La ragione (e l'importanza) delle Cassandre

Paure e limiti di questa classe politica

di Irene Tinagli , pubblicato il 16 luglio 2011
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Mentre milioni di italiani assistono inermi ad un tracollo che lo stesso ministro delle Finanze paragona al Titanic, è inevitabile chiedersi dove sia stato, fino ad oggi, il timoniere. Ed è inevitabile tornare col pensiero a tutte le volte che questi ci rassicurava sulla buona salute dell’economia italiana, mettendoci in guardia contro le cassandre e contro tutti quegli sciagurati economisti che gli remavano contro, che parlavano a vanvera, che non capivano nulla.

“Gli economisti sono come i maghi”, tuonava il Ministro al Meeting di Rimini del 2009, “stiano zitti un anno o due e ne guadagneremo tutti”. Gli economisti, incalzava Tremonti, difendono i grandi interessi, mentre il Governo difende il popolo e le famiglie. Chissà se parlava di quello stesso popolo che oggi si ritrova con milioni di giovani senza lavoro, di piccole aziende che non riescono nemmeno a pagare le tasse e di quelle famiglie che nei prossimi anni vedranno ulteriormente affossato il loro potere di acquisto, l’accesso ai servizi e le opportunità per i propri figli.

Eppure proprio questa è la situazione in cui si trova oggi il nostro Paese. E questa volta Tremonti non può dare la colpa agli economisti. Non perché siano stati zitti. Gli economisti hanno continuato a parlare, mettendo in guardia più di una volta sulle scelte di politica economica del governo, sottolineando ad ogni occasione la necessità di misure più strutturali, di interventi che non deprimessero solo la domanda ma che liberassero le energie produttive attraverso liberalizzazioni e riorganizzazioni della spesa che non avrebbero gravato sul bilancio (ma che certo avrebbero intaccato privilegi e rendite acquisite).

Non sono stati zitti, ma sono stati puntualmente ignorati, smentiti, derisi, con un’arroganza impensabile in qualsiasi altro paese. Maghi, cassandre, paragonati a Mandrake e Harry Potter, giusto per rievocare alcuni degli epiteti più coloriti. Un trattamento che in realtà questo governo non ha riservato solo agli economisti, ma anche a registi, intellettuali, scrittori, scienziati, imprenditori, esponenti di associazioni della società civile. Come non ricordare Brunetta che inveisce contro gli “intellettuali di m…” o contro i registi parassiti, o Bondi che non si presenta a Cannes in protesta contro un film italiano. O altre offese di svariata natura che nel corso degli anni non hanno risparmiato nessuno, neppure premi Nobel come Rita Levi Montalcini o Dario Fo.

A ben vedere forse il vero e più profondo fallimento di tutta la politica italiana è stato proprio questo. Non solo di aver continuato a privilegiare, in moltissimi ambiti, la logica politica su quella della competenza, ma di essersi spinta oltre, puntando in più di una occasione ad una sistematica emarginazione e delegittimazione di tutte quelle voci e competenze che in qualche modo confliggevano con l’agenda politica. In questo modo si è ulteriormente ampliato il divario tra politica e competenze, indebolendo il dialogo tra policy makers, amministratori e tecnici, anche quelli con le migliori intenzioni, piegandolo ogni volta all’opportunità e alla demagogia di partito.

Una situazione umiliante e frustrante tanto per i “tecnici” che per chi ancora intende la politica con spirito costruttivo e di servizio. Un approccio che, peraltro, sembra aver intossicato anche parte dell’opposizione. Basta pensare al trattamento che una certa sinistra ha riservato a scienziati come Umberto Veronesi quando si sono rifiutati di prestarsi a battaglie come quella sul nucleare. O come nel Partito Democratico siano state liquidate proposte elaborate nel corso degli anni da autorevoli economisti e giuslavoristi su temi chiave come il lavoro o gli ammortizzatori sociali per poter abbracciare più facilmente alcune posizioni di Cgil e Fiom ritenute politicamente più “convenienti”.

Occorre però domandarsi se a questa separazione tra paese reale e politica abbia contribuito anche la debolezza della società civile. Negli ultimi dieci anni la capacità della società civile di far sentire la propria voce, di richiamare la classe politica al rispetto degli impegni presi, di costruire argini all'arroganza e alla mancanza di accountability dei nostri rappresentati si è dissolta lentamente. Complice la crisi economica e la paura di essere trascinati in una guerra civile a bassa intensità la borghesia italiana ha perso la coscienza di sé e ha ceduto alla tentazione di abbandonare il campo della discussione pubblica.

