Scommettiamo sulle qualità civili degli italiani

Volontariato, sussidiarietà e beni comuni nel discorso di Luca di Montezemolo al Forum Pa

di Luca di Montezemolo , pubblicato il 11 maggio 2011
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L’incontro tra imprenditoria e volontariato può sembrare una stranezza. Ma voi sapete bene che i mondi dell’impresa e del volontariato condividono una volontà comune. Quella di affrontare le difficoltà anche più complicate con un fortissimo spirito di fiducia nelle capacità degli uomini e delle donne di fare del proprio meglio sempre e comunque. La volontà di scommettere sui giacimenti di talento, determinazione, passione civile e spirito di iniziativa che esistono nella nostra nazione.

Mi rendo conto che non è facile mostrarsi positivi in giornate come queste, dove siamo circondati da altissimi livelli di violenza verbale e da uno scontro istituzionale che si svolge sulla pelle dei cittadini. Certamente il clima elettorale non aiuta. Ma ho l’impressione che negli ultimi anni ogni nuova elezione abbia portato con sé una dose supplementare di brutalità e di ricerca dello scontro di tutti contro tutti.

Eppure proprio in questi momenti, mentre abbiamo ben chiara la difficoltà della politica di incarnare un messaggio di speranza, abbiamo il dovere di non perdere la fiducia nella capacità dell’Italia e degli italiani di risollevarsi scommettendo sulle proprie qualità civili e morali.

Non è la prima volta che dobbiamo affrontare difficoltà molto dure. Dopo la seconda guerra mondiale gli italiani erano circondati da macerie, materiali e morali. Eppure la generazione dei nostri padri ha saputo ricostruire l’Italia e inserirla a pieno titolo fra i grandi paesi industrializzati dell’Occidente, garantendo a milioni di italiani un benessere e una prosperità come mai si erano visti nella nostra storia.

Abbiamo saputo superare anche i terribili anni di piombo, con tutto il dolore e le lacerazioni che alcune minoranze violente furono capaci di infliggere ad un’intera nazione. Nel 1992 siamo riusciti a tirarci indietro dal baratro in cui stavamo per precipitare a causa della crisi delle nostre finanze pubbliche. E al momento dell’entrata nella moneta unica gli italiani hanno dimostrato di saper affrontare grandi sacrifici, se solo gli obiettivi sono chiari e condivisi.

Oggi la difficoltà che abbiamo di fronte è più sfuggente ma non per questo meno grave. Non è una minaccia terroristica, non è l’urgenza di uscire da una sconfitta militare. È semmai il senso di malessere generale che affligge la nostra nazione. La sensazione di assistere ad uno spettacolo già visto infinite volte con gli stessi protagonisti. La percezione di essere diventati una nazione marginale e senza futuro. La diffusione del cinismo e dell’insicurezza a molti livelli della nostra vita pubblica.

Eppure noi italiani siamo pieni di risorse. Risorse umane, intellettuali, professionali. E siamo anche straordinari nell’intraprendere, nell’innovare, nel creare relazioni. Tutte queste capacità, che normalmente sono utilizzate nell’interesse privato e individuale, oggi possono e devono essere utilizzate anche nell’interesse generale e della comunità.

Esiste da alcuni anni nella Costituzione una novità importante, che può aiutarci a ripartire. Si chiama “principio di sussidiarietà”: un termine antico che significa che i problemi si possono risolvere insieme, con un’alleanza fra cittadini e istituzioni. Istituzioni da rispettare sempre, perché chi non rispetta le istituzioni sta solo segando l’albero su cui è seduto.

Immaginate cosa sarebbe l’Italia se milioni di cittadini si sentissero responsabili nei confronti dei beni comuni del luogo in cui vivono. Immaginate italiani che si prendono cura del territorio, dell’ambiente, delle infrastrutture (strade, scuole, ospedali, musei), dei servizi pubblici ma anche della salute, dell’istruzione, della sicurezza, della legalità, dell’integrazione sociale. Beni materiali e immateriali di cui ciascuno può godere liberamente ma che proprio per questo sono continuamente minacciati da un uso egoistico e predatorio.
L’arricchimento di questi beni arricchisce tutti, così come il loro impoverimento equivale ad un impoverimento di tutta la società. Detto in altri termini: curarsi dei beni comuni è nell’interesse generale, così come lo è evitare il loro impoverimento.

