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Open spending, il modo più semplice di monitorare la spesa pubblica
E' online un'efficace interfaccia grafica che mostra dove vanno a finire i soldi dei contribuenti
di
Italia Futura ,
pubblicato il 21 maggio 2011
Open spending è un progetto promosso dall'
Open Knowledge Foundation, un'organizzazione no-profit nata nel 2004, che ha lo scopo dichiarato di monitorare la spesa pubblica dei governi e renderla comprensibile “anche ad un bambino”.
Si segue il principio dell'
open data:
sono cittadini volontari che inseriscono i dati del bilancio e della spesa dello Stato in un database, questi dati vengono poi presentati in un'interfaccia grafica molto chiara. Possono essere successivamente integrati o aggiornati da chiunque,
come se si trattasse di una voce di Wikipedia.
In Italia un gruppo di persone ha prelevato i dati dei
Conti Pubblici Territoriali, disponibili sul
sito del Ministero dello Sviluppo Economico, che mostrano i flussi di denaro pubblico sul territorio: da dove provengono i fondi, amministrazioni centrali oppure locali, e in quale zona d'italia e/o ambito vengono spesi.
Mentre
risulta praticamente impossibile avere un quadro chiaro e complessivo della ripartizione della spesa navigando la banca dati del ministero, anche se i dati ci sono,
tutto appare più comprensibile grazie alla grafica innovativa di Open Spending.
Si scoprono già dalla pagina iniziale dati sconosciuti ai più e a dir poco sorprendenti:
la terza voce di spesa complessiva, dopo la previdenza e integrazioni salariali e a pari merito con la sanità, è quella dell' “amministrazione generale” con 103 miliardi di euro spesi nel 2008.
Sulla stessa schermata si legge che
si è speso lo stesso anno circa 15 volte di meno per la giustizia, 6 miliardi e mezzo di euro. La difesa invece costa il triplo, 18 miliardi.
La navigazione è semplice e i risultati cha appaiono ad ogni clic possono rivelarsi sconcertanti. Scegliendo ad esempio la voce "Cultura e servizi ricreativi", si accede alla ripartizione territoriale della spesa per questa voce e soprattutto la sua evoluzione rispetto all'anno precedente.
Un altro clic e si ordinano le Regioni in modo da avere
una preoccupante “classifica dei tagli alla cultura” dal 2007 al 2008, ecco il podio per area geografica:
Friuli Venezia Giulia -45%, Lombardia -32%, terze a pari merito Puglia e Campania con -31%. La media dei tagli per la stessa voce a livello nazionale è di -25%, sempre dal 2007 al 2008.
(NB: non si tratta della spesa delle Regioni, ma della destinazione geografica d'uso della spesa cumulata di Stato centrale e amministrazioni locali)
Il progetto è ancora in fase sperimentale, è ad esempio difficile capire cosa ci cela precisamente dietro alle voci generiche di spesa, ma il modello segna già
un passo da gigante nella trasparenza della spesa pubblica e, di conseguenza, la valutazione dei cittadini sull'operato degli amministratori pubblici.
L'indirizzo stesso del sito internet, “wheredoesmymoneygo.org” in italiano
“dove vanno a finire i miei soldi”, mostra la tappa successiva che è stata già raggiunta per quanto riguarda il Regno Unito: l'utente inserisce il proprio reddito e il sito mostra con la solita chiarezza, ma a scala individuale, come sono state spese le tasse pagate l'anno precedente dallo stesso utente.
Una cosa è certa,
mai la spesa pubblica era stata così chiara, e mentre tutti riconoscono l'importanza di una maggiore trasparenza della pubblica amministrazione, le soluzioni Open Spending – presentate allo scorso Forum della P.A. - indicano concretamente che gli strumenti esistono. Manca ormai solo la volontà politica di implementarli.
-Vai al sito di Open Spending
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