Poche settimane fa, mentre già imperversava la tempesta finanziaria, il Presidente del Consiglio e il Ministro dell'Economia stavano combattendo una guerra di potere attorno ad un provvedimento teso ad annullare la sentenza sul lodo Mondadori, improvvidamente inserito nella finanziaria. Nel momento in cui l'Italia rischiava di andare a picco i due più importanti membri dell'esecutivo erano impegnati a scambiarsi colpi bassi e accuse reciproche. Davanti a questo esempio palese di irresponsabilità e inadeguatezza non un banchiere o un imprenditore ha ritenuto di dire una parola.

Tutto questo ci mostra un quadro la cui gravità va ben oltre la situazione economica contingente. Ed è per questo che, per salvarci, non solo non basterà questa manovra, ma non basterà nemmeno il rimpasto di governo di cui si vocifera. Spostare qualche politico da una poltrona all’altra o aggiungere qualche sottosegretario per provare a raccogliere più consenso non ci salverà. Perché occorre ritrovare l'equilibrio perduto tra una società civile rassegnata e intimidita e una classe politica convinta di avere comunque diritto a un posto sulla scialuppa di salvataggio.


Docente all'Università Carlos III di Madrid, è esperta di innovazione, creatività e sviluppo economico. È consulente del Dipartimento Affari Economici e Sociali dell’ONU, della Commissione Europea e di numerosi governi regionali, enti e aziende in Italia e all’estero.


tag:  tinagli   manovra   titanic   crisi   debito   arroganza   società civile  


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#12 da Giuseppe Lafasanella, inviato il 18/7/2011
Government is not the solution, government is the problem. Quello era lo slogan di inizio presidenza Reagan che annunciava una stagione di riforme liberali che hanno dato vita a decenni di sviluppo economico, annacquate da riforme dirigiste dei vari busch, clinton, obama.
Ora siamo noi in questa situazione, di uno stato dirigista, che è oramai una idrovora di ricchezze per mantenere in vita un parco protetto nella quale prospera, si moltiplica, un moltitudine di gente che vive e bene, con il cordone ombellicale della spesa pubblica. Non sono solo i politici propriamente detti, ma anche politici occulti, che vivono di posti di lavoro nella fitta ramificazione di enti e subenti o di loro sovvenzioni. E vivino meglio di chi li mantiere.Questi sono lo strumento di controllo sociale della politica sulla società civile.
Lo stato, anzicchè essere un arbitro, è solo un giocatore, scorretto, perchè chi gioca dalla parte dei politici gode di regole migliori. Le interferenze distorsive sulla economia e sulla società hanno raggiunto oramai livelli di cancrena, insopportabili prima dal punto di vista economico, poi anche sociale.
Altro che governo liberale. Stiamo andando verso la deriva di neo dirigismo accompagnato da manovre economiche di andreottiana memoria.
Purtroppo non vedo all'orizzonte alcun Reagam in Italia, ma credo che non potrebbe mai avere più di pochi punti percentuali, visto il meccanismo redistributivo che ha creato vaste caste di gente che vive di spesa pubblica, costituendo un serbatoio di voti che nessuna può permettersi di toccare.

#11 da marco giangrasso, inviato il 18/7/2011
Lodevole nelle intenzioni questo articolo come il precedente sul Titanic a firma Italia Futura. Credo però che oltre a belle parole necessiti entrare nel merito dei numeri e delle proposte. Preferirei vedere articoli come quelli di Stella e Rizzo sul Corriere di oggi 18 luglio dove si "quantificano" gli scandalosi privilegi della Casta e si "quantificano" gli interventi correttivi. A mio modo di vedere Italia Futura ha oggi il dovere di "entrare nel merito".

#10 da alessandro paoluzi, inviato il 17/7/2011
Non c'é piú tempo per attendere. E'ormai indispendabile fare un cambio di pagina totale, intellettualmente convinto e serio da parte dei parlamentari e degli aspiranti tali come dei vertici istituzionali e della popolazione. E ci vogliono segnali forti, da subito, di onestá e impegno. I parlamentari attuali devono 1) modificare una legge elettorale che amputa l'elettore, il quale si trova senza capacitá di controllo e di feeback sull'establishment governativo centrale: questo potrebbe portare in parlamento personaggi qualificati e fortemente intenzionati a fare il bene del Paese in vece di incapaci o corrotti; 2)operare una volontaria rinuncia di prebende e vantaggi rispetto ai comuni cittadini. Banchieri o imprenditori in silenzio? Forse i più piccoli parlano ma non li possiamo udire perché censurati mentre i grandi parlano ma a difesa dei propri profitti. Ma la misura é colma e la pazienza sta finendo in un montar di rabbia spumeggiante. Spider Truman che sia vero o falso ne é un esempio.

