La contromanovra di Italia Futura

10 idee per rimettere in moto il paese

di Italia Futura , pubblicato il 19 agosto 2011
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AGGIORNAMENTO - 29/08/2011: Leggi gli emendamenti di Italia Futura alla manovra del Governo, presentati al Senato da Nicola Rossi

Lunedì 22 agosto la Commissione Bilancio del Senato avvierà l’esame del disegno di legge di conversione del decreto legge no. 138 del 13 agosto 2011 contenente “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”. Italia Futura ha già espresso i propri dubbi e le proprie perplessità circa i contenuti di una manovra che consideriamo insufficiente ed iniqua ma soprattutto priva di una visione del futuro del paese (vedi l’editoriale di Luca di Montezemolo del 14 agosto 2011 “Sono scelte deboli contro l’emergenza”). Il Governo ha segnalato in tempi e modi diversi la propria disponibilità a correzioni che ci auguriamo significative.

Cogliendo questa disponibilità riteniamo di dover sintetizzare le direzioni di una possibile modifica del decreto avvertendo che i punti che seguono non devono intendersi come un menù, una lista all’interno della quale scegliere ciò che più aggrada e respingere ciò che appare più scomodo. Essi, al contrario, vanno considerati contestualmente in quanto rispondono ad una idea complessiva del paese, delle sue scelte di finanza pubblica, del loro impatto sulle diverse fasce sociali e delle loro conseguenze sulla crescita.

Il primo attore economico al quale riteniamo necessario e doveroso chiedere un sacrificio in questo frangente sono le Istituzioni (Scheda no. 1: Una patrimoniale per lo Stato e gli Enti locali; Scheda no. 2: Un contributo di solidarietà da parte della politica). Il patrimonio mobiliare ed immobiliare dello Stato e degli Enti locali è il primo patrimonio al quale fare ricorso per abbattere il debito pubblico (con l’obbiettivo di portarlo al più presto al di sotto del 100% del prodotto) e con esso il servizio del debito. Molto si può fare in tempi anche molto rapidi e moltissimo si può fare nel medio periodo. Dismettere il patrimonio pubblico è un atto dovuto nei confronti dei tanti italiani che sperimentano oggi la serietà della crisi. Lo è ancor di più dopo gli eventi delle passate settimane che hanno segnalato come proprio nella acquisizione e nella gestione del patrimonio pubblico si annida spesso la corruzione più diffusa e intollerabile. Ma dismettere non basta, bisogna anche intervenire sui flussi di spesa più direttamente attinenti le istituzioni. Sopprimendo le provincie, e non limitandosi ad accorparne alcune. Intervenendo decisamente su organi costituzionali come il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e su enti locali sui generis come le Camere di Commercio. E si tratta solo dei primi esempi.

Ciò premesso, riteniamo che la manovra all’esame del Parlamento sia una straordinaria opportunità per affrontare e risolvere alcuni nodi annosi dell’economia e della società italiane. La previdenza, in primo luogo (Scheda no. 3: Previdenza, un cantiere da chiudere). Riteniamo che sia arrivato il momento di superare definitivamente istituti nati e cresciuti in un contesto socio-economico completamente diverso da quello attuale (come le anzianità o la minore età pensionabile femminile) anche per poter disporre delle risorse necessarie a costruire un welfare a misura delle donne e un sistema previdenziale aperto alle generazioni più giovani. Se quindici anni fa era Cofferati a gridare “le pensioni non si toccano”, oggi è Bossi a recitare la stessa parte. E’ arrivato il momento che il paese si liberi dei conservatorismi tanto di sinistra quanto di destra che lo hanno fino ad ora ingabbiato.

Il mercato del lavoro, in secondo luogo (Scheda no. 4: Tutti uguali davanti al lavoro). Riteniamo che non sia più rinviabile l’introduzione di un unico contratto di lavoro a protezione crescente per tutti i futuri lavoratori dipendenti (ferme restando le ovvie eccezioni a contenuto formativo o dei contratti a termine per i casi di sostituzioni temporanee o di punte stagionali): occupazione a tempo indeterminato per tutti i nuovi assunti quindi e piena protezione contro le discriminazioni e contro i licenziamenti disciplinari ingiustificati, ma nessuna inamovibilità per motivi economici e organizzativi.

La definizione delle questioni previdenziali permetterebbe di abolire l’odioso, perché profondamente iniquo, contributo di solidarietà. Non mancano peraltro le ragioni per un intervento inteso a chiedere a chi più ha di contribuire maggiormente alla soluzione delle difficoltà del paese (Scheda no. 5: Crescita ed equità, due facce della stessa medaglia). Riteniamo che sia questo il momento per introdurre una imposta patrimoniale permanente con aliquota pari allo 0,5% sui patrimoni superiori a 10 milioni di euro. Il gettito dell’imposta sulle “grandi fortune” contribuirebbe, nel biennio 2012-2013, ad accelerare il percorso verso il pareggio di bilancio (portando comunque ad una pressione fiscale inferiore a quella prevista nella manovra) e sarebbe destinato dal 2014 a finanziare – su base strettamente competitiva – i settori dell’istruzione e della ricerca e della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

Riteniamo, comunque, che si debba evitare il ricorso, in questa fase, a misure di carattere estemporaneo (Scheda no. 6: Regole sì, ma soprattutto regole stabili). Riteniamo che sia un errore grossolano quello di non mantenere i patti con i contribuenti anche quando questi patti sono sbagliati (come nel caso dello scudo). Il discorso, per inciso, vale anche per l'addizionale Ires sulle imprese energetiche. Tassare nuovamente i capitali scudati sarebbe, comunque, una ipotesi legalmente non praticabile e riproporre un nuovo scudo fiscale non aggiungerebbe nulla di strutturale alla manovra. L'ennesimo tentativo di non prendere atto della serietà della situazione.

Al rigore ed alla equità, riteniamo vadano affiancati interventi in grado di riportare l’Italia a crescere. Si tratta di interventi, in tutti i casi, senza impatto sui conti dello Stato. Interventi relativi al rapporto fra Stato e contribuenti (Scheda no. 7: Dagli evasori ai contribuenti): la lotta all’evasione è compito essenziale di ogni Governo, a prescindere, ed il rispetto dell’obbligo fiscale è essenziale per il corretto funzionamento di un economia di mercato (la autodichiarazione patrimoniale di cui alla Scheda no. 5 può, in questo senso, costituire uno strumento fondamentale), purché, però, contestualmente ci si impegni senza esitazioni a destinare alla riduzione delle aliquote le risorse provenienti dall’attività di contrasto all’evasione.

Interventi relativi al alla composizione del prelievo fiscale (Scheda no. 8: Sostenere le imprese): immaginare di ricorrere ad un aumento della imposizione indiretta (dell’Iva, cioè) per sostituire questo o quel pezzo della manovra è irragionevole; l’aumento dell’Iva può essere una scelta intelligente se e solo se è parte di una manovra di riequilibrio delle entrate intesa a ridurre corrispondentemente, e per lo stesso ammontare, il prelievo sulle imprese (a cominciare dall’Irap).

Interventi relativi al funzionamento dei mercati (Scheda no. 9: Mercato, non solo a parole): l’idea che per sostenere la crescita sia necessario mettere in campo risorse pubbliche è, come minimo, fuorviante (il Mezzogiorno ne è testimone). Il ricorso alla spesa pubblica è, spesso, la modalità con cui la politica evita di affrontare questioni difficili. Le principali misure di sostegno alla crescita nel nostro paese sono a costo zero: riguardano il funzionamento della pubblica amministrazione, in tutti i suoi aspetti, e, in particolare, il funzionamento dei mercati con particolare riferimento al comparto dei servizi. Facciamo nostre le proposte in tema di liberalizzazioni avanzate recentemente dall’Istituto Bruno Leoni.

