La contromanovra di Italia Futura

10 idee per rimettere in moto il paese

di Italia Futura , pubblicato il 19 agosto 2011
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AGGIORNAMENTO - 29/08/2011: Leggi gli emendamenti di Italia Futura alla manovra del Governo, presentati al Senato da Nicola Rossi

Lunedì 22 agosto la Commissione Bilancio del Senato avvierà l’esame del disegno di legge di conversione del decreto legge no. 138 del 13 agosto 2011 contenente “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”. Italia Futura ha già espresso i propri dubbi e le proprie perplessità circa i contenuti di una manovra che consideriamo insufficiente ed iniqua ma soprattutto priva di una visione del futuro del paese (vedi l’editoriale di Luca di Montezemolo del 14 agosto 2011 “Sono scelte deboli contro l’emergenza”). Il Governo ha segnalato in tempi e modi diversi la propria disponibilità a correzioni che ci auguriamo significative.

Cogliendo questa disponibilità riteniamo di dover sintetizzare le direzioni di una possibile modifica del decreto avvertendo che i punti che seguono non devono intendersi come un menù, una lista all’interno della quale scegliere ciò che più aggrada e respingere ciò che appare più scomodo. Essi, al contrario, vanno considerati contestualmente in quanto rispondono ad una idea complessiva del paese, delle sue scelte di finanza pubblica, del loro impatto sulle diverse fasce sociali e delle loro conseguenze sulla crescita.

Il primo attore economico al quale riteniamo necessario e doveroso chiedere un sacrificio in questo frangente sono le Istituzioni (Scheda no. 1: Una patrimoniale per lo Stato e gli Enti locali; Scheda no. 2: Un contributo di solidarietà da parte della politica). Il patrimonio mobiliare ed immobiliare dello Stato e degli Enti locali è il primo patrimonio al quale fare ricorso per abbattere il debito pubblico (con l’obbiettivo di portarlo al più presto al di sotto del 100% del prodotto) e con esso il servizio del debito. Molto si può fare in tempi anche molto rapidi e moltissimo si può fare nel medio periodo. Dismettere il patrimonio pubblico è un atto dovuto nei confronti dei tanti italiani che sperimentano oggi la serietà della crisi. Lo è ancor di più dopo gli eventi delle passate settimane che hanno segnalato come proprio nella acquisizione e nella gestione del patrimonio pubblico si annida spesso la corruzione più diffusa e intollerabile. Ma dismettere non basta, bisogna anche intervenire sui flussi di spesa più direttamente attinenti le istituzioni. Sopprimendo le provincie, e non limitandosi ad accorparne alcune. Intervenendo decisamente su organi costituzionali come il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e su enti locali sui generis come le Camere di Commercio. E si tratta solo dei primi esempi.

Ciò premesso, riteniamo che la manovra all’esame del Parlamento sia una straordinaria opportunità per affrontare e risolvere alcuni nodi annosi dell’economia e della società italiane. La previdenza, in primo luogo (Scheda no. 3: Previdenza, un cantiere da chiudere). Riteniamo che sia arrivato il momento di superare definitivamente istituti nati e cresciuti in un contesto socio-economico completamente diverso da quello attuale (come le anzianità o la minore età pensionabile femminile) anche per poter disporre delle risorse necessarie a costruire un welfare a misura delle donne e un sistema previdenziale aperto alle generazioni più giovani. Se quindici anni fa era Cofferati a gridare “le pensioni non si toccano”, oggi è Bossi a recitare la stessa parte. E’ arrivato il momento che il paese si liberi dei conservatorismi tanto di sinistra quanto di destra che lo hanno fino ad ora ingabbiato.

Il mercato del lavoro, in secondo luogo (Scheda no. 4: Tutti uguali davanti al lavoro). Riteniamo che non sia più rinviabile l’introduzione di un unico contratto di lavoro a protezione crescente per tutti i futuri lavoratori dipendenti (ferme restando le ovvie eccezioni a contenuto formativo o dei contratti a termine per i casi di sostituzioni temporanee o di punte stagionali): occupazione a tempo indeterminato per tutti i nuovi assunti quindi e piena protezione contro le discriminazioni e contro i licenziamenti disciplinari ingiustificati, ma nessuna inamovibilità per motivi economici e organizzativi.

La definizione delle questioni previdenziali permetterebbe di abolire l’odioso, perché profondamente iniquo, contributo di solidarietà. Non mancano peraltro le ragioni per un intervento inteso a chiedere a chi più ha di contribuire maggiormente alla soluzione delle difficoltà del paese (Scheda no. 5: Crescita ed equità, due facce della stessa medaglia). Riteniamo che sia questo il momento per introdurre una imposta patrimoniale permanente con aliquota pari allo 0,5% sui patrimoni superiori a 10 milioni di euro. Il gettito dell’imposta sulle “grandi fortune” contribuirebbe, nel biennio 2012-2013, ad accelerare il percorso verso il pareggio di bilancio (portando comunque ad una pressione fiscale inferiore a quella prevista nella manovra) e sarebbe destinato dal 2014 a finanziare – su base strettamente competitiva – i settori dell’istruzione e della ricerca e della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

Riteniamo, comunque, che si debba evitare il ricorso, in questa fase, a misure di carattere estemporaneo (Scheda no. 6: Regole sì, ma soprattutto regole stabili). Riteniamo che sia un errore grossolano quello di non mantenere i patti con i contribuenti anche quando questi patti sono sbagliati (come nel caso dello scudo). Il discorso, per inciso, vale anche per l'addizionale Ires sulle imprese energetiche. Tassare nuovamente i capitali scudati sarebbe, comunque, una ipotesi legalmente non praticabile e riproporre un nuovo scudo fiscale non aggiungerebbe nulla di strutturale alla manovra. L'ennesimo tentativo di non prendere atto della serietà della situazione.

Al rigore ed alla equità, riteniamo vadano affiancati interventi in grado di riportare l’Italia a crescere. Si tratta di interventi, in tutti i casi, senza impatto sui conti dello Stato. Interventi relativi al rapporto fra Stato e contribuenti (Scheda no. 7: Dagli evasori ai contribuenti): la lotta all’evasione è compito essenziale di ogni Governo, a prescindere, ed il rispetto dell’obbligo fiscale è essenziale per il corretto funzionamento di un economia di mercato (la autodichiarazione patrimoniale di cui alla Scheda no. 5 può, in questo senso, costituire uno strumento fondamentale), purché, però, contestualmente ci si impegni senza esitazioni a destinare alla riduzione delle aliquote le risorse provenienti dall’attività di contrasto all’evasione.

Interventi relativi al alla composizione del prelievo fiscale (Scheda no. 8: Sostenere le imprese): immaginare di ricorrere ad un aumento della imposizione indiretta (dell’Iva, cioè) per sostituire questo o quel pezzo della manovra è irragionevole; l’aumento dell’Iva può essere una scelta intelligente se e solo se è parte di una manovra di riequilibrio delle entrate intesa a ridurre corrispondentemente, e per lo stesso ammontare, il prelievo sulle imprese (a cominciare dall’Irap).

