Il miraggio della politica normale

Il discorso di Montezemolo all'Assemblea di Confindustria Parma

di Luca di Montezemolo , pubblicato il 16 giugno 2011
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Stiamo vivendo la fase traumatica della fine della seconda repubblica. Un lungo periodo infelice per il paese che ci ha visto retrocedere in tutti gli indicatori fondamentali, non solo quelli economici, ma anche quelli sociali, culturali e civili.

Abbiamo detto, tante e tante volte, che il paese si è fermato e che i tantissimi italiani ignoti che ogni giorno, a dispetto di tutto e di tutti, continuano a fare il proprio lavoro non riescono più a sopperire alle tantissime anomalie del sistema. Lo abbiamo detto e siamo stati puntualmente ignorati da una politica sempre più arroccata e autoreferenziale.

Nelle ultime settimane abbiamo assistito a forti segnali di reazione da parte dei cittadini. Un desiderio di riappropriarsi dello spazio che ci appartiene. Per anni infatti ci siamo sentiti dire che la politica è dominio esclusivo dei politici. Abbiamo persino subito, e ancora subiamo, una legge elettorale vergognosa che ha l’obiettivo di sottrarci qualunque possibilità di scelta.

A tutto questo i cittadini hanno voluto dire, in maniera inequivocabile, basta!

Voglio dire con chiarezza che l’enorme partecipazione al voto deve essere salutata come un fatto positivo, che segnala la voglia di tanti italiani di tornare a farsi ascoltare. Ma se il desiderio di partecipare non troverà un approdo costruttivo esiste il rischio concreto che da un fatto positivo si ricada nel vizio italiano della protesta fine a se stessa.

Perché non è con i NO che si manda avanti un paese.

Possiamo dire no al nucleare e tornare all’acqua pubblica ma il problema di definire un piano energetico e di trovare decine di miliardi di euro per rifare la rete idrica rimangono. E se le ragioni del voto dei cittadini possono ben comprendersi, il compito dei tanti leader che sono corsi a mettere il cappello su questo voto, è di spiegarci come faremo a non pagare l’energia il 30% in più dei nostri concorrenti. Perché in questo sta la differenza tra un leader politico e un capo popolo.

Si è deciso di mantenere pubblica la gestione delle reti idriche. Bene. Ma allora che si costituisca almeno una società unica della rete idrica per tutto il territorio nazionale, a maggioranza pubblica ma mandata avanti secondo criteri di mercato e aperta agli investimenti dei privati. Perché altrimenti, già lo sappiamo, assisteremo al proliferare di mille piccoli feudi politici regionali tanto costosi quanto inefficienti, quelle discariche per politici trombati di cui è già pieno il nostro paese.

Ed è proprio a livello locale che stanno moltiplicandosi le manifestazioni di quel neostatalismo municipale che vede tornare la mano pubblica in forme mascherate, annullando gli spazi per la libera concorrenza e aumentando i costi per i cittadini.

Stiamo imboccando una strada pericolosa. Quando sento parlare, in un paese soffocato dalla burocrazia e dai costi della politica, di Ministeri spostati al Nord, con tutte le conseguenze in termini di maggiori spese e inefficienza, da parte di forze politiche nate per combattere i poltronifici, beh allora vuol dire che questa politica sta perdendo veramente la bussola. Si vorrebbero duplicare i Ministeri, mantenere le provincie e poi fare le riforme fiscali in deficit? Vi sembrano queste proposte serie?

E si comprende lo spaesamento di una larga parte dei cittadini moderati che speravano e credevano nelle promesse di rivoluzioni liberali e che oggi invece devono sorbirsi i proclami contro i magistrati, i siparietti alle conferenze internazionali, le rassicurazioni sul “va tutto bene”, i propositi di riforme fiscali in deficit, la protezione dei monopoli grandi e piccoli e tutte le altre amenità che quotidianamente ci capita di sentire.

Il miraggio di una politica normale con una destra e una sinistra moderne ed europee sta diventando l’incubo di un sistema politico e istituzionale che non trova corrispondenti in nessun paese avanzato.

Parliamoci chiaro l’Italia non può sostenere una nuova stagione politica fatta di no, di proclami ideologici, di proteste, per quanto legittime e comprensibili, e tanto meno possiamo permetterci un altro periodo di guerra civile a bassa intensità tra vecchi e nuovi populismi, di destra e di sinistra.

Abbiamo bisogno di soluzioni razionali e di proposte concrete per rimettere in moto il paese.

Abbiamo bisogno che l’elettorato riformista, moderato e liberale, che è maggioranza nel paese, ritrovi un progetto nel quale riconoscersi, e a cui devono contribuire tutte le forze migliori, fuori e dentro la politica.

Abbiamo bisogno di ritrovare una visione di lungo periodo, una sfida fatta di azioni concrete per il bene del paese che non sono né di destra né di sinistra ma solo di buon senso.

Mai come negli ultimi 17 anni la parola riforme è stata abusata e tradita. E anche da questo tradimento hanno tratto forza i ribellismi, i richiami ideologici, la propaganda spicciola.

E a proposito di riforme questo panorama, non certo incoraggiante, si è tornato a parlare di riforma fiscale. Un tema su cui abbiamo particolarmente sperimentato abbondanza di promesse e scarsità di risultati.

