Una responsabilità al plurale

Uscire da una visuale ristretta di interessi particolari per mettersi in gioco collettivamente

di Luca di Montezemolo , pubblicato il 22 luglio 2011
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Se la seconda repubblica si avvia a mesta conclusione, rimane aperto il problema storico che ha segnato l’ultimo ventennio della storia italiana: l’incapacità della politica di uscire dalla crisi di legittimità che nei primi anni Novanta travolse la prima repubblica. Una crisi da cui la politica non si è più ripresa, navigando a vista tra partiti personali strettamente legati ai destini di un unico leader e partiti che hanno provato freneticamente a reinventarsi senza mai riuscire a diventare organizzazioni vitali e capaci di dialogare con la società civile.

I molti ritardi che l’Italia ha accumulato in questo ventennio sono anche figli della debolezza della politica. Una debolezza paradossale, in un paese dove ogni aspetto della vita pubblica sembra contaminato dai condizionamenti della politica. Eppure è una contaminazione occulta, che assume forme trasversali senza mai diventare trasparente assunzione di responsabilità di fronte agli elettori e all’opinione pubblica.

Il caso della legge elettorale è naturalmente quello più clamoroso, se la facoltà di decidere nomi e cognomi dei parlamentari italiani è stata sottratta al giudizio degli elettori e affidata in esclusiva ad un ristretto gruppo di professionisti della nomina. Ma altrettanto grave è l’esempio del neostatalismo municipale, che ovunque a livello locale vede tornare la mano dei partiti nella gestione economica con il risultato di ridimensionare gli spazi della concorrenza e di viziare la libera competizione imprenditoriale. Su tutto, l’incapacità della politica di mostrarsi coerente e responsabile (“accountable”, prendendo a prestito dall’inglese) rispetto alle posizioni e alle promesse assunte nel passato anche recente.

Quante volte abbiamo ascoltato politici anche di primissima fila e di altissima responsabilità parlare come se si fossero appena affacciati alla vita pubblica? Quanto volte abbiamo visto ministri con curriculum di governo pluriennali puntare il dito contro problemi nati non certo da maledizioni astrali, ma da cattive scelte di cui essi stessi portano la responsabilità? In più di un’occasione mi è capitato di etichettare come “marziani” quei politici che sembrano appena sbarcati da un altro pianeta e che dovrebbero invece essere consapevoli della propria responsabilità politica o personale rispetto agli stessi problemi che denunciano.

La seconda repubblica finisce dunque senza avere in alcun modo risolto una debolezza strutturale della nostra nazione, ma al contrario consegnando a tutti noi il compito di restituire forza e autorevolezza alla politica e ai suoi strumenti democratici. Quella forza e quell’autorevolezza non potranno essere ritrovate per miracolo, ma saranno il risultato faticoso di un dialogo da ritrovare con la società civile italiana e di una nuova fase costituente alla quale tutti dovranno dare il proprio contributo. Il mondo del lavoro insieme all’associazionismo, l’imprenditoria piccola e grande insieme al sindacato, il grande bacino del volontariato accanto al mondo delle religioni e a quello della cultura.

Ognuno dei canali che alimentano la vita pubblica italiana avrà il dovere di portare il proprio apporto ad una grande impresa di ricostruzione della legittimità della politica e delle istituzioni democratiche di fronte alla società italiana. E nessuna esclusione potrà essere giustificata, tantomeno se a pretenderla sarà un ceto di professionisti della politica la cui autorevolezza è ormai ai minimi termini. Perché nessun settore della società civile italiana potrà esimersi dal partecipare all’impresa di ritrovare quello spirito di coesione che in passato ha reso l’Italia un grande paese e che da troppi anni sembra disperso nei rivoli della nostra crisi nazionale.

Ricostruire l’Italia? Per nostra fortuna non usciamo da una guerra, ma come in un dopoguerra ci troviamo ad un bivio storico dal quale dipenderà il futuro dei nostri figli. Possiamo scegliere di abbandonarci con rassegnazione ad un destino di declino, dove ci spinge mese dopo mese la cronaca sempre più fitta delle malattie italiane. Oppure possiamo assumerci la responsabilità di invertire la rotta per ritrovare il senso di una missione condivisa, prima di tutto dicendo a noi stessi tutta la verità sullo stato della nazione e subito dopo definendo un’agenda minima ma inflessibile dei provvedimenti da prendere con la massima urgenza.