Interventi relativi al funzionamento dei mercati (Scheda no. 9: Mercato, non solo a parole): l’idea che per sostenere la crescita sia necessario mettere in campo risorse pubbliche è, come minimo, fuorviante (il Mezzogiorno ne è testimone). Il ricorso alla spesa pubblica è, spesso, la modalità con cui la politica evita di affrontare questioni difficili. Le principali misure di sostegno alla crescita nel nostro paese sono a costo zero: riguardano il funzionamento della pubblica amministrazione, in tutti i suoi aspetti, e, in particolare, il funzionamento dei mercati con particolare riferimento al comparto dei servizi. Facciamo nostre le proposte in tema di liberalizzazioni avanzate recentemente dall’Istituto Bruno Leoni.

Interventi tesi a cambiare la cultura politica e sociale del paese (Scheda no. 10: Le riforme costituzionali). Introduzione del vincolo del bilancio in pareggio, dimezzamento del numero dei parlamentari, abolizione delle province, libertà di impresa. Si proceda senza indugio con l’obbiettivo di concludere in tutti i casi l’iter entro l’anno e lo si faccia seriamente.

Disciplina (e serietà) nelle politiche di bilancio e equità nella distribuzione dei sacrifici, crescita: se la politica italiana c’è – tanto al governo quanto all’opposizione – batta un colpo. Se non c’è – tanto al governo quanto all’opposizione - si faccia da parte. L’Italia non può aspettare.


Schede


1.Una patrimoniale per lo Stato e per gli Enti locali.

Il primo attore economico al quale chiedere un sacrificio in questo frangente sono le Pubbliche amministrazioni. Riteniamo che il patrimonio mobiliare ed immobiliare dello Stato e degli Enti locali sia il primo patrimonio al quale fare ricorso per abbattere il debito pubblico e con esso il servizio del debito.

Il patrimonio immobiliare delle amministrazioni locali ammonta a ca. 350 mld. di euro. La parte più consistente è posseduta dai Comuni (ca. 230 mld. di euro). Seguono le Regioni (11 mld. di euro) e le Provincie (29 mld. di euro). A ciò si aggiunge il patrimonio delle ASL (ca. 25 mld. di euro) e quello dell’Edilizia Residenziale Pubblica valutabile fra i 50 ed i 150 mld. di euro. Limitandoci al caso di Comuni, Provincie e Regioni, la parte libera, inutilizzata o affittata a terzi, è stimabile, in via prudenziale, in ca. il 3-5% del totale, pari ad un valore di mercato compreso fra i 20 ed i 40 mld. di euro. A questa andrebbe aggiunta la parte dell’Edilizia Residenziale Pubblica che ha perso le originarie finalità sociali, stimabile in ca. il 60% del totale. La Cassa Depositi e Prestiti – soggetto esterno alla P.A. – ha in essere mutui verso Comuni, Provincie e Regioni per complessivi 111 mld. di euro ca. che rappresentano debito pubblico per ca. 6 punti di Pil. Riteniamo che Comuni, Provincie e Regioni che dispongano di patrimonio immobiliare non utilizzato per fini strettamente istituzionali e/o affittato a terzi, debbano utilizzarlo per estinguere immediatamente, in tutto o in parte, i mutui già contratti con la Cassa Depositi e Prestiti (previa valutazione degli immobili da parte di un advisor nominato dalla stessa Cassa). La Cassa Depositi e Prestiti acquisirebbe gli immobili sostituendo nel suo attivo i mutui verso gli enti locali con le quote di un fondo cui gli immobili sarebbero successivamente trasferiti come equity e di cui la Cassa Depositi e Prestiti potrebbe limitarsi ad essere pro tempore il quotista di maggioranza relativa. Gli enti locali si priverebbero della parte non utilizzata del patrimonio immobiliare e contestualmente ridurrebbero l’indebitamento. Inoltre, nel caso di Comuni, Provincie e Regioni che non dispongano di patrimonio immobiliare non utilizzato per fini strettamente istituzionali e/o affittato a terzi ma dispongano di partecipazioni di controllo in società di capitali che gestiscano servizi di pubblica utilità, riteniamo che gli stessi Enti locali debbano utilizzare queste ultime per estinguere in tutto o in parte i mutui già contratti con la Cassa Depositi e Prestiti. L’impatto della norma sullo stock di debito pubblico è potenzialmente pari al 5% del Pil.

Il patrimonio mobiliare dello Stato ammonta a ca. 500 mld. di euro. Al suo interno spiccano alcune partecipazioni che in nessun senso possono considerarsi strategiche: due delle tre reti Rai, Bancoposta, Sace, Anas (per la componente concessioni) per fare solo i primi esempi. La loro dismissione, con modalità da definirsi, deve essere posta immediatamente all’ordine del giorno. L’introito corrispondente dovrebbe essere riversato nel fondo per l’ammortamento del debito pubblico.

Per memoria, si ricorda che fra il 1994 ed il 2003 furono privatizzati asset per ca. 90 mld. di euro. Nel periodo 2000-2005 sono stati privatizzati immobili pubblici per circa 20,4 miliardi di euro, di cui 16,3 miliardi da parte dello Stato ed Enti previdenziali e 4,2 da parte degli Enti territoriali.

2.Un contributo di solidarietà da parte della politica.

L’intervento sulle realtà provinciali e comunali di minori dimensioni presente nella manovra è meritorio ma largamente insufficiente. Nel primo caso, in particolare, esso non prefigura il necessario superamento dell’istituzione provinciale. Riteniamo dunque che, in attesa di norma costituzionale che elimini il livello intermedio di governo fra Comuni e Regioni, debbano essere soppresse tutte le province con meno di 1 milione di abitanti e che le funzioni delle stesse debbano essere fin d’ora trasferite alle Regioni o ai Comuni. A scanso di equivoci, è bene ripeterci: soppresse, e non accorpate.

Riteniamo, inoltre, che il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro possa, nel rispetto del dettato costituzionale, essere collocato presso la Presidenza del Consiglio e ridotto a non più di 15 membri non remunerati per le loro funzioni.

Riteniamo che alcune delle funzioni a rilevanza pubblica oggi svolte dalle Camere di Commercio, Industria, Artigianato ed Agricoltura debbano essere affidate agli enti locali (in particolare la tenuta del registro delle imprese) e che l’autonomia degli enti camerali debba tradursi in una loro indipendenza economica derivante dalla fornitura a titolo oneroso di servizi alle imprese in regime di concorrenza, in assenza di qualsivoglia autonomia tributaria.


3.Previdenza: un cantiere da chiudere.

Le riforme dell’ultimo quindicennio – ivi inclusa la recente indicizzazione agli andamenti demografici – hanno fatto molto per garantire la sostenibilità del sistema nel lungo periodo che garantita ancora non è però in presenza di una crescita debole, per un verso, e, per l’altro, di un numero rilevante di carriere lavorative corte e/o discontinue. Riteniamo che sia arrivato il momento di superare definitivamente istituti nati e cresciuti in un contesto socio-economico completamente diverso da quello attuale anche per poter disporre delle risorse necessarie a costruire un welfare aperto alle donne e un sistema previdenziale a misura delle generazioni più giovani.

