Nella tempesta che sta scuotendo i mercati finanziari, ci sono ancora una volta anche le tre grandi agenzie di rating
Standard & Poor's,
Moody's e
Fitch (le agenzie di rating nel mondo sono più di 70 ma molte sono minori). Il
ruolo controverso delle agenzie di rating è ormai
una costante delle crisi finanziarie internazionali. È evidente, ad esempio, che il comportamento delle agenzie negli ultimi quattro anni ha punti in comune con il loro comportamento nelle crisi finanziarie del Messico nel 1994 e del Sud Est Asiatico nel 1997.
Alcuni studi
1 sottolineano che in quelle occasioni
le agenzie mantennero elevati i rating fino allo scoppio delle crisi. Dopo il loro inizio, le agenzie finirono
sul banco degli imputati per non essere riuscite a prevederle e, come reazione alle critiche,
declassarono a spron battuto i rating di banche, imprese e stati. Secondo questi studi, ciò aggravò le crisi del Messico e del Sud Est Asiatico,
rendendo l’accesso di stati e banche ai mercati finanziari internazionali più costoso di quanto giustificato dal deterioramento dei fondamentali economici.
La storia si sta ripetendo. Dopo l’inizio della crisi nel 2008, le tre agenzie di rating sono state criticate per non aver previsto il crack di Lehman e non aver segnalato agli investitori la rischiosità dei portafogli delle istituzioni finanziarie. Come evidenziato anche dal Fondo Monetario Internazionale
2, la reazione delle agenzie a queste critiche è stato un
approccio eccessivamente severo nel declassamento dei rating a crisi ormai già deflagrata.
Ciò è avvenuto prima con una
cascata di declassamenti dei titoli legati ai mutui: il Fondo Monetario stima che più di tre quarti dei titoli legati ai mutui ed emessi negli Stati Uniti a cui Standard&Poor’s attribuiva il massimo rating
AAA tra il 2005 e il 2007 sono oggi sotto il rating
BBB (titoli spazzatura, in pratica). In questa seconda fase della crisi, si sta invece osservando una
cascata di declassamenti dei debiti sovrani, da quello vertiginoso della Grecia (quattro categorie nel solo Giugno 2010)
a quello ormai celebre degli Stati Uniti da
AAA ad
AA+ operato da Standard&Poor’s. Come scrive il Fondo Monetario,
questi declassamenti così forti e a cascata, lontani dall’essere un segnale di rigore, sono un segnale di problemi acuti dei meccanismi di rating.
Gli economisti definiscono questo comportamento delle agenzie
“dinamica prociclica”. Anche al fine di minimizzare la volatilità dei rating, le agenzie modificano le loro valutazioni troppo lentamente prima che i problemi insorgano,
venendo così meno al ruolo di campanelli d’allarme. Poi, a guai appalesati, corrono ai ripari
declassando i rating più del necessario e
facendo precipitare i mercati finanziari in un caos maggiore di quanto giustificato dai fondamentali economico-finanziari.
La dinamica prociclica dei rating è ulteriormente aggravata dalla difformità di vedute delle tre agenzie. Recenti studi
3 trovano che
le tre agenzie sono più spesso in disaccordo che in accordo tra di loro nell’assegnazione di rating ai debiti sovrani (anche se le differenze non sono eclatanti).
4Che lezioni trarre? Sia da parte delle istituzioni internazionali che da parte di ambienti accademici e di analisti si sottolinea
l’urgenza di un ventaglio di riforme.
i)
Concorrenza e agenzia di rating europea. La nascita di nuove autorevoli agenzie di rating è fortemente auspicabile. In tal senso,
la nascita di una grande agenzia di rating europea può contribuire ad arricchire il mercato, incentivando anche Standard & Poor's, Moody's e Fitch ad elevare standard qualitativi e trasparenza. La nascita di una agenzia di rating europea richiede un impulso che può venire da governi e istituzioni europee. È tuttavia evidente che
non dovrebbe venire meno l’indipendenza di questa agenzia di rating, in quanto ciò inficerebbe la sua autonomia di giudizio nella valutazione dei debiti sovrani.
