Non ci siamo
La politica italiana e in particolare il Governo sembra
non aver minimamente realizzato l’urgenza del momento
di
Italia Futura ,
pubblicato il 5 agosto 2011
Spiace dirlo in termini così netti, ma semplicemente non ci siamo. Quel che è accaduto nelle ultime 48 ore - l’intervento del Presidente del Consiglio in Parlamento e l’incontro con le parti sociali - non fa che rafforzare una ed una sola impressione: la politica italiana e, in particolare, il Governo sembra non aver compreso quanto difficile sia la situazione in cui si trova il Paese e l’intera area dell’euro.
Sembra non aver minimamente realizzato l’urgenza del momento. Sembra non aver affatto intuito quanto vulnerabile sia la condizione italiana. Sembra non aver capito che la solidità dei fondamentali - che nel caso italiano non manca - è condizione necessaria ma non sufficiente perché i nostri creditori continuino a rimanere tali.
Non ci siamo. Non c'è nessun bisogno di qualche settimana per mettere in fila i provvedimenti da assumere per consentire ai mercati di operare più liberamente di quanto oggi non sia in molti settori, per liberare le imprese dal peso di oneri burocratici che sono la fonte prima della corruzione diffusa, per imporre vincoli più puntuali alle politiche di bilancio e così via.
Gli archivi delle due Camere sono pieni di proposte di legge sul tema, i cassetti della Presidenza del Consiglio e dei Ministeri traboccano di proposte in materia. Sappiamo tutto, fin nei minimi dettagli, da circa quindici anni. Conosciamo fin troppo bene le resistenze da superare ma anche i vantaggi che da quelle riforme potremmo trarre. Non ci sono commissioni da nominare, gruppi di lavoro da insediare, tavoli da convocare. Da fare c'è solo una cosa: annullare le vacanze e decidere.
Non ci siamo. Anticipare l'intenzione di mettere in campo "interventi che azzerino il fabbisogno finanziario nell'ultima parte dell’anno" significa tutto e niente. Più niente che tutto, per la verità. Perché se di un anticipo della manovra correttiva si fosse trattato, il Parlamento era la sede naturale in cui annunciarlo. E allora, cosa rimane? La cancellazione (leggi: rinvio) di impegni di spesa già assunti. Per la serie: e poi si vede. E la sensazione netta è che, non potendo dare risposte alle domande dei mercati, non sappiamo far altro se non provare a frequentarli il meno possibile. Peccato che di loro avremo ancora a lungo bisogno.
Non ci siamo. Il Presidente del Consiglio ha ragione: l’economia e la società italiane sono solide. È così. Ed è proprio questo il punto. Abbiamo ancora molto da perdere: un livello di benessere conquistato nel tempo, un ruolo in Europa e nel mondo, una immagine che è ancora un asset. Fino a qualche tempo fa, si sarebbe potuto dire che l’Italia non si merita una politica così profondamente pavida e inconcludente. Oggi, c’è solo una cosa da dire: l’Italia non si può più permettere una politica così povera di volontà e di visione, così lontana dal paese e dalla realtà. Abbiamo ancora molto da perdere e non intendiamo perderlo, mentre i mercati mordono la nostra carne viva e noi ci balocchiamo con tavoli di concertazione e commissioni di studio.
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