Negli ultimi quindici anni di riforme fiscali gli italiani ne hanno viste almeno un paio, nel 2001 e nel 2007, sempre che non si vogliano considerare come vere e proprie riforme gli interventi del 1997-98. Negli stessi quindici anni la pressione fiscale è passata dal 41% circa della legislatura iniziata nel 1994 al 43,5% circa di questi ultimi anni.

Insomma per gli italiani si scrive “riforma fiscale” ma si legge “aumento delle tasse".

E visto che pare che siamo alla vigilia di una discussione sulla materia, alcuni “avvisi ai naviganti” sono forse più che mai necessari.

Primo. Il fisco dovrebbe essere il regno della stabilità, della semplicità, della trasparenza. Sarebbe opportuno che la riforma fiscale che si sta disegnando sia pensata per durare (decenni e non anni) e sia costruita per essere compresa dai cittadini. Sotto questo profilo, lo sfoltimento delle centinaia (!) di detrazioni e deduzioni e di regimi fiscali derogatori oggi presenti è opera meritoria.

Sotto questo aspetto anche la riduzione del numero delle aliquote è un passo avanti a patto che non si trasformi in una penalizzazione dei redditi più bassi.

Secondo. Una riforma fiscale in deficit semplicemente non è proponibile.

Precipitare il paese nell’instabilità finanziaria per rimediare, in termini di consenso, ai risultati deludenti di questa legislatura, sarebbe folle e non raggiungerebbe i risultati sperati. Gli elettori, quelli di centro destra in testa, hanno dimostrato di non avere l’anello al naso.

Attenzione, la stabilità dei conti è il nostro vaso di pandora. L’unico argine che, grazie anche al vincolo esterno dell’Europa, ha tenuto in questi ultimi venti anni.

Terzo. Una riforma fatta a parità di pressione fiscale che sposti il carico fiscale “dalle persone alle cose” e cioè dall’imposta personale all’Iva ha alcune significative controindicazioni. Il rischio è che il riflesso sull’inflazione che si determinerebbe potrebbe facilmente vanificare l’intera operazione.

Del resto un punto di aliquota vale, per i contribuenti presenti nello scaglione iniziale, una decina di euro al mese. Non ci vuol molto ad immaginare che – in presenza di comportamenti opportunistici da parte del comparto del commercio – in termini reali quei contribuenti potrebbero ritrovarsi con un pugno di mosche in mano.

La strada maestra per una riforma fiscale che abbassi significativamente la pressione fiscale è quella che passa per una riduzione della spesa pubblica e dal recupero dell’evasione. Lo sappiamo tutti da anni ed è addirittura diventato noioso ripeterlo.

Dobbiamo vincolare alla riduzione delle aliquote le risorse provenienti dall’attività di contrasto all’evasione. L’abbiamo detto e lo ripetiamo: ogni euro di evasione recuperata deve andare obbligatoriamente a ridurre la pressione fiscale.

Si chieda al Ragioniere generale dello Stato di certificare ex post il recupero da evasione e si stabilisca fin d’ora che lo stesso sarà dedicato anno dopo anno alla riduzione della pressione fiscale.

Se per qualche anno si mantenesse il ritmo del 2010, circa 10 miliardi di euro evasi recuperati dall’Amministrazione, basterebbe una legislatura per ridurre significativamente e visibilmente la pressione fiscale sui contribuenti onesti.

L’altra scelta ineludibile è quella di tagliare la spesa. E non possiamo più permetterci un modo di procedere che colpisce indiscriminatamente tutti i capitoli (tranne ovviamente quelli riferiti ai costi della politica).

L'esigenza di tagliare e la necessità di crescere impongono un ripensamento complessivo del ruolo (e del peso) dello Stato in Italia nel prossimo futuro, cominciando con il distinguere all'interno della spesa pubblica due grandi categorie di spese.

Da una parte le voci di spesa corrispondenti alle funzioni per le quali è indispensabile che lo Stato esista: la difesa e l'ordine pubblico, la giustizia, l'istruzione e la ricerca, la sanità, il welfare, la tutela del patrimonio culturale. Insomma le voci per le quali cittadini onesti pagano le tasse. Per queste voci di spesa, ogni sforzo dovrà essere fatto per impedire gli sprechi e per rendere la spesa efficiente ed efficace.

Dall’altra parte stanno tutte le altre voci di spesa.
Dal funzionamento del sistema politico in senso lato ai trasferimenti alle imprese, alle tante voci non corrispondenti a funzioni fondamentali per i cittadini. Euro più euro meno, un quinto circa dell’intero volume della spesa pubblica.

Per queste voci di spesa il principio non può che essere uno solo: la messa in discussione delle voci di spesa stesse e non già solo delle loro variazioni.

Ci sentiamo spesso ripetere che i tagli delle provincie o l’abolizione di enti inutili come il Cnel comporterebbero risparmi marginali nell’ordine di qualche centinaio di milioni di euro.

Dobbiamo dire chiaramente che non esistono risparmi marginali quando si tratta di denaro dei cittadini. E non è solo una questione di far quadrare i conti ma è soprattutto un punto d’onore per una classe dirigente politica degna di questo nome.

Come può essere concepibile chiedere sacrifici a chi lavora e produce senza avere la decenza di ridurre drasticamente i propri privilegi? Penso prima di tutto ai lavoratori delle nostre aziende che si vedono prelevare ogni mese una parte spropositata del loro stipendio per avere sempre meno servizi e sempre più oneri. Quale livello di arroganza e certezza di impunità giustifica questo atteggiamento della nostra classe politica?