ii)
Meno enfasi sui rating. Le autorità di regolamentazione devono
ridurre l’enfasi posta sui rating e rimuovere da leggi e regolamentazioni regole automatiche legate ai rating. Questo scoraggerebbe anche l’uso meccanico dei rating nei contratti finanziari privati. Alcuni passi sono stati fatti in questa direzione, ma il processo va decisamente accelerato.
iii)
Maggiore trasparenza e supervisione; responsabilità delle agenzie. È cruciale che si prema sulle agenzie per una
maggiore trasparenza sulle loro procedure e sui dati utilizzati. Va rafforzata la supervisione delle agenzie, specie quando i rating forniscono ancora la base automatica per regolamentazioni. Un capitolo a parte riguarda la
responsabilità civile (alcune procure italiane sono intervenute negli ultimi giorni, come noto). Negli Stati Uniti il Dodd-Frank Act ha aperto la possibilità di azioni civili contro le agenzie in caso di manifesta inaccuratezza dei rating. Un processo simile è in corso in Australia.
iv)
Modelli di rating più rigorosi e meno inerziali. Gli accordi di Basilea legano ai rating delle agenzie i requisiti di capitale di banche che non usano modelli di rating interni. La UE dovrebbe accelerare su due fronti:
promuovere la diffusione presso le banche dei modelli di rating interni, per ridurre la dipendenza dai rating delle agenzie;
richiedere che le agenzie soddisfino gli stessi standard di calibrazione dei rating richiesti alle banche per i modelli di rating interni. È inoltre importante che si incentivi le agenzie a non adottare modelli troppo inerziali (nel tentativo di minimizzare la volatilità dei rating). Come visto, questi generano
eccessiva inerzia dei rating prima delle crisi e poi declassamenti troppo forti durante le crisi.
v)
Conflitto di interessi. Gran parte dei ricavi delle agenzie deriva da
commissioni versate da chi emette i titoli che esse valutano. La recente riforma del sistema finanziario negli Stati Uniti prevede che le agenzie studino modi per ridurre questo conflitto di interessi. L’istituzione di un Credit Rating Agency Board negli Stati Uniti è appunto finalizzata a
tenere sotto controllo questo conflitto di interessi. Probabilmente un organismo simile (forse semplicemente a livello consultivo) potrebbe essere istituito anche in Europa. In pratica, gli analisti ritengono tuttavia difficile discostarsi in tempi brevi dal meccanismo di finanziamento attuale.
La strada per migliorare l’attività delle agenzie di rating è complessa.
Chi accusa le agenzie di manovrare la speculazione internazionale pecca di populismo. Tuttavia, le vicende di questi mesi richiedono
riflessioni e riforme urgenti su questo tema.
Questo editoriale è stato inizialmente pubblicato sul sito di IF l'11 agosto 2011, a pochi giorni dal declassamento del debito USA da parte di Standard&Poor's. E' cambiato qualcosa?Note
1. Larraín, Guillermo, Helmut Reisen and Julia von Maltzan (1997), Emerging Market Risk and Sovereign Credit Ratings, OECD Development Centre Working Paper No.124, April.
Kaminsky, Graciela and Sergio L. Schmukler (2002). Emerging Market Instability: Do Sovereign Ratings Affect Country Risk and Stock Returns?," World Bank Economic Review, 16(2), 171-195.
Ferri, Giovanni, Li-Gang Liu and Joseph Stiglitz (1999), The Procyclical Role of Rating Agencies: Evidence from the East Asian Crisis, Economic Notes, 335-354.
2.International Monetary Fund (2010), Global Financial Stability Report, October 2010: Sovereigns, Funding, and Systemic Liquidity.
3. Hill, Paula, Robert Brooks and Robert Faff (2010), Variations in Sovereign Credit Quality Assessments across Rating Agencies, Journal of Banking & Finance, 34(6), 1327-1343.
4. Le analisi scientifiche mostrano che per i rating sovrani le agenzie si basano su un set relativamente limitato di variabili macroeconomiche (quali la crescita del PIL, deficit e debito pubblico rispetto al PIL, inflazione, debito estero, disoccupazione, riserve di valuta estera, investimenti e bilancia commerciale). Un ruolo lo svolgono anche indicatori di stabilità politica. Tuttavia le agenzie differiscono nei pesi attribuiti alle diverse variabili.