Agenzie di rating: più trasparenza, più concorrenza

È tempo di cambiare le regole

di Raoul Minetti , pubblicato il 16 gennaio 2012
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Nella tempesta che sta scuotendo i mercati finanziari, ci sono ancora una volta anche le tre grandi agenzie di rating Standard & Poor's, Moody's e Fitch (le agenzie di rating nel mondo sono più di 70 ma molte sono minori). Il ruolo controverso delle agenzie di rating è ormai una costante delle crisi finanziarie internazionali. È evidente, ad esempio, che il comportamento delle agenzie negli ultimi quattro anni ha punti in comune con il loro comportamento nelle crisi finanziarie del Messico nel 1994 e del Sud Est Asiatico nel 1997.

Alcuni studi1 sottolineano che in quelle occasioni le agenzie mantennero elevati i rating fino allo scoppio delle crisi. Dopo il loro inizio, le agenzie finirono sul banco degli imputati per non essere riuscite a prevederle e, come reazione alle critiche, declassarono a spron battuto i rating di banche, imprese e stati. Secondo questi studi, ciò aggravò le crisi del Messico e del Sud Est Asiatico, rendendo l’accesso di stati e banche ai mercati finanziari internazionali più costoso di quanto giustificato dal deterioramento dei fondamentali economici.

La storia si sta ripetendo. Dopo l’inizio della crisi nel 2008, le tre agenzie di rating sono state criticate per non aver previsto il crack di Lehman e non aver segnalato agli investitori la rischiosità dei portafogli delle istituzioni finanziarie. Come evidenziato anche dal Fondo Monetario Internazionale2, la reazione delle agenzie a queste critiche è stato un approccio eccessivamente severo nel declassamento dei rating a crisi ormai già deflagrata.

Ciò è avvenuto prima con una cascata di declassamenti dei titoli legati ai mutui: il Fondo Monetario stima che più di tre quarti dei titoli legati ai mutui ed emessi negli Stati Uniti a cui Standard&Poor’s attribuiva il massimo rating AAA tra il 2005 e il 2007 sono oggi sotto il rating BBB (titoli spazzatura, in pratica). In questa seconda fase della crisi, si sta invece osservando una cascata di declassamenti dei debiti sovrani, da quello vertiginoso della Grecia (quattro categorie nel solo Giugno 2010) a quello ormai celebre degli Stati Uniti da AAA ad AA+ operato da Standard&Poor’s. Come scrive il Fondo Monetario, questi declassamenti così forti e a cascata, lontani dall’essere un segnale di rigore, sono un segnale di problemi acuti dei meccanismi di rating.

Gli economisti definiscono questo comportamento delle agenzie “dinamica prociclica”. Anche al fine di minimizzare la volatilità dei rating, le agenzie modificano le loro valutazioni troppo lentamente prima che i problemi insorgano, venendo così meno al ruolo di campanelli d’allarme. Poi, a guai appalesati, corrono ai ripari declassando i rating più del necessario e facendo precipitare i mercati finanziari in un caos maggiore di quanto giustificato dai fondamentali economico-finanziari.

La dinamica prociclica dei rating è ulteriormente aggravata dalla difformità di vedute delle tre agenzie. Recenti studi3 trovano che le tre agenzie sono più spesso in disaccordo che in accordo tra di loro nell’assegnazione di rating ai debiti sovrani (anche se le differenze non sono eclatanti).4

Che lezioni trarre? Sia da parte delle istituzioni internazionali che da parte di ambienti accademici e di analisti si sottolinea l’urgenza di un ventaglio di riforme.

i) Concorrenza e agenzia di rating europea. La nascita di nuove autorevoli agenzie di rating è fortemente auspicabile. In tal senso, la nascita di una grande agenzia di rating europea può contribuire ad arricchire il mercato, incentivando anche Standard & Poor's, Moody's e Fitch ad elevare standard qualitativi e trasparenza. La nascita di una agenzia di rating europea richiede un impulso che può venire da governi e istituzioni europee. È tuttavia evidente che non dovrebbe venire meno l’indipendenza di questa agenzia di rating, in quanto ciò inficerebbe la sua autonomia di giudizio nella valutazione dei debiti sovrani.