Abbiamo oggi uno Stato debole ma pervasivo. Dobbiamo porci il traguardo di uno Stato forte, anzi fortissimo, nel suo core business ma che si ritiri da tutti i settori dove ha dimostrato di non saper svolgere in maniera efficiente la sua azione.
Non è una questione ideologica ma di puro e semplice buon senso.

Bisogna ridurre al minimo tutti i processi discrezionali e di intermediazione che vengono oggi gestiti in maniera inefficiente da una burocrazia pletorica in cerca di auto-legittimazione.

Sono convinto, ad esempio, che gli imprenditori scambierebbero volentieri un euro di incentivi con un euro di Irap in meno.

Se guardiamo il bilancio dello Stato da questa prospettiva troveremo le risorse per diminuire la pressione fiscale e far ripartire il paese.

Voglio concludere sul fisco toccando il tema dei controlli e della lotta all’evasione fiscale.

Il fisco è il luogo dove si misura concretamente il rapporto fra lo Stato e il cittadino. La lotta all’evasione è compito essenziale di ogni Governo ed il rispetto dell’obbligo fiscale è essenziale non solo da un punto di vista etico ma anche per il corretto funzionamento di un'economia di mercato.

Ma lotta all’evasione può essere condotta in modi diversi. La strada scelta da circa un quindicennio poggia su alcuni capisaldi. Un’azione sempre più puntuale e rigorosa da parte dell’Agenzia delle Entrate, dell’Inps e della Guardia di Finanza frutto anche di maggiori mezzi e più adeguate strutture, ma anche una normativa sotto molti punti di vista “emergenziale” che non sarebbe nemmeno lontanamente immaginabile nei rapporti fra privati.

Una normativa che è espressione di un’idea “coercitiva” dei rapporti fra lo Stato ed il cittadino.

Che ne è della libertà d’impresa in un paese in cui vige il principio – cristallizzato ormai anche in alcune sentenze – dell’accertamento presuntivo?

Che ne è della liberta d’impresa in un paese in cui ci si può sentir dire (e imporre) che alcuni costi non sono deducibili perché non “normali” in un senso non meglio specificato? La politica del rafforzamento dei poteri di accertamento e di riscossione dell’amministrazione finanziaria va proseguita, ma non come è stato fatto sino ad oggi, con spregiudicatezza e cinismo dettati da esigenze di gettito che vengono scaricate sul cittadino.

Di pari passo, bisogna infatti rafforzare il sistema della giustizia tributaria, affinché quest’ultima non arrivi sistematicamente dopo procedure di riscossione basate su accertamenti che, sempre più spesso, si basano a loro volta su presunzioni legali poste a vantaggio dell’amministrazione finanziaria.

Diversamente, avremo uno Stato non fondato sul diritto e l’equità, ma sulla riscossione e le esigenze di gettito, in cui il ruolo del pubblico ministero (l’amministrazione finanziaria) viene fatto coincidere sempre di più con quello del giudice.

Il nostro paese si dibatte tra la paralisi e l’emergenza da troppi anni, e il fisco è solo uno dei mille esempi che potremmo fare.

Gli squilibri e le divisioni sono aumentante ovunque mentre sono diminuiti gli spazi di crescita e di concorrenza e l’investimento sui talenti e sulle energie, giovani innanzitutto, da cui largamente dipende il futuro dell’Italia.
Gli imprenditori poi, soprattutto quelli piccoli e medi, che combattono sui mercati internazionali, che vincono in paesi lontani, sono oggi vittime del “fuoco amico” di un sistema paese che ha dimenticato a chi, soprattutto, va il merito di quel poco di crescita che ancora riusciamo a produrre.

Qualche tempo fa ho detto che i cittadini sono gli azionisti dello Stato e che chi ha l’onere e l’onore di amministrare lo Stato deve rispondere del proprio operato. A qualche politico non è piaciuto, forse perché a forza di stare sulle stesse poltrone per decenni hanno finito per credere che le poltrone, e tutto il resto, siano diventate di loro esclusiva proprietà.

Così non è, ed è bene dire, molto chiaramente, che non è cercando la mobilitazione contro nemici veri o presunti che si può evitare di fare i conti con le promesse non mantenute.

Abbiamo spesso sostenuto in passato che il rischio di un paese fai da te, dove la rassegnazione e il cinismo hanno la meglio sulla speranza di cambiamento, era dietro l’angolo. A quel rischio oggi si aggiunge quello di un ulteriore innalzamento del livello dello scontro.

Dobbiamo evitare che questo accada. E ciascuno deve fare la sua parte come cittadino e come rappresentante della classe dirigente di questo paese prima ancora che come imprenditore.

Non possiamo assistere inerti allo sfacelo del paese.

Non possiamo lasciare ai nostri figli una nazione in cui si alternano al Governo populismi di destra e di sinistra.

Dobbiamo tutti dare un contributo per ridare una prospettiva all’Italia e una casa ai tantissimi italiani che sono stanchi dei proclami, degli slogan, delle promesse e delle campagne elettorali permanenti che scandiscono la nostra agenda politica.

E’ un lavoro profondo che deve rifuggire da una visione tecnocratica, corporativa o peggio leaderistica della politica ma che al contrario esige un impegno vasto e una grande mobilitazione popolare che riannodi i fili di quella tradizione liberale, ma allo stesso tempo solidale e profondamente legata ai valori cristiani, che ha condotto l’Italia alla riscossa nei venti anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale.

