Come attrarre investimenti e trattenere i talenti

Serve una politica impopolare

di Massimo Brambilla , pubblicato il 7 luglio 2011
immagine documento
Nell’oceano delle statistiche che dipingono il quadro macro economico dell’economia italiana, due dati rivestono una particolare importanza.

Il primo è relativo all'incidenza degli investimenti diretti in imprese italiane da parte di soggetti non residenti in rapporto al Prodotto Interno Lordo. Nel periodo 1999-2010 il dato relativo al nostro paese è pari all’1% (fonte Commissione Europea). In termini assoluti dice poco. Molto più significativo è il confronto con gli altri membri dell’Unione dove l’unico Stato che registra una performance peggiore è (dato inquietante) la Grecia con un misero 0,95%. La Germania registra il 2,3%, la Francia il 2,9%, il Regno Unito il 4,3%. Tra le economie sviluppate solo il Giappone della “Lost Decade” fa peggio con lo 0,2%.

La seconda statistica è relativa all’esportazione di laureati. Normalmente le economie sviluppate sono importatrici di figure professionali ad elevata scolarizzazione mentre quelle meno sviluppate esportano talenti che vanno alla ricerca di opportunità lontano dal proprio paese. L’Italia è l’unica eccezione a questa regola tra i paesi piú economicamente sviluppati (fonte Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo).

Cosa ci dicono queste due statistiche? L'economia Italiana non si vende più come prodotto. Non si vende presso gli investitori internazionali e non si vende presso i talenti locali. Il problema non risiede nell’offerta di risorse (che siano finanziarie o intellettuali) ma nella capacità del nostro paese di attrarle.

Spesso la politica trova scusanti nei mega trend mondiali. Viene individuata come responsabile la globalizzazione che avrebbe portato paesi come Cina, India o Brasile al centro della scena economica internazionale, dirottando, in ragione di un basso costo del lavoro e di un alto tasso di crescita, i flussi finanziari ed intellettuali lontano dal nostro Paese. Per quanto è indubbio che il baricentro dell’economia mondiale abbia conosciuto uno spostamento verso nuove aree di attrazione nel corso degli ultimi dieci anni, è altresì vero che, a differenza dell’Italia, gli altri membri dell’Unione Europea continuano ad attrarre investimenti e talenti.

Inoltre non va sottovalutato che le tendenze macroeconomiche si modificano rapidamente e che quello che viene tradizionalmente identificato come il principale vantaggio competitivo delle ex economie emergenti è ormai in fase di rapida erosione. Il costo del lavoro in quei paesi sta crescendo rapidamente (in Cina è cresciuto del 69% tra il 2005 ed il 2010) e, secondo alcuni analisti, nel 2015 sarà indifferente, in termini di costo del lavoro, la localizzazione di impianti produttivi in Cina, negli Stati Uniti o in Europa.

C'è pertanto ancora una partita da giocare. Una partita la cui posta in gioco riguarda la capacità di attrarre il più mobile e meno scarso dei fattori della produzione, vale a dire il capitale, i flussi degli investimenti internazionali. E, di conseguenza, la capacità di attrarre talenti.

E' pertanto necessario impostare una nuova strategia a livello di sistema Paese per riqualificare l’appetibilità della nostra economia. In questo senso alcune linee guida possono essere fornite dagli Stati che rappresentano esempi di successo in termini di capacità di attrazione di risorse.

Un interessante caso è il Belgio. Il Belgio nel periodo 1999-2010 ha attirato investimenti da parte di soggetti non residenti in misura pari al 9% del Prodotto Interno Lordo (nove volte l’Italia) e, rispetto all’Italia, è un importatore di laureati. Numerose multinazionali hanno la sede Europea nel paese (come, per esempio, International Paper, Ingersoll Rand, Gerber Technology, Boeing, Toyota, Bridgestone).

Su cosa basa il Belgio la propria capacità di attrarre aziende, investimenti e talenti? Il sito business belgium a cura della Cancelleria del Primo Ministro Belga, elenca sei fattori:

- localizzazione strategica
- infrastrutture
- qualità della forza lavoro
- tassazione
- atteggiamento della Pubblica Amministrazione nei confronti dell'impresa
- qualità della vita

Cerchiamo di analizzare questi fattori applicandoli al contesto Italiano.

Localizzazione e infrastrutture

L'Italia, a fronte di una posizione baricentrica all'interno del bacino del Mediterraneo che costituisce un naturale vantaggio competitivo per quanto riguarda i rapporti commerciali tra Nord Europa, Medio Oriente ed Africa Settentrionale, ha accumulato in questi anni un pesante ritardo in termini di dotazione infrastrutturale.