ii) Meno enfasi sui rating. Le autorità di regolamentazione devono ridurre l’enfasi posta sui rating e rimuovere da leggi e regolamentazioni regole automatiche legate ai rating. Questo scoraggerebbe anche l’uso meccanico dei rating nei contratti finanziari privati. Alcuni passi sono stati fatti in questa direzione, ma il processo va decisamente accelerato.

iii) Maggiore trasparenza e supervisione; responsabilità delle agenzie. È cruciale che si prema sulle agenzie per una maggiore trasparenza sulle loro procedure e sui dati utilizzati. Va rafforzata la supervisione delle agenzie, specie quando i rating forniscono ancora la base automatica per regolamentazioni. Un capitolo a parte riguarda la responsabilità civile (alcune procure italiane sono intervenute negli ultimi giorni, come noto). Negli Stati Uniti il Dodd-Frank Act ha aperto la possibilità di azioni civili contro le agenzie in caso di manifesta inaccuratezza dei rating. Un processo simile è in corso in Australia.

iv) Modelli di rating più rigorosi e meno inerziali. Gli accordi di Basilea legano ai rating delle agenzie i requisiti di capitale di banche che non usano modelli di rating interni. La UE dovrebbe accelerare su due fronti: promuovere la diffusione presso le banche dei modelli di rating interni, per ridurre la dipendenza dai rating delle agenzie; richiedere che le agenzie soddisfino gli stessi standard di calibrazione dei rating richiesti alle banche per i modelli di rating interni. È inoltre importante che si incentivi le agenzie a non adottare modelli troppo inerziali (nel tentativo di minimizzare la volatilità dei rating). Come visto, questi generano eccessiva inerzia dei rating prima delle crisi e poi declassamenti troppo forti durante le crisi.

v) Conflitto di interessi. Gran parte dei ricavi delle agenzie deriva da commissioni versate da chi emette i titoli che esse valutano. La recente riforma del sistema finanziario negli Stati Uniti prevede che le agenzie studino modi per ridurre questo conflitto di interessi. L’istituzione di un Credit Rating Agency Board negli Stati Uniti è appunto finalizzata a tenere sotto controllo questo conflitto di interessi. Probabilmente un organismo simile (forse semplicemente a livello consultivo) potrebbe essere istituito anche in Europa. In pratica, gli analisti ritengono tuttavia difficile discostarsi in tempi brevi dal meccanismo di finanziamento attuale.

La strada per migliorare l’attività delle agenzie di rating è complessa. Chi accusa le agenzie di manovrare la speculazione internazionale pecca di populismo. Tuttavia, le vicende di questi mesi richiedono riflessioni e riforme urgenti su questo tema.



Questo editoriale è stato inizialmente pubblicato sul sito di IF l'11 agosto 2011, a pochi giorni dal declassamento del debito USA da parte di Standard&Poor's. E' cambiato qualcosa?



Note

1. Larraín, Guillermo, Helmut Reisen and Julia von Maltzan (1997), Emerging Market Risk and Sovereign Credit Ratings, OECD Development Centre Working Paper No.124, April.

Kaminsky, Graciela and Sergio L. Schmukler (2002). Emerging Market Instability: Do Sovereign Ratings Affect Country Risk and Stock Returns?," World Bank Economic Review, 16(2), 171-195.

Ferri, Giovanni, Li-Gang Liu and Joseph Stiglitz (1999), The Procyclical Role of Rating Agencies: Evidence from the East Asian Crisis, Economic Notes, 335-354.

2.International Monetary Fund (2010), Global Financial Stability Report, October 2010: Sovereigns, Funding, and Systemic Liquidity.

3. Hill, Paula, Robert Brooks and Robert Faff (2010), Variations in Sovereign Credit Quality Assessments across Rating Agencies, Journal of Banking & Finance, 34(6), 1327-1343.

4. Le analisi scientifiche mostrano che per i rating sovrani le agenzie si basano su un set relativamente limitato di variabili macroeconomiche (quali la crescita del PIL, deficit e debito pubblico rispetto al PIL, inflazione, debito estero, disoccupazione, riserve di valuta estera, investimenti e bilancia commerciale). Un ruolo lo svolgono anche indicatori di stabilità politica. Tuttavia le agenzie differiscono nei pesi attribuiti alle diverse variabili.