Interventi tesi a cambiare la cultura politica e sociale del paese (Scheda no. 10: Le riforme costituzionali). Introduzione del vincolo del bilancio in pareggio, dimezzamento del numero dei parlamentari, abolizione delle province, libertà di impresa. Si proceda senza indugio con l’obbiettivo di concludere in tutti i casi l’iter entro l’anno e lo si faccia seriamente.

Disciplina (e serietà) nelle politiche di bilancio e equità nella distribuzione dei sacrifici, crescita: se la politica italiana c’è – tanto al governo quanto all’opposizione – batta un colpo. Se non c’è – tanto al governo quanto all’opposizione - si faccia da parte. L’Italia non può aspettare.


Schede


1.Una patrimoniale per lo Stato e per gli Enti locali.

Il primo attore economico al quale chiedere un sacrificio in questo frangente sono le Pubbliche amministrazioni. Riteniamo che il patrimonio mobiliare ed immobiliare dello Stato e degli Enti locali sia il primo patrimonio al quale fare ricorso per abbattere il debito pubblico e con esso il servizio del debito.

Il patrimonio immobiliare delle amministrazioni locali ammonta a ca. 350 mld. di euro. La parte più consistente è posseduta dai Comuni (ca. 230 mld. di euro). Seguono le Regioni (11 mld. di euro) e le Provincie (29 mld. di euro). A ciò si aggiunge il patrimonio delle ASL (ca. 25 mld. di euro) e quello dell’Edilizia Residenziale Pubblica valutabile fra i 50 ed i 150 mld. di euro. Limitandoci al caso di Comuni, Provincie e Regioni, la parte libera, inutilizzata o affittata a terzi, è stimabile, in via prudenziale, in ca. il 3-5% del totale, pari ad un valore di mercato compreso fra i 20 ed i 40 mld. di euro. A questa andrebbe aggiunta la parte dell’Edilizia Residenziale Pubblica che ha perso le originarie finalità sociali, stimabile in ca. il 60% del totale. La Cassa Depositi e Prestiti – soggetto esterno alla P.A. – ha in essere mutui verso Comuni, Provincie e Regioni per complessivi 111 mld. di euro ca. che rappresentano debito pubblico per ca. 6 punti di Pil. Riteniamo che Comuni, Provincie e Regioni che dispongano di patrimonio immobiliare non utilizzato per fini strettamente istituzionali e/o affittato a terzi, debbano utilizzarlo per estinguere immediatamente, in tutto o in parte, i mutui già contratti con la Cassa Depositi e Prestiti (previa valutazione degli immobili da parte di un advisor nominato dalla stessa Cassa). La Cassa Depositi e Prestiti acquisirebbe gli immobili sostituendo nel suo attivo i mutui verso gli enti locali con le quote di un fondo cui gli immobili sarebbero successivamente trasferiti come equity e di cui la Cassa Depositi e Prestiti potrebbe limitarsi ad essere pro tempore il quotista di maggioranza relativa. Gli enti locali si priverebbero della parte non utilizzata del patrimonio immobiliare e contestualmente ridurrebbero l’indebitamento. Inoltre, nel caso di Comuni, Provincie e Regioni che non dispongano di patrimonio immobiliare non utilizzato per fini strettamente istituzionali e/o affittato a terzi ma dispongano di partecipazioni di controllo in società di capitali che gestiscano servizi di pubblica utilità, riteniamo che gli stessi Enti locali debbano utilizzare queste ultime per estinguere in tutto o in parte i mutui già contratti con la Cassa Depositi e Prestiti. L’impatto della norma sullo stock di debito pubblico è potenzialmente pari al 5% del Pil.

Il patrimonio mobiliare dello Stato ammonta a ca. 500 mld. di euro. Al suo interno spiccano alcune partecipazioni che in nessun senso possono considerarsi strategiche: due delle tre reti Rai, Bancoposta, Sace, Anas (per la componente concessioni) per fare solo i primi esempi. La loro dismissione, con modalità da definirsi, deve essere posta immediatamente all’ordine del giorno. L’introito corrispondente dovrebbe essere riversato nel fondo per l’ammortamento del debito pubblico.

Per memoria, si ricorda che fra il 1994 ed il 2003 furono privatizzati asset per ca. 90 mld. di euro. Nel periodo 2000-2005 sono stati privatizzati immobili pubblici per circa 20,4 miliardi di euro, di cui 16,3 miliardi da parte dello Stato ed Enti previdenziali e 4,2 da parte degli Enti territoriali.

2.Un contributo di solidarietà da parte della politica.

L’intervento sulle realtà provinciali e comunali di minori dimensioni presente nella manovra è meritorio ma largamente insufficiente. Nel primo caso, in particolare, esso non prefigura il necessario superamento dell’istituzione provinciale. Riteniamo dunque che, in attesa di norma costituzionale che elimini il livello intermedio di governo fra Comuni e Regioni, debbano essere soppresse tutte le province con meno di 1 milione di abitanti e che le funzioni delle stesse debbano essere fin d’ora trasferite alle Regioni o ai Comuni. A scanso di equivoci, è bene ripeterci: soppresse, e non accorpate.

Riteniamo, inoltre, che il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro possa, nel rispetto del dettato costituzionale, essere collocato presso la Presidenza del Consiglio e ridotto a non più di 15 membri non remunerati per le loro funzioni.

Riteniamo che alcune delle funzioni a rilevanza pubblica oggi svolte dalle Camere di Commercio, Industria, Artigianato ed Agricoltura debbano essere affidate agli enti locali (in particolare la tenuta del registro delle imprese) e che l’autonomia degli enti camerali debba tradursi in una loro indipendenza economica derivante dalla fornitura a titolo oneroso di servizi alle imprese in regime di concorrenza, in assenza di qualsivoglia autonomia tributaria.


3.Previdenza: un cantiere da chiudere.

Le riforme dell’ultimo quindicennio – ivi inclusa la recente indicizzazione agli andamenti demografici – hanno fatto molto per garantire la sostenibilità del sistema nel lungo periodo che garantita ancora non è però in presenza di una crescita debole, per un verso, e, per l’altro, di un numero rilevante di carriere lavorative corte e/o discontinue. Riteniamo che sia arrivato il momento di superare definitivamente istituti nati e cresciuti in un contesto socio-economico completamente diverso da quello attuale anche per poter disporre delle risorse necessarie a costruire un welfare aperto alle donne e un sistema previdenziale a misura delle generazioni più giovani.

In primo luogo, le pensioni di anzianità. Nate nel 1969 in un momento in cui le tendenze demografiche sembravano permettere una maggiore generosità, oggi sono un inaccettabile onere a carico delle generazioni future. Chiudere la parentesi delle pensioni di anzianità – con la dovuta eccezione dei cd. lavori usuranti – è semplicemente un atto dovuto. Riteniamo, quindi che i requisiti per le pensioni di anzianità (tanto per i dipendenti quanto per gli autonomi) vadano così ridefiniti: (a) dal 1°gennaio 2012 almeno 36 anni di anzianità contributiva e 62 anni di età, (b) dal 1° gennaio 2013 almeno 36 anni di anzianità contributiva e 63 anni di età, (c) dal 1° gennaio 2014 almeno 36 anni di anzianità contributiva e 64 anni di età, (d) dal 1° gennaio 2015 almeno 36 anni di anzianità contributiva e 65 anni di età. L’intervento riguarderebbe, nel triennio, non più di 150 mila lavoratori.
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In secondo luogo, l’età pensionabile femminile. La differenza rispetto alla età pensionabile maschile non è altro che la conseguenza di un modello sociale centrato sul maschio, prevalente fonte di reddito familiare. Un risarcimento e, soprattutto, un anacronismo che, non contenti, vorremmo cominciare a correggere solo fra dieci anni. Riteniamo che l’adeguamento debba aver luogo a partire dal 1° gennaio 2012 e concludersi, al massimo, nel giro di un decennio.