Sulla base delle statistiche contenute nel Secondo Rapporto sulle Infrastrutture in Italia a cura dell’ANCE, l’estensione della rete autostradale, un tempo tra le piú capillari d'Europa, oggi è inferiore del 50% rispetto a Germania e Spagna e del 40% rispetto alla Francia. In aggiunta la dotazione in termini di rete ferroviaria ad alta velocità è inferiore di oltre al 70% in rapporto alla Spagna e del 59% alla Francia.

La rete di metropolitane nelle grandi città italiane è irrilevante al confronto dei grandi centri europei. I 7 principali porti Italiani, presi nel loro complesso, movimentano meno merci del solo porto di Rotterdam e stanno perdendo quote di mercato a favore dei porti spagnoli. La rete aeroportuale è caratterizzata da una miriade di micro scali, all’insegna della tutela di meri interessi di campanile, a cui si affianca una carenza di scali di dimensioni medie e la sofferenza dei due principali aeroporti italiani (Fiumicino e Malpensa), penalizzati dalla perdita di quote di mercato da parte di Alitalia, soprattutto per quanto riguarda le rotte intercontinentali.

In termini delle non meno importanti infrastrutture digitali, l’Italia è al penultimo posto in Europa (insieme alla Grecia) in termini di penetrazione della banda larga.

E’ necessario agire al più presto, facilitando le procedure di approvazione delle opere pubbliche garantendo la trasparenza delle modalità di aggiudicazione dei lavori e la sostenibilità della spesa per investimenti in accordo con gli obiettivi di riduzione del debito pubblico, tramite meccanismi che facilitino gli investimenti privati in infrastrutture pubbliche all’interno di contratti di concessione che garantiscano un adeguato ritorno del capitale investito.

Qualità della forza lavoro

La qualità della forza lavoro è funzione dell'efficacia del sistema educativo. In Italia negli ultimi decenni abbiamo assistito al progressivo distacco del sistema dell’educazione secondaria dalle dinamiche dell'economia internazionale. I risultati del test PISA 2009 (Programma per la Valutazione Internazionale dell’Allievo – un test effettuato ogni 3 anni su studenti di 15 anni d’etá in 60 paesi) disponibili sul sito dell’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo, registrano per l’Italia risultati inferiori alla media sia in termini di capacità di comprensione di un testo scritto, che in termini di conoscenze scientifiche e capacità matematiche. A questo si aggiunge la crisi della formazione tecnica e professionale e lo sconfortante stato dell’Università pubblica Italiana.

Anche in questo ambito è necessario un urgente sforzo riformatore, che, superando le resistenze volte a preservare i privilegi di alcuni soggetti, prevedano e pongano effettivamente in essere meccanismi di incentivazione/penalizzazione degli istituti scolastici/Universitá e dei docenti unicamente sulla base di una logica meritocratica utilizzando parametri di valutazione oggettivi ed omogenei su tutto il territorio nazionale. Inoltre va riformata la formazione professionale rilanciando ed incentivando l’istituto dell’apprendistato.

Tassazione

Secondo un recente studio della Banca Mondiale, l’Italia si trova al primo posto in Unione Europea ed al 167° al mondo al in termini di carico fiscale complessivo sulle imprese con una percentuale pari al 68,6% contro una media dell’Unione Europea pari al 44,2% e mondiale pari al 47,8%. In termini di semplicità del sistema fiscale, il medesimo studio pone l’Italia al 128° posto al mondo e, in termini di tempo necessario per assolvere gli adempimenti fiscali, al 123° (con ben 285 ore all’anno – pari a 7 settimane lavorative di 40 ore la settimana - che possiamo comparare con le 135 della Francia, le 110 del Regno Unito e le 197 della Spagna). A tutto questo si aggiungono le tempistiche necessarie per ottenere un rimborso fiscale con tempi di attesa pari, in media, a 14 anni contro una media europea di 12 mesi.

Il quadro viene completato dal primato europeo in termini di evasione fiscale con il 50,5% del reddito imponibile che non viene dichiarato con un'incidenza del lavoro nero pari al 17,5% del valore del Prodotto Interno Lordo.

