Rivoluzione sanità ecco che cosa cambia
Il Resto del Carlino
di
Maria Gloria Frattagli ,
pubblicato il 2 agosto 2011
Chi si affeziona ai termini le chiama ancora Usl, poi sono diventate Asl, in seguito Zone territoriali, e ora Aree vaste. Se per la popolazione anziana la riforma sanitaria si tradurrà in un ricominciare a capire come funziona, per quella giovane si spiegherà con maggiori servizi e più ospedali specializzati. Almeno così la pensa chi l’ha ideata. Le assonanze tra l’impianto del nuovo sistema e quello tipico di una società sono tante: ‘Esiste un consiglio di amministrazione che è la giunta e il presidente – dice il governatore delle Marche Gian Mario Spacca – e questi definiscono le strategie insieme all’amministratore delegato che è Carmine Ruta (dirigente alla Sanità ndr). Ci sono poi quattro dirigenti che fanno capo all’ospedale di Torrette, all’Inrca, a Marche Nord e all’Asur. Ruta – prosegue Spacca - deve controllare e spingere per la realizzazione di una strategia dettata da tre livelli: un indirizzo che compete alla politica; uno di carattere strategico che appartiene a Ruta e l’implementazione delle scelte che spettano ai quattro direttori generali’. La nuova classificazione non mette in predicato l’Asur ‘che è stata fatta in un momento di particolare difficoltà del sistema sanitario regionale che rischiava il default e il commissariamento (anni 2002-2003). Non fu una scelta facile – specifica – ma si è rivelato un modello organizzativo innovativo e funzionante. Noi non abbiamo nessuna intenzione di cambiare questo modello. I principali problemi di oggi sono dettati dai tagli introdotti dal governo. Il futuro ci impone di agire sui servizi e di recuperare la loro produttività. Il dibattito sul modello organizzativo è chiuso’.