Verso Casa Italia

Una proposta per un sistema turismo competitivo e collaborativo

di Nicolò Costa , pubblicato il 27 luglio 2011
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Accrescere la produttività della promozione turistica collegata alle imprese del made in Italy senza gravare sulle casse dello Stato è possibile. Bisogna farlo ora e subito, dimostrando che si possono evitare politiche approssimative e invertendo la crescente sfiducia nelle partnership collaborative per uscire dalla crisi in modo propositivo e costruttivo.

Il governo ha deciso di sopprimere l’Ice e trasferirne le funzioni al Ministero degli Esteri e alle ambasciate, rispondendo così alla proposta di Confindustria di privatizzare l’ente, avanzata in occasione dell’assise di Bergamo. Anche con l’Enit si può procedere nella stessa direzione, in maniera graduale verso la privatizzazione, perché anche i prodotti turistici vengono esportati, seppur consumati poi in Italia, creando sinergie con le imprese del made in Italy.

Intervistando, durante alcuni convegni e seminari, i piccoli imprenditori del turismo e i manager di catene alberghiere e tour operator dell’incoming, ho avuto modo di riscontrare una perfetta sintonia tra operatori turistici e imprenditori che producono beni materiali collegabili al turismo (dai costruttori di barche all’abbigliamento sportivo e all’alimentare) e all’economia delle esperienze (imprenditori termali, concessionari di servizi per la valorizzazione dei beni culturali, ad esempio). Se si chiedesse loro, infatti, cosa pensano della privatizzazione dell’Enit, si avrebbe la stessa maggioranza assoluta del sondaggio elettronico di Bergamo per l’Ice.

Per sfondare nei mercati esteri, dunque, c’è bisogno di:

- competenze settoriali. Le ambasciate sono in genere efficienti per promuovere l’immagine dell’Italia (vedi supporto all’Expo di Shangai) e nel rimuovere gli ostacoli, politici e giuridici, che condizionano l’azione promozionale e di vendita. Tuttavia, c’è bisogno di competenze specialistiche nell’accompagnare le imprese per siglare contratti, assunzioni di personale, canali distributivi e azioni di marketing operativo

- allineamento tra facilitatori dello sviluppo e cultura del mercato. Ad esempio, alcuni paesi europei non hanno bisogno di numerose, importanti e costose sedi perché sono considerati mercati domestici: gli imprenditori si muovono come a casa. Altre sedi, invece, come quelle del Bric, devono essere rafforzate perché gli operatori riconoscono di avere quei limiti culturali (conoscenza della lingua e degli stili di vita dei locali) e informativi (accesso a dati quantitativi) che una struttura di expertise può abbattere se allineata alla velocità del mercato.

Per confermare che il provvedimento sull’abolizione dell’Ice rappresenta veramente un primo passo, basta modificare il decreto e dedicare i prossimi mesi, almeno fino al 31 dicembre, alla progettazione di una ‘Casa Italia’ da localizzare in ogni ambasciata italiana, pagata esclusivamente dalle imprese del made in Italy, comprese quelle dell’ospitalità. In parallelo, si può preparare un decreto di scioglimento dell’Enit e programmare l’assorbimento dei servizi innovativi -che Marzotto, presidente dell’Enit, ha avviato con logiche imprenditoriali- affinché ‘Casa Italia’ possa contare su risorse umane e iniziative ben progettate, senza dover cominciare da zero. Lo stesso Marzotto potrebbe coordinare, in collaborazione con le ambasciate e il sistema delle imprese, un team per definire le procedure di attuazione.

A questo punto, grazie a una ‘Casa Italia’ gestita dai privati, anche le Regioni non potrebbero più sperperare i soldi in promozione: devono dimostrare di avere dietro i prodotti turistici da vendere, di partecipare a fiere e workshop accompagnati dagli imprenditori innovativi (come fa già adesso la Regione Emilia Romagna).

I risparmi, indotti dalla privatizzazione di Ice e Enit e dalle relative conseguenze sulla formazione della filiera di promo-commercializzazione, sarebbero rilevanti: almeno 3 miliardi di euro, una volta conclusa la procedura, secondo il calcolo approssimativo, forse per difetto, di alcuni economisti. In parallelo, le imprese sarebbero chiamate ad assumersi responsabilità dirette nella scelta di facilitatori competenti e nell’innovare con prodotti adatti al mercato, magari attraverso investimenti incrociati in made in Italy e ospitalità. Se capaci di uscire dal ‘particulare’, potrebbero essere le imprese stesse a co-progettare e co-gestire un nuovo, originale, creativo global promo delle eccellenze nazionali. Un modello di partnership collaborative unico al mondo.