Professore di economia presso la Michigan State University. Ha collaborato anche con altre istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, la Federal Reserve degli Stati Uniti e l'Istituto Einaudi per l'Economia e la Finanza.


tag:  rating   riforma   crisi   mercati   moody's   standard&poor's   fitch  


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#11 da marco corna, inviato il 18/1/2012
é impensabile continuare ad essere in mano alle agenzie di rating (americane)e che queste facciano il bello ed il brutto tempo nel mondo.Essendo appunto americane chi ci dice che siano imparziali a giudicare gli altri stati? e loro che sono così dure nel giudicare tutto e tutti da chi sono state giudicate quando 15 giorni prima del fallimento della Lehnam Brothers gli avevano assegnato una bella tripla A. Loro (le agenzie) non sono state declassate perchè avevano fatto un così grave errore? Per essere coerenti anche la loro credibilità dovrebbe avere subito almeno un paio di retrocessioni...come quelle che loro danno agli altri stati

#10 da Gian Franco Masia, inviato il 17/1/2012
Chi ha dato il potere alle cosidette agenzie di rating di pronunciarsi sul debito sovrano? Il debito sovrano deve essere regolato solo dal libero mercato, e non da banchieri interessati in prima persona. Siamo in balia di una banda internazionale di strozzini, che prima ti creano fittiziamente il debito sovrano, e poi ci speculano sopra, prestandoti soldi a strozzo (aumento degli interessi sui debiti sovrani), e poi, dopo il default, comprano intere nazioni a poco prezzo. Alla Merkel bisognerebbe ricordare che la campana suona anche per lei.

#9 da romano perissinotto, inviato il 17/1/2012
Il nostro Paese e' pur sempre la terza economia in Europa. Non solo, ma per come e' strutturato e per il grande appeal che le eccellenze italiane esercitano sui consumatori mondiali - mi riferisco alle famose 3 f di fashion, furniture, food - ha tutte le prerogative per competere in un mercato globalizzato. Occorre tuttavia una politica economica che possa "liberare" queste potenzialita', un modello istituzionale che affianchi le pmi, motore del sistema Paese.

#8 da Rino Impronta, inviato il 16/1/2012
Alla luce del declassamento del nostro debito pubblico a BBB+ mi viene spontaneo porre un quesito: ma l’Italia ha ancora titolo e quindi le carte in regola di poter appartenere al gruppo del G8? Rischia di essere estromessa? Grazie.

#7 da Rino Impronta, inviato il 16/1/2012
Ha ragione il banchiere d’affari Guido Roberto Vitale quando afferma che si sta vivendo una terza guerra mondiale, combattuta attraverso i “rating” e non con armi nucleari (per fortuna oserei dire). In questo particolare momento l’Italia e gli altri Paesi europei declassati, subiscono giudizi negativi dalle società di rating, forse perché queste ultime hanno obiettivi precisi da raggiungere: disorientare gli investitori e attaccare il sistema “Europa”, indebolendolo economicamente e, soprattutto, finanziariamente. Una Europa compatta e ben strutturata in politica ,economia e con la BCE che fa la sua parte, darebbe non poco fastidio a tante economie, prima fra tutte quella statunitense. Infatti gli americani non tollerano e non sopportano la presenza sui mercati mondiali di una moneta (euro)più forte del dollaro. Presumo che per questo motivo si servano delle agenzie di rating (sarò un malpensante), impedendo e soffocando il rilancio di un' Europa compatta. L’idea maturata nei confronti delle Agenzie di Rating è quella che esse siano una “longa manus” di forti sistemi economici con l’obiettivo di destabilizzare l’economia di alcuni Paesi, potenzialmente capaci di emergere, ma pigri nel difendersi dagli attacchi speculativi. Se si potesse e se si considerasse che le agenzie più importanti sono statunitense, farei il possibile per discreditare i giudizi formulati nei nostri confronti, non mancando di avviare provvedimenti in difesa delle nostre aziende, rivolgendomi a mercati più vicini e meno ostili alla nostra economia.

