Fisco-contribuenti, l'equilibrio possibile

Tre proposte per superare dieci anni di politiche schizofreniche

di Italia Futura , pubblicato il 19 maggio 2011
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In questi primi mesi del 2011, si è assistito dapprima alla rivendicazione del raggiungimento di risultati record nella lotta all’evasione fiscale nel 2010, con promessa di miglioramenti ulteriori già sul 2011; poi a un intervento del Ministro dell’Economia contro il rischio di oppressione fiscale; infine a una lettera del direttore dell’Agenzia delle entrate contro quei funzionari che assumono comportamenti vessatori. Tutto questo, per altro, in un più ampio contesto macroeconomico caratterizzato da indicatori che confermano su valori sempre elevatissimi e tutt’altro che decrescenti il fenomeno dell’evasione fiscale nel nostro Paese.

Numeri e comportamenti contradditori? In realtà, siamo di fronte agli inevitabili risultati della pessima gestione del rapporto tra fisco e contribuente che, in questi ultimi dieci anni, ha caratterizzato la politica fiscale del Paese: prima i “mille e uno” condoni fiscali del quinquennio berlusconiano 2001–2006; poi la vera e propria repressione anche ideologica (all’insegna del “anche i ricchi piangano”) della biennio prodiano 2006–2008; infine la meno urlata, ma ancor più pervasiva azione di potenziamento dei poteri di accertamento e di riscossione dell’amministrazione finanziaria degli ultimi due anni.

Da un lato, dunque, un centro-sinistra che si dimostra incapace di affrontare il tema della lotta all’evasione senza mettere una parte del Paese contro l’altra, quando è invece una lotta che accomuna tutte le componenti sane del Paese. Dall’altro, un centro-destra che si dimostra tutto tranne che la casa dei moderati, passando da un eccesso all’altro: dal perdonismo e giustificazionismo che crea aspettative di sempre futuri condoni, alla compressione dei sacrosanti diritti di compensazione dei crediti e dei debiti tributari ed alla moltiplicazione esponenziale degli adempimenti telematici; per non parlare dei così detti “accertamenti esecutivi”, con i quali, dati gli attuali tempi della giustizia tributaria, si gettano le basi di un vero e proprio solve et repete di massa, riconosciuto espressamente come tale anche dal recente Decreto Sviluppo che, pur attenuandolo, lascia il problema sul tavolo dei contribuenti italiani.

In mezzo a tutto questo, contribuenti disorientati che, ora per cinica strategia probabilistica, ora per l’esasperazione di chi è convinto di essere oggetto di soprusi e vessazioni, rischiano di andare ad ingrossare le fila dei contribuenti sleali che, nel dichiarare il dovuto, scommettono contro lo Stato anziché sullo Stato.

Per costruire un rapporto tra fisco e contribuente sano ed equilibrato serve anzitutto una riforma capace di costruire una tassazione equa nel quantum e nella sua ripartizione. Serve però anche l’abbandono degli eccessi. La politica dei condoni e degli scudi fiscali deve essere definitivamente accantonata e, considerata la triste storia passata e le conseguenti aspettative latenti che comunque permangono in molti contribuenti sulla periodicità di questi provvedimenti, servono segnali forti ed inequivocabili: noi proponiamo che l’approvazione di leggi di condono fiscale sia subordinata a maggioranze parlamentari rafforzate, così da sottrarne la disponibilità al governo di turno e ripristinarne la natura davvero eccezionale che dovrebbero avere.

La politica del rafforzamento dei poteri di accertamento e di riscossione dell’amministrazione finanziaria va proseguita, ma non come è stato fatto sino ad oggi, con spregiudicatezza e cinismo dettati da esigenze di gettito che vengono scaricate sul cittadino e portano poi ai doverosi mea culpa da cui siamo partiti, nonostante il paradosso di un quadro complessivo di evasione fiscale comunque elevata. Di pari passo, bisogna infatti rafforzare il sistema della giustizia tributaria, affinché quest’ultima non arrivi sistematicamente dopo procedure di riscossione basate su accertamenti che, sempre più spesso, si basano a loro volta su presunzioni legali poste a vantaggio dell’amministrazione finanziaria. Diversamente, avremo uno Stato non fondato sul diritto e l’equità, ma sulla riscossione e le esigenze di gettito, in cui il ruolo del pubblico ministero (l’amministrazione finanziaria) viene fatto coincidere sempre di più con quello del giudice.