È su questo piano che si misurerà la qualità delle classi dirigenti italiane, dalla loro capacità di uscire da una visuale ristretta di interessi particolari per mettersi in gioco collettivamente. Non sarà l’impresa di un uomo solo né di unico settore sociale, ma dovrà necessariamente essere un traguardo il più ampiamente condiviso. Solo così la nostra democrazia potrà tornare a dotarsi di una politica credibile e autorevole, non più separata dal muro di sfiducia invalicabile che ormai la circonda ma nuovamente capace di alimentarsi alle correnti più feconde della società italiana.

D’altra parte questo è quanto accadde nel secondo dopoguerra, quando una classe dirigente che non era composta solo da professionisti della politica ma anche da esponenti di altissima qualità di tutti i settori della vita associativa riuscì a restituire all’Italia un futuro di speranza e di crescita economica e civile. Personalmente, sono convinto che il nostro paese ce la farà. Così come sono convinto che sapremo rispondere a testa alta ai nostri figli e ai nostri nipoti quando ci chiederanno, tra alcuni anni, cosa abbiamo fatto per restituire fiducia all’Italia nel momento in cui sembrava averla perduta.

L'intervento è stato pubblicato sulla rivista Formiche.

Presidente di Italia Futura


tag:  montezemolo   classe dirigente   responsabilità   italia   società civile  


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#16 da carlo precali, inviato il 3/8/2011
Sono d'accordo con Montezemolo per quanto riguarda la necessitá di un impegno collettivo di tutta la classe dirigente, e del popolo nel suo complesso, per reinserire l'Italia in un cammino virtuoso di riforma e crescita. Tuttavia credo sia palese la necessitá di una leadership che sappia catalizzare queste energie, ed ahimé il panorama é alquanto deludente! Nel dopoguerra ci furoni i De Gasperi, Einaudi, lo stesso controverso Togliatti, etc, a spingere il Paese nella direzione giusta, ma oggi chi lo puó fare? Montezemolo é senza dubbio una delle personalitá di maggior spicco e capacitá gestionali, peró rimane sempre su chi va lá.....anche la metafora é orrenda visto gli antecedenti, vorrei invitarlo a SCENDERE IN CAMPO al piú presto! L'Italia ne ha bisogno!

#15 da montero mori, inviato il 27/7/2011
Sono convinto come il Presidente che l'Italia alla fine ce la farà..ma a quale prezzo?...Un prezzo da " macelleria" o meno devastante?..Ricostruire l'Italia si può e si deve, ma senza la consapevolezza della classe più abbiente che il "prezzo" salatissimo debba essere "pagato" da chi ha più , l'Italia non uscirà mai dalla "perifericità economica e finanziaria" in cui la speculazione la stà spingendo: non più di 3 mesi a disposizione e poi ...l'inferno! I costi saranno altissimi per tutti, impossibili per molti, devastanti anche per chi ha molte ricchezze: il dazio di una " patrimoniale " nazionale non può essere rimandata , e la sua entità non dovrebbe essere inferiore ai 200-300 mld di euro: solo così l'Italia avrà un futuro, diversamente no. Una cifra enorme, certo, ma che è l'unica possibile per evitare la catastrofe che ci stà schiacciando: è una proposta che ribadisco sempre qui, su Italia Futura, unica platea e forza al momento che forse sarebbe in grado di "forzare" in questa direzione. Una richiesta certamente onerosa, ma che produrrebbe anche per chi colpito, una nuova fonte di ricchezza futura. Le forme e i modi sono molteplici, compresa una restituzione nel tempo ..., ma prima la "salvezza". Auguri Italia...Sei in agonia...

#14 da nello gori, inviato il 27/7/2011
Un'analisi pacata che evidenzia con lucidità lo stato del nostro Paese.Un appello alle forze sane, al quale queste devono rispondere, con determinazione. Non credo assolutamente che questa classe politica meriti dei tempi supplementari.L'Italia per uscire dalla crisi ha bisogno di uomini preparati, di comprovata moralità il cui fine sia il bene comune.

