La cultura. Una sfida anche nelle Marche
di
Elisa Mori ,
pubblicato il 26 luglio 2011
La via culturale è indubbiamente una delle strade che le Marche possono percorrere con grande determinazione, rappresentando per storia, cultura e paesaggio, come è stato già evidenziato un ‘distillato dell’Italia’.
La nostra regione, infatti, costituisce una realtà unica e straordinaria al tempo stesso, nella quale è possibile, proprio in virtù dell’intreccio tra cultura e bellezza, elemento fondante della sua identità, sviluppare quella che più recentemente viene definita soft economy.
Le politiche culturali delle Marche, di fatto, si rivelano in perfetta sintonia con quanto esposto nella giornata organizzata a Roma “Cultura, Orgoglio italiano”, del 23 giugno scorso, dedicata ad un confronto aperto, tra pubblico e privato, ai diversi settori dell’industria culturale.
Ampia conferma dell’attenzione rivolta a questo settore è emersa già all’inizio di aprile in occasione del forum dedicato alla cultura, nel quale quest’ultima è stata riconosciuta come una risorsa e nel contempo un valore in relazione al territorio marchigiano. Ne è ulteriore testimonianza, in controtendenza agli orientamenti nazionali, l’aumento praticato dalla Regione Marche delle risorse destinate alla cultura, che passano da 8 a 12 milioni di euro nel bilancio del 2011.
Nel percorso virtuoso avviato, infatti, la componente culturale rappresenta il 6% del Pil regionale e, oltre ad essere testimonianza di un territorio e di un’identità collettiva, rappresenta una straordinaria fabbrica di innovazione, creatività, lavoro e ricchezza.
A tutela, dunque, dei diversi settori della cultura, dal patrimonio storico-artistico, architettonico e paesaggistico all’archeologia, dalla musica classica e contemporanea al teatro, dal cinema all’editoria, dall’arte al design, dal turismo culturale alla valorizzazione del territorio, si va prefigurando sempre più concretamente l’ipotesi di una cooperazione tra istituzioni pubbliche e mecenati e sponsorizzazioni privati, per la quale urge un sistema di leggi che agevoli tale forma di collaborazione.
Prendendo in prestito le parole di Sergio Escobar, Direttore del Piccolo teatro di Milano, è il momento di abbandonare sterili discussioni sull’impatto economico della cultura e di passare dalla fase del “parlare” a quella del “fare”.
In un momento di crisi, quindi, come quello che il nostro paese sta attraversando, in primis economico e sociale, ma anche di identità e di prospettive, il nostro patrimonio culturale può essere un ambito importante in cui attuare il “fare” di Escobar.