Ora per il bene dell'Italia il Pd inciuci un po', dalemianamente, con il Cav.

Il Foglio

pubblicato il 1 luglio 2011
di Carlo Calenda

La manovra varata dal Consiglio dei ministri non è neanche lontanamente la sferzata di cui l'Italia avrebbe bisogno. Ma non è, allo stato attuale, neppure il disastro che poteva venir fuorida questa confusa e pericolosa situazione politica. La manovra è composta da alcuni provvedimenti sacrosanti (spending review, pensioni e qualche taglio ai costi della politica) e da altri vecchi e datati (ticket sanitari in primis); manca di una vera ambizione di cambiamento.

In questa fase il contributo dell'opposizione sarebbe quindi quanto mai necessario, e non solo per responsabilità nei confronti del paese. Sarebbe saggio cercare di contribuire fattivamente a definire i contenuti della manovra, perché chiunque governerà al prossimo giro lo farà, volente o nolente, partendo dai numeri che si decidono ora. E sarebbe meglio evitare di rifugiarsi in fantasticherie. Ad esempio l'idea, pare circolata in un recente seminario tra leader passati e presenti del Pd, che una volta al governo del paese il centrosinistra potrà rinegoziare gli accordi sul deficit, con l'aiuto degli altri governi dei paesi europei provvidenzialmente espugnati da coalizioni politiche dello stesso colore.

Così come si dovrebbe evitare di provare a tenere insieme le seguenti,
inconciliabili, posizioni: spostare i tagli al futuro è una farsa, ma già
quelli da applicare oggi sono disastrosi; i tagli lineari sono sbagliati ma
la "spending review", basata su un approccio esattamente contrario, non
funziona. E' il momento per il centrosinistra di occupare il campo della ragionevolezza e della responsabilità, sfidando apertamente il governo. Di temi ce ne sono a bizzeffe: liberalizzazioni, fisco, riforma dei contratti, privatizzazioni, welfare
Premessa necessaria è però che la leadership del Pd chiarisca che domani gli impegni sul deficit verranno comunque rispettati, partendo oggi da un accordo di non belligeranza con la parte più responsabile del governo nel tenere la barra dritta, perché purtroppo di assalti alla diligenza nei prossimi giorni ne vedremo molti.
Lo schema politico del referendum, diciamo no e poi vedremo, non può essere applicato ai conti pubblici. La manovra potrebbe infatti dimostrarsi insufficiente già nel volgere di pochi mesi. Un battito d'ali in Grecia può trasformare rapidamente in tempesta il clima italiano. Pd e Pdl non hanno più la forza di tenere a bada i populismi che prosperano nelle rispettive coalizioni. E' ora di riannodare le fila di un dialogo tra le componenti più responsabili e
riformiste degli schieramenti politici, per prepararsi a una ricaduta della
crisi finanziaria (probabile) o a una non meno tormentata chiusura politica
della Seconda Repubblica (sicura). Il gruppo dirigente del Pd è spesso
stato accusato ingiustamente di "inciuciare" con il nemico, a partire dal
tentativo coraggioso e lungimirante di Massimo D'Alema sulla bicamerale. Ecco forse oggi è arrivato il momento di "inciuciare" un po' per il bene del paese.

Nella società civile, Confindustria e sindacati sono riusciti a superare
una lunga fase di stallo solo dopo il passaggio del "ciclone" Marchionne.
C'è da augurarsi che il paese non debba attendere fortunali di altra
natura, questa volta nefasti e rovinosi, prima di trovare la forza per
superare le divisioni posticce degli ultimi vent'anni.




tag:  manovra   consiglio dei ministri   giulio tremonti   inciuciare   seconda repubblica   massimo d'alema  


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