Una tradizione e che si era smarrita, già a partire dagli anni ’70, nella degenerazione della prima repubblica, per la quale, personalmente, non provo alcun rimpianto.

Crescita, mercato e solidarietà sono i capisaldi da cui ripartire.

La maggioranza degli italiani è figlia di quella tradizione, oggi dispersa nella politica, ma ancora viva e vitale nel paese reale.
E’ un’eredità preziosa che va raccolta e rinnovata guardando alle sfide di un mondo nuovo che racchiude enormi opportunità per l’Italia e per gli italiani.

A questo compito difficile ma entusiasmante siamo, credo, tutti chiamati, ciascuno facendo ciò che potrà e che sentirà di dovere a un grande paese che nessuna oscura maledizione può condannare al declino.



Presidente di Italia Futura


tag:  riforma fiscale   pressione fiscale   evasione   referendum  


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#28 da Alessandro Nardelli, inviato il 22/6/2011
In merito alla riforma fiscale credo sia strategico vincolare per legge il recupero dell'evasione fiscale per permettere di abbassare la pressione fiscale nei confronti dei redditi bassi e mediobassi. Tale meccanismo, peraltro, creerebbe quel conflitto di interessi che già di pe se stesso permetterebbe di recupera altro sommerso in quanto tanti onesti lavoratori di fronte a questa prospettiva di premio sarebbero motivati a richiedere e a farsi rilasciare scontrino, ricevute e fatture. Quindi un circolo virtuoso che porterebbe molti benefici per il fisco e per i lavoratori.

#27 da giuseppe mastropasqua, inviato il 21/6/2011
grazie alla lega si vorrebbero trasferire al nord i ministeri.
Mi chiedo ma perchè i parlamentari del centro e sud Italia che non sono daccordo con questa idea non fanno sentire la loro opinione? Cari parlamentari appena citati perchè non vi dimettete? ahhhh non ricordavo che molti di voi sono legati solo alla poltrona. Il presidente Montezemolo CI HA RINFRANCATO CON IL SUO BELLISSIMO DISCORSO ma capisco anche che oggi il parlamento ci sta impoverendo con slgan che poi di concreto non hanno nulla.
Speriamo che ci sia la rivolta degli onesti e delle persone serie che vorrebbero vivere la politica per un po di tempo e non a VITA come fanno in tanti e poter dare il proprio contributo per la rinascita del paese non con soli slogan ma con i fatti CONCRETI.
POPOLO DEI FATTI ARRIVEDERCI A PRESTO

#26 da giuseppina aldi, inviato il 20/6/2011
la parola buon senso e' quella che colpisce
Avvocato;lo scorrere di tutto il discorso
ne e' impregnato, insieme alle esperienze
personali.
Ci vuole coraggio e, a molti, ancora, non
manca.
una frase bellissima dice..
se non puoi essere una via maestra
sii un sentiero
se non puoi essere il sole
sii una stella
sii sempre il meglio di cio' che sei.

grazie per la speranza di cambiare, finalmente.

tutta la mia approvazione e salpiamo...

#25 da patrizia artico, inviato il 19/6/2011
Condivido senz'altro la linea strategica tracciata dal dott. Montezemolo che, ritengo, vada al più presto trasformata in progetto concreto, fatto di proposte che facciano riferimento al buon senso giustamente richiamato. Ad esempio eliminazione delle provincie e di tutti gli enti superflui, dimezzamento (ma anche il 30% in meno potrebbe andar bene) di parlamentari, consiglieri regionali e comunali, tetto ai compensi dei politici (lo sapete che in Friuli Venezia Giulia i sindaci hanno bloccato una norma che avrebbe consentito loro di ridursi lo stipendio) e ai privilegi ma anche tetto agli stipendi dei manager pubblici, dei giornalisti Rai e di chi, in qualsiasi forma lavori per l'ente pubblico. La sfida però, si gioca anche e soprattutto sul terreno della buorocrazie e della competenza. Si devono assolutamente limitare i tempi massimi per il rilascio di licenze e autorizzazioni varie (in campo edilizio come commerciale o industriale) che non devono richiedere più di qualche settimana ma, soprattutto, devono essere imposti tempi "umani" per la realizzazione dei progetti nei lavori pubblici (non possono passare decenni per la realizzazione di una strada).
Peraltro, penso che il vero cambiamento richieda anche azioni coraggiose per riformare alcuni settori che spesso si preferisce non toccare. Mi riferisco, in particolare, a quello universitario (dove si devono assolutamente razionalizzare i corsi evitando doppioni senza logica, riqualificandoli e testando con continuità i docenti per saggiarne la reale capacità di insegnamento. Anche per la giustizia c'è un'assoluta necessità di rinnovamento. La lunghezza dei processi è inaccettabile per un paese civile. Ma ci sono anche la ricerca ( i fondi non possono essere concessi a pioggia ma su progetti con obiettivi conclamati), la formazione (che non deve solo essere tecnica ma avere anche "un'anima" che faccia recuperare alle persone il valore del lavoro inteso non solo come carriera e sistemazione economica ma anche come metro di misura della dignità della persona stessa, indipendenmente dalla tipologia della mansione). Ogni giorno, nel mio piccolo, sperimento la fattibilità e i problemi di questi propositi e, credetemi, è tutto assolutamente fattibile.