#13 da Alvaro Schieppati, inviato il 26/7/2011
Intervento perfetto, come accade quasi sempre a Luca Montezemolo.In breve ha fatto una sintesi lucida delle difficoltà dell'Italia. Ha dato anche delle indicazioni condivisibili di come potremmo uscire da questo impasse. "Non sarà l'impresa di un uomo solo né di un unico settore sociale, ma dovrà necessariamente essere un traguardo il più ampiamente condiviso" parole giuste, ma tutto questo non avverrà in automatico se non vi sarà la spinta organizzata di un nucleo illuminato e preparato della società civile, persone che possano imprimere, promuovere e lanciare il progetto di un'Italia nuova.Per fare ciò Italia Futura ed il Suo Fondatore possono essere fattori determinanti per mettere in moto un nuovo processo vitale per le sorti di questo nostro Paese. La giusta tempistica, il momento propizio per lanciare l'iniziativa saranno determinanti per la riuscita. Non credo manchi molto. Buon lavoro.

#12 da claudio sguaita, inviato il 26/7/2011
Concordo, come non essere d'accordo su quanto scritto e detto dal Presidente Montezemolo.Ho solo una semplice domanda da fare e sarei felice se riuscisse a stimolare la partecipazione di tanti.
" Come potranno mai diventare dei professionisti capaci e con un seguito ed un futuro,quella miriade di Italiani , giovani, seri e creativi che hanno idee che solo all'estero vengono non solo ascoltate ma finanziate e supportate da strutture in grado di garantire un percorso di fattibilita' e di crescita e dell'idea stessa e della "persona",o per meglio dire dell'artefice della stessa ? "
Come fare ad accorciare anche in Italia l'iter burocratico bancario e di accesso al credito cosi' pesante da sopportare che molte volte crea rinuncia gia' in partenza? Grazie

#11 da angelo astigiano, inviato il 24/7/2011
La condivisione con quanto detto da Luca di Montezemolo è totale e la speranza personale è di un rapido tramonto di questa classe politica, a tutti i livelli e senza distinzioni di schieramento.
Contemporaneamente deve farsi avanti una nuova classe dirigente, composta da cittadini appartenenti ai vari settori della società civile Italiana, "vergine" da incarichi e militanze politiche, la cui etica e senso civico siano dimostrati dalle precedenti esperienze nella società civile e nel mondo del lavoro/imprenditoriale.

#10 da Rino Impronta, inviato il 24/7/2011
Purtroppo la falsa politica della seconda Repubblica ha impedito alla vera Italia di esprimersi.

#9 da Francesco Zanaga, inviato il 24/7/2011
Fare politica in Italia ti porta ad essere equiparato ad un venditore del famoso tubo "Tucker" e non a torto perchè in effetti questo paese è diventato una gigantesca truffa. La mia generazione dovrà essere in grado di affrontare la sfida culturale di questo paese e per prima cosa dovremo insegnare ai nostri figli che tutto quello che è stato insegnato a noi non si può più fare....e speriamo che un giorno non troppo lontano il termine "onorevole" riacquisti il suo significato.

#8 da Mauro Piantedosi , inviato il 23/7/2011
Io personalmente credo che in italia, nonostante tutto, ci sia un grosso potenziale...le istituzioni però devono cambiare rotta, devono cominciare a promuovere delle riforme che rendano questo paese davvero moderno e competitivo e devono premiare tutti coloro che, da tempo, si impegnano con dedizione e abnegazione a far cambiare le cose, sia pur con attività private. Non possiamo più continuare a vedere il mondo che cambia come osservatori inerti e rassegnati, al contrario dobbiamo cogliere le opportunità che il cambiamento ci offre. La globalizzazione ha sicuramente reso difficile l'operato in molti settori, la comparsa di nuovi competitori sullo scenario mondiale, come la cina il brasile e l'india, ha sicuramente pesato sull'economia del nostro paese, ma rappresenta anche l'opportunità di avere nuovi interlocutori a cui proporre le nostre eccellenze, il prestigio del made in Italy, dei nostri beni culturali e del paesaggio, che ne facevano la prima meta turistica del pianeta.Il tutto potrebbe avvenire migliorando l'istruzione, creando una nuova rete di infrastrutture, migliorando la situazione in alcune città d'arte e risanando alcuni scempi perpetrati a danno delle nostre coste.Sinceramente non mi pare che si vada in questa direzione. La situazione difficile sulle coste del nord africa avrebbe avuto come logica conseguenza un aumento dei turisti dall'altra parte del mediterraneo... neanche questa opportunità è stata sfruttattata al meglio.