E’ evidente che è urgente una revisione complessiva del sistema fiscale all’insegna dell'equità (lotta efficace e strutturale all’evasione fiscale caratterizzata della rapidità dell’accertamento, dall'equilibrato confronto contribuente/Amministrazione nel corso del procedimento ed dalla certezza della pena), della stabilità (la certezza del carico fiscale e dei tempi di ottenimento dei rimborsi è fondamentale per la pianificazione finanziaria delle aziende) e della sostenibilità (sia in termini di carico fiscale che di semplificazione del sistema con riduzione del numero di ore necessarie all’adempimento degli obblighi fiscali).

In aggiunta sarebbe utile prevedere una serie di misure finalizzate da un lato ad attrarre gli investimenti internazionali (prevedendo, ad esempio, la possibilità di assimilare l’indebitamento bancario al venture capital in termini di deduzioni fiscali tramite l’introduzione del concetto di deduzione del tasso di interesse nazionale sugli apporti di nuovo capitale di rischio, la generalizzata riduzione del cuneo fiscale sia per tutti i dipendenti che per i dipendenti non italiani che vengono a risiedere in Italia nell’ambito di processi di spostamento delle sedi delle grandi multinazionali sul territorio italiano, l’esenzione fiscale su redditi derivanti da brevetti e l’incentivazione fiscale sugli investimenti in innovazione, formazione e ricerca) e, dall’altro, a trattenere i giovani talenti che oggi lasciano il Paese (tramite la riduzione del carico fiscale per fasce d’età, immaginando anche un meccanismo di deduzione dei costi sostenuti per l’istruzione superiore da recuperarsi nelle dichiarazioni dei redditi del giovane che decida di ritornare in Italia dopo un’esperienza all’estero).

Atteggiamento della pubblica amministrazione nei confronti dell’impresa

Secondo la Banca Mondiale, il costo degli adempimenti necessari in Italia all’avvio di una nuova impresa in rapporto al Reddito Lordo Nazionale pro Capite è pari al 19% (contro l’1% in Francia, negli USA e nel Regno Unito, il 5% in Germania e in Belgio e il 15% in Spagna ). La classifica dei paesi sulla base della semplicità di gestione delle attività imprenditoriali pone l’Italia all’80° posto su 183 paesi.

La tempistica di riscossione di un credito di fornitura presso la Pubblica Amministrazione va da un minimo di 92 giorni ad un massimo di 664 con una media di 128 giorni contro 65 a livello Europeo. Questa dinamica, che si ribalta sul settore privato, crea un appesantimento del sistema ed un vincolo alla crescita, accentuando il livello di banco centrismo della nostra economia caratterizzata, come sottolineato dal Presidente della Consob Giuseppe Vegas nella sua prima Relazione Annuale, da un sistema di finanziamento della piccola/media impresa sbilanciato sul fronte dell’indebitamento bancario a breve termine con la conseguente ipotrofia del mercato azionario e del sistema degli investitori istituzionali in capitale di rischio, la modesta capitalizzazione e dimensione media delle imprese italiane e, in ultima istanza, la penalizzazione delle capacità di crescita, investimento ed innovazione del nostro sistema imprenditoriale.

In aggiunta a questo mancano reali meccanismi di sostegno da parte del sistema pubblico allo sforzo innovativo dell’imprenditoria Italiana. In Germania esiste il Fraunhofer, una rete di 80 centri di ricerca e 18.000 ricercatori, finanziata al 70% dalle imprese private e da progetti di ricerca pubblici e al 30% dal Governo Federale e dai singoli Länder, la cui missione è collaborare con le imprese nella ricerca in innovazioni di prodotto e processo, creando, come effetto collaterale, opportunità professionali per i giovani ricercatori.

Infine il sistema giudiziario italiano si trova al 156° posto al mondo in termini di rapidità dei processi, con evidenti ripercussioni sulla certezza del diritto, infrastruttura fondamentale di una democrazia liberale e di un sistema economico efficiente.

E’ necessario un intervento sia a livello di singole riforme (processo civile, creazione di strumenti di supporto all’innovazione da parte delle imprese, incentivi agli investimenti in capitale di rischio) sia, soprattutto, un profondo cambiamento culturale. La Pubblica Amministrazione deve percepire la propria missione come a servizio dell’impresa e non come in contrapposizione. E’ necessario creare una cultura dei pagamenti rapidi da Pubblica Amministrazione a privati (le norme esistono ma non sono applicate) e dell’ascolto nei confronti delle esigenze delle imprese, legando gli incentivi economici e gli avanzamenti di carriera dei funzionari pubblici a criteri di performance tipici del settore privato.