I cinici e gli sfiduciati diranno che l’Italia dei cittadini attivi è un’utopia. Invece è una realtà concreta e attuale.

I cittadini possono avere un ruolo fondamentale nella produzione, cura e sviluppo dei beni comuni. Dimostrando con i fatti che non è utopia immaginare nei nostri paesi e nelle nostre città tanti cittadini attivi, responsabili e solidali che, insieme con le amministrazioni locali, migliorano la qualità della vita di tutti realizzando una sorta di “manutenzione civica” dei beni comuni. La sussidiarietà funziona, risolve problemi e mette in circolo nuove e preziose risorse che si aggiungono a quelle pubbliche.

Ma il suo effetto politico è forse ancor più importante, perché la sussidiarietà consente a tanti cittadini di partecipare alla vita pubblica non delegando la propria sovranità ad altri con il voto, ma esercitandola quotidianamente e realizzando cose concrete e alla portata di tutti. Questa nuova forma di esercizio della sovranità popolare è fondamentale per la nostra democrazia perché ricrea il senso di un destino comune, l’appartenenza ad una comunità.

La sussidiarietà è uno dei motori che servono all’Italia per ripartire. Lo è sul piano pratico, perché i nostri beni comuni sono in condizioni disastrose e bisogna che tutti ce ne prendiamo cura. Ma lo è anche sul piano morale, perché vedere semplici cittadini che si assumono delle responsabilità nell’interesse generale dà coraggio, crea fiducia, mette a tacere gli scettici.

Tutto questo sta già accadendo, come dimostra il grande fenomeno italiano del volontariato. Un mondo straordinario che vede l’Italia nelle posizioni più avanzate in occidente. Un mondo composto da tutti coloro che, senza chiedere nulla in cambio, prestano la propria opera a vantaggio della comunità, in particolare dei più sfortunati.

Il 2011 è l’anno europeo del volontariato. Ma non solo quest’anno dobbiamo essere grati ai tanti nostri concittadini che gratuitamente mettono a disposizione tempo e energie. Perché senza i volontari molte attività non potrebbero essere svolte: dalla protezione civile all’assistenza agli anziani.

Il loro contributo allo sviluppo della nazione è insostituibile. Perché quello che fanno i volontari e i cittadini attivi ha un enorme valore aggiunto. Sia sotto il profilo strettamente economico, sia nella produzione di “capitale sociale”: una risorsa fondamentale per lo sviluppo delle nostre comunità.

La sussidiarietà apre la strada ad una nuova cittadinanza, ma anche ad un nuovo modo di essere delle amministrazioni pubbliche. Abbiamo bisogno di amministrazioni efficienti nel far rispettare le regole, nell’erogare servizi ai cittadini e nel sostenere, senza ostacolare, le imprese e in generale la voglia di intraprendere. Su questo c’è ancora molto da lavorare, ma il successo di una manifestazione come questo Forum della Pubblica Amministrazione dimostra che fra i tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici ce ne sono molti che credono in quello che fanno. E che soprattutto cercano di farlo seriamente.

Oggi però le amministrazioni, in particolare quelle locali, non possono più limitarsi a svolgere le loro funzioni tradizionali di regolazione ed erogazione. L’art. 118 ultimo comma della Costituzione prescrive che i poteri pubblici “favoriscano” le autonome iniziative dei cittadini dirette a svolgere attività di interesse generale, in quanto l’essenza della sussidiarietà consiste proprio nella collaborazione fra soggetti pubblici e privati (cittadini ma anche imprese) nell’interesse generale.

Amministrare applicando la sussidiarietà richiede dunque intelligenza e disponibilità da parte degli amministratori locali, perché comporta il riconoscimento del bisogno della collaborazione dei cittadini per realizzare forme di “amministrazione condivisa”. Comporta, in sostanza, ammettere che il monopolio dell’amministrazione sull’interesse pubblico è terminato e che anche i cittadini possono essere protagonisti nel perseguimento dell’interesse generale.