In terzo luogo, l’età pensionabile. Riteniamo che si debba anticipare al 2012 l'adeguamento dell'età pensionabile alle aspettative di vita, con l’obbiettivo di portare l’età pensionabile a 67 anni fin dal 2016.

Nel complesso, i tre interventi citati comporterebbero a partire dal 2012 minori spese per ca. 0,5-1,0 mld. di euro che crescerebbero nel tempo fino a raggiungere 1-2 mld. di euro nel 2014, 2-3 mld. nel 2015 e, a regime, ca. 15-20 mld. di euro.

Una quota minima dei risparmi citati dovrebbe essere destinata fin dal 2012 (a) alla definizione di uno schema di prestiti contributivi in grado di sfruttare il meccanismo “ad accumulazione” del sistema previdenziale vigente; uno schema inteso a consentire – con oneri marginali per lo Stato – carriere contributive continue anche per le generazioni più giovani in grado di evitare quel che fra qualche tempo sarà inevitabile: il ritorno in grande stile della pensione assistenziale; (b) alla realizzazione di una rete di asili nido in grado di favorire la partecipazione femminile al mercato del lavoro; e (c) al finanziamento della riforma della contrattazione (vedi Scheda no. 4) .

4.Tutti uguali davanti al lavoro.

Riteniamo che non sia più rinviabile l’introduzione di un unico contratto di lavoro a protezione crescente per tutti i futuri lavoratori dipendenti (ferme restando le ovvie eccezioni a contenuto formativo o dei contratti a termine per i casi di sostituzioni temporanee o di punte stagionali): occupazione a tempo indeterminato per tutti quindi e piena protezione contro le discriminazioni e contro i licenziamenti disciplinari ingiustificati, ma nessuna inamovibilità per motivi economici e organizzativi. In caso di licenziamento, trattamento complementare di disoccupazione “alla scandinava”, contribuzione figurativa per i periodi di disoccupazione, assistenza nel mercato del lavoro più efficace e controllo altrettanto efficace sulla effettiva disponibilità del lavoratore alla nuova occupazione. Nel contempo, attenta valutazione dei maggiori oneri monetari sopportati dalle imprese a seguito del cambio di regime (valutabili in media e in termini prudenziali in circa lo 0,3% della retribuzione lorda) e rimborso degli stessi oneri medi in via permanente attraverso una riduzione di pari importo di alcune voci di contribuzione e i rimborsi resi possibili dal Fondo Sociale Europeo.

5.Crescita ed equità: due facce della stessa medaglia.

Riteniamo che sia questo il momento per introdurre una imposta patrimoniale permanente con aliquota pari allo 0,5% sui patrimoni superiori a 10 mil. e tetto pari a euro 1.000.000 (escludendo le partecipazioni in società non quotate ma non le immobiliari e le holding di partecipazione). L’imposta sarebbe basata su una autodichiarazione dei patrimoni mobiliari ed immobiliari eccedenti i 10 ml. di euro da parte dei contribuenti da presentarsi unitamente alla dichiarazione Ire e dovrebbe prevedere pesanti sanzioni nel caso di dichiarazioni mendaci.

Secondo le stime dell'Associazione Italiane Private Banking, sono 20 mila gli italiani con un patrimonio finanziario netto fra i 5 e i 10 milioni di euro e 8 mila quelli con patrimonio finanziario netto superiore a 10 milioni di euro: Ricordando che la ricchezza mobiliare delle famiglie italiane tende ad essere i 2/3 circa della ricchezza immobiliare, una valutazione prudenziale porterebbe a valutare in oltre 1,0 mld. di euro il gettito dell’imposta se riferita al solo scaglione più elevato (> 10 ml. di euro).

Il gettito dell’imposta andrebbe a sostituire, per dimensione, negli anni 2012 e 2013 il cd. contributo di solidarietà e, a partire dal 2014, verrebbe destinato a finanziare – su base strettamente competitiva – i settori dell’istruzione e della ricerca e della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

6.Regole sì, ma soprattutto regole stabili.

Il fisco dovrebbe essere il regno della stabilità, della semplicità, della trasparenza. Le norme fiscali dovrebbero essere pensate per durare decenni (e non anni) e dovrebbero essere costruite per essere comprese. Ma non in Italia: valga per tutti l’esempio della addizionale Ires sulle imprese del settore energetico che rappresenta, al meglio, uno dei principi cui più frequentemente si è ispirata la politica italiana nell’ultimo quindicennio: le regole possono essere cambiate in qualunque momento a discrezione del Sovrano. Finché questa sarà l’impostazione, i capitali stranieri di cui pure avremmo estremo bisogno non metteranno piede in Italia (e quelli italiani ne usciranno). In questo senso, sopprimere l’addizionale Ires è parte di una nuova e diversa strategia di politica economica intesa a riportare i capitali esteri in Italia. Nella stessa direzione va il rifiuto di tassare i capitali rientrati con lo scudo fiscale. Che quei capitali siano stati a suon tempo tassati in misura infima è fuori discussione, ma altrettanto fuori discussione dovrebbe essere il rispetto dei patti.

7.Dagli evasori ai contribuenti.

La lotta all’evasione è compito essenziale di ogni Governo, a prescindere, ed il rispetto dell’obbligo fiscale è essenziale per il corretto funzionamento di un economia di mercato. La autodichiarazione patrimoniale (di cui al punto 4) può, in questo senso, costituire uno strumento fondamentale. Purché, però, contestualmente ci si impegni a destinare alla riduzione delle aliquote le risorse provenienti dall’attività di contrasto all’evasione. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: si chieda al Ragioniere generale dello Stato di certificare ex post il recupero da evasione e si stabilisca fin d’ora che lo stesso sarà dedicato anno dopo anno alla riduzione della pressione fiscale. Se per qualche anno si mantenesse il ritmo del 2010 (ca. 10 mld. di euro evasi recuperati dall’Amministrazione), basterebbe una legislatura per ridurre significativamente e visibilmente la pressione fiscale sui contribuenti onesti.

8.Sostenere le imprese.

Immaginare di ricorrere ad un aumento della imposizione indiretta (dell’Iva, cioè) per sostituire questo o quel pezzo della manovra è irragionevole: si andrebbe incontro a tutti i rischi di un aumento della imposizione indiretta (in particolare, ad un ritocco generalizzato dei prezzi) senza trarre tutti i benefici che da una simile operazione potrebbero derivare. L’aumento dell’Iva può essere una scelta intelligente se e solo se è parte di una manovra di riequilibrio delle entrate intesa a ridurre corrispondentemente, e per lo stesso ammontare, il prelievo sulle imprese (a cominciare dall’Irap e, in particolare, dalla deducibilità del costo del lavoro).

9.Mercato, non solo a parole.

Facciamo nostre le proposte avanzate oggi su La Stampa in tema di liberalizzazioni dall’Istituto Bruno Leoni. E cioè:

a)separazione della rete gas dall’ex monopolista per liberalizzare il mercato del gas;
b)introduzione della concorrenza nel trasporto ferroviario regionale;
c)liberalizzazione dei servizi pubblici locali;
d)riforma dei servizi idrici (pur nel rispetto dell’esito del referendum);
e)liberalizzazione del settore postale;
f)liberalizzazione degli orari e dei giorni di apertura dei negozi;
g)liberalizzazione dell’assicurazione infortuni (e privatizzazione dell’Inail)
h)piena liberalizzazione delle telecomunicazioni.

