Una fiaccola nel buio
Corriere della Sera
pubblicato il 13 luglio 2011
Aleggia un sospetto sgradevole: se non ci fosse stato il monito lanciato lunedì dal cancelliere tedesco Angela Merkel, forse nemmeno il richiamo di Giorgio Napolitano all'unità avrebbe prodotto gli effetti virtuosi registrati ieri. E non perché le motivazioni del presidente della Repubblica non fossero sacrosante. Più banalmente, sembra proprio che l'Italia politica non riesca a scuotersi senza un vincolo esterno da rispettare, un'emergenza estrema da affrontare. Ora la possibilità che la manovra economica sia approvata sabato è concreta. Ma la notizia, oltre che piacere, fa anche un po' rabbia.
L'opposizione ieri ha compiuto un gesto di responsabilità e di rispetto per il Quirinale, accettando le misure del governo senza votarle. E Silvio Berlusconi ha finalmente diramato una nota sugli attacchi speculativi di questi giorni: anche se la sua esortazione a essere «uniti, coesi nell'interesse comune» è oscurata da un'insistenza un po' d'ufficio sul governo «stabile e forte». Ma viene da chiedersi perché sia stato necessario guardare in faccia il baratro finanziario prima di agire in modo adeguato. In poche ore, lunedì sono stati bruciati quasi venti miliardi di euro.
Il risultato è stato quello di mostrare un governo incapace di «leggere» la sfida aggressiva dei mercati e le sue distorsioni destabilizzanti; e una classe politica costretta, per assenza di strategia, a subire l'iniziativa altrui. La mossa della Merkel si è rivelata una sorta di commissariamento politico da parte del principale Paese dell'euro: un richiamo a quel «vincolo esterno» che obbliga l'Italia alla serietà, e in certi casi le permette di salvarsi da se stessa.
Come minimo, è servita a dissolvere le polemiche lunari fra il centrodestra e il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Pesa, tuttavia, l'immagine di una maggioranza che nel momento più delicato è apparsa silente, quasi assente. Ha marcato l'impotenza di un Pdl che ha continuato a lungo a dipingere una situazione più rosea di quanto fosse; di una Lega che, archiviando tre anni di moderazione, è tentata di nuovo da una velleitaria autarchia padana, in politica estera come in economia; e di un'opposizione incapace, almeno fino a ieri, di analizzare i problemi prescindendo da Berlusconi.
Eppure, gli attacchi di questi giorni confermano l'impossibilità di galleggiare divisi e senza bussola: tanto più per un governo numericamente possente, ma politicamente gracile. L'errore peggiore che potrebbe commettere il centrodestra sarebbe quello di incassare la disponibilità delle opposizioni e poi ricominciare come prima. La manovra alla quale l'Europa e i suoi nemici ci costringono, richiede una comunione di forze per un periodo prolungato: è uno spartiacque, non una parentesi.