Nel bilancio previsionale dello Stato per il 2010, le somme destinate per il funzionamento dell’Agenzia delle entrate, e quindi per accertare, sono state 2.865 milioni di euro; quelle per il funzionamento di Equitalia, e quindi per riscuotere, 320 milioni di euro; quelle per il funzionamento della giustizia tributaria, e quindi per garantire al cittadino un equo processo in caso di ricorso, 70 milioni di euro. È dall’evidente sbilanciamento che emerge da questi numeri che bisogna ripartire, insieme a una nuova visione del rapporto tra lotta all’evasione e bilancio dello Stato.

Fino a quando le previsioni di gettito derivanti dalla lotta all’evasione continueranno ad essere utilizzate a copertura di impegni di spesa, assunti prima ancora del loro effettivo incasso, resteranno infatti irrisolti e irrisolvibili due fondamentali problemi. Quello della riduzione delle imposte: il motto “pagare tutti per pagare meno” continuerà ad essere la presa in giro che è stata fino ad oggi, perché è evidente che risulterà impossibile utilizzare somme già spese per ridurre le tasse a chi già le paga. E quello di una amministrazione finanziaria in grado di essere efficace nella lotta all’evasione fiscale, senza però cadere in un esasperato e conflittuale formalismo, a causa di una altrettanto esasperata pressione esercitata sugli uffici, perché raggiungano obiettivi parametrati alla quantità del gettito accertato e riscosso, anziché alla qualità e numerosità dei controlli effettuati.

L’obiettivo di una lotta all’evasione fiscale sempre più incisiva senza derive di oppressione fiscale è dunque possibile, ma necessita, da parte di chi governa, di onestà intellettuale, equilibrio e chiarezza:

• l’onestà intellettuale di smettere di impiegare la lotta all’evasione fiscale come strumento di copertura per operare tagli meno incisivi sulla spesa pubblica improduttiva;
• l’equilibrio di un potenziamento delle tutele giurisdizionali parallelo al potenziamento dei poteri di accertamento e riscossione;
• la chiarezza della previsione di maggioranze parlamentari rafforzate per l’approvazione di norme, allora sì davvero improbabili ed eccezionali, di condono fiscale.

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tag:  tasse   contribuenti   fisco   condoni   evasione   spesa pubblica  


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#12 da Mario Trabucco, inviato il 25/5/2011
La discussione è di quelle toste e non mi permetto certo di fare il maestrino a nessuno, ma ho letto due cose che mi inquietano un poco. La prima è che "non si può dare torto a chi evade e può evadere le tasse visto poi come le risorse vengono scialacquate dalla finanza pubblica". Credo che ci sia un errore di metodo, derivante dalla confusione tra un dovere preciso e sancito costituzionalmente (pagare le tasse) e un diritto di principio (controllare e valutare l'attività del governo). In nessun caso secondo me è legittimo pensare che il mancato esercizio di un diritto quale che sia cancelli automaticamente la sottomissione ad un dovere. Far passare l'idea, anche per celia, che siccome non mi piace come spendi i miei soldi allora non te ne do più è eversivo e antidemocratico. Data una spesa qualunque ci sarà sempre una minima parte dei cittadini che non è d'accordo con quella spesa, ma non per questo sono dispensati dal contribuirvi. Altrimenti il primo che passa dice che non trova utile la ricerca sul cancro perché questo deve essere considerato un castigo di dio da accettare sottomessi e smette quindi di pagare le tasse che vanno in sanità. La cosa non regge. Quindi occhio agli automatismi, tenendo sempre in mente che una discussione metodologicamente ordinata è una discussione costruttiva. Il secondo concetto inquietante è che i lavoratori dipendenti percepiscano il peso della pressione fiscale meglio degli altri. Farei notare solo che il lavoratore dipendente che ha le sue belle trattenute alla fonte paga le tasse contestualmente alla percezione della retribuzione (non tutte ovvio, ma certa parte sì). Che dire invece dei liberi professionisti che forniscono servizi alla pubblica amministrazione i quali vantano crediti nei confronti di questa senza la possibilità di usare quei soldi per pagare le tasse che invece con puntualità teutonica si presentano sullo scadenziario? Temo che siano questi, e non i lavoratori dipendenti, a sentire maggiormente il peso della pressione fiscale. Ai primi infatti vengono chiesti soldi che non hanno ancora, mentre ai secondi i soldi vengono prelevati da quelli che gli vengono dati. E' una differenza fondamentale, la stessa che passa tra rimanere sul mercato e fallire. Mi scuso se qualcuno possa sentirsi offeso dalle mie puntualizzazioni ma credo fossero essenziali all'argomento.