Le ambasciate forniscono la copertura istituzionale a costi minimi, le imprese guadagnano se lavorano bene e perdono se non sanno cogliere le opportunità offerte dal nuovo disegno istituzionale world market oriented.

Il clima politico è così degradato da non farci credere più ad un futuro senza collusioni tra pubblico e privato perché queste cattive pratiche non potranno essere eliminate? ‘Casa Italia’ potrebbe essere la risposta, una delle tante possibili, per incoraggiare con iniziative ben precise ad uscire dalla crisi di sfiducia, selezionando chi ha qualcosa da dare prima di ricevere qualcos’altro in cambio.

L’articolo prende spunto da uno studio dell’autore dedicato all’ospitalità made in Italy, pubblicato nel XVII Rapporto sul Turismo che verrà presentato oggi a Palazzo Strozzi con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio e del Ministero del Turismo.

Docente di Sociologia del Turismo e dello Sviluppo locale all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e direttore scientifico del portale www.scienzaturismo.it. Oltre che di numerosi articoli su riviste scientifiche nazionali e internazionali è autore di Sociologia del Turismo (Cooperativa libraria IULM, Milano 1989) e I professionisti dello sviluppo turistico locale (Hoepli, Milano 2005) e di “La città ospitale” (Mondadori, Milano 2008).


tag:  turismo   competitività   efficienza   internazionalizzazione  


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#14 da Adriana, inviato il 31/7/2011
Lavoro in una scuola privata di lingua italiana per stranieri e questa esperienza mi ha permesso di notare come, in molti casi, le aziende e società private si trovino già da ora a promuovere il territorio in cui operano, ancora prima del bene o servizio che offrono. Nel mio caso specifico, la promozione dell'Italia e delle sue diverse espressioni (culturali, artistiche e linguistiche) viene ancora prima della promozione della scuola stessa. Per questo ho fiducia in un progetto di Casa Italia gestito da privati, ma non per questo escluderei il settore pubblico. Nonostante la sfiducia nei confronti di questi enti ed Istituzioni che ormai si è insinuata in noi, credo che il pubblico (e in particolare le Ambasciate e gli Istituti Italiani di Cultura) possano giocare un ruolo fondamentale nella guida ai privati e un sostegno notevole al progetto, purché si tratti di enti e Istituti lungimiranti e moderni, che abbiano a cuore davvero lo sviluppo del nostro Paese, e a mente il quadro complessivo di un sistema Paese, nel quale il turismo, come settore trasversale, possa fungere da "filo di Arianna".

#13 da Romicchio, inviato il 31/7/2011
L'idea di promuovere il nostro Paese con un progetto come "Casa Italia" può essere il punto di partenza per creare un efficiente e dinamico Sistema Italia.
Data la trasversalità del settore turistico si potrebbe partire da questa proposta per abbracciare i numerosi settori del Made in Italy e far conoscere al mondo le eccellenze italiane in maniera attiva e partecipata.
Sarebbe bello, infatti, se, nel tentativo di portare un pezzetto d'Italia nel mondo si
riuscisse a promuovere non solo le bellezze del nostro Paese, ma anche trasmettere un'esperienza, incuriosire, assaporare, far vivere un'emozione.
Abolire l'ENIT può rappresentare sicuramente un vantaggio economico per il nostro Paese, ma tutti gli operatori del sistema Italia devono essere convinti della necessaria collaborazione tra pubblico e privato.
Se si continua a pensare e ad agire in un'ottica individuale, il progetto Casa Italia, seppur vincente, potrebbe divenire uno dei tanti enti già presenti tanto in Italia quanto all'estero, i quali svolgono una funzione meramente rappresentativa e hanno una scarsa utilità sia per gli stranieri, che vorrebbero conoscere ed apprezzare meglio il nostro Paese, sia per gli stessi italiani che continuano a sostenere economicamente "dormitori statali" statici e poco produttivi.
La promozione dell'Italia deve camminare di pari passo con la coscientizzazione di tutti gli italiani delle opportunità che possono scaturire dall'unione degli interessi e dalla cooperazione comune; e se snellire la sofisticata struttura statale può essere la strada migliore, ben venga, l'importante è continuare a pensare alla colletività e all'interesse del nostro ormai barcollante Paese, e non del singolo individuo!