Per l’amministrazione si tratta di un cambiamento radicale di paradigma. Ma la complessità dei problemi che le amministrazioni devono risolvere, insieme con la scarsità delle risorse disponibili, sono realtà più forti della chiusura mentale di tanti amministratori.

Voglio allora concludere con un auspicio. L’auspicio che siano finalmente riconosciuti gli enormi giacimenti di risorse civiche che rendono l’Italia un grande paese, anche in periodi difficili come quelli che stiamo vivendo. Giacimenti alimentati da cittadini che hanno capacità di ogni genere, dal tempo alle competenze professionali, dalle esperienze alle reti di relazioni.



Presidente di Italia Futura


tag:  luca di montezemolo   forum pa   sussidiarietà   volontariato  


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#15 da Asio otus, inviato il 19/5/2011
Condivido: se i cittadini, se ognuno di noi, tornasse a sentirsi responsabile di ciò che lo circonda, ma soprattutto di chi lo circonda, potremmo uscire da questa situazione disastrosa meglio di prima. Per questo la mal-politica ha sistematicamente danneggiato la scuola, il senso civico e il rispetto per gli altri: per dividere gli italiani. Se tornassimo uniti, se tornassimo ad aiutarci a vicenda senza deleterie e inutili quanto assurde rivalità fra regioni, potremmo uscire dalla catastrofe nella quale ci troviamo e costruire (come la Storia ci insegna avvenga dopo ogni grande crisi) un Paese migliore del precedente. Ma la volontà di cambiare e di reagire da sola non basta, serve che qualcuno coordini gli sforzi comuni. Chi potrebbe essere adatto?

#14 da Sergio Castaldi, inviato il 19/5/2011
Sr Montezemolo, le sue parole sono nobili e ottimistiche, e sono anche in linea con quanto da lei detto alle convenzioni annuali di Confindustria. Coerenza e continuità sono un merito. Eppure io sento che i problemi del Paese sono ancora maggiori di quanto si possa pensare.
Supponiamo che tra volontariato e principio di sussidiarietà ci siano risorse atte a dare una spinta positiva a questa Italia. Primo: quante sono, secondo lei, le brave persone che credono in ciò che lei dice ma sono ogni giorno impegnate a tirare avanti la famiglia lavorando da mattina a sera (quando hanno un lavoro) per quattro soldi, consumando in questa impresa sovrumana tutte le loro energie reali? Secondo: immaginiamo che in un momento fortunato queste persone tutte insieme riescano ad ottenere qualche successo. E poi, il giorno dopo, arriva un Berlusconi qualunque che nomina nove nuovi inutili sottosegretari, solo perché questo è il prezzo da pagare per le loro volubili volontà. Senza contare tutti gli altri affari simili che si fanno alle nostre spalle, e per i quali dobbiamo pagare noi le spese, e non il succitato personaggio.
Qual è a questo punto il bilancio finale? assolutamente negativo, in termini monetari e di fiducia nelle istituzioni. Con parole diverse, questo è stato nella sostanza il mio commento iniziale alla iniziativa sul costo della politica.
Ma quanto ci vorrà per realizzare qualcosa di sostenibile nel tempo? Venti, trenta anni. E' molto, però penso che più aspettiamo e più tempo ci vorrà, più l'opera di risanamento sarà dura, più il successo sarà a rischio, per buone che siano le intenzioni. Con apparati politici i cui esponenti hanno solo in vista la "prossima elezione" , mi dica quando potremo aspettarci da loro qualcosa di buono.
Tutto questo per arrivare a dire che il tempo dello scambio di opinioni secondo le attuali modalità in uso (blog e simili) è scaduto. Come pure hanno perso di interesse i vari programmi TV dove si scontrano (è il caso di dire) idee inconciliabili senza uno specifico obiettivo, a meno del generico "sensibilizzare l'opinione pubblica" o il più prosaico "fare campagna elettorale permanente". Ebbene, credo che niente di ciò ci porterà da qualche parte. Questo tipo di impiego del tempo è poco produttivo, troppo poco per un paese che sta sprofondando.
Da qui la mia proposta/richiesta. Lei, con la sua fondazione IF, dovrebbe dare un obiettivo concreto alle iniziative che vengano presentate, un obiettivo che si possa tradurre in un piccolo (in verità, grande) progetto da vendere -leggasi proporre- a chi vuole cimentarsi nella conquista di una posizione di potere pubblico (potere democratico e repubblicano) per portare a compimento detto progetto, pensato, discusso, elaborato, accettato da una grande maggiornza di italiani veri.
Non sono più govane, ma spero vivamente di potere assistere almeno a questo nuovo risorgimento.

