Il gioco dell’oca nel contrasto alla corruzione

Un passo avanti e due indietro

di Andrea Buratti , pubblicato il 14 luglio 2011
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Lo scorso 27 maggio è stato reso pubblico il rapporto del Gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa sulla valutazione delle politiche italiane di contrasto alla corruzione.

Con questo Documento, il "Greco" fa il punto sull’attuazione delle raccomandazioni rivolte al nostro Paese nel 2009: nel suo primo rapporto, infatti, il Greco aveva fatto severe critiche alle carenze delle politiche di contrasto alla corruzione, al ritardo nella ratifica della Convenzione penale sulla corruzione del Consiglio d’Europa, alla proliferazione di leggi di riforma del processo penale destinate ad incidere negativamente sulla repressione della corruzione nella pubblica amministrazione, suscitando un vivace dibattito interno.

Il nuovo Rapporto offre pertanto l’occasione per una valutazione meditata – al di fuori dei dibattiti giornalistici ed al netto dell’emotività suscitata dalla recentissima emersione di nuovi gravi scandali corruttivi – su uno dei temi cruciali per le aspettative di riforma delle istituzioni pubbliche.

Nella presente legislatura, Governo e Parlamento hanno dedicato un interesse non indifferente alla definizione di misure di contrasto alla corruzione, con iniziative che tuttavia non sembrano aver perseguito indirizzi coerenti.

Basti pensare che con uno dei suoi primi provvedimenti (l. n. 133 del 2008), il Governo Berlusconi sopprimeva l’Alto Commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito all’interno della pubblica amministrazione, ritenuto troppo costoso per le casse dello Stato, trasferendo le relative competenze ad un Servizio del Dipartimento della Funzione Pubblica (il Saet, Servizio Anticorruzione e Trasparenza), dotato di risorse umane e finanziarie assai meno ingenti.

Appena un anno dopo, la legge 116 del 2009 ratificava la Convenzione di Merida, il primo accordo mondiale di contrasto alla corruzione. Obbligata dalla Convenzione ad istituire un’Autorità indipendente anticorruzione, la legge indicava allo scopo proprio il Saet, un organo privo dei requisiti di indipendenza dal potere politico e delle necessarie dotazioni organiche per svolgere la missione prevista dal Trattato.

Anche in ragione dell’inadeguatezza di questo organismo, il disegno di legge in materia di “prevenzione e repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”, già approvato dal Senato ed attualmente all’esame della Camera dei deputati, trasferisce ulteriormente l’autorità nazionale anticorruzione presso la Civit, ovvero la “Commissione indipendente per la valutazione, l’innovazione e la trasparenza”, voluta dal Ministro Brunetta per presidiare i modelli di valutazione delle performances nella pubblica amministrazione.

Un vero e proprio balletto di competenze, dunque, che ha di fatto impedito a ciascuna di queste strutture di acquisire una competenza ed una legittimazione sul piano nazionale ed internazionale, così come di elaborare strategie di lungo periodo.

A queste oscillazioni relative agli organismi di vigilanza si aggiungono le indecisioni nel settore del contrasto penale ai reati corruttivi. Qui, i paradossi sono di evidenza lampante: mentre il già citato disegno di legge per la prevenzione e la repressione della corruzione contiene significativi inasprimenti delle pene previste per i reati contro la pubblica amministrazione, di cui agli artt. 314 e ss. del codice penale, è tuttora all’esame delle Camere il disegno di legge sulla prescrizione breve, che determinerebbe l’estinzione di moltissimi processi per i medesimi reati; inoltre, mentre la legge anticorruzione muove ad ampliare la quantificazione del danno all’immagine derivante alla pubblica amministrazione dalla commissione di un reato corruttivo di un proprio dipendente, la precedente legge 102 del 2009 aveva limitato l’azione inquirente delle procure regionali e l’attività giurisdizionale della Corte dei conti, così restringendo la tutela risarcitoria dello Stato.

Infine, nel decisivo settore degli appalti pubblici, nel quale si consuma la massima parte dei grandi episodi corruttivi, si segnala come il disegno di legge enfaticamente intitolato Statuto dell’impresa, approvato dalla Camera dei deputati ed ora all’esame del Senato, contenga diverse disposizioni destinate ad innalzare le soglie di rilevanza comunitaria degli appalti pubblici, in modo da favorire i conferimenti diretti, svincolati dalle complesse (e garantistiche) procedure imposte dalle direttive europee e recepite nel codice degli appalti. Come se alle imprese convenisse più essere liberate dai vincoli procedurali posti a tutela della trasparenza negli appalti che operare nella certezza di un contesto di legalità e merito.

Di queste ambiguità ed oscillazioni, il Rapporto del Greco dà conto in modo esauriente. Esso prende in considerazione tutte le ventidue raccomandazioni formulate nel Rapporto del 2009, per verificare, punto per punto, la risposta delle autorità italiane.

Nel merito, il Greco esprime particolare apprezzamento per l’impianto generale della riforma Brunetta della pubblica amministrazione, con particolare riferimento agli sforzi intrapresi nel senso della trasparenza, del controllo interno, del rafforzamento delle sanzioni disciplinari. Concentra, invece, il grosso delle proprie critiche su due settori nevralgici: le iniziative legislative in materia di processo penale e la corruzione politica. Sul primo fronte, la minaccia principale è individuata nel disegno di legge sul processo breve; sul fronte della corruzione politica, al non celato entusiasmo per la pronuncia di illegittimità costituzionale della legge sulla sospensione dei processi per le alte cariche dello Stato, fanno riscontro severe critiche per la perdurante assenza di un codice etico per i membri di organi esecutivi e di una efficace normativa sul conflitto d’interessi.