#12 da irene, inviato il 29/7/2011
Effettivamente ci deve essere un cambiamento e la volontà di rendere forte il made in Italy con figure professionali e competenti. In molti enti solo in pochi sono specializzati nell’ambito del turismo e nelle strategie da utilizzare nel mercato nazionale ed internazionale e questo provoca una continua perdita nel mercato globale. L’Italia ha un grande valore patrimoniale, culturale ed enogastronomico ma non sa valorizzarlo, e con le strategie errate di promozione non riusciamo ad attrarre e fidelizzare i clienti che scelgono mete con minori beni culturali ma che danno più offerte. Bisogna creare nuove promozioni turistiche e se Casa Italia è in grado di raccogliere in sé gente competente che sa valorizzare le nostre offerte potrebbe essere un progetto utile ed interessante, che potrebbe creare guadagni e diminuire gli sperperi. In più creare un collegamento di cooperazione tra pubblico e privato penso sia un idea eccellente, in modo da non creare “rallentamenti” nelle decisioni, dare ed essere in grado di affrontare le competitività del mercato in modo che se il turista vede un offerta unita e organizzata e che comprende più campi ( dalla cultura all’enogastronomia) potrà scegliere l’Italia rispetto ad altri paesi, dandogli caso mai un incentivo per ritornarci e avere un passaparola positivo.

#11 da Marco N, inviato il 29/7/2011
I privati dovrebbero sostenere Casa Italia come associazioni di categioria o singoli operatori? Per farlo dovranno comunque essere in grado di agere in ottica sistemica. Senza questa visione verrebbe a mancare il concetto di destinazione Italia, o quantomeno regionale.

#10 da Daniele P., inviato il 29/7/2011
Sicuramente un radicale cambiamento nel concetto di "advertising" per il nostro paese è necessario, lo dimostra la continua perdita di mercato ricettivo nei confronti di paesi che pur avendo un offerta turistica molto minore ha saputo valorizzarla in ogni suo aspetto e quindi, a distanza di anni raccoglierne i suoi benefici. Casa Italia si dimostra una idea interessante e la collaborazione delle varie aziende non solo di denominazione turistica dimostra le grandi potenzialità che può fornire questo settore al nostro paese anche in risposta alla grande difficoltà socio\economica che sta vivendo, tuttavia ritengo necessario e basilare l'assistenza dello stato nella creazione di quei sistemi di mobilità e sicurezza che ne determinano la sua qualità e la sua effettiva riuscita. In conclusione ritengo giusto un intervento attivo delle aziende turistiche e non, che vadano ad incentivare l'offerta e la promozione turistica in azioni che si affacciano al futuro sia mediatico (come i social network) che in nuove vie di promozione turistica direttamente sul territorio, proprio come si prefigge Casa Italia.

#9 da oretta zanini de vita, inviato il 28/7/2011
Il food è fra le grandi eccellenze turistiche completamente dimenticate. Il turista che viene in Italia ignora completamente i fattori materiali e culturali che regolano il cibo nel nostro paese, perché non esistono informazioni sul profondo legame che unisce cultura e natura. I faraonici enti che hanno nel passato, e purtroppo anche nel presente, messo mano all'argomento food, lo hanno fatto e purtroppo lo fanno, seguendo tecnologie di approccio vecchie di almeno 100 anni. Forse davvero il privato che lavora sul campo - come qualcuno ha già cominciato a fare - potrebbe dare una svolta alla parte culturale dell'argomento. Il turista arriva in Italia per vedere monumenti e per mangiare e bere le nostre specialità gastronomiche ed enologiche. E' veramente compito del turismo organizzato quello di servirgli cultura anche nel piatto.

#8 da Valentina, inviato il 28/7/2011
Il settore turistico, così come altri settori, è costituito da un complicato tessuto di relazioni tra enti pubblici e privati che, nella maggior parte dei casi rallentano ed ostacolano la rapida ed ottimale operatività delle azioni. è opportuno snellire queste intricate procedure favorendo i contatti diretti tra gli enti, avviando delle politiche collaborative basate sulla fiducia reciproca creando delle realtà competitive sul mercato internazionale. la scomparsa dell'Ice e la volontà insita negli attori turistici di sopprimete anche l'Enit porta inevitabilmente ad adottare dei mezzi utili, efficaci ed economici per la promozione del prodotto Italia all'estero. Quale soluzione migliore della "casa Italia" all'interno delle ambasciate? Una risposta capillare che presenta costi minimi (poichè le ambasciate sono già fisicamente presenti in ogni Stato). La "Casa Italia" gestita economicamente dai privati, porterebbe ad un forte risparmio economico promozionale delle Regioni. è opportuno però che queste strutture siano in grado di rispondere in modo ottimale alle esigenze del mercato turistico. I privati infatti,dovranno attivarsi per gestire al meglio la produttività per trarre profitti più ampi restando competitivi sul mercato.

