L’Italia è un paese strano,anche in tema di
ebook. È dalla primavera del 2010 che si parla di questo nuovo strumento e quando Bookrepublic è partita, nel luglio 2010, l’argomento riempiva le pagine di cultura di quasi tutti i quotidiani e i periodici nostrani. Come fossimo l’America. Esistevano poche centinaia di titoli disponibili in formato ebook e i lettori digitali si potevano contare, eppure sono improvvisamente fioriti
dibattiti pubblici, discussioni online e, appunto, autorevoli commenti ovunque.
A un anno di distanza, con
12mila titoli a disposizione in formato digitale grazie a
400 editori che hanno fatto il grande passo di convertire parte del proprio catalogo, dopo che sono stati venduti
500mila apparati per leggere in digitale acquistando gli ebook da non meno di venti librerie online, si è perfino letto che l’ebook “si è sgonfiato”. Aspettative irrazionali.
Stiamo parlando di un mercato che nel 2011 non raggiungerà neppure i 10 milioni di euro: ma allora chi ha ragione? La verità è che l’ebook è l’inizio della
trasformazione strutturale di un intero settore, quello librario, che seguirà da vicino, anche se non nello stesso modo e nella stessa misura, i passi di mutamenti analoghi (musica, video, notizie). Una trasformazione che non lascerà più nulla come prima, che ha solo
pochi mesi di vita in Italia e che sta avvenendo
nel mondo a una velocità incredibile. Sorprende che, anche a fronte di cambiamenti radicali già avvenuti specialmente negli Stati Uniti e in Inghilterra,
da noi l’informazione lo consideri alla stregua di un
fenomeno marginale.
Sorprende ancor di più
l’atteggiamento difensivo e sostanzialmente conservatore della grande maggioranza degli addetti ai lavori e l'
impreparazione del legislatore. È stata appena approvata una
legge sul libro, che peraltro risolve certi vuoti normativi, soprattutto in materia di sconti, che non considera lo scenario di trasformazione e, addirittura
non contempla in maniera esplicita l’ebook. Eppure, era l’occasione, almeno, per
unificare il regime IVA che oggi resta al 20% per gli ebook, rispetto al 4% applicato allo stesso titolo stampato su carta (come peraltro in quasi tutti i paesi europei, ad eccezione della Francia e dell’Inghilterra).
Paura del nuovo, impreparazione di fronte a cambiamenti strutturali, assenza di pianificazione: così si rischia di perdere delle opportunità.
Eppure l’editoria digitale è un settore dove l’innovazione si basa sulla
fusione di competenze tecnologiche e creatività, connubio quasi sempre ben riuscito nel nostro paese. Molte sono le
start-up nostrane che stanno anche acquisendo rapidamente visibilità internazionale, che forniscono il proprio contributo alla discussione mondiale su questi temi, che nascono pensando a un
contesto globale.
La nostra azienda sta realizzando accordi in Germania e in Svezia per l’internazionalizzazione del nostro
sistema di distribuzione e vendita di ebook. Il processo di internazionalizzazione prosegue grazie anche a una
casa editrice nativa digitale che opera in 5 lingue e realizza il 90% delle vendite all’estero e a un
evento internazionale a Milano che nel 2012 darà alla luce un forum mondiale in Italia sulla conservazione dei contenuti digitali (ora che tutto diventa digitale, come conserveremo la memoria dell’uomo?). L’
evento è organizzato in partnership con
Internet Archive, l’ente con sede a San Francisco che sta occupandosi della digitalizzazione dei contenuti della Biblioteca del Congresso.
L’editoria, soprattutto quella libraria, è sempre stato un business nazionale, protetto dalla barriera linguistica;
la trasformazione digitale apre la concorrenza agli editori di tutto il mondo e soprattutto a nuove multinazionali già molto potenti (Amazon, Apple, Google e non solo). Nell’era digitale bisogna
nascere con una pelle diversa per sopravvivere e avere successo: sono necessarie nuove competenze e strutture di costo diverse. Mentre sul lato normativo stanno nascendo nuove relazioni contrattuali che regolano i rapporti di distribuzione tra editori e retailer e soprattutto tra autori e editori.
Non si può rimanere fermi e impreparati; e nemmeno si può lasciare che prevalgano solo gli interessi difensivi di chi ha paura del cambiamento.
Questo ci si aspetta dalla politica.