Qualità della vita

Non esiste Paese al mondo con la ricchezza paesaggistica, artistica, culturale, gastronomica dell’Italia. L’Italian Way of Life è riconosciuto come un marchio di eccellenza a livello mondiale. Ciononostante l’Italia si posiziona solo al 23° posto dell’Human Development Report 2010 delle Nazioni Unite, contro il 4° degli USA, il 10° della Germania ed il 14° della Francia.

La qualità della vita non passa infatti solo dalla dotazione turistica di un Paese ma anche dalla capacità di offrire ad un popolo un sistema giusto, caratterizzato da servizi pubblici efficaci, da giuste opportunità per chi merita e sanzioni certe ed equilibrate per chi viola le norme a tutela di chi invece le rispetta. Passa dall’accesso ad infrastrutture moderne ed efficienti, da un sistema educativo moderno in grado di stimolare e coltivare i talenti, da una Pubblica Amministrazione al servizio del cittadino e delle imprese, da un sistema fiscale equo e sostenibile.

Il mondo è sempre piú complesso e la competizione mondiale per le risorse finanziarie ed i talenti sempre più accesa. I governi piú lungimiranti studiano le modalità per porre i propri paesi al centro dei flussi mondiali studiando riforme il cui effetto, in alcuni casi, travalica i cicli elettorali di 4-5 anni apportando modifiche strutturali al tessuto sociale ed economico dei rispettivi Paesi.

E’ necessario uno sforzo riformatore. Che pervada tutta la societá all’insegna di una nuova cultura della legalità tramite anche la rinuncia ai mille piccoli privilegi individuali che pervadono le singole categorie professionali i quali, presi nel loro complesso, pesano sempre più sulla capacità di crescita del Paese. E’ necessario che la politica riscopra il proprio ruolo di tutela degli interessi della collettività, anche, quando necessario, adottando misure impopolari che consentano di riportare il Paese al centro delle dinamiche economiche globali.

Lo dobbiamo a noi stessi, a chi ci ha preceduto e ci ha lasciato un paese unico al mondo in termini di patrimonio storico ed alle generazioni che seguiranno.





E' Managing Director per l’Europa di Fredericks Michael & Co., una società di consulenza basata a New York, che si occupa di dare sostegno consulenziale ad imprese europee interessate ad crescere a livello internazionale tramite acquisizioni, fusioni e Joint Ventures. Laureato presso l’Universitá Bocconi, ha lavorato per numerose banche d’affari Italiane ed internazionali ed è stato consulente dei Comuni di Milano, Bologna, Firenze e Palermo per diverse privatizzazioni nell’ambito dei servizi pubblici locali.


tag:  economia   investimenti   talenti   europa   politica  


STAMPA:   per visualizzare la versione per la stampa clicca qui

LASCIA UN COMMENTO | Leggi il DISCLAIMER


#5 da Massimo Brambilla, inviato il 10/7/2011
Il quesito di Fulvio Aversa ispira un'ulteriore riflessione. Il caso Belga insegna che, se da un lato il livello di stabilita' politica di un Paese condiziona nel breve periodo la capacita' di un'Economia di attrarre investimenti (il Belgio registra dal 2009 un saldo negativo per quanto riguarda gli investimenti diretti da parte di soggetti non residenti), dall'altro le dotazioni infrastrutturali in senso lato (non solo fisiche, ma anche normative, culturali ed istituzionali) sono fondamentali per quanto riguarda la capacita' di un paese di porsi al centro dei flussi internazionali all'interno di un'orizzonte di piu' lungo termine (su cui ho cercato di focalizzare il mio contributo).

E' pertanto fondamentale che la politica, al di la' di gestire la drammatica quotidianita', recuperi una capacita' di analisi e progettazione finalizzata ad un reale sforzo riformatore i cui benefici si vedranno tra qualche anno.

Ma putroppo di tutto questo non si vede traccia.

#4 da Alvaro Schieppati, inviato il 10/7/2011
L'articolo è quasi un programma di governo(serio)tratta ciò che sarebbe necessario fare con grande competenza.Siamo perfettamente coscenti che in questo paese vi sarebbero le persone ed anche i mezzi per realizzarne la rinascita. Purtroppo stiamo vivendo una fase estremamente difficle e la prossima settimana sarà di grande sofferenza, dove l'Ialia sarà al centro della speculazione finanziaria mondiale.
Dobbiamo tutto a questo governo di "cretini", per usare un termine diffuso anche tra i membri della stessa maggioranza. Non credo che l'Italia possa sopportare altri due anni di sofferenze e quindi trovarci tutti agonizzanti.Voglio sperare che qualcosa intervenga per poter sostituire questo governo con altro, condotto da persone serie e competenti. Ciò potrà accadare con un governo di emergenza o con nuove elezioni.L'italia non può permettersi una agonia lenta e letale.ITALIA FUTURA può incidere in questo processo di cambiamento necessario e vitale. Diamo segnali forti.