#6 da romano perissinotto, inviato il 16/1/2012
Anche in questo caso - purtroppo come in molti altri che riguardano la vita dei cittadini - si assiste ad un colossale conflitto d'interessi. Le agenzie di rating americane sono private, ovvero i loro azionisti sono privati grandi investitori, societa' finanziarie, fondi comuni di investimento e cosi' via. Va da se che questi "signori" non investono il loro denaro in beneficenza! A pensar male si fa peccato, pero' spesso ci si azzecca. Quindi, tra le varie proposte, ritengo di promuovere una iniziativa sovranazionale che possa imputare a tali Societa' la responsabilita' civile in caso di "grandi abbagli" come e' in effetti avvenuto in passato. Responsabilita' che si identifica in risarcimenti patrimoniali nel caso sia acclarata la colpa, o peggio il dolo. In sntesi, occorre mettere un deterrente perche', come detto, dalle loro valutazioni dipende il destino, o meglio, la vita di milioni di individui. Tutto cio' non puo' essere quindi prerogativa di societa' private quali sono le agenzie di rating!

#5 da Franco DC, inviato il 29/8/2011
Mi sembra che si stia attribuendo un ruolo eccessivamente rilevante alle agenzie di rating e sia stia creando un falso problema. Il valore di un giudizio deriva dall’autorevolezza dell’emittente. Se le agenzie di rating emettono un giudizio errato, volutamente distorto o colluso allora sarà il mercato (gli investitori) che nel medio termine evidenzierà l’inutilità e la falsità dell’informazione.In caso contrario il rating sarà un informazione valida perché permette di effettuare una quantificazione del rischio e quindi classificare gli investimenti sulla base dell’ insolvenza del debitore.
Invece sono assolutamente d’accordo con l’affermazione del prof. Minetti riguardo la necessità di eliminare sistemi di collegamento automatici tra leggi, regolamenti e pricing e livello del rating perché è una componente di un insieme articolato di informazioni .

#4 da Carlo Fadda, inviato il 18/8/2011
Apprezzo molto la sua analisi, senza dubbio molto informativa e utile per capire chi siano e come siano gestite le agenzie di rating. Non capisco invece la conclusione, e cioe' che sia populistico ritenere che abbiano un ruolo nelle speculazioni internazionali. A me sembra che possa essere plausibile, sia considerando le cantonate prese negli ultimi anni (Lehmans Brothers, i titoli tossici): peche' le hanno prese? Collusion? Incapacita'? E se esistono collusioni,come pensa anche qualche procura in Italia e negli USA, perche' non potrebbero esserci anche per fare qualche speculazione? Non mi sembra populistico, mi sembra molto serio.

#3 da claudio, inviato il 12/8/2011
riferndomi al post dell'amico Angelo C. del 11/08/2011, vorrei evidenziare l'inutilità nel mettere in Costituzione l'obbligo del pareggio di bilancio. Certo sarebbe un'ottima cosa in uno Stato come la Germania dove c'è il rispetto per il ruolo che una carica pubblica comporta e il rispetto per le Istituzioni. Ma , definito l'obbligo del vincolo di bilancio, chi decide i criteri per selezionare gli elementi che sommati danno un bilancio? Sommando da una parte e togliendo dall'altra saremo sempre in pareggio...se non in attivo. E poi da quando si parte? il debito pregresso deve essere considerato o lo si scorpora ? in caso di passivo il responsabile sarà punito con il licenziamento, la decaduta con nuove elezioni ( ah,ah,ah )o con una multa che pagheremo noi ? Sono pessimista ma con questa classe dirigente.........è solo damagogia

#2 da a.vanini, inviato il 12/8/2011
Non credo che la nascita di un'agenzia europea possa in alcun modo risolvere la questione: il problema del conflitto risiede nel business model delle agenzie, più che nella loro nazionalità. Piuttosto, intervenire sulla struttura proprietaria e sui meccanismi di incentivi: positiva l'apertura al mercato, ma troppo rilevanti le quote in mano ai fondi instituzionali. http://avanini.altervista.org/rating.html

#1 da Angelo C:, inviato il 11/8/2011
Perchè non facciamo una nuova legge costituzionale, come la Germania fece nel 2009 dopo la recessione del 2008, nella quale si impone un limite massimo al deficit (ma anche al debito pubblico) del nostro paese? Così avremo delle future politiche più virtuose, di destra e di sinistra, che facciano di più il bene del paese e meno il loro



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