#7 da emanuele esposito, inviato il 27/7/2011
La soppressione del'ICE e' una bella cosa, dobbiamo continuare anche con altri enti e far incorporare il tutto ai consolati, Casa Italia? Ben venga ma se non coinvolgiamo i ristoratori e chef Italiani nel Mondo sara' tutto inutile, vi ricordo che il motore dell'Agroalimentare all'estero sono queste categorie. http://www.italiaatavola.net/articoli.asp?cod=21850

#6 da Romano Perissinotto, inviato il 27/7/2011
Nelle eccellenze del "sistema Italia" universalmente definite come le 3 F (food / fashion / furniture) occorre senza dubbio aggiungere un "T" maiuscola, ovvero il Turismo. Non vi è Paese al mondo in grado di offrire una varietà di proposte turistiche come l'Italia: un immenso patrimonio. E questo deve assolutamente tradursi in opportunità, anche attraverso aggregazioni trasversali tra Imprese operanti nei settori d'eccellenza. Favorire l'arrivo di turisti stranieri ed indirizzarli agli acquisti dei nostri prodotti. Occorre però il supporto delle Istituzioni, con delegazioni estere che fanno davvero il proprio mestiere di promozione e non siano, come spesso accade, un "rifugio" per mantenere consensi....

#5 da ennio, inviato il 27/7/2011
La proposta è interessante - tuttavia credo che gli ostacolai arriveranno sempre dalla solita logica opportunistica e politica. Avevo proposto ( 2005) quando ancora era Sviluppo Italia con mr. Caputi al comando - un progetto in parte simile - che toccava sia la funzione dell'ICE ( a Shanghai era a dir poco ridicola) e Rivedere il concetto ENIT - portandola ad una operatività attiva e non passiva sui mercati di riferimento. Avevo inoltre prospettato per le Aziende Italiane di creare un Casa Italia - quindi - il concetto è molto simile. Come è andata? Sul fronte Casa Italia a Shanghai - Nanjing - e Pechino - non ho trovato imprenditori interessati. Sul fronte nuova ENIT - mi fu chiesto di bloccare tutto perchè si scontrava con la Nuova Enit che si stava realizzando - peccato che il mio progetto costava 5 ed aveva un BEP a 24 mesi e il loro 45! e tanti punti misteriosi sul ROI. Ora secondo Voi l'ICE privatizzata quanto vale? Ma ancor di più l'ENIT - quanto vale? se vale XX per che cosa? Sarei curioso di capire come è venuta fuori questa cifra di 3 MLD. Per fare del vero turismo, serve prima mettere mano al sistema Italia - specie al Sud - che insisto nel dire che ha le maggiori potenzialità al Mondo di sviluppo. Possiamo spingere il Made in Italy - ma cribbio - diamoci una sistema prima in casa. o No? Abbiamo un ministero che lancia campagne Sociali ( Voucher Vacanze ) dicendo che è stato un successo - ma dove? E' stato un FLOP autentico ( parlate con la Fitel..). Facciamo campagne per i Cani - nobile causa - ( ne ho uno anch'io) - ma sono queste le priorità? Sono state fatte annunciazioni di Piano Nazionale del Turismo - chiedete ai vari distretti o potenziali se hanno avuto qualcosa?. Qui - si deve rimettere in moto la meravigliosa opportunità che abbiamo in casa e poi con o senza ICE e Similari - il Nome ITALIA potrà primeggiare su tutti e per tutti.

