di Marcello SorgiLa «verifica» annunciata ieri da Bossi all’uscita dal vertice con Berlusconi, in cui per la prima volta hanno discusso insieme del cattivo risultato delle amministrative, riporta in auge un antico termine, in voga negli anni della Prima Repubblica, quando appunto i governi duravano mediamente un anno e a metà del percorso spesso erano già cotti. In quei casi, appunto, i leader dei partiti e i capicorrente si raccoglievano attorno al capezzale dell’esecutivo malato per trovare una cura che, va detto, nove volte su dieci si rivelava inefficace e serviva solo a certificare l’inizio di un’agonia. La verifica, così, finiva quasi sempre in crisi. E dopo la crisi nasceva un altro governo.
Come possa adattarsi una procedura del genere a un contesto come quello della Seconda Repubblica e a un governo come quello di Berlusconi, è davvero difficile dire. Ma se Bossi, che del vecchio regime è l’ultimo esponente, ha deciso di usare quel termine, avrà pure le sue ragioni: rivelate, tra l’altro, dalla ricostruzione dello stesso vertice circolata in nottata.
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