Ripensare gli strumenti di promozione del Made in Italy

Perché è giusto privatizzare l’Istituto del Commercio Estero

di Italia Futura , pubblicato il 16 maggio 2011
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Tra le proposte presentate da Confindustria durante le Assise di Bergamo quella che probabilmente ha destato maggiore sorpresa, anche perché inattesa, riguarda la privatizzazione dell’ICE. A sorprendere ancora di più è l’ampio consenso che questa proposta ha trovato tra gli imprenditori i quali, in larga maggioranza (83%), si sono schierati a favore del passaggio dell’Istituto per il Commercio con l’Estero in mani private. Come spiegare, e soprattutto come valutare, questo cambio di atteggiamento di Confindustria che in passato aveva sempre sostenuto il ruolo pubblico dell’ICE?

C’è da dire che la presa di posizione degli industriali, che la si condivida o no, arriva in un momento quanto mai opportuno, alla luce della scarsissima attenzione che il Governo sta dedicando ad uno degli aspetti più rilevanti per il futuro delle aziende italiane. Fino ad oggi il dibattito era stato incentrato sulla discussione, piuttosto sterile in verità, su quale dovesse essere il Ministero di riferimento dell’ICE (Sviluppo Economico, Esteri, Commercio con l’Estero) o, peggio ancora, sulla proposta del Ministro Tremonti di una chiusura dell’ Istituto. Nel frattempo i continui tagli operati sui fondi per la promozione (che per l’ICE oggi costituiscono solo la metà rispetto ai fondi stanziati per il suo funzionamento!) sembrano corrispondere più ad una logica di lenta agonia che ad una reale volontà di cambiamento e di riforma.

In questo contesto la proposta di Confindustria deve essere valutata come una utile provocazione mediante la quale si ribadisce l’importanza che gli imprenditori assegnano alle politiche di promozione all’estero e si afferma la volontà di affrontare le inefficienze presenti nel sistema pubblico. Oggi che la disponibilità di una rete efficiente di servizi alle imprese e il sostegno alle attività di internazionalizzazione vengono considerate prioritarie per il futuro della nostra economia non si può non rilevare l’inadeguatezza della risposte date dal Governo su questa delicata materia. All’attuale situazione di stallo contribuisce anche la continua alternanza tra ministri e vice-ministri competenti (?): non risultano, ad esempio, ancora oggi approvate le linee guida dell’attività ministeriale 2011!

Le imprese italiane hanno saputo adeguarsi ai nuovi scenari globali attraverso processi di ristrutturazione che hanno permesso a molte di esse di restare competitive e di conquistare nuovi mercati. Ora, per mettersi al passo con la sempre maggiore complessità della competizione globale, si rende quanto mai necessario e urgente un ripensamento degli strumenti e delle modalità operative dei soggetti istituzionali pubblici deputati all’attività di promozione del nostro sistema produttivo all’estero. Affrontare le vere cause delle inefficienza, razionalizzare, semplificare, piuttosto che limitarsi al mero taglio delle risorse, dovrebbero essere questi i capisaldi di una politica di riforme.

Per quanto riguarda l’ICE una riforma in grado di rimuovere le attuali inefficienze dovrà essere in grado di assicurare una effettiva autonomia organizzativa all’Istituto, oggi ostacolata dalle eccessive interferenze politico-burocratiche e dalle rigidità e i vincoli che regolano i rapporti di lavoro. Per quanto riguarda il primo aspetto si deve osservare come il processo decisionale risulti eccessivamente lento e caratterizzato da numerosi e spesso inutili passaggi burocratici: tavoli, commissioni, cabine di regia, producono l’effetto di rallentare e complicare decisioni che per loro natura dovrebbero essere agili e tempestive. Inoltre meccanismi decisionali basati su modalità di tipo concertativo rendono più difficile scelte selettive e strategiche favorendo, al contrario, meccanismi inerziali basati su una distribuzione a pioggia delle risorse su un numero troppo elevato di azioni promozionali.