(http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=10576)

10.Le riforme costituzionali.

Introduzione del vincolo del bilancio in pareggio, dimezzamento del numero dei parlamentari, libertà di impresa. Si proceda senza indugio con l’obbiettivo di concludere in tutti i casi l’iter entro l’anno ma lo si faccia seriamente. Nel caso del pareggio di bilancio (art. 81) si preveda (a) una maggioranza qualificata per l’approvazione di deroghe al pareggio, nel caso in cui si debbano fronteggiare situazioni eccezionali, e (b) un limite percentuale al rapporto tra spesa pubblica e PIL, in modo da rendere più efficace il vincolo del pareggio. Nel caso della libertà di impresa, se proprio si vuole intervenire sull’art. 41, lo si faccia per affermare un principio in Italia regolarmente negato da tutti i governi dell’ultimo quindicenni. Si scriva che le norme che regolano l’attività economica privata non possono essere retroattive. Per gli investitori internazionali questo sarebbe un messaggio infinitamente più forte del “ciò che non è vietato è permesso” che oltre le Alpi avrebbero serie difficoltà, prima che ad interpretare, a tradurre.

11. Come si evince dalla tabella che segue, le modifiche proposte hanno natura strutturale e implicano risparmi crescenti nel tempo. Esse implicano una pressione fiscale inferiore per ca. 0,5 punti percentuali di Pil rispetto alla manovra all’esame del Senato e, a partire dal 2015, pongono le premesse perché i tagli di spesa consentano una ulteriore graduale riduzione della pressione fiscale.




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#108 da Antonio Maglione, inviato il 17/5/2012
In questo momento particolare, difronte ad una crisi eccezionale ci sarebbe bisogno di provvedimenti "eccezionali". Uno di questi potrebbe essere quello di dare la possibilità a chi non riesce a pagare tasse e tributi, chi è incorso in problemi con l'erario e vuole pagare ma non può, di chiedere una dilazione di pagamento "eccezionale", anche fino a 10 anni, (in base al debito e alla capacità di rimborso mensile)magari iscrivendo ipoteca di 1° o 2° grado su immobili del debitore. Credo che questo farebbe diminuire sensibilmente i casi di disperazione e suicidio e farebbe sicuramente incassare di più all'erario, magari migliorerebbe anche la considerazione dei contribuenti verso Equitalia.

#107 da cuorepensante, inviato il 23/12/2011
Tutto bene sul programma e condivisibile tranne la riforma delle pensioni dove si continua ad annunciare un aumento indiscriminato dell'età senza tener conto di realtà e condizioni di lavoro differenti e non assimilabili. Alcuni lavori, veramente faticosi e stressanti, non si possono più fare a 60 anni o più di età. Infine, ritengo fortemente ingiusto non consentire di andare in pensione a chi ha già versato 40 anni di contributi. E' una beffa, un'ingiustizia e per qualche verso una truffa. Auguri e Buon Lavoro ai cervelli di Italia Futura.

#106 da giorgio otto fischer, inviato il 20/12/2011
PRIMA NECESSITA': RIDURRE IL DEBITO ESTERO DEL PAESE > RIDURRE IL SALDO NEGATIVO DI BILANCIA DEI PAGAMENTI > RIDURRE IL SALDO NEGATIVO DI BILANCIA COMMERCIALE. Dai siti della Banca d'Italia e dell'Istat risulta che il ns paese abbia un saldo attivo di bilancia commerciale, salvo il fatto che questo risultato venga ribaltato dalle poste energetiche. E' evidente che bisogna agire subito con effetti immediati e in maniera strutturale su questo punto: effetti immediati da 5 miliardi di euro annui si possono ottenere riducendo di 30km/h i limiti sulle autostrade (oltre 36 milioni i veicoli targati residenti); effetti strutturali si hanno poi solo ricorrendo alle energie rinnovabili e in prospettiva affidandosi a apparecchi (automobili, caldaie, elettrodomestici) a basso assorbimento. In questo caso può essere interessante la leva fiscale: aliquote differenziate per il bollo in base alle emissioni di CO2, aliquote IVA diverse per diverse categorie di consumo dei prodotti, in modo tale da colpire selettivamente i comportamemti che creano esternalità negative (cd. principio GOOD TAXES)

#105 da giacinto ciminello, inviato il 28/11/2011
Giacinto Ciminello Non vi sembra che questi di Moodys e tutti gli altri che in coro si sono messi a fare le ciucciuettele,ci stiano un pò rompendo ??? NO SIGNORI, L'EUROPA NON FALLISCE E NEMMENO L'ITALIA, ALLA FACCIA VOSTRA. Sono stati capaci, per la nostra dabbenaggine, di girare la frittata, loro stanno veramente inguaiati e ci hanno inguaiato e mò la colpa è nostra. Hanno cominciato piano, piano, con la Fiat, poi chiudendo le fabbriche italiane delle loro multinazionali, poi attaccando con la parte in loro possesso i nostri titoli di stato, tutto per cancellare l'EURO ed avere campo libero sull'economia mondiale.

#104 da nic, inviato il 27/9/2011
sottoscrivo in pieno quello che scive Alan De Marco, ma SE NON ORA QUANDO ci sarà l'annuncio, sig. Presidente Montezemolo, della costituzione in partito di IF con lei impegnato in prima persona a servire (e salvare) questa povera Italia fatta di tanti giovani senza speranza nel loro futuro?

#103 da fabrizio petrucci, inviato il 20/9/2011
E' ora di dirci la verità. Che così non ce la faremo; non ce la faremo ad avere il controllo, la guida del nostro Paese. Che i nostri figli ed i giovani vivranno in un Paese non loro. Che sarà come essere nel Medio Evo. Oggi, non c’è bisogno di avere bandiere straniere sventolanti sui portoni dei palazzi istituzionali o truppe aliene per le strade, per non essere a casa propria. Basta non essere proprietari del proprio futuro, delle scelte che contano. Che ci verranno imposte, se non ci diciamo la verità.
E la verità è che per una buona metà il nostro debito pubblico è degli italiani stessi. Piccoli risparmiatori, banche, investitori istituzionali. Non possiamo chiedere all’Europa, al mondo, di pagare i nostri debiti per noi, se non siamo disposti a rimettere in discussione i nostri diritti di risparmiatori. Se per primi non siamo in grado di dire che il debito sottoscritto da investitori stranieri è diverso da quello sottoscritto da noi stessi. E che noi saremo capaci di onorare i nostri debiti, sacrificando temporaneamente i nostri diritti di risparmiatori.
Da una parte abbiamo un immenso patrimonio statale e degli enti locali, dall’altra un debito di cui noi stessi siamo creditori, per almeno la metà. Tralasciando i tecnicismi, sostituiamo il debito sottoscritto dai cittadini e da banche italiane con quote di fondi immobiliari, private equity fund in cui far confluire il meglio del nostro patrimonio, comprese le migliori aziende pubbliche. Che altrimenti sarà presto svenduto.
Non si tratta di aver paura che ‘arrivi lo straniero’ a portarci via il Colosseo. Si tratta di capire se, per tenerci stretti i nostri titoli di Stato, per poter essere liberi di svenderli se necessario, siamo disposti a non avere alcuna voce in capitolo nel progresso del nostro Paese e del mondo per altri trent’anni.
Si tratta di capire se siamo pronti a vivere in un posto drammaticamente infelice, pur di aggrapparci all’ultima speranza che la soluzione arrivi da fuori e non da noi.
Se fossimo pronti a farci carico con dignità della responsabilità di essere italiani, tutto sarebbe possibile. Ogni riforma sarebbe a portata di mano. Nessuna categoria, corporazione o casta potrebbe resistere alla forza del coraggio di un popolo che alza la testa e fa come cittadino quanto farebbe in casa propria. Lasciamo che siano gli storici a stabilire di chi sia la colpa, pensiamo piuttosto a riprenderci il nostro futuro.