#9 da Rino Impronta, inviato il 17/7/2011
Manovra: penalizzazione delle pensioni.
Sono un dirigente in pensione e durante la mia vita lavorativa, ho sempre dato più del dovuto. Ero fortemente motivato e credevo in ciò che facevo, con forte spirito di appartenenza all’azienda. Il mio datore di lavoro ha provveduto sempre al regolare versamento dei contributi previdenziali per assicurarmi (al termine del rapporto di lavoro) una pensione che garantisse comunque una qualità di vita dignitosa e adeguata a ciò che era stato versato. Già nella finanziaria 2008, fu stabilito che per categorie ad alta qualificazione, come dirigenti, magistrati, giornalisti, medici,ecc. il meccanismo di indicizzazione venisse azzerato per un anno. Anzi non è stato più recuperata negli anni successivi, concretizzandosi in una penalizzazione permanente. Con la recente manovra viene disposto un provvedimento analogo. Destinatari le medesime categorie. Oltre alla mancata rivalutazione fino al 2014 (siamo certi?) c’è il c.d. “contributo di solidarietà”. Questo termine (solidarietà) è improvvisamente scomparso fra quelli usati dai nostri parlamentari. Mi chiedo se tutto ciò è giusto e in linea con i principi costituzionali. Mi chiedo anche dove sono i nostri sindacati, che scendono in campo solo quando è certa e proficua la loro visibilità. Forse in questa circostanza sarebbe offensivo alla loro immagine esporsi più di tanto. Questa manovra, al di là degli effetti deleteri che produrrà sulle famiglie monoreddito (già valutati fortemente negativi da tante associazioni), senza comunque apportare alcun beneficio e valore aggiunto alla nostra economia, rappresenta una grave offesa all’onestà di coloro che pagano regolarmente le tasse e sono in regola con il versamento dei contributi previsti dalla legge. Al contrario, per poter rinunciare a qualche beneficio, la nostra classe politica ha bisogno di nominare una commissione che valuti con attenzione le voci dove poter intervenire per qualche eventuale taglio. Questa sceneggiata ormai la conosciamo molto bene. Vedi l’on. Papa al quale il giudice ha sospeso lo stipendio di magistrato e lo ha interdetto nella sua funzione, ma non ha potuto provvedere alla sospensione dello stipendio da parlamentare. Tutti ci chiediamo: perché? I professionisti della politica che portano a casa due o tre stipendi restano gli intoccabili. Invece noi siamo i benefattori di turno ai quali è possibile mettere le mani in tasca senza chiedere autorizzazioni a nessuno. Sarebbe interessante conoscere il tempo che ogni parlamentare riserva all’attività parlamentare e quello destinato all’attività privata (libera professione). Dopo aver trascorso una vita impegnata in lavori a rischio o ricchi di responsabilità, non è giusto che la nostra categoria subisca ancora vessazioni da parte del potere politico (destra e sinistra sono uguali per i comportamenti e per il modo di intendere di fare politica) ed assistere al teatrino dei ricatti o minacce (come nella scuola dell’infanzia). Certamente sia gli italiani che gli altri Paesi dell’UE vorrebbero un po’ più di maturità, dignità e serietà comportamentale da parte di chi ha deciso di porsi al servizio dello stato e dei cittadini, scendendo in politica. Secondo un mio parere tutto ciò resta solo utopia. Con la manovra il nostro Governo vuole acquisire risorse fresche da investire per il risanamento dell’economia italiana? Sarebbe stata sufficiente una seria lotta all’evasione, ai falsi invalidi, ai lavoratori in nero, e coloro che trasferiscono illegalmente capitali all’estero. Forse questi sono solo una piccola parte di cittadini da perseguire e da cui ricavare le predette risorse. Per la Fondazione suggerirei al più presto di replicare le iniziative realizzate nelle Marche e in Liguria. In questo particolare momento è importante il radicamento territoriale e valutarne la sua consistenza. Quando una squadra si muove, deve conoscere il potenziale che ha da mettere in gioco. I risultati: dipenderanno dalle capacità del tecnico. Rino Impronta.