In primo luogo, le pensioni di anzianità. Nate nel 1969 in un momento in cui le tendenze demografiche sembravano permettere una maggiore generosità, oggi sono un inaccettabile onere a carico delle generazioni future. Chiudere la parentesi delle pensioni di anzianità – con la dovuta eccezione dei cd. lavori usuranti – è semplicemente un atto dovuto. Riteniamo, quindi che i requisiti per le pensioni di anzianità (tanto per i dipendenti quanto per gli autonomi) vadano così ridefiniti: (a) dal 1°gennaio 2012 almeno 36 anni di anzianità contributiva e 62 anni di età, (b) dal 1° gennaio 2013 almeno 36 anni di anzianità contributiva e 63 anni di età, (c) dal 1° gennaio 2014 almeno 36 anni di anzianità contributiva e 64 anni di età, (d) dal 1° gennaio 2015 almeno 36 anni di anzianità contributiva e 65 anni di età. L’intervento riguarderebbe, nel triennio, non più di 150 mila lavoratori.
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In secondo luogo, l’età pensionabile femminile. La differenza rispetto alla età pensionabile maschile non è altro che la conseguenza di un modello sociale centrato sul maschio, prevalente fonte di reddito familiare. Un risarcimento e, soprattutto, un anacronismo che, non contenti, vorremmo cominciare a correggere solo fra dieci anni. Riteniamo che l’adeguamento debba aver luogo a partire dal 1° gennaio 2012 e concludersi, al massimo, nel giro di un decennio.

In terzo luogo, l’età pensionabile. Riteniamo che si debba anticipare al 2012 l'adeguamento dell'età pensionabile alle aspettative di vita, con l’obbiettivo di portare l’età pensionabile a 67 anni fin dal 2016.

Nel complesso, i tre interventi citati comporterebbero a partire dal 2012 minori spese per ca. 0,5-1,0 mld. di euro che crescerebbero nel tempo fino a raggiungere 1-2 mld. di euro nel 2014, 2-3 mld. nel 2015 e, a regime, ca. 15-20 mld. di euro.

Una quota minima dei risparmi citati dovrebbe essere destinata fin dal 2012 (a) alla definizione di uno schema di prestiti contributivi in grado di sfruttare il meccanismo “ad accumulazione” del sistema previdenziale vigente; uno schema inteso a consentire – con oneri marginali per lo Stato – carriere contributive continue anche per le generazioni più giovani in grado di evitare quel che fra qualche tempo sarà inevitabile: il ritorno in grande stile della pensione assistenziale; (b) alla realizzazione di una rete di asili nido in grado di favorire la partecipazione femminile al mercato del lavoro; e (c) al finanziamento della riforma della contrattazione (vedi Scheda no. 4) .

4.Tutti uguali davanti al lavoro.

Riteniamo che non sia più rinviabile l’introduzione di un unico contratto di lavoro a protezione crescente per tutti i futuri lavoratori dipendenti (ferme restando le ovvie eccezioni a contenuto formativo o dei contratti a termine per i casi di sostituzioni temporanee o di punte stagionali): occupazione a tempo indeterminato per tutti quindi e piena protezione contro le discriminazioni e contro i licenziamenti disciplinari ingiustificati, ma nessuna inamovibilità per motivi economici e organizzativi. In caso di licenziamento, trattamento complementare di disoccupazione “alla scandinava”, contribuzione figurativa per i periodi di disoccupazione, assistenza nel mercato del lavoro più efficace e controllo altrettanto efficace sulla effettiva disponibilità del lavoratore alla nuova occupazione. Nel contempo, attenta valutazione dei maggiori oneri monetari sopportati dalle imprese a seguito del cambio di regime (valutabili in media e in termini prudenziali in circa lo 0,3% della retribuzione lorda) e rimborso degli stessi oneri medi in via permanente attraverso una riduzione di pari importo di alcune voci di contribuzione e i rimborsi resi possibili dal Fondo Sociale Europeo.

5.Crescita ed equità: due facce della stessa medaglia.

Riteniamo che sia questo il momento per introdurre una imposta patrimoniale permanente con aliquota pari allo 0,5% sui patrimoni superiori a 10 mil. e tetto pari a euro 1.000.000 (escludendo le partecipazioni in società non quotate ma non le immobiliari e le holding di partecipazione). L’imposta sarebbe basata su una autodichiarazione dei patrimoni mobiliari ed immobiliari eccedenti i 10 ml. di euro da parte dei contribuenti da presentarsi unitamente alla dichiarazione Ire e dovrebbe prevedere pesanti sanzioni nel caso di dichiarazioni mendaci.

Secondo le stime dell'Associazione Italiane Private Banking, sono 20 mila gli italiani con un patrimonio finanziario netto fra i 5 e i 10 milioni di euro e 8 mila quelli con patrimonio finanziario netto superiore a 10 milioni di euro: Ricordando che la ricchezza mobiliare delle famiglie italiane tende ad essere i 2/3 circa della ricchezza immobiliare, una valutazione prudenziale porterebbe a valutare in oltre 1,0 mld. di euro il gettito dell’imposta se riferita al solo scaglione più elevato (> 10 ml. di euro).

Il gettito dell’imposta andrebbe a sostituire, per dimensione, negli anni 2012 e 2013 il cd. contributo di solidarietà e, a partire dal 2014, verrebbe destinato a finanziare – su base strettamente competitiva – i settori dell’istruzione e della ricerca e della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

6.Regole sì, ma soprattutto regole stabili.

Il fisco dovrebbe essere il regno della stabilità, della semplicità, della trasparenza. Le norme fiscali dovrebbero essere pensate per durare decenni (e non anni) e dovrebbero essere costruite per essere comprese. Ma non in Italia: valga per tutti l’esempio della addizionale Ires sulle imprese del settore energetico che rappresenta, al meglio, uno dei principi cui più frequentemente si è ispirata la politica italiana nell’ultimo quindicennio: le regole possono essere cambiate in qualunque momento a discrezione del Sovrano. Finché questa sarà l’impostazione, i capitali stranieri di cui pure avremmo estremo bisogno non metteranno piede in Italia (e quelli italiani ne usciranno). In questo senso, sopprimere l’addizionale Ires è parte di una nuova e diversa strategia di politica economica intesa a riportare i capitali esteri in Italia. Nella stessa direzione va il rifiuto di tassare i capitali rientrati con lo scudo fiscale. Che quei capitali siano stati a suon tempo tassati in misura infima è fuori discussione, ma altrettanto fuori discussione dovrebbe essere il rispetto dei patti.

7.Dagli evasori ai contribuenti.