#11 da pietro napoleoni, inviato il 24/5/2011
La pressione fiscale nel nostro Paese, tra le più alte in Europa, ha ormai raggiunto livelli al limite della sopportabilità. Ne sentono il peso in modo particolare I percettori di redditi da lavoro, nonostante le distorte informazioni del Governo e del suo leader. I lavoratori verificano mensilmente che pur rimanendo fissi gli importi lordi della loro retribuzione, percepiscono importi netti che sono in continua discesa. L’alto livello della pressione fiscale trova amena giustificazione nel fatto che occorre compensare il livello della evasione che è altrettanto alto. E mentre, da un lato, si avverte una compiacente inerzia verso il “nocciolo duro” della evasione fiscale, peraltro confortata dai chiari messaggi del Premier che , nei suoi interventi pubblici, ha più volte solidarizzato verso chi evade, dall’altro lato, gli Uffici dell’Agenzia delle Entrate barattano la “disattenzione” verso chi fa dell’evasione una fonte di arricchimento, con un rigorismo vessatorio verso chi pur si ingegna per rispettare i doveri fiscali verso lo Stato. Un esempio chiarificatore può essere agevolmente letto nella reale e concreta vicenda di un lavoratore co.co.co. che, di recente, ha prestato la sua opera presso un ente pubblico operante nella regione Campania. Per questo lavoratore l’ente pubblico ha determinato il compenso lordo, con proprio decreto, e gli ha poi corrisposto il compenso al netto delle ritenute fiscali alla fonte che il sostituto d’imposta ha l’obbligo di effettuare, per poi versarle all’erario. In realtà l’ente pubblico sostituto d’imposta non ha poi versato le trattenute fiscali effettuate alla fonte, e l’Agenzia delle entrate, ufficio di Roma, si è ben guardata dal perseguire l’evasione dell’ente. Anzi, l’Agenzia delle entrate ha invece chiesto al lavoratore co.co.co. non solo quello che ha già pagato ma anche interessi e sanzioni. Nessun risultato hanno prodotto le contestazioni giuridiche fondate anche sulle risoluzioni adottate dalla stessa Agenzia delle entrate. A questo lavoratore co.co.co. resta ora la lunga e dispendiosa strada dei ricorsi conseguenza della insipiente resistenza degli uffici dell’Agenzia delle entrate che, anche in violazione dell’articolo 328 c.p., perseverano nella loro condotta omissiva verso l’ente sostituto d’imposta che non ha versato le ritenute fiscali effettuate alla fonte. La vicenda narrata, indipendentemente dal quadro giuridico generale che fissa il livello della imposizione fiscale, evidenzia una oggettiva insufficienza professionale degli uffici dell’Agenzia che con la loro condotta, improntata ad arroganza burocratica e vessatoria più che a capacità di analisi giuridica, determinano (volutamente ?) i presupposti per l’instaurazione di un inevitabile contenzioso con relativo intasamento degli uffici della giustizia tributaria con tutti i costi che ne derivano, anche di credibilità per gli uffici stessi e per lo Stato.

#10 da Donatella Vanelli, inviato il 24/5/2011
Anch'io da molto tempo mi domando perchè non sia possibile detrarre dal proprio reddito ogni spesa che possa essere documentata, per quel che mi riguarda non troverei nessuna difficoltà ad utilizzare il codice fiscale per qualsiasi spesa se poi potessi avere delle detrazioni sul reddito.