#4 da Giulio Portolan, inviato il 27/7/2011
Sulla pagina di Wikipedia, alla voce Italia Futura, si legge che l’associazione di Montezemolo non esclude un diretto impegno politico come partito. Quale può essere la collocazione di Italia Futura nello schieramento partitico italiano ? Se IF si allea con la sinistra, perde i voti della destra. Se IF si allea con la destra, perde i voti della sinistra. A sinistra esiste il PD. A destra esiste il PDL, ed è assai dubbio il dissolvimento della creatura berlusconiana dopo Berlusconi, perché un grande partito non può finire nel nulla (la DC finì divisa tra destra e sinistra, il PDL è invece interamente di destra, e non ha guai giudiziari rilevanti). Esiste quindi uno spazio per IF ? Il centro è problematico. L’UDC raggiunge da sola il 6%. FLI l’1% (Alleanza Nazionale il 12%, confluito in Forza Italia). L’API neanche forse l’1%. In tutto il centro raggiunge l’8%. E’ per questo che IF non deve tanto porsi al centro, ma deve in qualche modo inglobare la sinistra e la destra. Il cittadino dà il suo voto alla sinistra o alla destra. Ha interiorizzato il sistema bipolare. Se IF sposa il centro, la forza elettorale di Montezemolo potrebbe essere smorzata dall’invisibilità e quasi irrilevanza del centro in un sistema bipolare. E’ chiaro che IF attende gli eventi, ma è altrettanto chiaro che, grazie ai Responsabili (in un certo senso la salvezze dell’Italia di oggi), il Governo ha una solida maggioranza e può realmente governare fino al 2013. Come evolverà IF fino al 2013 ? Resisterà Berlusconi alla giustizia ? E il PDL a Berlusconi ? Problemi aperti, ma c’è un errore nelle analisi del Corriere. La fine del berlusconismo non è dovuta alla sua crisi giudiziaria, ma è fine naturale, di tipo anagrafico, di un ciclo. IF ouò incarnare il prossimo ciclo, a condizione che tutto il centro si rafforzi. Questo potrà avvenire se si concretizzeranno ad esempio iniziative, finora solo annunciate, come quelle della CEI, volte a creare una nuova classe dirigente politica. In questo senso, in modo aconfessionale, IF può fare molto, ancora di più. Si tratta di passare “dal sito al movimento”, e da questo alle “scuole di formazione”. Io sempre sostengo che un grande partito deve avere un piede nel mondo accademico. E in questo IF non fa difetto.

#3 da Fulvio Aversa, inviato il 27/7/2011
Per non alterare il ruolo prettamente politico e rappresentativo delle Ambasciate si potrebbero istituire le "Case Italia" presso gli Istituti Italiani di Cultura all'estero in modo tale da offrire una panoramica ancora più esaustiva e non soltanto "accademica" sul nostro Paese. In più "Casa Italia" potrebbe costituire un unico canale di promozione anche per le Regioni che spesso se ne vanno un po' troppo per conto loro anziché fare squadra sotto un'unica bandiera: l'Italia e' varia ma anche una e indivisibile ed occorre che il pubblico internazionale abbia la percezione della nostra unita' e diversità in un' immagine armoniosa e distante dai luoghi comuni.

#2 da Giulio Portolan, inviato il 27/7/2011
Alla base del concetto di cultura, di arte, di bene artistico e di attrazione turistica sta un fraintendimento, cui è soggetto anche Emanuele Severino nella sua filosofia, e cioè che un popolo è “proprietario” delle sue opere culturali e artistiche. Trichet ha detto erroneamente che la Divina Commedia ha un respiro europeo, e così la letteratura di Goethe. In realtà tutta l’arte, tutta la cultura, è patrimonio dell’umanità, è universale. Noi non possiamo essere orgogliosi di essere italiani, perché noi non ci apparteniamo. Tutto ciò che Dante ha prodotto appartiene al genere umano. La stessa cosa dei tesori artistici dell’Italia (il 70 % dell’arte del mondo). Capire questo significa aprire le porte a una concezione universalistica del turismo, tale per cui noi mettiamo a disposizione degli stranieri opere e cultura che appartengono anche ad essi. Così un giapponese o un cinese che visita Venezia non può sentirsi umiliato per il fatto che la Cina non è l’Italia, perché l’Italia è ogni altra nazione, e la stessa cosa per le altre nazioni per noi italiani. Io sono cinese, io sono giapponese. Essi sono italiani, tutto il mondo è Italia, l'Italia appartiene al mondo.

#1 da Lu, inviato il 27/7/2011
Mi permetto di segnalare questo articolo uscito sul Sole, che pone l'accento sulle conseguenze derivanti dalla sopressione dell'Ice. http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search¤tArticle=12GJ43



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