Allo stesso tempo le attuali norme che regolano i rapporti di lavoro basate sul contratto di pubblico impiego appaiono del tutto inadeguate; in particolare la rigidità nella selezione del personale e dei suoi dirigenti basata su concorsi pubblici non facilita la selezione di personale adeguatamente specializzato e ostacola un processo di selezione dei nostri rappresentanti nei vari uffici italiani all’estero guidato esclusivamente dal merito.

Tornando alla proposta di privatizzazione avanzata da Confindustria essa può costituire uno stimolo ad avviare un processo di riforma di un Istituto che, al di là delle indubbie inefficienze, svolge una funzione potenzialmente molto importante per il futuro delle nostre imprese. E’ difficile immaginare che la Confindustria voglia, o possa, farsi integralmente carico dei costi connessi con le attività di promozione all’estero; non è un caso che in quasi tutti i paesi le agenzie che si occupano di internazionalizzazione abbiano natura pubblica.

E’ necessario tuttavia che il settore privato sia sempre più coinvolto negli organi di governo dell’agenzia, che partecipi sempre più direttamente, ed anche con un maggiore impegno finanziario, alla predisposizione dei programmi e delle attività promozionali e che svolga un ruolo diretto nei processi di valutazione delle attività e del personale. Così come avviene in altri settori, o forse anche in misura maggiore, una più stretta collaborazione pubblico- privato appare la strada migliore per ridare slancio alle attività di promozione delle imprese italiane all’estero.

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tag:  ice   privatizzazione   commercio estero   confindustria   made in italy  


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#6 da Alvaro Schieppati, inviato il 19/5/2011
ICE è sempre stato un carrozzone senza vere competenze e fondi adeguati che la mia esperienza passata mi ha fatto toccara con mano.
Se pensiamo a quello che analoghi istituti di altri paese Europei fanno sul mercato mondiale per noi Italiani non c'è speranza.
Solo la nostra inziativa individuale e poco altro ci permettono di resistere.
Certamente da questo governo guidato da una persona occupata... in altre faccende e da un Ministro come Tremonti che non vuole e forse non sà, per la sua stessa cultura, guardare al futuro moderno e contemporaneo non ci possiamo aspettare nulla.
La porposta nata in Confindustria può essere una provocazione ma anche uno spunto per poterne parlare. La collaborazione tra pubblico e privato può essere una via da perseguire.
Purtroppo mancheranno gli interlocutori, non possiamo pensare che questo Governo possa intraprendere una rivoluzione di un ente da rifondare.
Ma le idee e le propostee devono andare avanti anche nella fondata pseranza che in futuro vi possa essere un governo!

#5 da Mario , inviato il 17/5/2011
Privatizzare SI e SUBITO, almeno. Se non chiuderli in via definitiva e rifondare un sistema nuovo gestito da Confindustria e rivolto a tutte le imprese (anche non iscritte) con success fee. Quando abitavo ad Hong Kong (vent'anni fa) ogni volta che mi rivolgevo all'ICE per avere informazioni mi ritrovavo a darne, non sto nemmeno a parlarvi di quello di Delhi (1991). Spesso poi ricevevo preghiera degli addetti di seguire questo o quell'imprenditore che cercava di sviluppare il suo mercato o doveva instaurare rapporti commerciali. Non ho contezza di come funzioni oggi ma a parte credo il Ministro Fantozzi che in qualche modo cerco' di riformarli, credo galleggino con la preoccupazione di portarsi a casa lo stipendio facendo il minimo indispensabile (e portando cosi' avanti la più famosa delle metodologie del "pubblico" nazionale)