#24 da EMMA, inviato il 19/6/2011
Le parole sono molte belle ma "verba volant" se non si mettono in pratica e non sara' sicuramente la nostra classe politica a farlo arroccata nei suoi privilegi e vecchia non solo nel modo di pensare - ma lo sanno che siamo nell'era della globalizzazione? che c'e'internet?- ma di eta' (la media sopra i 60 anni. Qualcuno di voi ha letto 'The Economist" di giugno su 'The man who scewed an entire country " cioe' noi!

#23 da Alvaro Schieppati, inviato il 18/6/2011
Ho letto solo oggi l'intervento di Luca Montezemolo dopo aver appreso che Moody's sta considerando un degrading dell'Italia e sto pensando altresì che la politica italiana è in attesa di ciò che dirà domani,domenica, Bossi a Pontida.Tutti possiamo immaginare quale programma di governo... un simile personaggio potrà mai annunciare, spostamento dei ministeri al nord, abbassamento delle tasse in deficit, blocco navale davanti alla Libia etc. Traliasciamo ciò che sta facendo il nostro premier per pura noia nel ripetere sempre le stesse cose.
Come è stridente tutto ciò con quello che Montezemolo ha detto a Parma.
Finalmente ho letto quello che voglio sentirmi dire da tempo, ma non ho mai trovato nessuno, fino ad ora, che esprima con semplice ma estrema chiarezza e lucidità il da farsi per sollevare dal baratro questo paese. L'eccezione è Draghi.
Bene Montezomolo! ma ora occorre muoversi il tempo sta scadendo se non è già scaduto. Leggendo i vari commenti avverto chiaramente che molte persone della società civile, me compreso, sono pronte. Dia un segnale perchè non vedo in questo paese una classe politica che possa condurci a riprendere il cammino verso la crescita interrotta ormai da decenni.

#22 da nello gori, inviato il 18/6/2011
Dopo aver letto il suo intervento, mi è tornato in mente "L'appello agli uomini liberi e forti".Ecco ripartiamo dal suo intervento per rendere il nostro Paese normale.

#21 da GIan, inviato il 18/6/2011
Partiamo?

#20 da Fabrizio Schembri, inviato il 18/6/2011
Sono tutte proposte e osservazioni di buon senso. A mio parere, però, non basta che il cittadino si indigni per la gestione politica approssimativa del bene comune ma che cominci a partecipare attivamente. Un cittadino dovrebbe non solo limitarsi ad esprimere un voto e a delegare ma anche a chiedere concretamente conto ai nostri politici di ciò che fanno. Esistono tanti strumenti a disposizione della gente per farsi sentire: basti pensare alla "forza" del messaggio dei referendum, agli apporti di idee che si possono dare in associazioni come Italia Futura, o allo strumento delle leggi di iniziativa popolare (adesso, ad esempio, ne abbiamo una per il taglio dei privilegi della politica in Lombardia, basta informarsi...)

#19 da antonio caputo, inviato il 18/6/2011
Movimento d'Azione Giustizia e Liberta'
Per una politica normale:
Abbiamo aderito al Comitato promotore del referendum per cambiare la legge elettorale.
Il Comitato e' stato promosso da Stefano Passigli, Giovanni Sartori, Tullio de Mauro, Umberto Eco, Claudio Abbado, Innocenzo Cipolletta , Massimo Teodori ed altri.
L'obiettivo e'0 ripristinare nel Paese le condizioni per il libero esercizio del diritto di voto, abrogando il mostruoso premio di maggioranza che ha snaturato il concetto stesso di rappresentanza, eliminando le liste bloccate e la soglia del 2% per le liste coalizzate e, ancora, la indicazione nella scheda del candidato "premier"
In parole povere, ricostituendo le ragioni della competizione democratica rappresentativa del corpo elettorale, sia pure con lo sbarramento previsto per ciascuna lista
Troverete in appresso le ragioni del referendum e i contenuti dello stesso, ma anche indicazioni sul che fare in un momenmto che ha visto in Italia spirare il vento di un cambiamento dell'agire politico e delle ragioni stesse della politica, come confronto civile rispettoso delle regole della democrazia e della Costituzione della Repubblica.
Chi e' interessato a partecipare, e' invitato a fornire i suoi dati e un recapito, allargando ad altri l'invito.
Il Presidente (Antonio Caputo)
giustiziaeliberta@tiscali.it













#18 da antonio caputo, inviato il 17/6/2011
Caro Presidente,
"normalizzare" la vita politica, ripristinando la democrazia, che e' da costruire e, in parte da ricostruire.
Partendo dalla Cotituzione della Repubblica.
Restituendo sovranita' al popolo, che vuol dire innanzitutto, e si tratta di una condizione preliminare, una legge elettorale diversa dll'attuale porcellum, il cui unico predente storico e' la legge Acerbo del 1923 che apri' le pporte al Cavaliere dell'epoca.
Ritrovando i principi e i valori del liberalismo e della socialdemocrazia.
Intanto, qual'e' l'urgenza assoluta, prima di andare al voto?
L'ABROGAZIONE DEL PORCELLUM E, IN SPECIE DE MOSTRUOSO PREMIO DI MAGGIORTANZA E DELLE LISTE BLOCCATE:
Come: Aderendo al Comitato referendario promosso da Passigli, Sartori, Cipolletta, Teodori e altri volenterosi.
Vieni anche Tu con Noi?
Il popolo di Italia Futura e' cordialmente invitato