#9 da Stefano Costantino, inviato il 22/5/2011
Il problema del fisco pesante, a mio parere, non può essere disgiunto da quello dell'efficacia e credibilità della spesa. Francamente non si può dare torto a chi evade e può evadere le tasse visto poi come le risorse vengono scialacquate dalla finanza pubblica. In una visione complessiva non è possibile disgiungere gli aspetti di entrata e uscita delle risorse finanziarie. E non sarebbe nemmeno consigliabile intervenire con qualche legge tampone, senza rivedere l'intero impianto normativo del fisco. Rimane comunque molto difficile parlare di riduzione delle tasse in una situazione su cui pesa l'enorme debito pubblico: problematica che, per conto mio ha la priorità. Occorre arrivare ad un nuovo equilibrio di finanza pubblica che stabilisca quali sono le risorse che vanno sostenute alla riduzione del debito pubblico, quali sono i capitoli di spesa dello stato che vanno salvaguardati e quali vanno estinti, e da un punto di vista puramente fiscale, quali sono le categorie che vanno agevolate (famiglie numerose, anziani ed imprese)rispetto ad altre. Ciò significa che non tutti trarranno dei benefici da un nuovo possibile sistema. Non sono molto daccordo con la possibilità di detrarre dal reddito qualsiasi spesa pur di far emettere scontrini e fatture. Mi sembra che vada molto a detrimento di un concetto che dovrebbe essere fondamentale in economia: quello del risparmio. L'oggetto è un po' caduto in disgrazia nell'ultimo decennio nei confronti della spesa, ma ha un valore enorme, specialmente per chi come me appartiene ad una generazione che non potrà appoggiarsi alle pensioni che hanno ricevuto i genitori e dovrà contare sulle proprie risorse per sopravvivere. Penso che possa essere invece più efficace l'eliminazione del contante per transazioni al di sopra di un certo livello. Bersani mi sembra ci stesse lavorando durante l'ultimo governo Prodi, ma poi non se ne fece più nulla.

#8 da rudy, inviato il 21/5/2011
Sono d'accordo con la proposta #3 di FABRIZIO DALLA VILLA. Vorrei aggiungere, per quanto riguarda il pagamento dell'Iva su un bene o servizio; che la metà la paga chi acquista e l'altra metà chi vende. Così chi vende è costretto a denunciare l vendita del bene stesso.Dando così un vantaggio all'acquirente che si troverebbe a pagare di meno lo stesso bene.

#7 da Michele Ricciardi, inviato il 20/5/2011
Aggiungerei una quarta proposta: per ogni nuovo strumento di accertamento messo in campo, si riducano gli adempimenti formali dei contribuienti

#6 da giulio maffeis, inviato il 20/5/2011
L'unico modo per cancellare l'evasione è l'abolizione del contante. Se ogni pagamento (privato o aziendale) avvenisse con moneta magnetica o assegno bancario...il sommerso scomparirebbe. Lo Stato potrebbe concordare con le associazioni bancarie i costi delle transazioni e far diventare l'estratto conto annuale (attribuendo a ogni tipo di spesa un'aliquota di deducibiltà) un vero e proprio 740 o bilancio d'esercizio. Certo sarebbe una misura impopolare, ma risolutiva.

#5 da FABRIZIO DALLA VILLA, inviato il 20/5/2011
Perché non diamo a tutti i contribuenti, la possibilità di detrarre dal proprio reddito, ogni spesa documentata sostenuta? In questo modo chi avrebbe più interesse ad acquistare beni o servizi, senza richiedere scontrino o fattura? Se poi, sugli scontrini apparisse il codice fiscale di chi paga, e se vi fosse un sistema computerizzato che incrocia i dati, non ci sarebbe nemmeno la necessità per i contribuenti, di dichiarare i propri redditi, dal momento che sarebbe tutto trasparente. Se ciò fosse possibile, come si giustificherebbero attività illegali (sfruttamento della prostituzione, spaccio di droga, ma anche lavoro nero e ricettazione)? Mi rendo conto che sarebbe un gran lavoro e una grande rivoluzione, però... siamo sicuri che sia così difficile?

#4 da emanuele esposito, inviato il 19/5/2011
Non c'e solo questo anche i costi della Politica, i tanti sprechi nell'amministrazione di alcuni enti, i tanti lavori pubblici mai terminati, striscia la notizia c'e' li fa vedere ogni giorno...c'e' tanto da fare, io credo che c'e' da fare un STATO!