#102 da Massimo Giglioli, inviato il 18/9/2011
Torniamo, per favore, a discutere e proporre concretamente dele modifiche realistiche. Credo che il primo passo debba essere forzatamente il drastico ridimensionamento dell'impianto statale, condotto ai suoi compiti primari (welfare, difesa, istruzione, sanità, giustizia). E' l'idea principale lanciata dal Pres. Montezemolo e porta con sè a cascata tutte le implicazioni necessarie ad una vera rinascita morale,politica ed economica. A questo scopo basti rileggere molti dei commenti qui rilasciati. Personalmente poi aggiungerei, senza pretesa di stilare una classifica di priorità, una nuova legge elettorale non anticostituzionale come quella attuale, l'utilizzo degli strumenti più semplici ed efficaci contro l'evasione fiscale (che possiamo semplicemente copiare dagli stati civili), una politica di crescita che abbia al centro la creazione di posti di lavoro a tempo indeterminato, secondo regole che non imbriglino datori di lavoro e dipendenti. A tutela dei lavoratori ed imprenditori onesti, che sono moltissimi ed hanno il diritto di essere riconosciuti come tali e di avere loro per primi dei vantaggi fiscali, rilancio l'idea della nascita di un nuovo rapporto su base volontaria di piena trasparenza con Uffici Entrate e/o Guardia di Finanza, una sorta di verifica periodica fatta in collaborazione e non in modo coercitivo, che permetta di avere un riconoscimento della propria integrità. Anche questa non è una farneticazione, ma qualcosa che si può riprendere dal rapporto con il fisco già utilizzato in alcuni paesi civili. Ancora buona Italia a tutti

#101 da alessandro ricchi, inviato il 16/9/2011
Il problema di fondo, in questo momento di stagnazione/depressione dell’economia reale, è costituito dal rallentamento/diminuzione della domanda di beni e servizi,
che si riflette successivamente in:

minore attività manifatturiera/commerciale -> minore occupazione -> minore sviluppo -> minore gettito fiscale (entrate statali) -> minore possibilità di risparmio -> minori possibilità di investimenti per il futuro (sia da parte delle imprese, che da parte dello Stato)
e, come un gatto che si morde la coda, determina inoltre :
peggioramento del rapporto Debito/Pil ( che impone la necessità di ricorrere a misure di finanza straordinaria = TASSE, per coprire i disavanzi di bilancio -> ulteriore impoverimento -> aggravamento della situazione sociale (che implica ulteriori aumenti di spesa) -> - conflitti sociali.

Ma perché rallenta la domanda di beni e servizi?
Semplice. Perché la gente, in un momento di crisi, o stringe la cinghia o, addirittura non ha più neanche la cinghia da stringere.
E allora come fare per rilanciare la domanda?
Semplice anche questo. Aumentandone la capacità di acquisto. E come farlo (senza un aumento degli stipendi che provocherebbe un’escalation dell’inflazione e problemi di competitività alle imprese) ?
Ancora abbastanza Semplice.
Ad esempio diminuendo il carico fiscale a carico dei redditi bassi, rimodulando le aliquote Irpef in modo che la parte tolta alle classi più misere venga recuperata da quelle più abbienti.
Questa operazione consentirebbe, a saldi invariati per lo Stato, di aumentare il potere di acquisto generale della popolazione, ributterebbe sul mercato la “benzina” necessaria a riaccendere la spinta propulsiva a favore dell’industria e del commercio, potrebbe portare ad un aumento dell’occupazione, stimolerebbe le entrate fiscali (riduzione debito/PIL)e la propensione all'investimento imprenditoriale, e a placare i conflitti sociali, anzichè inasprirli.
Rimetterebbe in moto,cioè, la macchina dell'economia

#100 da diego, inviato il 6/9/2011
Egregio avvocato, nelle proposte di I.F. non si evince nulla sul taglio dei privilegi e dei vitalizi dei politici.
Un comune mortale deve lavorarer oltre 40 anni per avere una miseria di pensione mentre i signori politici basta qualche annetto seduto in poltrona per avere assicurata la pensione, e che pensione!!

#99 da marco denaro, inviato il 5/9/2011
questa la mia manovra 1) eliminare tutti i benefit ai politici, 2) eliminare tutte le province che non servono 3) tasse sui patrimoni vaticano compreso 4) riduzione delle pensioni d'oro 5) recupero condono 2002 6) saldo e stralcio delle cartelle esattoriali 7) condono fiscale a pagamento immediato 8) eliminare tutte le auto blu tranne 4 9) tassa di solidarietà per guadagni superiori ai € 100000 del 5% 10) riduzione spese politica eliminare il rimborso elettorale e le sovvenzioni hai giornali

#98 da Francesco, inviato il 3/9/2011
Leggendo la contromanovra proposta da Italia Futura, non trovo alcun riferimento all'abolizione di tutti i benefit nei confronti dei parlamentari e di parenti ed amci!!!

#97 da monteleone nicola, inviato il 3/9/2011
penso che nella riforma fiscale pensare ad un euro virtuale potrebbe risolvere i problemi dell'italia voi cosa ne pensate un patto di stabilita' per i comuni e gli enti per le assunzioni potrebbe risolvere tutti i problemi dei tagli per esempio un comune di 1000 abitanti deve avere 5 dipendenti e non 10-15-20 come succede

#96 da giorgio otto fischer, inviato il 2/9/2011
Finisco con un'ultima considerazione: tutte le misure che ho proposto non avrebbero avuto conseguenze dirette sulle ns tasche. Ne aggiungo una, che a qualcuno costerà parecchio ma a me fa meno arrabbiare della sopressione del 25 aprile e del 1 maggio. Si potrebbe ridurre i limiti di velocità sulle autostrade dai 130 km/h attuali a 100 km/h. Lo so che sembra una cosa da pazzi, ma gli effetti sarebbero notevoli. La maggiore spesa che affronta l'Italia verso l'estero è infatti quella relativa all'acquisto di materie prime, ed in primo luogo di petrolio e gas. Riducendo i limiti, le auto percorrerebbero più km con meno carburante. Dovrei verificare meglio i dati, ma in media i 20 milioni di auto presenti nel paese percorrono 15 mila km annui, per un totale di 300 miliardi di km, ed un consumo di circa 30 miliardi di litri di carburante. Se il consumo si riducesse del 10%, come risulta dalle riviste automobilistiche, ridurremmo la spesa delle famiglie e delle aziende di 3 miliardi di litri (4,5 miliardi di euro annui) che verrebbero destinati a risparmio e consumo interno e non contribuirebbero al disavanzo di bilancia commerciale, al fabbisogno di valuta estera, eccetera eccetera, oltre che alla spesa sanitaria per la riduzione degli incidenti, ed alla spesa per le infrastrutture (le autostrade andando piano "si allungano"). Saluti