L?A

#17 da Silvia Quarrato, inviato il 17/6/2011
Il recupero fiscale sarebbe opportuno che avvenisse senza sconti e scudi. Per vari motivi: 1- l'Italia, in qualita' di Nazione rispettabile e affidabile nei confronti dell' Europa, in qualita' Stato, di Cittadini e Imprese che producono, ha il dovere di chiedere agli evasori l'intera somma evasa. 2- la certezza dello sconto induce, reitera e alimenta un comportamento evasivo. 3- il rientro dei capitali deve favorire la riduzione della pressione fiscale e della redistribuzione del reddito, motore della Macchina Economica. Meritocrazia , legalità , pari opportunità di formazione, investimenti nei settori innovativi , un freno alla fuga di cervelli ... C'è tanto lavoro da fare e ci sono tante risorse reali e di eccellente qualità da impiegare. Mettiamo fine all'evasione fiscale e prendiamo la strada della legalità. l'Italia e' un'impresa e ogni Italiano dovrebbe realmente possedere una e solo una azione procapite dell'impresa "Italia" per maturare una mentalità imprenditoriale e virtuosa. obiettivo: pil crescente debito pubblico decrescente. Dividendo redistribuito in termini di benessere sociale. Una azione ordinaria per tutti con azioni in legalità da parte si tutti. S.Q.

#16 da gianpaolo, inviato il 17/6/2011
Il desiderio di poter essere utile a questo nostro Paese, la passione civile che anima i molti onesti, la lettura di queste parole non fanno che convincermi ad insistere sulla strada testè indicata, come me molti sono pronti a dare il giusto contributo; stimatissimo Presidente diamo tutti assieme un netto segnale di volontà e concreto buon senso

#15 da sergio, inviato il 17/6/2011
Sono d'accordo su tutto ma sono ormai stanco di sentire dire ogni volta che il problema dell'italia è l'evasione fiscale...quando i politici non sanno cosa fare scaricano il problema sull'evasione. Questo è l'unico modo per incolpare i cittadini dell'incapacità dei politici. Questo è il modo per sviare il problema, per mettere i cittadini gli uni contro gli altri. Si parla sempre di scontrini non emessi etc.. ma lo sapete che ci sono gli studi di settore? Lo sapete che se ipoteticamente un bar non emettesse scontrini per un anno intero lo stato gli farebbe pagare le tasse lo stesso in base agli studi di settore?

#14 da Asio otus, inviato il 17/6/2011
Pongo la stessa domanda che io e vari altri utenti abbiamo posto spesso: quando si comincia? Noi abbiamo un paese da riprogettare e c'è bisogno dell'aiuto di tutti, io sono pronto a fare la mia parte ma ribadisco: quando? Bisogna fare qualcosa adesso, non domani. Domani potrebbe essere troppo tardi.

#13 da Riccardo, inviato il 17/6/2011
Bene ! Quando cominciamo ?

#12 da FABRIZIO DALLA VILLA, inviato il 17/6/2011
Buongiorno, io credo che sia necessario valorizzare un vocabolo presente nella nostra lingua, ma, ahimè dimenticato, se non addirittura calpestato: collaborazione. Ne sono convinto, in quanto come persona colpita da paralisi cerebrale infantile, quando avevo un anno di età (oggi ne ho 52 e mezzo), non ho mai provato la gioia di correre e saltare, come invece facevano e fanno i miei coetanei. Senza voler colpevolizzare qualcosa o alcuno, sono convinto che una società in cui i propri individui non collaborino per il bene comune, è una società handicappata. Discorso fisco: spesso siamo bombardati da cifre megagalattiche, relative al recupero di evasione fiscale, oppure al sequestro di sostanze stupefacenti. Se poi ci aggiungiamo lo sfruttamento della prostituzione e il lavoro nero a quanto arriviamo in euro? Io sono convinto che se dessimo ad ogni contribuente, la possibilità di detrarre dal proprio reddito, ogni spesa documentata sostenuta, le attività illecite o illegali, si limiterebbero moltissimo e forse scomparirebbero. Poi possiamo discutere delle modalità per attuare questo progetto. Però due sono le possibilità: o le cifre relative alle attività illegali e illecite sono tutte frottole, oppure credo che questa mia proposta possa funzionare. Se alla fine di un anno, ogni contribuente ha in tasca qualche migliaio di euro, a quel punto ha due possibilità: o lo spende (e quindi aiuta il commercio) oppure lo deposita in banca o acquista titoli, ecc.. Ecco, se noi pensassimo ad un sistema che incentiva a spendere e penalizza chi invece vuole investire in titoli? Qualcuno mi ha posto l'obiezione che una siffatta proposta, farebbe crollare tutto il sistema fiscale. Allora io sono indotto a pensare che le grosse cifre di cui parlano i giornali, in realtà siano frottole. Discorso proposte (relativamente al risultato dei referendum). Io credo che, pubblica o privata che sia, qualsiasi realtà italiana, debba innanzitutto liberarsi dalla malavita. Consideriamo concussioni, corruzioni et similia... come si può pensare di costruire delle centrali nucleari (con tutti i rischi del caso) in un Paese in cui si sono costruiti ospedali con cemento depotenziato? Io credo sia necessario valorizzare le energie rinnovabili. Siamo nel paese del sole e con 3000 km di coste, quanti stabilimenti balneari abbiamo? Considerato che la loro apertura è nei periodi più caldi e soleggiati, se solamente le facessimo funzionare tutte ad energia solare, geotermica, eolica, ecc... quanto risparmieremmo? Quanta energia rimarrebbe disponibile (che queste strutture potrebbero vendere nei periodi di chiusura) per i gestori di elettricità? Il telelavoro (io stesso sono telelavoratore felice di esserlo) è una splendida realtà. Perché non utilizzarlo in tutte quelle situazioni in cui esso è possibile? Penso a chi ha difficoltà motorie, ma anche a mamme che debbono coniugare il lavoro con la casa, ecc... Limitazione della burocrazia: è mai possibile che in Italia, chi ha difficoltà motorie debba recarsi più lontano dei propri simili (per esempio nel capoluogo di provincia, anziché nel paese di residenza), per qualsiasi tipo di pratica: per esempio la visita di rinnovo della patente di guida, o il rinnovo del contrassegno che dà diritto a parcheggiare in apposite aree, e talvolta anche laddove la sosta è vietata ad altri. Io vorrei tanto poter fare a meno di quel contrassegno, perché per me significherebbe avere un altro paio di gambe. Invece, qualcuno, forse pensando che io possa essere un miracolato, ha stabilito che ogni 5 anni io mi debba recare dal mio medico curante, e poi in un ufficio medico dell'Asl. Per non parlare poi del semplice rinnovo di un paio di plantari. Ho contato i passaggi che occorrono, per poterne usufruire gratuitamente: 10! Io credo che con un po' di buon senso, questi passaggi possano essere ridotti almeno a 5. Per ora mi fermo qui, però avrei tanto altro da raccontare....