#3 da Dr. Giovanni Monte, inviato il 19/5/2011
Si, oggi il rapporto tra Fisco e Contribuente e` estremamente “pessimo” ! Percio` nessun Cittadino onesto e sano di mente, potrebbe mai (al presente) scommettere sullo Stato (bensi` scommetterebbe con ragione e con diritto, contro lo Stato), sempre per onestà intellettuale, equilibrio e chiarezza. La pressione fiscale attuale nel Belpaese, nel suo complesso e` giá oltre i limiti della sopportazione e, sopratutto, l'uso che viene fatto delle risorse raccolte é cosí inefficiente da far venire seri dubbi sull'utilitá di aumentare i soldi a disposizione di chi Governa, a tutti i livelli, prima di aver risolto il "piccolo problema" di come controllare efficacemente chi, come, per cosa ed assumendosi quali responsabiltá, li spende.
Qualsiasi recupero di entrate sul fronte dell'evasione fiscale e della riduzione di sprechi nell'ambito della spesa pubblica dovrebbe, in un primo momento, essere quasi totalmente dedicato a riequilibrare la forbice sociale con un meccanismo flessibile:
In pratica, la gente deve poter vedere in maniera concreta che “il loro reddito” é legato direttamente ed automaticamente (a) al recupero dell'Evasione ed (b) alla buona Amministrazione Pubblica.
Con tale meccanismo, buona parte dell'Evasione Fiscale si dovrebbe recuperare in maniera "spontanea, in quanto un lavoratore dipendente che avesse la certezza che chiedere quello scontrino fiscale in piú significa aumentare il suo reddito netto a fine mese, lo chiederebbe spesso e volentieri.
Allo stesso modo l'attenzione dei cittadini su come vengono spesi i loro soldi a livello locale o nazionale sarebbe sicuramente un poco piú alta se ogni risparmio e semplificazione ritornasse automaticamente nelle loro tasche.
Per il resto, laddove non arrivassse il concetto della “convenienza solidale”, si dovrebbero mettere in opera alcuni provvedimenti aggiuntivi quali: (1) mai piú condoni fiscali, di nessun tipo e per nessuno; (2) abbattimento semi totale della burocrazia preventiva, la regola base dovrebbe essere "fiducia nel cittadino"; ovvero interferire assai meno sulla maggioranza onesta dei cittadini, per dedicare la massima attenzione a quella minoranza che si crede piú "furba".
Tutte le persone di buon senso e con l`intelletto a posto, si aspettano che il Governo si impegni percio`seriamente al controllo e verifica piu` seria e concreta dell`Evasione Fiscale.
Sono daccordo al 1000% con la Redazione di IF, infatti occorrerebbe: (A)una riforma capace di costruire una tassazione equa nel quantum e nella sua ripartizione, e (B) bisogna infine (ed ovviamente) rafforzare il sistema della Giustizia tributaria. ... Ma nel panorama attuale della politica italiana, non sarei MAI daccordo con la Redazione IF per (C) l’approvazione di Leggi di Condono Fiscale, benche` fossero persino subordinate a maggioranze parlamentari rafforzate (perche` sarebbe una offesa terribile ed enorme ingiustizia per le persone oneste, che ancora hanno “un po” di fiducia nello Stato). Grazie e buon lavoro, ciao

#2 da Giulio Portolan, inviato il 19/5/2011
Al bar campo di roma io ho proposto l'idea di una centrale nazionale delle fatturazioni, che ricostruisce con un grande computer tutta la catena delle fatture di acquisto e di vendita dell'intera economia nazionale. Propongo inoltre cche tutti i pagamenti dei professionisti passino per mano dello stato (il cliente deve pagare lo stato), che restituisce la somma al professionista detratte le imposte. Ciò può essere fatto distinguendo due monete: moneta di pagamento o di debito (dal cliente allo stato), e moneta di riscossione o di credito (dallo stato al professionista). Non possono esserci passaggi di moneta di un tipo tra soggetti non corretti.

#1 da FABRIZIO DALLA VILLA, inviato il 19/5/2011
ma perché non diamo a tutti i contribuenti, la possibilità di detrarre dal proprio reddito, ogni spesa documentata sostenuta? Perché non diamo a tutti la possibilità di utilizzare il proprio codice fiscale (invece della partita IVA che io manterrei unicamente per le imprese) per poter emettere fattura a fronte di un pagamento?



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