La ricerca universitaria e l’orgoglio della cultura italiana

Serve maggiore collaborazione tra università e soprintendenze

di Francesca Cappelletti , pubblicato il 1 luglio 2011
immagine documento
Pubblichiamo il testo dell'intervento di Francesca Cappelletti alla giornata della "Cultura, Orgoglio italiano".


Cosa c’entra l’università, e la ricerca umanistica, in particolare la storia dell’arte, con la giornata della "Cultura, orgoglio italiano" e con l’industria culturale? Come cercherò di mostrare con qualche esempio, ci sono gli studi dietro alle iniziative espositive e editoriali più importanti, e sono gli studi storico-artistici che contribuiscono all’immagine positiva che l’Italia, attraverso la sua cultura, continua a proporre nel mondo.

Al pensiero di dover trovare un posto alla storia dell’arte in questo incontro ho riletto il testo di una bellissima conferenza di Fritz Saxl, tenuta a a Londra nel 1948, intitolata proprio Le ragioni della storia dell’arte. Saxl era già in grado di affermare che l’interesse crescente per la storia dell’arte e per i suoi oggetti, le opere, stava aumentando in maniera quasi pericolosa-sono le sue parole- fra un pubblico sempre più attirato dalle immagini piuttosto che dalla parola scritta-“la nostra epoca non è un’età della ragione ma un’età visiva e molti di noi sono più inclini a trarre lumi e piacere e gioia intellettuale dalle immagini che non dalla parola stampata o detta”. Oggi alcuni saggi importanti ci spiegano addirittura che se “abbiamo bisogno dell’immagine per credere nel reale”, l’esperienza artistica, per fortuna, serve a creare individui con maggiori capacità di comprensione di realtà complesse e più predisposti all’integrazione sociale (Martha Nussbaum, Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica).

Fritz Saxl, all’epoca, era reduce dalle vicissitudini dell’Istituto Warburg, il più importante istituto per la studio del Rinascimento italiano ancora oggi, trasportato dalla Germania all’Inghilterra; aveva messo in salvo la biblioteca di Aby Warburg, e se stesso, dal nazismo e dalla guerra.

La storia dell’arte come disciplina storica ancora stentava ad imporsi con una sua specificità nel panorama accademico, ma era già legata, in questa sua rivendicazione per la propria esistenza, da un lato al Rinascimento italiano e dall’altro all’idea che potesse sviluppare la coscienza storica e il desiderio di conservare le opere del passato.

Il legame fra la ricerca e il patrimonio è ancora più stretto nella storia dell’arte italiana: conoscere e studiare, qui, vuol dire essere legati all’oggetto e alla sua sorte; la tutela e la conservazione sono parte stessa non solo degli studi, ma della nostra coscienza di italiani.

Come ha scritto Salvatore Settis in maniera illuminante, in Italia il patrimonio artistico è un continuum in cui ci muoviamo; non si tratta solo dei musei, anzi, il museo è già una costruzione che raggruppa, talvolta artificiosamente opere decontestualizzate, ma delle chiese, dei palazzi, dei centri storici. Ogni singolo oggetto artistico in un palazzo, dagli affreschi sulla nostra testa in molti edifici che ospitano uffici pubblici, per esempio, costituisce un tassello del patrimonio, è legato alla storia e alla memoria locale, che attraverso la conoscenza e lo studio, diventa una memoria più ampiamente condivisa.

E’ chiaro che alcuni pezzi attirino l’interesse più di altri; qui vediamo un elenco delle mostre più visitate nell’ultimo anno e ci accorgiamo che nel 2010, l’idea di celebrare Caravaggio, con una mostra come quella alle Scuderie del Quirinale, ha ottenuto un enorme successo. Anche quello di Caravaggio è però un caso, per quanto eclatante, di recente recupero storico critico.

Il catalogo e la personalità di quest’artista, sul quale si stordì una generazione di pittori, non solo italiani ma provenienti da ogni parte d’Europa, che diedero luogo a un linguaggio fortemente drammatico basato su un uso nuovo e totalizzante del chiaroscuro, attira oggi di nuovo l’interesse degli artisti. Bill Viola ha dedicato alcuni dei suoi ultimi lavori, presentati alla mostra di Capodimonte fra 2010 e 2011 a Caravaggio come chiave per la rappresentazione delle passioni umane, come fonte di un linguaggio capace di esprimere una sofferenza che va al di là dei secoli.

Eppure il successo, che oggi appare travolgente, di questo pittore dal linguaggio rivoluzionario è cominciato con la riscoperta critica che ne fecero grandi storici dell’arte italiana, in particolare Roberto Longhi, nella prima metà del Novecento.