Un giudizio con luci ed ombre, dunque, che se riconosce il “passo in avanti” rappresentato dalla riforma Brunetta della pubblica amministrazione, fa altresì pesare i due “passi indietro” rappresentati dalle prospettate riforme del processo penale e dalla assenza di iniziative in materia di corruzione politica.

Ripercorrendo le iniziative politiche del Governo nei suoi tre anni di attività, si ha la sensazione che l’opinione dell’organismo internazionale rifletta con esattezza le ambiguità e le incoerenze della strategia governativa. Ambiguità destinate a peggiorare se non prevarrà, nella cultura politica, la condivisione di un’etica pubblica che, nella società civile, sembra emergere come domanda sempre più impellente.

Ricercatore di diritto pubblico nell'Università degli studi di Roma Tor Vergata e docente a contratto di diritto costituzionale presso la Luiss G. Carli. Si occupa da diversi anni di strategie giuridiche di contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione. Ha scritto diversi saggi e opere monografiche su temi di diritto parlamentare, diritto regionale, diritto costituzionale, diritto pubblico comparato. Di recente ha curato (con Marco Fioravanti), "Costituenti ombra, altri luoghi e altre figure della cultura politica italiana (1943-1948)".


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tag:  corruzione   greco   rapporto   processo breve   europa   illecito   etica   politica  


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#3 da Angelo C., inviato il 14/7/2011
in Italia,purtroppo,la corruzione ha raggiunto livelli spaventosi. Proprio per questo motivo si dovrebbero realizzare importanti riforme per cercare di ridurre tale fenomeno. Si pensa sempre a fare altro o meglio i politici pensano sempre a fare altro. Nel nostro paese la vera riforma sarebbe abbattere quel sistema così complicato di burocrazia che rende indispensabile pagare mazzete per poter vedere realizzato un progetto, per poter accellerare una pratica,per poter, insomma, andare avanti. I nostri politici ci dicono sempre di aver fatto quello o d aver fatto quell'altro ma in realtà, nel concreto, non si fa mai niente. Certo, secondo me, abbiamo una delle democrazie migliori del mondo ma questo non significa che non abbia dei difetti o che non possa avere dei difetti. Semplificare una burocrazia così lunga e complessa dovrebbe essere una delle prime cosa da fare per rilanciare il nostro paese, dopo il tema del lavoro, perchè se non si buttano le basi o non si forniscono i mezzi per poter competere, non possiamo poi stupirci del fatto che il nostro paese non cresce. Spero di non sbagliarmi, ho letto un articolo nel quale si spiegava che uno dei motivi per cui nel nostro paese non ci sono investitori stranieri è proprio la lenta e difficile burocrazia. Questo ovviamente penalizza non solo le aziende che dovrebbero venire ad investire da noi ma anche le nostre aziende italiane, e questa e la cosa piùà grave. Bisogna rilanciareil paese ma bisogna anche impegnarsi in prima persona nel farlo o nel chiedere alla nostra politica di farlo. La gente oggi vuole solo ferie e soldi ma non è così che si fa crescere un paese...bisognerebbe pretendere dalla nostra politica un impegno maggiore, un impegno concreto che ad oggi nn c'è. Si parla di liberalizzazioni, riforma della giustizia, ecc...in realtà gli obbiettivi sono altri rispetto a quelli del paese...spero davvero in un cambiamento. Buon lavoro a tutti.

#2 da Giulio Portolan, inviato il 14/7/2011
Il sito www.dodicidimostrazioni.it è stato aperto il 19 aprile 2006. Esso si propone di costruire una ipotesi di episteme secondo la concezione platonica del sapere. Sono giunti apprezzamenti dalle maggiori istituzioni accademiche e culturali italiane. Nel settembre 2006 l'autore del sito è stato contattato dal presidente per l'europa della commissione trilaterale, che ha espresso il suo apprezzamento per il progetto-episteme. Nel gennaio 2007 per le dimostrazioni è giunta una lettera dal nuovo presidente della banca centrale europea. Sono giunte inoltre lettere da parte delle presidenze dell'Accademia nazionale dei lincei, della Conferenza episcopale italiana, del Pontificio consiglio della cultura e del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. Il sito attualmente contiene circa 4000 pagine di teorie filosofiche, teologiche e scientifiche: 60 pagine di indice, circa 1500 paragrafi, 450 schemi e grafici sulla realtà soprannaturale, più di 240 dimostrazioni.

#1 da Giulio Portolan, inviato il 14/7/2011
Per contrastare la corruzione nell'uso del denaro pubblico si possono introdurre i tributi di scopo. Mi spiego. A ogni irpef di ciascun singolo cittadino [sono milioni di irpef] viene assegnato un codice, e la destinzione dell'irpef non è la cassa dello stato in cui confluisce, ma è resa distinta e rintracciabile su internet. A ogni spesa viene assegnato un codice. La finanziaria dello stato assembla i diversi codici. In questo modo è possibie tracciare la destinazione di ogni imposta e il suo utilizzo fino alla singola e minuta spesa.
La corruzione nasce quando tutte le imposte confluiscono in un'unica cassa.



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