di Michele AinisNel gran teatro di Montecitorio ieri è andato in scena Eugène Ionesco, il maestro dell'assurdo. Non tanto perché i nostri deputati si lambiccassero il cervello in esercizi filosofici, mentre là fuori tremavano le Borse. Nemmeno per la singolare concezione dell'urgenza che ispira il Parlamento: il Senato ci ha messo 17 mesi per votare il ddl Calabrò sul testamento biologico, la Camera ne ha fatti passare altri 14 prima di discuterlo, adesso - chissà perché - lo sprint finale. Ma il paradosso non è soltanto esterno, non è un effetto della congiuntura. No, abita all'interno della legge, come una tenia dentro l'intestino.
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