#7 da Angelo, inviato il 23/7/2011
Condivido pienamente quanto scritto da Luca Cordero di Montezemolo nell'articolo. Personalmente penso che per servano energie fresche per guardare con fiducia al futuro. E' necessario uno strappo energico, un cambio di paradigna e un forte rinnovamento degli attori della politica. Basta con i professionisti della politica che si riciclano nel tempo presentandosi sempre in veste nuova e addossando le colpe a chi li ha preceduti (che spesso sono loro stessi). Io sarei anche disponibile in prima persona a mettermi in gioco ma solo di fianco a persone che sono politicamente "vergini" e non compormesse con il passato.

#6 da Fulvio Aversa, inviato il 22/7/2011
Bisogna dare atto al Presidente Montezemolo di essersi comportato come un Mecenate della società civile: grazie alla sua autorevolezza e lungimiranza ha saputo raccogliere intorno a sé intelligenze vive ed indipendenti dando loro la possibilità di incontrarsi ed esprimersi senza improntare a sé una corte di evanescenti adulatori come purtroppo è successo a destra e senza dare adito a scontri fra lillipuziani come invece è accaduto a sinistra. Non sarà un Unto dal Signore come qualcuno né un Segretario Dimezzato come qualcun altro ma il promotore pragmatico ed efficace di una ricostruzione civile e morale del nostro Paese realizzata da tutti i cittadini di buona volontà che vorranno partecipare al progetto di un'Italia nuova, migliore, futura.

#5 da Romano Perissinotto, inviato il 22/7/2011
Una visione chiara e razionale della attuale situazione nazionale. Ciò che a mio avviso risalta, tra le altre considerazioni, è l'assoluta consapevolezza di Luca che "possiamo farcela"! Abbiamo la responsabilità di fronte alle generazioni future delle nostre azioni. Questa responsabilità trova la propria fiducia nell'enorme patrimonio di cultura e di saper fare che ci distingue. Usiamolo e nel contempo rendiamo inefficaci tutti quei "marziani" che dopo anni di attività politica, spesso con compiti di Governo, appaiono stupiti di fronte di una situazione che loro stessi hanno contribuito a creare.
Noto tanta positività nelle parole del Presidente: è il punto di partenza che, unito a concretezza e pulizia, sono certo ci consetiranno di uscire dalla palude e riformare il più bel Paese del Mondo. Muoviamoci!

#4 da Cosimo Panaro, inviato il 22/7/2011
La quotidianità evidenzia come sia necessario creare uno spazio per costruire INSIEME, invece di continuare ad affannarsi nella distruzione dell'altro, pur di rappresentare la presunta superiorità del proprio IO. Il sentimento del NOI può essere una risorsa cruciale per la rinascita di uno spirito italiano. Non si deve cadere in un radicalismo senza prospettive. Dobbiamo creare uno spazio terzo, un campo comune di energie emotive, uno spazio culturale nel quale possano avvenire le evoluzioni più profonde. Credo sia possibile interagire, scambiarsi conoscenze ed esperienze, sostenere e sostenersi solo se si riesce ad abitare uno spazio comune.

#3 da Giulio Portolan, inviato il 22/7/2011
L’etica è una componente fondamentale della persona. Ma è dubbio che possa esistere un’etica naturale, a prescindere dalla religione. La crisi a cui assistiamo è un aspetto della crisi del nostro tempo, che è fondamentalmente crisi della verità e della religione, in particolare della crisi del cristianesimo. Nel comportamento umano è essenziale sentirsi giudicati, sentire giudicata la propria condotta morale, e anche prospettarsi di vederla sanzionata. Senza la prospettiva del giudizio, che appartiene alla religione, l’uomo fonda la propria condotta su se stesso, sull’educazione ricevuta, sul proprio punto di vista e anche sul proprio tornaconto personale. Mentre il mondo avanza verso la tecnica [che si rivela una chimera impotente, solo un sogno, un delirio], nelle aule universitarie di filosofia si discute se la filosofia sia ancora attuale. A difendere al concezione tradizionale della verità è rimasta solo la Chiesa, insieme alla difesa dei poveri. Sempre dalla Chiesa è partita l’idea della formazione di una nuova classe dirigente di politici. Come ha detto Draghi il problema dell’Italia non sta tanto nella diagnosi o nella terapia, ma nei tempi: si deve fare in fretta.