La lotta all’evasione è compito essenziale di ogni Governo, a prescindere, ed il rispetto dell’obbligo fiscale è essenziale per il corretto funzionamento di un economia di mercato. La autodichiarazione patrimoniale (di cui al punto 4) può, in questo senso, costituire uno strumento fondamentale. Purché, però, contestualmente ci si impegni a destinare alla riduzione delle aliquote le risorse provenienti dall’attività di contrasto all’evasione. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: si chieda al Ragioniere generale dello Stato di certificare ex post il recupero da evasione e si stabilisca fin d’ora che lo stesso sarà dedicato anno dopo anno alla riduzione della pressione fiscale. Se per qualche anno si mantenesse il ritmo del 2010 (ca. 10 mld. di euro evasi recuperati dall’Amministrazione), basterebbe una legislatura per ridurre significativamente e visibilmente la pressione fiscale sui contribuenti onesti.

8.Sostenere le imprese.

Immaginare di ricorrere ad un aumento della imposizione indiretta (dell’Iva, cioè) per sostituire questo o quel pezzo della manovra è irragionevole: si andrebbe incontro a tutti i rischi di un aumento della imposizione indiretta (in particolare, ad un ritocco generalizzato dei prezzi) senza trarre tutti i benefici che da una simile operazione potrebbero derivare. L’aumento dell’Iva può essere una scelta intelligente se e solo se è parte di una manovra di riequilibrio delle entrate intesa a ridurre corrispondentemente, e per lo stesso ammontare, il prelievo sulle imprese (a cominciare dall’Irap e, in particolare, dalla deducibilità del costo del lavoro).

9.Mercato, non solo a parole.

Facciamo nostre le proposte avanzate oggi su La Stampa in tema di liberalizzazioni dall’Istituto Bruno Leoni. E cioè:

a)separazione della rete gas dall’ex monopolista per liberalizzare il mercato del gas;
b)introduzione della concorrenza nel trasporto ferroviario regionale;
c)liberalizzazione dei servizi pubblici locali;
d)riforma dei servizi idrici (pur nel rispetto dell’esito del referendum);
e)liberalizzazione del settore postale;
f)liberalizzazione degli orari e dei giorni di apertura dei negozi;
g)liberalizzazione dell’assicurazione infortuni (e privatizzazione dell’Inail)
h)piena liberalizzazione delle telecomunicazioni.

(http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=10576)

10.Le riforme costituzionali.

Introduzione del vincolo del bilancio in pareggio, dimezzamento del numero dei parlamentari, libertà di impresa. Si proceda senza indugio con l’obbiettivo di concludere in tutti i casi l’iter entro l’anno ma lo si faccia seriamente. Nel caso del pareggio di bilancio (art. 81) si preveda (a) una maggioranza qualificata per l’approvazione di deroghe al pareggio, nel caso in cui si debbano fronteggiare situazioni eccezionali, e (b) un limite percentuale al rapporto tra spesa pubblica e PIL, in modo da rendere più efficace il vincolo del pareggio. Nel caso della libertà di impresa, se proprio si vuole intervenire sull’art. 41, lo si faccia per affermare un principio in Italia regolarmente negato da tutti i governi dell’ultimo quindicenni. Si scriva che le norme che regolano l’attività economica privata non possono essere retroattive. Per gli investitori internazionali questo sarebbe un messaggio infinitamente più forte del “ciò che non è vietato è permesso” che oltre le Alpi avrebbero serie difficoltà, prima che ad interpretare, a tradurre.

11. Come si evince dalla tabella che segue, le modifiche proposte hanno natura strutturale e implicano risparmi crescenti nel tempo. Esse implicano una pressione fiscale inferiore per ca. 0,5 punti percentuali di Pil rispetto alla manovra all’esame del Senato e, a partire dal 2015, pongono le premesse perché i tagli di spesa consentano una ulteriore graduale riduzione della pressione fiscale.




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#115 da valerio verdiani, inviato il 3/11/2012
bene sulle pensioni, ma vi siete dimenticati una cosa diciamo parallela e consequenziale: fine dei prepensionamenti! e magari anche un tetto per le superpensioni... e perchè no un contributo di solidarietà pro-tempore a chi ha avuto il "privilegio" di andare in pensione dopo 15 anni di lavoro?..

#114 da FERRUCCIO GRISPINI, inviato il 7/10/2012
Vorrei essere candidato per portare avanti un disegno di legge per ridurre significativamente la spesa pubblica corrente, il deficit e quindi il debito pubblico.
Nel pubblico impiego convivono figure professionali molto diverse (dal neurochirurgo all’uscire, passando per gli impiegati amministrativi, gli insegnanti, le forze dell’ordine, ecc) e lavorano tutti, da contratto, 6 ore al giorno. Anche nel settore privato convivono figure diverse, che lavorano tutti però, da contratto, 8 ore al giorno. Le retribuzioni tra pubblico e privato, per mansioni più o meno comparabili, si equivalgono sostanzialmente da anni , avendo avuto quelli pubblici una dinamica più veloce( come rilevato ormai pacificamente da molti studiosi della materia). A questo punto poiché l’orario di lavoro nel privato non è mai stato portato alle famose “35 ore”, perché non portare, a parità di stipendio attuale, l’orario del pubblico impiego a 8 ore? (salvo i casi veramente specifici: il chirurgo che opera, ma non l’impiegato amministrativo della ASL, il poliziotto investigatore per strada, ma non quello comodamente seduto dietro ad una scrivania per i passaporti, ecc..). Il risparmio per lo Stato sarebbe immediato ed evidente: mediamente, per ogni 4 dipendenti pubblici, che lavorano in tutto 24 ore (4x6=24), ne basterebbero 3 (3x8=24), con un incremento medio della produttività per singolo dipendente pubblico del 33,33% e della stessa misura per l’intera macchina pubblica, con conseguente beneficio per le casse dello Stato (minore spesa pubblica corrente, minore deficit, minore debito pubblico).

#113 da antonino, inviato il 1/10/2012
Buona sera .Montezemolo.ringraziando l'attuale capo del Governo. Mi permetto di dire e mettere in agenda come priorità solo una cosa: riprendere in mano il problema lavoro,e quando dico lavoro.necessita ricominciare dall'inzio."Chi crea il lavoro.il piccolo.piccolissimo.e,medio imprenditorere.etc." tenere in alto la memoria. e pensare sempre ad alta voce,che senza di lavoro,lavoro non esiste!!! e quello che fra un po' succedera!!! se non ci si ferma a riflettere. che nescessità ricomnciare da Li. da chi crea il lavoro!!! 2) le aziende municipalizzate. o regionali. o provinciali ivi controllate a camere di commercio,devono essere sostituiti gli azionisti Istituzionali.passado le azioni ai privati. Quanto sopra educhera' lo stato a fare lo stato,i comuni nei propri ruoli.leprovince idem.le regioni altrettanto,non sono quelli i loro ruoli. Quanto sopra come ben sappiamo a portato ed aiutato l'indebitamento del nostro stato.per svariati miliardi all'anno se non erro.e non voglio agomentarlo di pi piu'!!! quindi le azioni sopracitate,e messe in atto.faranno sparire in breve tempo. le passività ed aiuteranno in modo naturale,ad eliminare tante altre sese inutili. Cosi' da permettere di poter dire. adesso e nello stesso tempo abbattiamo il fisco.di una % signoficativa. e di conseguenza. le tasse comunali.regionali.provinciali,che daranno largo respiro alla economia. e rilanciare,con forza. le nostre capacità imprenditoriali,nel ondo. come noi ci meritiamo. avrei tanto da dire e nel mio piccolo suggerire. Grazie

