisogno di fare risparmi ed efficienza ma ha anche la necessita’ di presidiare e governare territori spesso vasti e complessi, quanto scarsamente abitati e serviti, come avviene nei i territori di montagna, nei quali il processo di riforma e di semplificazione deve ulteriormente procedere al fine di giungere ad un modello piu’ moderno e forte di governance nel quale al Comune associato spettano tutte le attribuzioni connesse alla migliore amministrazione del territorio.
Molte altre considerazioni invece debbono esser fatte in ottica di riforma e possiamo solo accennarne alcune:
• il superamento e la trasformazione della figura dei segretari comunali;
• la dismissione del patrimonio ERAP (Edilizia Residenziale Pubblica) che ha perso la propria funzione sociale con cessione agevolata agli attuali inquilini nelle forme le Regioni potranno prevedere;
• la cessione dei beni immobili disponibili di proprietà degli Enti (Comuni e Provincie) alla Cassa Depositi e Prestiti in cambio della riduzione della loro esposizione finanziaria, funzionale alla riduzione dell'indebitamento pubblico;
• riduzione dei costi della politica in ogni dove ( Revisione ruolo delle Camere Commercio, Abolizione AATTOO Idrico, Rifiuti, Gas, dismissione delle Società pubbliche e ridimensionamento degli emolumenti e numero componenti CDA) ;
• Riduzione del 50 % del n° dei Parlamentari (eletti pero' direttamente dal popolo);
• Riduzione del n° dei Consiglieri e dei componenti delle Giunte Comunali, Provinciali (sino a che esisteranno) e Regionali e contestuale riduzione (almeno - 40%) delle indennità compresi parlamentari, consiglieri regionali, provinciali e comunali.
• No riduzione spese sanita' ma riorganizzazione ed esclusione della gestione politica della stessa ( i dirigenti amministrativi e medici - primari - non potranno essere nominati dai partiti attraverso i Presidenti e gli Assessori delle Regioni come oggi);
• No riduzione spesa sociale ma riforma ISEE e controlli sulle dichiarazioni mendaci,
• si al Ticket con esenzione per i redditi minori di tre pensioni minime con una franchigia per un congruo numero di esami, a scopo prevenzione, esente per tutti o per malattie croniche;
• No ai tagli ai costi dell'istruzione ma accentuazione del merito e qualità di tutti i sistemi di istruzione ma prioritariamente dei sistemi Universitari (riorganizzazione Università, organizzazione manageriale della gestione economica, riqualificazione della formazione e della ricerca, ecc.);
I nostri suggerimenti sono stati inoltrati, attraverso gli organi di Partito (Coordinatori Lattanzi e Pistarelli del PDL Provinciale), ai responsabili nazionali e crediamo che possano contribuire a migliorare e rendere piu' reale questa parte della manovra.

Franco Capponi (ex Sindaco di Treia ed ex Presidente della Provincia)
Capogruppo PPE - Modello Macerata e portavoce del Centrodestra in Provincia

Nazareno Agostini (ex Sindaco di Montelupone ed ex Assessore Provinciale)
Capogruppo gruppo PDL - PPE

#3 da massimo, inviato il 28/8/2011
Cari amici vi leggo con attenzione...ma mi sembra che voi pontifichiate sul nulla...senza conoscere l'elettorato...per un movimento di opinione è facile fare questo...lo stesso non si può dire per un partito di opposizione che non deve perdere il contatto con il suo elettorato.
Penso che la contromanovra del PD sia una buona base...le vostre critiche mi appaiono preconcette, velleitarie, generiche...Ditre che il Pd indietreggia? bene! quindi che dovrebbe fare? andare avanti e lasciare indietro il suo elettorato???
Beh, non mi sembra possa permetterselo...
Dite che il pD è di sinistra? ma quanto mai? se il PD fosse di sinistra, Vendola alla sua sinistra avrebbe il 10% di consensi?
Non mi sembra proprio...

Pensate che gente come bersani, Enrico letta, walter veltroni (ci sono altri riformisti nel pd?) non possa raggiungere alle vostre stesse medesime conclusioni? si...ma loor hanno un elettorato da non lasciare indietro...
Mi sembra un intervento piuttosto preconcetto il vostro. Vi ripeto...ho l'impressiome che da buoni intellettuali pontifichiate sul nulla...e poi quando si tratta di fare ragionamenti che svelano la vacuità del vostro pensiero tentiate goffamente di salvarvi in calcio d'angolo con la formula qualunquistica "se il governo non va l'opposizione non è da meno"...mi dispiace ma è deludente...e penso che a lungo andare, al di là della vostra cerchia, la gente fatichi a starvi dietro...


#2 da Fabiano, inviato il 28/8/2011
Articolo che non condivido per niente...accusate il PD di essere ideologico ma proprio voi sembrate essere ideologici...Sembreate avere dei rpegiudizi. Il pd si sta comportando bene...un misto tra resposnabilità nazionale, in un momento in cui il govenro annaspa, e di propste. le vostre critiche sono velleitarie e smebrano costruite ad arte...Infatti non andate dentro il merito delle proposte del PD...ci costruite appunto una cornice ideologica...accusando, penso un pò il pD di essere ideologico!!!
No...così non si va da nessuna parte...

#1 da francesco, inviato il 28/8/2011
Penso che siamo in tanti in Italia a voler vedere un forte rinnovamento della politica, quindi ben venga Italia Futura. Ma personalmente non riusciro' a prendere sul serio le vostre proposte fino a che non vi muoverete ANCHE contro
1. La Casta: un qualsiasi nuovo movimento DEVE dare un forte segnale che cerchera' di ridurre i benefici e malefici della Casta politica
2. La Corruzione, sia privata che pubblica. Come spiega bene il libro "Soldi Rubati", l'impatto della corruzione in Italia e' simile a quello della evasione fiscale.

Grazie



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