Non solo per le grandi mostre, ma anche per iniziative più difficili e meno clamorose il 2010 è stato l’anno di Caravaggio: nel gennaio del 2010, ho visto con i miei occhi centinaia di persone camminare nella neve alle otto del mattino a Stoccolma, per venire a sentire una conferenza sul pittore all’Istituto Italiano di Cultura; al Festival de l’histoire de l’art a Fontainebleau, che si è tenuto alla fine di maggio, dove l’Italia era il paese invitato, in virtù dei suoi rapporti secolari con la Francia e del suo ruolo nella formazione di una coscienza critica della storia dell’arte, la tavola rotonda su Caravaggio era di sicuro una delle più affollate. Ma se Caravaggio è una scoperta recente e straordinariamente adatta ai tempi, la ricerca sui suoi seguaci e sui suoi contemporanei continua ed è talvolta ancora pionieristica.

Con la Fondazione Ermitage Italia e con l’Università di Ferrara abbiamo pubblicato il catalogo della pittura italiana del Seicento all’Ermitage, un altro pezzo di storia italiana, o meglio un mosaico di storie italiane. Non solo sono interessanti le opere infatti, ma i loro percorsi, attraverso l’Europa, attraverso il gusto dei personaggi che le acquistarono, grazie ai loro eruditi consiglieri che in ogni palazzo aristocratico d’Europa cercarono di ricostruire, attraverso il possesso delle opere dei grandi artisti italiani, la storia stessa della pittura e delle arti. A questo catalogo della pittura, per il quale per la prima volta sono stati fotografati, studiati e resi noti molti dipinti finora sconosciuti, grazie al fondamentale contributo della Fondazione Nando Peretti, creata da Elsa Peretti, uno dei più grandi talenti italiani nel campo del design, talento pari alla straordinaria generosità, seguiranno quelli delle altre scuole pittoriche degli altri secoli; a ottobre è prevista la pubblicazione del catalogo del Quattro e Cinquecento, l’anno prossimo quello della pittura veneta.

Il 4 luglio apre a Madrid la seconda tappa della mostra Nature et Idéal, una mostra sulle origini della pittura di paesaggio in Italia nel Seicento. Un fenomeno parallelo alla pittura caravaggesca, un altro modo di guardare alla natura, anzi al naturale, come si diceva nel Seicento, e di raccontare la realtà attraverso l’arte. La mostra, che è stata curata da tre studiose italiane (da Patrizia Cavazzini, da Silvia Ginzburg e da me), ha avuto una prima tappa a Parigi, al Grand Palais. Il commento più grato è che si trattava di un progetto che partiva dall’Italia - il paesaggio come genere pittorico è nato a Roma, per la precisione - ma ricostruiva un fenomeno europeo.

Ecco, abbiamo parlato di mostre e sulle mostre vorrei concludere: certamente sono il prodotto più visibile degli studi e delle ricerche, prodotte spesso all’interno dell’Università, con anni di lavoro che avvicinano le generazioni: studiosi più maturi e allievi motivati, fianco a fianco, ma dovrebbero sempre essere realizzate per rendere visibile questo lavoro scientifico, per rimettere temporaneamente insieme quello che le vicende storiche hanno talvolta separato. Ricostruire un contesto, rendere evidenti dei nessi, produrre future riflessioni e ricerche, non far viaggiare inutilmente e rischiosamente dei capolavori in maniera isolata. E poi non solo nelle mostre, ma nella tutela e nella conoscenza del patrimonio, che è il primo passo, penso sarebbe davvero utile che l’Università e le Soprintendenze collaborassero sempre di più, nel campo della formazione degli storici dell’arte come in quello della progettazione di iniziative.

Francesca Cappelletti è docente di Storia dell’Arte Moderna all’Università di Ferrara e direttrice scientifica della Fondazione Ermitage Italia. Lavora a progetti internazionali sulla storia del collezionismo e l’origine dei musei ed è fra i curatori della mostra Nature et Idéal. Le paysage à Rome 1600-1650, al Grand Palais di Parigi e poi al Museo del Prado di Madrid. Il suo ultimo libro è Caravaggio. Un ritratto somigliante (Electa, 2009).


tag:  cultura   orgoglio italiano   francesca cappelletti   mostre   arte   università   formazione  


STAMPA:   per visualizzare la versione per la stampa clicca qui

LASCIA UN COMMENTO | Leggi il DISCLAIMER




nome

email
cap
link

commento
Inserisci il codice di verifica:
Ascolta il codice segreto

 


Conosci ItaliaFutura
Il progetto, le persone, le attività
Rimettiamo in moto il Paese
La contro manovra di Italia Futura
Associazioni regionali
Italia Futura nel territorio
Partecipa!
Vuoi collaborare alle attività di Italia Futura?


nome

cognome

carica

amministrazione

Nazione
Provincia
Comune

Mi piace questa proposta e voglio aderire
email
cap



nome e cognome
email
cap
scuola

commento

nome e cognome

email
cap

Racconta