La manovra vista dal mondo delle partite Iva

Effetti e vuoti della trilogia fiscale

di Enrico Zanetti , pubblicato il 4 agosto 2011
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La manovra correttiva approvata con la conversione in legge del DL 98/2011 rappresenta l'ideale completamento della trilogia "fiscale" che questo Governo ha avviato con il DL 78/2009 e proseguito con il DL 78/2010.

La prima fase è stata quella della compressione del diritto di utilizzare i crediti verso l'Erario in compensazione con i debiti tributari e contributivi, nonché la moltiplicazione degli adempimenti di comunicazione posti a carico delle partite IVA italiane. La seconda fase ha visto una particolare attenzione sul fronte della velocizzazione dei tempi della riscossione, senza alcun tipo di analogo intervento sul fronte della capacità di reazione della giustizia tributaria.

La terza fase ha addirittura visto l'introduzione di norme che il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria e l'Associazione magistrati tributari hanno bollato come idonee a rendere la giustizia tributaria domestica per l'amministrazione finanziaria.
Il tutto accompagnato da incrementi più o meno mascherati di imposizione che magari non consentiranno di raggiungere nel 2014 l'obiettivo del pareggio di bilancio, se non accompagnati da altrettanta feroce determinazione sul lato della spesa, ma che sicuramente consegneranno al Paese il record storico di pressione fiscale.

C'è qualcosa di affascinante, seppur in modo perverso, nella totale dissociazione tra parole e opere che caratterizza l'azione del Governo sul fronte fiscale. A marzo, Giulio Tremonti lancia l'allarme sul rischio oppressione fiscale e accertamenti vessatori. Nessuno gli replica, perché il Ministro dell'Economia è lui stesso e i vertici dell'Agenzia delle entrate si dimostrano, anzi, subito d'accordo, con tanto di lettera aperta a tutti i dipendenti del fisco, ai quali resta così in mano lo scomodo cerino.

Ciò non di meno, cosa avviene questa estate? Il potenziamento della giustizia tributaria, per consentire che una lotta all'evasione più pressante non si trasformi in un rapporto tra fisco e contribuente basato unicamente sulla presunzione di colpevolezza e sulla riscossione coattiva? No, l'esatto contrario.

E che dire anche sul fronte "patrimoniali varie"? Proprio nei giorni scorsi, il Ministro Tremonti, nel dibattere di tutt'altre questioni, ha ribadito la sua netta contrarietà  all'introduzione di imposte patrimoniali. Eppure, solo un paio di settimane prima era stata approvata la sua manovra con la patrimoniale sui conti di deposito titoli.

È vero: come patrimoniale è molto particolare. Perché pesa in proporzione di più sui patrimoni medio-piccoli intorno ai 150 mila euro rispetto a quelli di svariati milioni di euro e perché, anziché applicarsi una tantum come quella di Giuliano Amato sui conti correnti nel 1992, si applica ogni santo anno come una sorta di ICI. Sono però particolarità idonee a renderla una patrimoniale ingiusta, piuttosto che una non patrimoniale.

Notevole anche il percorso seguito dalla campagna per il disboscamento della giungla di detrazioni, deduzioni e agevolazioni fiscali: uno dei cavalli di battaglia del governo per la costruzione di un fisco più semplice, razionale nel prelievo e, quindi, più equo. Tutti, noi compresi, si sono subito arruolati come entusiasti boscaioli, convinti che l'obiettivo fosse appunto quello di redistribuire le risorse derivanti dai tagli in attenuazioni delle aliquote ordinarie di tassazione. Poi però, in manovra, i 24 miliardi di tagli messi a budget tra il 2013 e il 2014 sono andati per intero a ridurre il deficit, causa assenza di altrettanta determinazione nel disboscare la spesa.

La cosa che spaventa di più è che tutto questo sia avvenuto sotto un governo e una maggioranza politica che, almeno a parole, crede che lo Stato sia al servizio del cittadino e non viceversa; e che, quando vede una partita IVA, pensa a un produttore di ricchezza prima che a un potenziale evasore. Il momento è particolarmente difficile ed è sacrosanto l'appello lanciato dalle forze economiche e sociali per una reale discontinuità nella conduzione politica del Paese.

Vero però è che, se per discontinuità si intendesse, dopo questo pessimo remake a destra del 2001-2006, un sostanziale remake a sinistra del 2006-2008, allora avremmo la definitiva conferma che in questo Paese il concetto stesso di discontinuità è ben lungi dall'essere compreso.

Dottore commercialista, 38 anni. Svolge la professione con proprio studio in Venezia, è direttore responsabile di Eutekne.Info - Il quotidiano del commercialista e componente del comitato scientifico della rivista Il fisco. Dal 2006 al 2010, è stato professore incaricato presso l'Università Ca Foscari di Venezia per l'insegnamento di Bilancio dei gruppi e delle operazioni straordinarie.


tag:  manovra   partite iva   tasse   discontinuità   


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#1 da Massimo Oporti, inviato il 5/8/2011
Mi sembra chiaro il concetto del "bastone e della carota". Lo si avverte acnhe nelle sparate sui ministeri al nord e sul completamento della Salerno-Reggio Calabria. Il carretto deve andare faticosamente avanti ma il cavallo non ne ha proprio voglia di tirare tutto da solo. E allora si annunciano cose mirabolanti pensando che il colpo di bastone passi inosservato, ma sulla pelle si sente benissimo. Però non mettiamo sullo stesso piano gli 8 anni di questo carrozzone con il breve governo Prodi: non è un'operazione culturalmente corretta.



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