#4 da Dr. Giovanni Monte, inviato il 16/5/2011
.....Eppur qualcosa si vorrebbe ri-muovere. Sono anni che predico che l`ICE dovrebbe essere provatizzato o semi-privatizzato, poiche` di certo sia il suo personale e la loro preparazione e` fortemente scarsa (... a parte qualche piccolissima eccezione), e ne rende inutile la sua esistenza, in termini di utili e di risultati. Su quello che e` accaduto “realmente”all`estero in questi anni, sto scrivendo addirittura un manoscritto, ... percio` non mi dilungo piu` di tanto. Pero`,in sintesi e` successo che la massa “tumorale” della virulenta partiticrazia dei palazzi romani si e` trasferita e stabilizzata anche all`estero all`interno delle Istitizioni italiane come delle vere e proprie “metastasi”, ed hanno “corrotto” e “danneggiato” tutte le medesime Istituzioni all`estero, al punto tale che alcune di loro dovrebbero essere assolutamente eliminate (avendo ottenuto risultati : zero ! Il sottoscritto e` fortemente “sereno” su cio` che afferma, poiche` ho delle prove “imbattibili” contro i governanti ed i politici dello Stivale, che anche all`estero hanno pensato sempre ai loro interessi personali, e mai a quelli dei cittadini italiani. Purtroppo anche all`estero, all`interno delle Istituzioni degli italiani, e` tutto un gran “marciume”, “infinita` corruzione” e una immensa “deficenza umana”... Ma da quando si iniziera` a dire la “verita” a tutti gli italiani in Italia e nel Mondo ? Grazie, Buon lavoro, Ciao

#3 da Giulio Portolan, inviato il 16/5/2011
Vedo su internet che c'è già qualcosa del genere, si chiamato "sportelli".

#2 da Giulio Portolan, inviato il 16/5/2011
Ho letto che gli ambascitori svolgono un'importante funzione di promozione e aiuto commerciale per le imprese che esportano o si internazionalizzano. Prevederei quindi l'istituzionalizzazione di tale funzione, con la creazione di specifiche CEC in ogni Paese estero, le camere estere di commercio, sorta di camere di commercio che hanno il compito di favorire l'attività commericiale delle imprese che esportano, nei paesi di destinazione, dove esse sono collocate, insieme alle ambascite e ai consolati, di cui queste CEC sono riproduzioni con funzione economica.

#1 da emanuele esposito, inviato il 16/5/2011
Non entro nel merito della proposta della Confindustria, che sicuramente va valutata attentamente. Vorrei solo dire che in campo per promuovere il Made in Italy, ci sono migliaia e migliaia di persone che fanno parte di enti Inutili, non ultimo il Ministro delle politiche Agricole ha nominato altri Consoglieri, e Io PAGO, diceva TOTO'. Oltre a cio' aggiungiamo le varie associazioni, uffici di rappresentanza Regionali sparsi in gior per il mondo, un esercito e uno sperpero di milioni di euro a difesa del made in Italy, e dove sono i risultati? varie volte ho espresso la mia opinione su giornali in merito alla promozione Italia, ivi inclusa quella turistica, io credo che l'Italia abbia bisogno solo di una grade macchina, un unico organo che racchiude anche i vari Consorzi di tutela e che in modo sinergico faccia una solo ed unica campagna di promozione e difesa, i ministeri competenti devono solo limitarsi a fare leggi in materia piu' sensate, se pensiamo solo ad un aumento dei Dazi Doganali per merce proveniente da paesi no EU, abbiamo risolto il 15% delle possibilita' di introduzione di merce "CINESE". Il problema che questo governo ha perso la bussola, o meglio non la mai avuta, abbiamo 100 uffici consolari, che potrebbero sostituire gli uffici ICE che in alcune zone del mondo solo solo una sorta di scalda sedie. ItaliaFutura in questo deve lavorare, in Italia come del resto all'estero abbiamo delle persone capaci, e professionali, e su questo che noi dobbiamo puntare, le risorse umane ed economiche ci sono, basterebbe che eliminassimo quei famosi enti inutili che Tremonti all'inizio della legislazione andava cantando. Bisogna puntare sui giovani e sulle persone che abbiano le conoscenze dirette sul territorio, se un dipendete ICE non conosce la legislazione in materia di alimentazione di un Paese come l'Arabia Saudita come fara' questo signore a creare i presupposti di promozione? Non e' questione di privatizzazione e questione di rifondazione del sistema Italia!



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