#112 da stefano pino, inviato il 18/9/2012
La ripresa di un paese va gestita come un bravo amministratore gestirebbe la propria azienda, non credo di ripetermi inutilmente se sottolineo che in primis la dimostrazione dello stato nel credere nel proprio paese sarebbe un esempio che darebbe fiducia al popolo ormai stanco e assillato da bei discorsi e pochi fatti. AUTO BLU, eliminazione totale del parco auto, i deputati, senatori e rappresentatnti dello stato si devono muovere con mezzi propri e rimborsi spese equivalenti alla spesa minima per la tratta di spostamento (metodo svedese) vale a dire che se un deputato si deve spostare da roma a bruxelles, se lo fa in prima classe la differenza è a suo carico, esistendo biglietti di classe economica. PARLAMENTARI, diminuire del 50% il numero dei rappresentanti del governo. BENEFICI, eliminazione totale dei benefici. Tutte le altre spese che non possso elencare per motivi di tempo, (barbieri in parlamento, ristoranti, portaborse, uscieri) andrebbero stralciati e messi in numero ragionevole. Debito pubblico, confisca dei beni di tutti i politici che hanno contribuito alla distruzione del paese. Dazi sui prodotti cinesi, riduzione del costo del lavoro per dare competitività alla nostra produzione, riduzione alle aliquote delle imposte e maggior severità per gli evasori (anche se sono convinto che con la riduzione delle tasse il gettito fiscale sarà maggiore) e così via...ci sarebbe da parlare per un mese intero...grazie

#111 da Dino Buzzetti, inviato il 16/9/2012
Il "sistema paese" senza Fiat? come ce la racconta Montezemolo?

#110 da Davide Pozzo, inviato il 13/7/2012
Un idea da valutare sicuramente di grande interesse per artigiani e piccoli imprenditori che mi piacerebbe condividere e sviluppare è quella di una cassa mutua per imprese artigiane e piccole imprese (<5 impiegati). Ai sensi dell'art. 7 della L. 29 dic. 1956, n. 1533 fu istituita la Cassa mutua prov.le malattia con l'estensione dell'assicurazione obbligatoria contro le malattie per la categoria degli artigiani e per i rispettivi nuclei famigliari. Le persone soggette all'assicurazione erano iscritte in appositi elenchi nominativi provinciali (cfr. artt. 12 e 13 della L. 25 lug. 1956, n. 860); tutte le casse provinciali facevano capo a una Federazione nazionale. Con l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale le casse mutue malattia passarono alla gestione commissariale, per poi cessare del tutto a decorrere dal 1° gennaio 1980, quando l'assicurazione contro le malattie diventa obbligatoria per tutti i cittadini. La attuale normativa non tutela minimamente i lavoratori di tali attività nel momento in cui il titolare spesso vero fulcro dell'attività si assenta per malattia o infortunio - Assicurazioni private certo sono possibili , ma una cassa mutua a crescere legata ai versamenti delle tesse sugli utili delle ditte, pari al 10 percento degli stessi, comporterebbe un disincentivo a mascherare utili e una ventata di freschezza serenità tranquillità per milioni di persone occupate nel settore . Sapere che i propri dipendenti potranno in casi reali ricevere lo stipendio o parte di esso se "io" titolare sono malato (reale) garantirebbe da parte del settore tutto uno sforzo enorme per la crescita .

#109 da Davide Pozzo, inviato il 2/7/2012
punto 7 : sarei molto curioso di scoprire cosa succederebbe se l'unico metodo utilizzabile per le transazioni economiche fosse il bancomat o la carta di credito e non la moneta cartacea, dal acquisto del pane ,al pagamento del dentista , al versamento degli stipendi. Credo che sarebbe scioccante il risultato che si otterrebbe. Una specie di tabula rasa delle possibilità di micro evasione che sommate portano a numeri esorbitanti. Un altro punto non molto approfondito e di sicuro interesse è il significato da voler dare all'Unione Europea non sto parlando di unione politica come si parla per dare credibilità e poi fare inflazione come spera la germania ma piuttosto di quanto crediamo noi all'europa. Già nel 2003 mi chiedevo il senso di avere 1 consolato per ogni paese quando il visto che si rilasciava era unico per tutta europa, è forse un modo per impiegare personale stra pagato ? o invece è una mancanza di fiducia nei confronti delle istituzioni europee? Vi accenno al mio sogno la tassazione al 30% fissa . Una volta tagliati gli sprechi e ridotta drasticamente l'evasione una tassazione sui redditi al 30% fissa permetterebbe una crescita enorme del nostro paese si necessità di una certezza delle pene reale e non solo a parole , e quello che ora per me è solo un sogno potrebbe divenire realtà. Spero che condividiate le mie idee colgo occasione per salutarVi tutti calorosamente .

#108 da Giovanni, inviato il 6/6/2012
Anche sul mio blog abbiamo deciso di proporre alcune riforme per il paese, in particolare basate sulla lotta alle lobby e su maggiori liberalizzazioni. Date un occhiata! http://heardonthestreet2.blogspot.it/2012/05/i-dieci-comandamenti-le-riforme-per.html

#107 da vincenzo muratori, inviato il 1/6/2012
dobbiamo intavolare degli approfondimenti
su temi anche scomodi,come,Doveri e Disciplina,Autorità e responsabilità,MErito e Salario,nei prossimi giorni,darò il mio contributo su questi argomenti.

#106 da vincenzo muratori, inviato il 1/6/2012
rispondo a Giorgio Otto,caro amico ,condivido molto,ma i limiti di velocità proprio NO,andrebbero tutti innalzati,vista la sicurezza delle vetture,e,degli impianti frenanti di oggi rispetto a quelli degli anni 50/60;e poi lo stato,più carburante si consuma,più lo stato incassa.Le proposte economiche di ITALIA FUTURA sono condivisibili,manca solo:
-tassare gli statali 5% fino a 1000 €,7% la quota da 1000 a 2000,10% da 200 a 3000,20% da 3000 a 5000,40% oltre i 5000 €.Questi lavoratori,sappiamo tutti che uniscono l'utile al dilettevole,stipendi non proporzionali alla produttività,benefit,garanzie ecc,tutti i privilegi possibili,quindi, invece di licenziare e ridurre il N° degli occupati,lasciamoli tutti al loro posto,ma facciamogli pagare un pò di crisi,perchè tutti quelli che sono nel privato siano titolari di azienda o dipendenti, pagano,e di che tinta!LE pensioni,vanno rimodulate,COME SEGUE:minima 1000€ max 4000
BISOGNA ADEGUARLE ALLE ESIGENZE DI VITA,che cosa ci fanno CIAMPI,ROMITI e coetanei con 20.000€ di pensione?anche perchè si vanno a sommare a ricchezze consolidate da stipendi
D'ORO.