#95 da giorgio otto fischer, inviato il 2/9/2011
Si dovrebbe invece percorrere, sempre in accordo con le istituzioni internazionali e i principali partner politici e commerciali, un percorso di definizione di standard per l'applicazione del regime di piena concorrenza sui mercati internazionali dei beni. Siamo tutti d'accordo che la libera circolazione delle merci crei ricchezza, ma questo è vero a parità di condizioni del mercato del lavoro. Se una o più società civili, che pagano i propri operai al costo del lavoro derivante dalla produttività marginale degli impianti nel paese, si mettono in libera concorrenza con un'altra che utilizza schiavi che non godono di ferie, previdenza, assistenza, limiti all'orario di lavoro, ecc, il confronto è impari e se si vuole giocare la partita bisognerà mettere in atto dei meccanismi correttivi e degli incentivi per la controparte commerciale a "mettersi in regola". Non si tratta di fare la guerra alla Cina o discriminare questo o quel paese, ma creare delle regole, che se non rispettate diano luogo all'applicazione automatica di dazi all'importazione. Avremmo un gettito considerevole, un incentivo internazionale a rettificare determinate posizioni lavorative, minori importazioni (e minor disavanzo commerciale e minor necessità di valuta estera, ergo di debito verso l'estero), più domanda per i beni interni e più occupazione, restando pur sempre in regime di concorrenza con i paesi nostri pari

#94 da giorgio otto fischer, inviato il 2/9/2011
proseguo la mia breve analisi dicendo che mi sembra controproducente, se l'intenzione della manovra è effettivamente quello di spostare a favore della stabilità il rapporto debito/Pil, andare a aumentare - in qualsiasi modo lo si faccia - la tassazione sul reddito. E' noto infatti che l'effetto di una tassazione comporti come effetto collaterale una limitazione implicita del volume della cosa che si tassa: ora se tassiamo il reddito, non diminuisce il Pil? E se l'elasticità del Pil è maggiore dell'aliquota corretta per il regime di tassazione, questo fa addirittura diminuire il gettito; per non parlare dell'incentivo implicito all'evasione. Per questo, mi sembra una misura da non percorrere

#93 da giorgio otto fischer, inviato il 2/9/2011
Come ho avuto modo di scrivere prima ancora che fosse varata la manovra di governo, nutro seri dubbi su questi frettolosi adeguamenti di facciata. Il Palazzo crolla, ne vediamo una crepa e ripariamo sempre quella invece di irrobustirne le fondamenta. Nutro dubbi anche sulle manovre economiche di breve termine che si stanno spostando dalle aziende agli Stati, e questo sotto la pressione di mercati finanziari che sono diventati troppo voluminosi e fini a se stessi per continuare ad essere utili all'economia reale. Infatti, la prima misura che si doveva prendere, proprio nel momento in cui sotto pressione era l'intera Unione Monetaria e il debito USA, sarebbe stata quella dell'introduzione della cd Tobin Tax, tassa che genera un gettito voluminoso e non può essere evasa se applicata in maniera estesa tra gli stati, e che ha come effetto collaterale la forte penalizzazione degli investimenti finanziari a brevissimo e breve termine, risultando invece sostanzialmente neutra sugli effetti finanziari a medio lungo.

#92 da Domenico Quadrelli, inviato il 2/9/2011
Ho visto che il così autodefinitosi terzo polo ha scopiazzato qualche provvedimento del documento sulla manovra elaborato da Italia Futura che condivido totalmente. Per favore alla larga !!!!!!! E' gente a cui piace parlare ma che non capisce nè crede in una sola parola di quello che dice. Se doveste ( dovessiomo) partecipare alle prossime elezioni per favore niente accordi con tali figuri perchè il giorno dopo per una poltrona sarebbero pronti a rimangiarsi tutto. Grazie per l'ascolto e scusate la franchezza

#91 da Gigas, inviato il 2/9/2011
Mi ritorna in mente Don Primo Mazzolari, quando diceva che : il male è dovuto a noi che volendo fare del mondo un paradiso in terra, ne facemmo un inferno in terra. Quel noi che ieri l’altro si è rivolto all’usuraio mettendolo al governo,accusando l’altra parte di mondo dei mali del mondo. L’unico pensiero in crimine è stato quello di un Presidente del consiglio, che nella ricorrenza dell’anniversario della guardia di finanza sosteneva la moralità dell’evasione fiscale. L’ostinazione di chi non vuole mai riconoscere torti a se stesso, e della menzogna ne fa retorica quotidiana. Un governo serio dismetterebbe i beni degli evasori, beni acquistati con la violenza. Al diritto sostituiscono la violenza e l’appropriazione indebita che ne deriva. In una società libera bisogna dimostrare di non aver acquistato beni con l’uso della violenza. Violenza non è solo dare uno schiaffo, violenza è imbrogliare, violenza è predicare illegalità. Violenza è un debito che nessuno copre.

#90 da Tommaso Trucolo, inviato il 2/9/2011
L'evasione fiscale in italia e' ed e' sempre stata una delle leve politiche di maggior successo.E' stata volutamente promossa e gestita ed ora una classe politica che ha vissuto di mezzi come questo pensa di farci illudere che risolbvera' il problema in breve tempo.Purtroppo per questo paese secondo la loro logica essi non vogliono, non possono e non devono.

#89 da Gigas, inviato il 2/9/2011
Senza la lotta contro quelli che non contribuiscono ad abbassare il debito pubblico, lo stato non compie la sua missione di giustizia, trasformandosi in un cravattaio, in un usuraio. Chi condona è complice di usura.
Di immorale vi è il sig. B… e quella destra che definiva immorale un prelievo fiscale cosi esoso, pur sapendo che era dovuto alla loro stessa evasione ed elusione fiscale. Di immorale vi è la loro filosofia…
Filosofia immorale che costringe tutti a pagare interessi altissimi.

#88 da AV, inviato il 2/9/2011
Nelle proposte presentate, alcune degna di esame altre meno, sembra leggersi il politichese che contraddistingue il nostro attuale legislatore. Se è un provvedimento di tagli bisogna intervenire su sprechi e privilegi della politica nonché di alcune categoria di soggetti del pubblico (docenti universitari, magistrati, militari, medici ecc). Se deve essere un provvedi Enti per lo sviluppo e per rimettere in moto l'economia del paese occorre avere prima una visione organica e completa del funzionamento del mercato nonché delle attuali regole che disciplinano avvio e riconversione di imprese. Qualcuno si è guardato prima intorno chiedendosi perchè dalla mattina alla sera e persino la notte è contorniato, affiancato, vestito e trasportato da prodotti e/o componenti Made in china? Qualcuno ha mai ipotizzato di affidare ad un unico ente le competenze in materia di gestione dell'avvio e riconversione delle imprese (le uniche istituzioni che hanno dimostrato di saper lavorare con efficienza sfruttando a piene le tecnologie dell'innovazione sono proprio le camere di commercio che si vogliono privatizzare e privare del "gioiellino" creato con il registro delle imprese, uno dei pochi prodotti della PA italiana invidiato a livello internazionale anche da quei paesi che oggi hanno commissariato la nostra politica economica!!!). Il tutto a beneficio dei Comuni ossia di quegli certamente indispensabili nel funzionamento del nostro sistema Paese ma che ad oggi dimostrano un livello di arretratezza nella gestione dei servizi pubblico e della cosa pubblica da far paura, senza considerare che potranno gestire nuove competenze solo elevando la tassazione a livello locale. Perciò siamo seri, facciamo proposte diverse dall'attuale sistema politico; non interventi sporadici che distruggono a volte anche la parte buona esistente ma riforme vere e posizioni anche estreme nelle scelte di politica economica che facciano risalire produzione e consumi nel nostro paese, riacquistando la fiducia dei mercati.

