Un ferragosto di ordinaria follia
La politica in stato confusionale
di
Italia Futura ,
pubblicato il 16 agosto 2011
15 agosto 2011. Il Premier Silvio Berlusconi dichiara che il Consiglio dei Ministri aveva votato il cosiddetto contributo di solidarietà solo per due anni, lasciando intendere che il terzo anno è stato inserito di nascosto nel decreto. Il Ministro dell'Interno chiede di rivedere il previsto taglio dei piccoli comuni, confermando che delle 50.000 poltrone che il Ministro Calderoli, suo collega di partito, aveva pubblicamente dato praticamente per già tagliate, ben poche scompariranno effettivamente. Il Ministro Umberto Bossi pronuncia in un comizio pubblico le seguenti parole rivolte al Ministro Brunetta: "nano di Venezia non rompere i coglioni" e descrive un Consiglio dei Ministri drammatico, con telefonate della Banca d’Italia e membri del Governo pronti a passare alle vie di fatto (parole di Bossi).
Tutto ciò è accaduto in una sola giornata, in un momento drammatico per il paese, mentre agli italiani onesti si chiedevano enormi sacrifici. Conclusione: abbiamo un consiglio dei ministri che non ha controllo sugli atti del Governo, un Presidente del Consiglio in palese conflitto con il suo principale ministro e un partito, la Lega, in stato confusionale e capace solo di svolgere un’azione di veto sulle iniziative del Governo di cui fa parte (un ruolo identico a quello di Rifondazione Comunista ai tempi del Governo Prodi). In una qualunque nazione degna di questo nome "incidenti" come quelli accaduti ieri non si vedono nell'arco di un decennio. Da noi sono oramai cronaca quotidiana.
E' del tutto evidente che queste leadership hanno perso qualunque senso del limite nel momento in cui la credibilità è condizione necessaria per arginare gli attacchi speculativi. Abbiamo parlato e sentito parlare dei contenuti della manovra, abbiamo suggerito strade alternative per rafforzare i contenuti deboli e iniqui di questo decreto. Il rischio però è che l’immagine che questo Governo sta dando vanifichi ogni provvedimento concreto che verrà varato.
Mai come in questo momento c’è bisogno che i principali attori dell’economia, del mondo del lavoro, delle professioni, della cultura, dell’amministrazione facciano sentire la propria voce per dire basta a questo disdicevole spettacolo e chiedere che la politica ritrovi almeno il decoro formale. In questo momento non è più sufficiente difendere i propri legittimi interessi di categoria, nessuno può più permettersi di rimanere confinato nel suo ambito, lasciando alla politica il compito di autoregolarsi. Una volta si diceva si è prima cittadini e poi imprenditori, professionisti etc. dobbiamo tornare a dare un senso concreto a questa affermazione, facendo sentire con forza la nostra voce.
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