#8 da Stefano Scarabelli, inviato il 16/7/2011
Il ministro Tremonti aveva torto: gli economisti non sono come i maghi, sono molto peggio, perchè i secondi fanno sorridere, mentre i primi ci stanno facendo piangere.
La moneta unica sta affondando uno ad uno i paesi di Eurolandia; e non c'entrano (solo) caste e privilegi.
Meno retorica e più analisi economica.
Cordiali saluti

#7 da antonio caputo, inviato il 16/7/2011
L'EQUILIBRRIO TRA SOCIETA' CIVILE E POLITICA SI E' ROTTO
COME CERCARE DI RISALIRE LA CHINA?
con il ricambio della classe o meglio della casta politica
MA L'ITALIA NON E' STATO MAI IL PAESE NE' DELLE RIVOLUZIONI NE' DELLA RIFORMA, SE MAI DELL'INQUISIZIONE E DELLA CONTRORIFORMA CHE HANNO FRENATO LO SPIRITO E LO SLANCIO DEL CAPITALISMO.
YTA BREVE E COMUNQUE QUANDO SARA' SI T5ORNERA' A VOTARE-
CREDO CHE SIA INTOLLERABILE IL FARLO CON IL PORCELLUM.
CHE FARE'
ITALIA FUTURA PRENDA POSIZIONE CHIARA SUL REFERENDUM ELETTORALE PROPOSTO DALLA SOCIETA' CIVILE , SARTORI, PASSIGLI, CIPOLLETTA, FISICHELLA, GROSSO, ABBADO, ECO , GAE AULENTI E ALTRI
PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI

#6 da Romano Perissinotto, inviato il 16/7/2011
..in sintesi, il limite dell'attuale governo e' la paura di perdere ..consenso. Tale limite e' stato piu' volte palesato anche dal principale schieramento di opposizione. Risultato finale : una manovra sterile, ovvero non adeguata alla attuale situazione e soprattutto a quelle di medio termine. La soluzione: organizzare il territorio per un radicale cambiamento.

#5 da Giulio Portolan, inviato il 16/7/2011
Esiste forse un modo per venirne fuori. La crisi della politica e della finanza [pubblica e privata] a cui assistiamo non sono crisi passeggere. Esse fanno parte dell'altra più grande crisi del nostro tempo, che è crisi della filosofia, dell'etica, del diritto, dello stato e della politica. Direbbe De Rita che è crisi sulla capacità del popolo di unirsi per dare una risposta solidale. A questo serve Italia Futura, per coalizzare il consenso intorno a un progetto comune. La prima cosa da fare è quindi credere a questo progetto. Io ho fatto alcune proposte sul mio sito alle voci "steleologia".

#4 da Ezio Messina, inviato il 16/7/2011
Temo che la società civile "rassegnata" sia in buona parte complice (evasori) o connivente (corporazioni). Il resto non sta ancora abbastanza male oppure se sta male fa massa critica sul voto di protesta (sterile). Come ne veniamo fuori?

#3 da Giulio Portolan, inviato il 16/7/2011
Quello che è successo alcuni giorni fa in parlamento lo avevo previsto ed è la conferma della mia analisi. Gli avvocati hanno minacciato una ritorsione se veniva toccato il loro ordine. Monti non potrebbe fare nulla con questa maggioranza. Il parlamento è costituito dalla fascia alta delle categorie produttive e professionali che legiferano per proteggere i loro priviegi. Ciò blocca le liberalizzazioni. In un certo senso il governo non ha colpa. Occorre riconsiderare il diritto di voto, attivo e passivo. E' una questione di censo. Se sono votate alcune categorie viene bloccato il cambiamento. Il ceto medio è forse adatto meglio a governare.

#2 da Giulio Portolan, inviato il 16/7/2011
IL sito www.dodicidimostrazioni.it è la punta di un iceberg. Per produrre un cambiamento politico si è pensato di fondare innanzitutto una forte base teorica. Il concetto di episteme proposto è difficile che sia compreso dai visitatori. Non lo comprendono neppure alcuni docenti universitari a cui viene segnalto il sito. Esso nasce come primo aspetto di democrazia elettronica.

#1 da Giulio Portolan, inviato il 16/7/2011
Personalmente non sono d’accordo con la democrazia elettronica, interpretata come strumento di democrazia diretta, ritenendo il ruolo della mediazione politica fondamentale. Ma anche questo ruolo potrebbe essere inserito nella democrazia elettronica, intesa come leva attraverso cui produrre un cambiamento. Per realizzarla sarebbe sufficiente costruire un sito internet funzionante come referendum propositivo. I cittadini fanno le proposte di legge che vengono votate via internet. A ogni proposta di legge viene associato un IBAN per il suo autofinanziamento da parte dei cittadini. I partiti non annullano le proposte, ma solo agiscono per la loro migliore costruttività. Si immagini se un’iniziativa popolare di legge partisse su questa piattaforma con la proposta dell’abbassamento del numero dei parlamentari. Proposta e votata via internet. Il successivo passo sarebbe quello di replicare nel mondo reale-cartaceo questa scelta elettronica.



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