#2 da Vincenzo Dubla, inviato il 22/7/2011
"Non sarà l’impresa di un uomo solo né di unico settore sociale, ma dovrà necessariamente essere un traguardo il più ampiamente condiviso." Caro Presidente Montezemolo, non si può non condividere il suo pensiero e, personalmente, sono convinto che in questa frase sia racchiuso tutto il "nuovo" degli Italiani. Basta agli individualismi, basta agli interessi di parte, basta agli uomini forti "che tanto adesso ci pensa LUI"! La res publica è sana quando rappresenta ogni parte della società civile. La società civile italiana è composta di eccellenze volutamente occultate ed ostracizzate da quei poteri che nella prima repubblica, ma ancor più nella seconda, hanno avuto tutto l'interesse a far apparire il nostro paese come "vecchio e inattivo": un vero paradosso se si pensa a quanti sono gli italiani che hanno contribuito negli ultimi decenni al progresso sociale ed economico del pianeta. Cordialmente, VD

#1 da Giulio Portolan, inviato il 22/7/2011
La Fondazione Italia Futura nasce come iniziativa di un insieme di alti rappresentanti del mondo politico, imprenditoriale, economico e culturale italiano, finalizzata a proporre l’autoorganizzazione della società civile come supporto all’azione della politica per la promozione del bene comune. Questa iniziativa parte dal mondo imprenditoriale vicino alla galassia Agnelli, la cui partecipazione attiva in politica fino al tempo della seconda repubblica si era limitata alla rappresentanza simbolica della Famiglia al Senato, pur con un importante tentativo di Umberto Agnelli di ricostituzione della DC. A supplire al crollo della Democrazia Cristiana, nella seconda repubblica, dopo tangentopoli, è stato Berlusconi, che, con geniale intuito politico, ha creato dal nulla il centro-destra. La seconda repubblica è stata così caratterizzata dal sistema bipolare, rimanendo il centrismo rappresentato dall’UDC. Il popolo italiano ha interiorizzato il sistema bipolare, come risulta dalle recenti elezioni amministrative, in cui i partiti di centro [API, UDC, FLI] hanno raccolto, insieme, pochi voti. Ma il sistema bipolare per funzionare necessita di due grandi partiti opposti e della loro stabilità interna. Il recente scandalo della P4 mostra quanto fragile sia il nuovo sistema, e quanto importante sia la necessità di supportarlo con nuove iniziative politiche, capaci di supplire a un eventuale vuoto, quale è quello che pericolosamente si prospetta nel centro-destra del dopo-Berlusconi. L’intuizione di Italia Futura è quindi quanto mai essenziale. Il suo limite, attuale, ne rappresenta la forza. Il limite, elettorale, come si è detto, è quello del centrismo in un sistema bipolare in cui il popolo desidera schierarsi o a destra o a sinistra. La sua forza consiste nel fatto che il sistema bipolare è caratterizzato da una importante presenza di un elettorato indeciso, orientato verso il centro politico, ed essenzialmente verso il centro-destra, in attesa di trovare in questa area partitica un equivalente laico, ovvero non confessionale, della Democrazia Cristiana, quale doveva essere Forza Italia prima della sua crisi come Popolo della Libertà. Montezemolo con la sua Fondazione svolge quindi un ruolo di potenziale supplenza del centro-destra. La collocazione centrista della sua Associazione si spiega, inoltre, anche con la crisi del centro-sinistra, indeciso tra l’alleanza con l’estrema sinistra, il centro, e con la potenziale dipartita di alcuni politici cattolici dal PD. Il futuro di Italia Futura sarà manifestato nelle prossime elezioni politiche, nel dopo-Berlusconi, nel momento forse più decisivo della storia della Repubblica italiana e dell’Europa: da associazione finalizzata ad aggregare la società civile essa potrà diventare sponsor di iniziative politiche, in cui personalità come Montezemolo, Monti e Marcegaglia potranno spendere il loro talento di leadership per la promozione del bene comune nella società italiana.



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