#105 da Francesco V., inviato il 29/5/2012
Sono molto fiducioso in questo nuovo movimento e le proposte fatte, almeno su carta, sembrano molto interessanti, una risposta chiara all'antipolitica alla ribalta in questi giorni buoi...Tuttavia a mio parere è sconfortante vedere i commenti che vengono fatti su questa bacheca, se questi sono i futuri aderenti a questo movimento non vedo speranze per il futuru...Ma io dico è mai possibile che su 1000 commenti 990 propongano ognuno una soluzione differente, c'è il politologo che dice A, l'economista che dice B, l' operaop che dice C, lo studente D. Tutti hanno la soluzione magica per salvare l'Italia, non sapevo fosse cosi facile, ma come ha fatto l'Italia con tutti questi genio a finire cosi? Mi chiedo...con questo clima non c'è neanche gusto a intavolare un confronto, ognuno dice la sua che stranamente è l'opposto di quella dell'altro, ovviamente tralasciando tutte le derive populiste che vedo abbondano anche qui, esiliamo i parlamentari, patrimoniale del 70% a tutti quelli che hanno un reddito superiore ai 50.000 euro, aboliamo tutto, vorrei ricordare a questi signori che il Movimento 5 stelle è felice di accoglierli a braccia aperte, qui mi sembra che almeno nelle intenzioni si vada in tutt'altra direzione e per fortina aggiungerei. Non propongo nessuna soluzione, vorrei solo invitare tutti a imparare a confrontarsi prima di tutto, a esprimere i propri giudizi contestualizzandoli e a evitare di lanciarsi in teorie rivoluzionarie se non si ha le basi ma sopratutto la sensibilità per farlo (e solo per spiegare quest' ultima parola mi ci vorrebbe un altro post), qua purtroppo visti anche gli orriri del passato, ci si è abituati a pensare che la politica la possano fare tutti, un po' come il calcio, un paio di partite a calcetto e tutti possiamo allenare il milan o la juve denado giudizie proponendo teorie, propongo un nuovo gioco per gli amantori delle politica...dopo il fantacalcio...ora anche il fantapolitico...le graduatorie verranno pubblicate sulla gazzetta ogni settimana.
Concludo augurando il meglio a tutti quelli che stanno intraprendendo questa nuova avventura di Italiafutura...al di la di come vada, è di questo che ha bisogno l'Italia.

#104 da Giuseppina Chiocchi, inviato il 29/5/2012
mi piacerebbe un'Italia oasi pulita del mondo in cui ecosotenibile sia intriso anche nel suo stesso nome. Se solo volessimo potremmo essere il giardino dei popoli, culla delle culture e terra fertile dell'ingegno.
Vorrei che la paura di restare indietro non alimenti il pressapochismo
Sarebbe bello essere tutti sul nastro di partenza dove i più dotati sanno di dover portare il peso della responsabilità e i meno dotati sanno di poter assaporare il gusto della bellezza senza fretta.
Vorrei che tutti in quest’ Italia potessero essere fieri del proprio apporto al paese intero grande o piccolo che sia.
IL PANNELLO FOTOVOLTAICO NON SERVE A NULLA SENZA IL SOLE; MA SAREBBE INUTILE ANCHE SENZA I MILLE ELETRRODOMESTICI GRANDI O PICCOLI O PICCOLISSMI CHE UTILIZZIAMO OGNI GIORNO PER OTTIMIZZARE AL MEGLIO IL NOSTRO TEMPO E LE NOSTRE POTENZIALITA’.
Vorrei che un avvocato, un idraulico, un giardiniere, un operaio o/e sopratutto un politico, certi di aver svolto con onestà e orgoglio il loro lavoro, potessero egualmente rappresentare la nostra magnifica Italia.
Non so se sono di destra o di sinistra e non mi interessa ma so che mi manca il senso di orgoglio e il privilegio di essere itaiana

#103 da Mariano Musicò, inviato il 29/5/2012
Queste proposte possono essere realizzate unicamente da un Governo politico forte di un Parlamento sano che davvero appoggia l'azione di governo.

Bisofna entrare in Parlamento con programmi come questo e con persone degne del compito.

#102 da Antonio Maglione, inviato il 17/5/2012
In questo momento particolare, difronte ad una crisi eccezionale ci sarebbe bisogno di provvedimenti "eccezionali". Uno di questi potrebbe essere quello di dare la possibilità a chi non riesce a pagare tasse e tributi, chi è incorso in problemi con l'erario e vuole pagare ma non può, di chiedere una dilazione di pagamento "eccezionale", anche fino a 10 anni, (in base al debito e alla capacità di rimborso mensile)magari iscrivendo ipoteca di 1° o 2° grado su immobili del debitore. Credo che questo farebbe diminuire sensibilmente i casi di disperazione e suicidio e farebbe sicuramente incassare di più all'erario, magari migliorerebbe anche la considerazione dei contribuenti verso Equitalia.

#101 da cuorepensante, inviato il 23/12/2011
Tutto bene sul programma e condivisibile tranne la riforma delle pensioni dove si continua ad annunciare un aumento indiscriminato dell'età senza tener conto di realtà e condizioni di lavoro differenti e non assimilabili. Alcuni lavori, veramente faticosi e stressanti, non si possono più fare a 60 anni o più di età. Infine, ritengo fortemente ingiusto non consentire di andare in pensione a chi ha già versato 40 anni di contributi. E' una beffa, un'ingiustizia e per qualche verso una truffa. Auguri e Buon Lavoro ai cervelli di Italia Futura.

#100 da giorgio otto fischer, inviato il 20/12/2011
PRIMA NECESSITA': RIDURRE IL DEBITO ESTERO DEL PAESE > RIDURRE IL SALDO NEGATIVO DI BILANCIA DEI PAGAMENTI > RIDURRE IL SALDO NEGATIVO DI BILANCIA COMMERCIALE. Dai siti della Banca d'Italia e dell'Istat risulta che il ns paese abbia un saldo attivo di bilancia commerciale, salvo il fatto che questo risultato venga ribaltato dalle poste energetiche. E' evidente che bisogna agire subito con effetti immediati e in maniera strutturale su questo punto: effetti immediati da 5 miliardi di euro annui si possono ottenere riducendo di 30km/h i limiti sulle autostrade (oltre 36 milioni i veicoli targati residenti); effetti strutturali si hanno poi solo ricorrendo alle energie rinnovabili e in prospettiva affidandosi a apparecchi (automobili, caldaie, elettrodomestici) a basso assorbimento. In questo caso può essere interessante la leva fiscale: aliquote differenziate per il bollo in base alle emissioni di CO2, aliquote IVA diverse per diverse categorie di consumo dei prodotti, in modo tale da colpire selettivamente i comportamemti che creano esternalità negative (cd. principio GOOD TAXES)

#99 da giacinto ciminello, inviato il 28/11/2011
Giacinto Ciminello Non vi sembra che questi di Moodys e tutti gli altri che in coro si sono messi a fare le ciucciuettele,ci stiano un pò rompendo ??? NO SIGNORI, L'EUROPA NON FALLISCE E NEMMENO L'ITALIA, ALLA FACCIA VOSTRA. Sono stati capaci, per la nostra dabbenaggine, di girare la frittata, loro stanno veramente inguaiati e ci hanno inguaiato e mò la colpa è nostra. Hanno cominciato piano, piano, con la Fiat, poi chiudendo le fabbriche italiane delle loro multinazionali, poi attaccando con la parte in loro possesso i nostri titoli di stato, tutto per cancellare l'EURO ed avere campo libero sull'economia mondiale.