#87 da Giuseppe Balacco, inviato il 1/9/2011
Sono in sintonia con il collega dott. commercialista De Marco di Milazzo: la lotta all'evasione va fatta attraverso una riforma vera del sistema fiscale e del Testo Unico ladove si preveda l'intera deducibilità di TUTTE le spese sostenute dalle famiglie e non solo di alcune tra l'altro parzialmente deducibili (vedasi spese mediche !). Si auspica una riforma del sistema fiscale che vada a sanare anche tutto lo stapotere di Equitalia che ormai rovina intere famiglie con ipoteche sulle abitazione, fermo auto, pignoramenti, ecc. epplicando tassi di interesse e sanzioni da usura e non esclusi fenomeni anatocistici. Ritengo, a tal proposito che tutti i cittadini onesti vorrebbero pagare gli arretrati di imposte, tasse, contributi Inps ed quant'altro messo a ruolo in cartella esattoriale, ma alle attuali condizioni vessatorie ed usuraie, NON CE LA FANNO. Mi chiedo perchè non dare un segnale forte con un condono fiscale (che in linea di principio non condivido)che potrebbe creare flussi finanziari allo Stato e dare respiro a famiglie ed imprese?

#86 da gi.bi., inviato il 31/8/2011
.. ma...intanto cambia la manovra per l'ennesima volta. Letto ora: salta modifica su pensioni (rif.: riscatto anni militare e laurea),si ritorna a parlare di contributo solidarietà e aumento IVA. Pensano (!?), emettono comunicati, piovono sberle, ritornano a pensare (poveri noi!Per quanto ancora?). Credibilità nulla; paura delle "fazioni"elettorali: prima preoccupazione; fare fronte alle vere necessità della nazione:ultima priorità perchè non sanno come spiegarle (ritorna anche alla casella: credibilità). Le 10 proposte di IF non possono essere la perfezione ma soluzioni equuilibrate,ragionevoli,efficaci e possibili; proponibili da chi ha credibilità a raccontare come è messa la nostra "cassa" per dare un indirizzo il più solido possibile ai prossimi -tosti-anni,resistendo ai sicuri attacchi dei mille campanili. Ma quanto dobbiamo aspettare per vederle proposte e operative? il 2013? Meglio mobilitarsi prima! Aspettiamo fiduciosi

#85 da GIOVANNI FISANOTTI, inviato il 31/8/2011
Finalmente 10 proposte giuste e condivisibili, in questo marasma di annunci sempre diversi fra loro. Dopo la riunione dei saggi ad Arcore (ma una volta non si usavano le sedi istituzionali?) la revisione della manovra è peggio della originaria di inizio agosto. Non prevede alcuno stimolo alla crescita, in compenso prevede un aumento di PIL nel 2012 di 1,3% (smentito da qualsiasi previsione statistica). Per poter giustificare un rapporto pil/deficit corretto basta fare previsioni impossibili sul numeratore e i conti tornano, facile no?
Tornando alle 10 proposte avrei alcune domande/proposte.
Punto 2 : la spesa della politica va ridotta immediatamente con abolizione province e dimezzamento parlamentari, ma non attraverso legge costituzionale, che vuol dire mai!
Punto 4 : cosa ne pensate della proposta di Pietro Ichino sul lavoro? mi sembra coerente con la proposta che leggo in queste righe e andrebbe l'assurdo binomio massima precarietà e minima flessibilità che caratterizza il nostro attuale mercato del lavoro;
Punto 9 : aggiungerei la liberalizzazione delle professioni, più volte provata e mai attuata seriamente.
Ringrazio Italia Futura per il contributo che sta dando a questo scalcinato Paese e confermo fin da ora mia disponibilità per intraprendere azioni concrete di supporto alle idee sopra esposte.

#84 da Gabriele Valdevit, inviato il 30/8/2011
Buongiorno,
da questo parlamento è inutile aspettarsi buone idee e di conseguenza buone finanziarie, speriamo solo non producano troppi danni.
I 10 punti sono tutti condivisibili è giusti, per tanto né maggioranza né opposizione presteranno ascolto al loro contenuto… sigh… :'-(

Provo a proporre qualche intergrazione, per punti:

2.Un contributo di solidarietà da parte della politica.
Per gli enti locali oltre alla soppressione di tutte le provincie, da proporre l'accorpamento dei comuni fino a raggiungere la soglia di 30.000 abitanti, per le zone montuose si può pensare di ridurre la soglia a 15.000.
Il valore proposto me lo ha suggerito un revisore dei conti, il quale la ritiene la soglia minima per un comune per avere a disposizione risorse da investire per il proprio futuro, al di sotto di tale soglia il bilancio risulta estremamente rigido per i costi del personale e della gestione quotidiana.
Poi ci sarebbe tutto il capitolo degli enti inutili…

Un'altra riforma dovrebbe essere quella delle regioni, che il Governo centrale deleghi alle regioni quanto possibili, si fissano delle regole uguali per tutte le regioni (speciali e non) per l'autonomia fiscale e di conseguenza economica e finanziaria. Se poi ci saranno regioni che gestiscono male la propria autonomia provvederanno loro stesse a pagare i loro debiti, a maggiore autonomia corrisponde maggiore responsabilità.

E' possibile introdurre la responsabilità degli amministratori pubblici, in modo tale che amministrazioni o enti pubblici se male amministrati si possa andare a requisire il patrimonio di chi ha male amministrato per ripianare le magagne?

3.Previdenza: un cantiere da chiudere.
Ma negli altri paesi europei esiste il concetto di lavoro usurante?
Quando si parla di superare gli istituti, si prevede anche l'accorpamento degli istituti previdenziali (INPS, INPDAP,…)? In modo tale che le regole per il pensionamento ed il calcolo della pensione siano le stesse per tutti, al di là della categoria a cui si appartiene (autonomo, privato, pubblico, dirigente, parlamentare,…).
In questo modo si potrebbe avere un unico ente previdenziale pubblico che eroga prestazioni previdenziali in funzione di quanto versato e porre anche un tetto massimo (e minimo, pensione sociale) alle erogazioni. Coloro i quali desiderano avere una pensione maggiore provvederanno a costruirsi una pensione integrativa.

4.Tutti uguali davanti al lavoro.
E' ora di riformare anche i contratti di lavoro della PA, non è possibile che un qualsiasi dipendente pubblico una volta che ottiene il contratto a tempo indeterminato possa permettersi di smettere di lavorare (aggiornarsi, rispettare tempi e scadenza, stretto rispetto del mansionario,…) senza che nessuno abbia la possibilità di licenziarlo.
Dovrebbe essere obbligatorio prevedere dei test/esami lungo il percorso lavorativo di ciascuno per verificare l'idoneità a mantenere il ruolo assunto, se il test fallisce avrà un ruolo che gli compete o nei casi più gravi prevedere il licenziamento.

9.Mercato, non solo a parole.
Attenzione alla liberalizzazione degli orari dei negozi, si fa la felicità dei clienti ma non quella dei dipendenti e/o piccoli commercianti.
Una cosa molto utile è l'apertura degli uffici comunali (pubblici in generale) il sabato.