#11 da giuseppe mastropasqua, inviato il 17/6/2011
mi sembrano discorsi da condividere a piene mani,ma il guaio resta sempre che i politici di oggi pensano di aver vinto le elezioni da una parte o dall'altra ma dal giorno dopo non cambia nulla.per esempio eliminare le provincie può portare a risparmi notevoli per noi cittadini e a meno burocrazie, ma mi sembra che i poitici di oggi ne parlano solo quando sono all'opposizione poi dopo,se dovessero diventare maggioranza dimenticano.ritengo fondamentale il passaggio della politica dai tanti azzeccagarbugli attuali a persone serie per il ns. domani.Concludendo viva il nuovo pulito nella politica ma facciamo presto

#10 da Tiziano Ciocchetti, inviato il 17/6/2011
Sono d'accordo con le parole del Dott. Montezemola. Ma è tempo di tramutare questi propositi in azione.Credo sia venuta l'ora della Sua entrata in campo.

#9 da Gian Franco Masia, inviato il 17/6/2011
Le parole di Montezemolo rappresentano la realtà del paese quale effettivamente è. Il contenuto del suo intervento è la base di un nuovo programma di governo totalmente condivisibile. E' auspicabile un nuovo governo, nel più breve tempo possibile, che si proponga di attuare questo programma.

#8 da Fabrizio Benassi, inviato il 17/6/2011
Parole di grande responsabilità da parte di chi le pronuncia e per chi deve accoglierle.  Parole cariche di conseguenze se a queste seguiranno dei fatti. Gli uomini e le donne sono essere complessi, fatti  di egoismo e di altruismo, di spinte ideali ma anche di opportunismo.  Questo è il momento per tutti di un grande impegno ideale, perchè non potrà essere l’ennesima promessa, non mantenuta, fatta agli italiani. È vero, ormai siamo assuefatti a tutto, ma per una volta vogliamo rimanere sorpresi e  ci aspettiamo che alle lucide analisi e alle buone intenzioni seguano dei fatti perseguiti con grande fermezza e determinazione.  C’è una lucida visione dei problemi e anche delle soluzioni, ma sappiamo che queste soluzione incontreranno molti ostacoli e molti nemici, primi fra tutti gli italiani stessi. Tutti pronti ad applaudire alle parole, ma subito pronti a cambiare idea appena si calpestano gli interessi personali.   Sono in pochi quelli che non dovranno fare un passo indietro, lasciando il facile giaciglio del privilegio e della protezione. Il pregiudizio ideologico, in Italia, è ancora molto forte, sono ancora in molti a non credere al mercato e alle pari opportunità, cercando o una libertà selvaggia o un’uguaglianza impossibile, invece che un sistema che crei ricchezza da distribuire per mitigare le diseguaglianze possibili.  Sono certo che ci sia la consapevolezza, da parte di chi ha fatto un appello emozionante, di tutte queste difficoltà e che ci sia la volontà di non pensare, come a volte accade, alla cronaca dei quotidiani ma, per una volta, ai libri di storia che leggeranno gli italiani fra dieci, cento anni.

#7 da Massimiliano, inviato il 17/6/2011
Caro Montezemolo, Benissimo! quando cominciamo? I tempi sono evidentemente maturi e non lascerei passare l'Estate, anzi approfitterei del suo imminente inizio: sono certo troveremo gli italiani estremamente ricettivi e desiderosi di cambiamento. Buon lavoro.

#6 da Fulvio Aversa, inviato il 16/6/2011
E' giunto il momento di mostrare a qualcuno qual'è l'Italia migliore...

#5 da Verso Nord, inviato il 16/6/2011
No, non è un miraggio! Una politica normale, un riferimento politico stabile e credibile per gli elettori moderati, liberali e riformisti è necessario e possibile. Sono sicuro che la "chiamata civica" che ha fatto Montezemolo con il suo discorso non resterà lettera morta ma saprà mobilitare la maggioranza degli italiani. Noi ci siamo!