#98 da nic, inviato il 27/9/2011
sottoscrivo in pieno quello che scive Alan De Marco, ma SE NON ORA QUANDO ci sarà l'annuncio, sig. Presidente Montezemolo, della costituzione in partito di IF con lei impegnato in prima persona a servire (e salvare) questa povera Italia fatta di tanti giovani senza speranza nel loro futuro?

#97 da fabrizio petrucci, inviato il 20/9/2011
E' ora di dirci la verità. Che così non ce la faremo; non ce la faremo ad avere il controllo, la guida del nostro Paese. Che i nostri figli ed i giovani vivranno in un Paese non loro. Che sarà come essere nel Medio Evo. Oggi, non c’è bisogno di avere bandiere straniere sventolanti sui portoni dei palazzi istituzionali o truppe aliene per le strade, per non essere a casa propria. Basta non essere proprietari del proprio futuro, delle scelte che contano. Che ci verranno imposte, se non ci diciamo la verità.
E la verità è che per una buona metà il nostro debito pubblico è degli italiani stessi. Piccoli risparmiatori, banche, investitori istituzionali. Non possiamo chiedere all’Europa, al mondo, di pagare i nostri debiti per noi, se non siamo disposti a rimettere in discussione i nostri diritti di risparmiatori. Se per primi non siamo in grado di dire che il debito sottoscritto da investitori stranieri è diverso da quello sottoscritto da noi stessi. E che noi saremo capaci di onorare i nostri debiti, sacrificando temporaneamente i nostri diritti di risparmiatori.
Da una parte abbiamo un immenso patrimonio statale e degli enti locali, dall’altra un debito di cui noi stessi siamo creditori, per almeno la metà. Tralasciando i tecnicismi, sostituiamo il debito sottoscritto dai cittadini e da banche italiane con quote di fondi immobiliari, private equity fund in cui far confluire il meglio del nostro patrimonio, comprese le migliori aziende pubbliche. Che altrimenti sarà presto svenduto.
Non si tratta di aver paura che ‘arrivi lo straniero’ a portarci via il Colosseo. Si tratta di capire se, per tenerci stretti i nostri titoli di Stato, per poter essere liberi di svenderli se necessario, siamo disposti a non avere alcuna voce in capitolo nel progresso del nostro Paese e del mondo per altri trent’anni.
Si tratta di capire se siamo pronti a vivere in un posto drammaticamente infelice, pur di aggrapparci all’ultima speranza che la soluzione arrivi da fuori e non da noi.
Se fossimo pronti a farci carico con dignità della responsabilità di essere italiani, tutto sarebbe possibile. Ogni riforma sarebbe a portata di mano. Nessuna categoria, corporazione o casta potrebbe resistere alla forza del coraggio di un popolo che alza la testa e fa come cittadino quanto farebbe in casa propria. Lasciamo che siano gli storici a stabilire di chi sia la colpa, pensiamo piuttosto a riprenderci il nostro futuro.

#96 da Massimo Giglioli, inviato il 18/9/2011
Torniamo, per favore, a discutere e proporre concretamente dele modifiche realistiche. Credo che il primo passo debba essere forzatamente il drastico ridimensionamento dell'impianto statale, condotto ai suoi compiti primari (welfare, difesa, istruzione, sanità, giustizia). E' l'idea principale lanciata dal Pres. Montezemolo e porta con sè a cascata tutte le implicazioni necessarie ad una vera rinascita morale,politica ed economica. A questo scopo basti rileggere molti dei commenti qui rilasciati. Personalmente poi aggiungerei, senza pretesa di stilare una classifica di priorità, una nuova legge elettorale non anticostituzionale come quella attuale, l'utilizzo degli strumenti più semplici ed efficaci contro l'evasione fiscale (che possiamo semplicemente copiare dagli stati civili), una politica di crescita che abbia al centro la creazione di posti di lavoro a tempo indeterminato, secondo regole che non imbriglino datori di lavoro e dipendenti. A tutela dei lavoratori ed imprenditori onesti, che sono moltissimi ed hanno il diritto di essere riconosciuti come tali e di avere loro per primi dei vantaggi fiscali, rilancio l'idea della nascita di un nuovo rapporto su base volontaria di piena trasparenza con Uffici Entrate e/o Guardia di Finanza, una sorta di verifica periodica fatta in collaborazione e non in modo coercitivo, che permetta di avere un riconoscimento della propria integrità. Anche questa non è una farneticazione, ma qualcosa che si può riprendere dal rapporto con il fisco già utilizzato in alcuni paesi civili. Ancora buona Italia a tutti

#95 da alessandro ricchi, inviato il 16/9/2011
Il problema di fondo, in questo momento di stagnazione/depressione dell’economia reale, è costituito dal rallentamento/diminuzione della domanda di beni e servizi,
che si riflette successivamente in:

minore attività manifatturiera/commerciale -> minore occupazione -> minore sviluppo -> minore gettito fiscale (entrate statali) -> minore possibilità di risparmio -> minori possibilità di investimenti per il futuro (sia da parte delle imprese, che da parte dello Stato)
e, come un gatto che si morde la coda, determina inoltre :
peggioramento del rapporto Debito/Pil ( che impone la necessità di ricorrere a misure di finanza straordinaria = TASSE, per coprire i disavanzi di bilancio -> ulteriore impoverimento -> aggravamento della situazione sociale (che implica ulteriori aumenti di spesa) -> - conflitti sociali.

Ma perché rallenta la domanda di beni e servizi?
Semplice. Perché la gente, in un momento di crisi, o stringe la cinghia o, addirittura non ha più neanche la cinghia da stringere.
E allora come fare per rilanciare la domanda?
Semplice anche questo. Aumentandone la capacità di acquisto. E come farlo (senza un aumento degli stipendi che provocherebbe un’escalation dell’inflazione e problemi di competitività alle imprese) ?
Ancora abbastanza Semplice.
Ad esempio diminuendo il carico fiscale a carico dei redditi bassi, rimodulando le aliquote Irpef in modo che la parte tolta alle classi più misere venga recuperata da quelle più abbienti.
Questa operazione consentirebbe, a saldi invariati per lo Stato, di aumentare il potere di acquisto generale della popolazione, ributterebbe sul mercato la “benzina” necessaria a riaccendere la spinta propulsiva a favore dell’industria e del commercio, potrebbe portare ad un aumento dell’occupazione, stimolerebbe le entrate fiscali (riduzione debito/PIL)e la propensione all'investimento imprenditoriale, e a placare i conflitti sociali, anzichè inasprirli.
Rimetterebbe in moto,cioè, la macchina dell'economia

#94 da diego, inviato il 6/9/2011
Egregio avvocato, nelle proposte di I.F. non si evince nulla sul taglio dei privilegi e dei vitalizi dei politici.
Un comune mortale deve lavorarer oltre 40 anni per avere una miseria di pensione mentre i signori politici basta qualche annetto seduto in poltrona per avere assicurata la pensione, e che pensione!!