#3 da Fulvio Aversa, inviato il 9/7/2011
Addirittura il Belgio. Nonostante sia senza una guida politica da 13 mesi e sottoposto a fortissime spinte secessioniste decisamente più serie di quelle padane, il Belgio viene citato nell'articolo come un benchmark di indicatori di efficienza e prosperità accanto al quale l'Italia sfigura. Vorrei chiedere all'autore dell'articolo che ne pensa; dobbiamo credere che oltre a un governo politicamente legittimato e alla stabilità sociale vi siano altri elementi decisivi per il successo di un paese?

#2 da MARCO MONTERMINI, inviato il 8/7/2011
Niente da aggiungere: grande articolo, complimenti per la lucidità.

#1 da MONTERO MORI, inviato il 8/7/2011
...tutto fa acqua...e mi spiace osservare che nessuno, e ripeto nessuno, abbia il coraggio di ammettere che siamo un paese "fallito"...La comunità internazionale ormai ha abbandonato le piccole prede e si concentrerà su di noi per molto tempo, dissanguandoci, scaraventandoci su soglie di povertà inaudite e inimmaginabili e ciononostante ancora si disserta e basta...Ci sono possibilità di salvezza per un paese che ha un debito pubblico mostruoso , che non ha risorse, che al potere ( spalmato su ogni fronte ) ha corrotti e corruttori da almeno 30 anni??...Pensate che con la lotta all'evasione ( 8 miliardi di euro ipotetici annui ) possiamo risolvere qualcosa??..No...mai...e con le Finanziarie stile "pierino il furbetto " qualcuno può pensare di risolvere i nostri problemi?..Assolutamente no!! Anzi, li stiamo aggravando ogni giorno di più ma nessuno ha il CORAGGIO di prendere l'UNICA soluzione possibile: chiamiamola "patrimoniale", "tassa", "ruberia"..non ha importanza ...io la definirei " SALVEZZA " ...La parte piu' ricca del Paese DEVE come OBBLIGO ETICO dichiararsi disponibile UNILATERALMENTE e SENZA ALCUNA CONTROPARTITA ad un "CONTRIBUTO" di almeno il 15% del proprio patrimonio, ad eccezione di quello immobiliare ad uso abitativo, imposizione che andrebbe finalizzata "esclusivamente" all'abbattimento del debito pubblico...In mancanza di ciò, avremmo almeno altri venti anni di sanguinamenti imprevedibili, povertà diffusissima, figli e nipoti drogati e disoccupati...dimenticavo: la parte più ricca del paese si ridurrebbe di almeno il 50% di quella attuale...insomma meglio "piangere" adesso che piangere per ventanni e più, e tutti...ex ricchi compresi. Due numeri per concludere : massa calcolata di patrimoni da "tassare" pari a ca. 2200 miliardi di euro, per cui il 15% ammonterebbe a ca. 330 miliardi di euro. Meglio avere la pancia piena oggi che la "fame " domani TUTTI...Ma so che è impossibile...ed anche oggi, i nostri titoli bancari , unici al mondo, vengono massacrati, e così tutto il resto...Altro che 330 miliardi...chi detiene ricchezze perderà tutto o quasi...Noi ormai non contiamo più NULLA..ma con un provvedimento come sopraesposto ritorneremmo ad essere una potenza mondiale, come ci compete...Chi può, rifletta..!!! ...poi ritorneremo a parlare di statistiche , di analisti...etc, etc..Adesso serve solo NON ANNEGARE !!!



nome

email
cap
link

commento
Inserisci il codice di verifica:
Ascolta il codice segreto

 


Conosci ItaliaFutura
Il progetto, le persone, le attività
Rimettiamo in moto il Paese
La contro manovra di Italia Futura
Associazioni regionali
Italia Futura nel territorio
Partecipa!
Vuoi collaborare alle attività di Italia Futura?


nome

cognome

carica

amministrazione

Nazione
Provincia
Comune

Mi piace questa proposta e voglio aderire
email
cap



nome e cognome
email
cap
scuola

commento

nome e cognome

email
cap

Racconta