#4 da romano, inviato il 16/6/2011
Bene! Sono proposte concrete.
Un paio di osservazioni:
- evasione fiscale : doverosa la lotta all'evasione e ben vengano i recuperi. I tempi individuati dal Presidente Montezemolo mi sembrano tuttavia piuttosto lunghi (abbiamo tempo a sufficienza?). Inoltre occorre distinguere dall'entità accertata da quella effettivamente recuperata. L'evasione stimata in ca 270 Mld è talmente elevata che è logico pensare che sia "sistematica", ovvero si generino tali volumi proprio perchè...paralleli!
b) aliquote iva : una sostanziale buffonata, o meglio ecco il modo più efficace per ...aumentare ancora di più l'evasione o diminuire ancora di più i consumi interni
c) diminuire di solo un paio di punti la pressione fiscale non serve a nulla: l'indicenza nelle tasche dei cittadini eventualmente beneficiati è ininfluente a stimolare i consumi

Liberalizzazioni, taglio degli enti inutili senza preoccuparsi della perdita di consensi (vedi M.Thatcher ...), osiamo una drastica dimunizione dell'aliquota per i redditi fino 25000 euro /anno.
Inoltre, un reale supporto alla pmi che tanto rappresenta nel tessuto economico del Paese sinonimo dell'eccellenza.
Infine, Presidente Montezemolo, condivido il suo appello a smetterla con i "no" a prescindere...ma credo sia ora che il movimento si organizzi e si presenti al giudizio della popolazione. Lei è persona concreta e pragmatica e gli italiani non sono nè fessi nè estremisti: facciamolo!

#3 da Dadry, inviato il 16/6/2011
Apprezzo e sottoscrivo; però mi piacerebbe una riforma del fisco dove la base imponibile dell'irpef venisse determinata nello stesso modo del reddito aziendale ... detraendo i costi dal mio reddito ... poi si può discutere su quali costi considerare, magari stabilendo un paniere di costi (se mi compro un cellulare per es. non posso ovviamente detrarmelo! Ma tutte relative alla prima casa, le spese sanitarie, asili, scuole, auto sino ad un certo valore, ecc queste si!), cercando di combattere chi non emette fattura o scontrini.

#2 da Giulio Portolan, inviato il 16/6/2011
Tempo fa scrivevo in un forum che la Democrazia Cristiana era un partito di destra. Mi veniva contestato che essa era in realtà un partito di sinistra. Io rimango convinto della mia idea, e penso che Moro rappresentasse una corrente di centro-sinistra all’interno di un partito di destra. La sinistra nella Prima Repubblica era rappresentata dai socialisti e dai comunisti. La DC era un grande partito di correnti interne di destra e di sinistra, ma un partito governativo fondamentalmente di destra. Quello che prese il posto nel vuoto lasciato dai fascisti, non compensato dai liberali. E’ fondamentale osservare che nella Seconda Repubblica Forza Italia non ha sostituito a destra la Democrazia Cristiana, per volere di Berlusconi, che ha correttamente interpretato l’elettorato di destra, di tipo laico. L’elettorato cattolico di destra è risultato minoritario, e forma oggi l’UDC. L’altra parte rientra a sinistra in parte nel PD, in parte nell’API, che è la nuova Margherita. Se l’80% degli italiani si dichiara cattolico, lo fa senza sentimento di appartenenza alla Chiesa (solo riverita), e certamente senza quello per un partito unitario di cattolici. Sono gli stessi cattolici, la maggior parte degli italiani, che hanno detto sì all’aborto e al divorzio ai tempi dei referendum. In un certo senso la collocazione naturale partitica per un cattolico dovrebbe essere l’API, partito minoritario, solidarista in economia e tradizionalista nei valori. La “questione Montezemolo”, che non si riduce nell’iscrizione all’interno di quella del Terzo Polo, può riguardare invece il rapporto tra Popolo della Libertà e Democrazia Cristiana: è possibile rifondare il centro destra su base cattolica ? Non è forse vero che un partito liberale non cattolico sarebbe cinico (senza valori trascendenti), e quindi causa in parte del mal governo del Paese ? Dico queste cose senza associare la Democrazia Cristiana al Terzo Polo perché questo si è dimostrato minoritario in un Paese che ha ormai interiorizzato il sistema bipolare, lascito della Seconda Repubblica. Ma il problema è che il sistema partitico riflette l’elettorato, e sembra mancare una classe dirigente di destra cattolica. E’ forse per questo che la successione di Berlusconi da parte di Formigoni appare problematica. Questa successione farebbe del Popolo della Libertà un partito cattolico, venendo così a mancare la rappresentanza per la parte laica del suo elettorato, quella parte che ha fatto sì che Forza Italia non potesse essere la nuova Democrazia Cristiana. Concludo osservando che il centro-destra ancora una volta interpreta male l’elettorato, che non vuole un abbassamento delle tasse, ma le riforme propugnate da Monti e Draghi. L’abbassamento delle tasse con numeri dal 40% al 30% al 20% non si può fare, e allora sarebbe una riforma di “piccole cifre”. Quello che l’elettorato richiede è più e migliori occasioni di lavoro, cioè un intervento sostanziale dello Stato nel mercato dal lavoro.

#1 da Filippo, inviato il 16/6/2011
Ieri ero tra la platea ad ascoltare il discorso del Presidente Montezemolo. Finalmente una bella ventata...di saggezza, di concretezza, di buon senso. Ma ora occorre proseguire, diamo seguito alle parole. Ne abbiamo tutti bisogno!



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