#93 da marco denaro, inviato il 5/9/2011
questa la mia manovra 1) eliminare tutti i benefit ai politici, 2) eliminare tutte le province che non servono 3) tasse sui patrimoni vaticano compreso 4) riduzione delle pensioni d'oro 5) recupero condono 2002 6) saldo e stralcio delle cartelle esattoriali 7) condono fiscale a pagamento immediato 8) eliminare tutte le auto blu tranne 4 9) tassa di solidarietà per guadagni superiori ai € 100000 del 5% 10) riduzione spese politica eliminare il rimborso elettorale e le sovvenzioni hai giornali

#92 da Francesco, inviato il 3/9/2011
Leggendo la contromanovra proposta da Italia Futura, non trovo alcun riferimento all'abolizione di tutti i benefit nei confronti dei parlamentari e di parenti ed amci!!!

#91 da monteleone nicola, inviato il 3/9/2011
penso che nella riforma fiscale pensare ad un euro virtuale potrebbe risolvere i problemi dell'italia voi cosa ne pensate un patto di stabilita' per i comuni e gli enti per le assunzioni potrebbe risolvere tutti i problemi dei tagli per esempio un comune di 1000 abitanti deve avere 5 dipendenti e non 10-15-20 come succede

#90 da giorgio otto fischer, inviato il 2/9/2011
Finisco con un'ultima considerazione: tutte le misure che ho proposto non avrebbero avuto conseguenze dirette sulle ns tasche. Ne aggiungo una, che a qualcuno costerà parecchio ma a me fa meno arrabbiare della sopressione del 25 aprile e del 1 maggio. Si potrebbe ridurre i limiti di velocità sulle autostrade dai 130 km/h attuali a 100 km/h. Lo so che sembra una cosa da pazzi, ma gli effetti sarebbero notevoli. La maggiore spesa che affronta l'Italia verso l'estero è infatti quella relativa all'acquisto di materie prime, ed in primo luogo di petrolio e gas. Riducendo i limiti, le auto percorrerebbero più km con meno carburante. Dovrei verificare meglio i dati, ma in media i 20 milioni di auto presenti nel paese percorrono 15 mila km annui, per un totale di 300 miliardi di km, ed un consumo di circa 30 miliardi di litri di carburante. Se il consumo si riducesse del 10%, come risulta dalle riviste automobilistiche, ridurremmo la spesa delle famiglie e delle aziende di 3 miliardi di litri (4,5 miliardi di euro annui) che verrebbero destinati a risparmio e consumo interno e non contribuirebbero al disavanzo di bilancia commerciale, al fabbisogno di valuta estera, eccetera eccetera, oltre che alla spesa sanitaria per la riduzione degli incidenti, ed alla spesa per le infrastrutture (le autostrade andando piano "si allungano"). Saluti

#89 da giorgio otto fischer, inviato il 2/9/2011
Si dovrebbe invece percorrere, sempre in accordo con le istituzioni internazionali e i principali partner politici e commerciali, un percorso di definizione di standard per l'applicazione del regime di piena concorrenza sui mercati internazionali dei beni. Siamo tutti d'accordo che la libera circolazione delle merci crei ricchezza, ma questo è vero a parità di condizioni del mercato del lavoro. Se una o più società civili, che pagano i propri operai al costo del lavoro derivante dalla produttività marginale degli impianti nel paese, si mettono in libera concorrenza con un'altra che utilizza schiavi che non godono di ferie, previdenza, assistenza, limiti all'orario di lavoro, ecc, il confronto è impari e se si vuole giocare la partita bisognerà mettere in atto dei meccanismi correttivi e degli incentivi per la controparte commerciale a "mettersi in regola". Non si tratta di fare la guerra alla Cina o discriminare questo o quel paese, ma creare delle regole, che se non rispettate diano luogo all'applicazione automatica di dazi all'importazione. Avremmo un gettito considerevole, un incentivo internazionale a rettificare determinate posizioni lavorative, minori importazioni (e minor disavanzo commerciale e minor necessità di valuta estera, ergo di debito verso l'estero), più domanda per i beni interni e più occupazione, restando pur sempre in regime di concorrenza con i paesi nostri pari

#88 da giorgio otto fischer, inviato il 2/9/2011
proseguo la mia breve analisi dicendo che mi sembra controproducente, se l'intenzione della manovra è effettivamente quello di spostare a favore della stabilità il rapporto debito/Pil, andare a aumentare - in qualsiasi modo lo si faccia - la tassazione sul reddito. E' noto infatti che l'effetto di una tassazione comporti come effetto collaterale una limitazione implicita del volume della cosa che si tassa: ora se tassiamo il reddito, non diminuisce il Pil? E se l'elasticità del Pil è maggiore dell'aliquota corretta per il regime di tassazione, questo fa addirittura diminuire il gettito; per non parlare dell'incentivo implicito all'evasione. Per questo, mi sembra una misura da non percorrere

#87 da giorgio otto fischer, inviato il 2/9/2011
Come ho avuto modo di scrivere prima ancora che fosse varata la manovra di governo, nutro seri dubbi su questi frettolosi adeguamenti di facciata. Il Palazzo crolla, ne vediamo una crepa e ripariamo sempre quella invece di irrobustirne le fondamenta. Nutro dubbi anche sulle manovre economiche di breve termine che si stanno spostando dalle aziende agli Stati, e questo sotto la pressione di mercati finanziari che sono diventati troppo voluminosi e fini a se stessi per continuare ad essere utili all'economia reale. Infatti, la prima misura che si doveva prendere, proprio nel momento in cui sotto pressione era l'intera Unione Monetaria e il debito USA, sarebbe stata quella dell'introduzione della cd Tobin Tax, tassa che genera un gettito voluminoso e non può essere evasa se applicata in maniera estesa tra gli stati, e che ha come effetto collaterale la forte penalizzazione degli investimenti finanziari a brevissimo e breve termine, risultando invece sostanzialmente neutra sugli effetti finanziari a medio lungo.

#86 da Domenico Quadrelli, inviato il 2/9/2011
Ho visto che il così autodefinitosi terzo polo ha scopiazzato qualche provvedimento del documento sulla manovra elaborato da Italia Futura che condivido totalmente. Per favore alla larga !!!!!!! E' gente a cui piace parlare ma che non capisce nè crede in una sola parola di quello che dice. Se doveste ( dovessiomo) partecipare alle prossime elezioni per favore niente accordi con tali figuri perchè il giorno dopo per una poltrona sarebbero pronti a rimangiarsi tutto. Grazie per l'ascolto e scusate la franchezza



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