#83 da Fabio Plebani, inviato il 30/8/2011
proposta sicuramente interessante, mi chiedo se si é giá pensato ai dipendenti delle province..che fine faranno? Io proporrei di re-inserirli con funzioni amministrative anche presso la guardia di finanza cosí che le "guardie" siano libere di stanare i criminali evasori invece che essere occupati con la burocrazia, o di re-inserirli anche presso i tribunali cosí che gli "avvocati2 siano liberi di occuparsi delle cause invece (e mi ripeto di propositito) della burocrazia...concordo inoltre con chi ha affermato che solo un cambiamento radicale e (sognando) totale delle figure politiche possa dare fiducia ai mercati e alle altre potenze internazionali...che sia berlusconi, Casini, Fini o Bersani..non li vogliamo piú...basta, basta basta...Fabio (italiano volontariamente e "convintamente" all´estero)

#82 da alan, inviato il 29/8/2011
Caro Avvocato Montezemolo, per cambiare l'Italia di oggi, al dì là di tutte le strategie economiche-politiche-finanziarie ipotizzabili, che comunque a mio parere da dottore commercialista e avendo molto girato il mondo ed in modo particolare alcuni paesi "virtuosi" europei, OCCORRE SUBITO:
1) una nuova leadership politica che dia fiducia agli Italiani, agli investitori Italiani ed esteri, alla politica europea ed internazionale (USA-CINA-INDIA);
2) una nuova stagione di lotta all'evasione fiscale, che passa ASSOLUTAMENTE, da una nuova ri-scrittura TOTALE del nostro testo unico sui redditi, che dia la possibilità di detrarre TUTTE le spese che oggi non lo sono, facendo emergere spese (nel settore nautico, costruzioni, ecc) che oggi per il fisco sono assolutamente sottodimensionate, il reato penale e la reclusione per direttissima degli evasori oltre una certa soglia, la riforma dei gradi di giudizio tributario a 2 (istanza e appello stop!);
3) la lotta costante e senza sosta alla criminalità organizzata con la pena dell’ergastolo a tutti i reati di tipo estorsivo, mafioso ecc.
In riferimento al primo punto, caro avvocato, la leadership politica E’ UNICAMENTE INDIVIDUABILE NELLA SUA PERSONA! CARO AVVOCATO MONTEZEMOLO LEI E’ L’UNICO SOGGETTO IN ITALIA CHE PUO’ AVVIARE UNA NUOVA STAGIONE DI FIDUCIA E DI LEGALITA’, DI CREDIBILITA’ ENTRO E FUORI DAI CONFINI.LA PREGO, A NOME DI TANTISSIMI SUOI CONNAZIONALI, SALVI L’ITALIA.
ALAN DE MARCO, 42 ANNI, DOTT.COMMERCIALISTA A MILAZZO (ME), SPOSATO CON 2 FIGLI.

#81 da Andrea Atzori, inviato il 28/8/2011
Ravviso la presenza di molti punti positivi,in questa proposta, ma credo che non si sia avuto il coraggio di andare fino in fondo, come si dovrebbe. In particolare per le pensioni, credo che sia giunto il momento di eliminare quella norma odiosa, irrazionale ed insensata, che esiste ancora solo come un feticcio, venerato e rispettato come prova di sottomissione alla supremazia incrollabile dei sindacati e della partitocrazia. Cioè l'imposizione autoritaria del momento in cui il lavoratore non può, ma deve andare in pensione. Questo, a dimostrazione del fatto che, normalmente, non è il lavoratore che chiede e pretende di strappare a tutti i costi una misera pensione pur di smettere di lavorare. Con le pensioni da fame che già da oggi, ma, ancor più nel futuro, verranno erogate dallo Stato, credo che chiunque abbia il diritto di scegliersi il momento in cui accettare la pensione e lasciare ed ,anzi, perdere il lavoro. Considerate due situazioni che non sono in contrasto tra loro, ma anzi, assolutamente, convergenti. Primo, l'allungamento delle speranze di vita dei cittadini, che, anche in base al tipo di lavoro svolto, può conservare al lavoratore le forze necessarie a proseguire la sua attività lavorativa anche ad età molto avanzata. Secondo, le stesse rivendicazioni, sia del mondo datoriale che politico, sono sempre state impostate sulla considerazione dell'allungamento della vita media delle persone, per pretendere che l'età pensionabile venisse posticipata. Allora, mi chiedo, che senso ha, mantenere una norma che impedisce al lavoratore di scegliere Lui, di rinunciare ad un trattamento pensionistico insoddisfacente, e continuare a lavorare fino a quando si sentirà in condizioni fisiche e psichiche di farlo. Esclusi, naturalmente, i casi patologici impeditivi. Ho sentito il ministro Sacconi affermare che allungare l'età in cui il lavoratore può andare in pensione, significherebbe costringere lo Stato a pagare pensioni più alte nel futuro. Ma vi sembra questo un modo normale, giusto ed umano di affrontare e risolvere la questione? Comunque sia quel lavoratore, percepirà la sua pensione, per un tempo della sua vita molto inferiore a quello di tutti gli altri che usciranno dal lavoro prima e con trattamenti economici previdenziali assai vantaggiosi. Quello che voglio dire è che non tutti gli uomini sono uguali. Perchè c'è chi è già vecchio a sessant'anni e chi non lo è ancora a 75. Inoltre, esiste il problema dei giovani che trovano lavoro sempre con maggiori difficoltà. Chi ha studiato di più arriva al mondo del lavoro più tardi degli altri. Sono tanti i laureati che a quaranta o cinquant'anni sono ancora disoccupati. E' importante che il mondo della politica non si lasci prendere dal gusto macabro di godere delle sofferenze altrui. Se non serve a creare una società migliore,il mestiere della politica è inutile e dannoso. E' solo parassitismo. Mi auguro che l'avvocato Montezemolo prenda atto di questa sonora incongruità, senza ascoltare i sindacati, anche perchè non sarebbe una tutela del lavoratore, quella di impedirgli di scegliere da se, di andare in pensione quando vuole. Basta pensare che, proprio nella pubblica amministrazione, il settore in cui il dipendente non svolge di certo lavori usuranti, secondo il decreto Brunetta, è quello in cui, più di tutti gli altri, si nega questa possibilità di permanere al lavoro, volontariamente, oltre i 65 anni, se sono stati raggiunti i requisiti contributivi per la pensione. E' il massimo dell'irrazionalità di cui è capace un politico. Veramente incomprensibile, se non dall'ottica del gusto a fare del male alla gente. L'opposto della vera funzione della politica!

#80 da Guido Bernazza, inviato il 28/8/2011
Come altri penso che se parliamo di liberalizzazioni vada posta attenzione anche a professioni come notai, farmacisti ecc. ecc. Se vogliamo veramente uscire da un sistema ingessato ed anacronistico.

#79 da Antonio Zuliani, inviato il 28/8/2011
Condivido i dieci punti proposti, ma non posso non rilevare che anche in questa proposta non c'è un'attenzione al mondo della Libere Professioni. Come presidente dell'Associazione Psicologi Libri Professionisti me ne dolgo perché ritengo che si tratti di un mondo economico che richiede la debita attenzione. In primo luogo promuovendo una seria,ed anche radicale, riforma degli Ordini professionali. In italia c'è una strana situazione per cui alcune professioni, cosiddette ordinate, hanno uno schema di funzionamento antiquato, mentre impara la deregolazione massima su aree professionali limitrofe. Alla fine il cittadino non è tutelato da nessuno. Non dagli Ordini che hanno abbandonato la loro funzione essenziale che è quella di tutelale i cittadini garantendo la correttezza degli atti dei loro iscritti. Infatti gli Ordini si sono trasformati in organismi di tutela degli iscritti, tanto da ardire l'idea di divenire "parte sociale". Prerogativa, questa, che spetta alle libere Associazione dei professionisti. Chi poi non è iscritto ad alcun Ordine può svolgere liberamente e senza controlli il suo lavoro. A questo punto molto meglio abolire gli ordine e andare verso l'ordinamento di natura anglosassone. Ecco perché dispiace che non si discuta di queste cose in sede di progettazione dell'Italia futura.



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