#13 da Carla Saccani, inviato il 16/5/2011
Condivido parola per parola. E' inutile continuare a sperare in un intervento dall'alto, o chiudersi nel vittimismo e nel senso di impotenza: bisogna prendersi cura responsabilmente e in modo disinteressato di ciò che è vicino a noi, ricordandoci che siamo inseriti in una totalità, e che ogni nostro gesto (e soprattutto ogni non-gesto) ha ripercussioni su tutto ciò che ci circonda, ben oltre quello che immaginiamo.

#12 da maurizio fanciullacci, inviato il 16/5/2011
Da anni mi occupo di un volontariato che spesso viene interpretato solamente sotto la luce di "passione sportiva". E' grazie al volontariato che tante, quasi tutte le società sportive, esercitano una funzione sociale di educazione e sviluppo dell'individuo e soprattutto dei giovani sul territorio. Da sole però non bastano e le spese sempre crescenti per le utenze oltre alla minore partecipazione di sponsor le stanno mettendo in crisi. Bisogna intervenire anche qui e in fretta per non perdere una parte importante di partecipazione alla vita sociale.

#11 da Roberto, inviato il 13/5/2011
Utopia/realtà,parole/fatti a prescindere da tutto,il solo sentire parole diverse dalle solite ipocrisie, le solite volgarità..sentire parlare di sussidarietà,volontariato, comunanza di intenti..è come una boccata di ossigeno, solo ora mi rendo conto che stavo affogando nell'indifferenza e nel cinismo,solo ora mi rendo conto del perchè mio nonno è cosi orgoglioso di essere Italiano....forse, uno spiraglio di luce,una speranza, forse, esiste

#10 da Bruno Pierozzi, inviato il 13/5/2011
Il degrado della politica innestato dall'azione sempre più scomposta e autoritaria dell'attuale governo può e deve essere superata attraverso una nuova progettualità, senza cadere nella trappola dello "scontro contro Berlusconi". Ho aderito al progetto di Italia futura, proprio perché credo a quel ruolo fondamentale della sussidiarietà orizzontale esposto nel presente articolo di Montezemolo. L'autorganizzazione dei cittadini e la loro progettualità è ormai un supporto indispensabile per ogni azione amministrativa, sopratutto nei comuni e nelle loro forme di decentramento. Ciò che manca oggi nel Paese è una politica di orientamento della cultura civica che possa essere di supporto alla crescita della sussidiarietà orizzontale. Le istituzioni scolastiche pubbliche sono abbandonate a se stesse, con forti tagli in termini di personale, sussidi tecnici e didattici. Il primo passo per invertire la rotta è quello di ricostruire una scuola dell'obbligo qualificata che incentivi la crescita del senso civico, della partecipazione attiva, nei bambini e negli adolescenti. Occorre sviluppare e incentivare la progettualità nelle scuole, occorre ridare slancio anche alle scuole di carattere tecnico professionale e artigianale, che sono parte integrante di un sistema formativo che non può essere basato solo sullo studio finalizzato a professioni di carattere intellettuale. C'è poi un versante della sussidiarietà che investe la popolazione anziana pensionata. Occorre anche in questo ambito dare maggiore impulso per ampliare gli spazi di partecipazione degli anziani in attività di supporto civico, sociale, culturale. Molti comuni da tempo utilizzano il volontariato delle persone anziane in diversi ambiti: vigilanza museale, vigilanza fuori dalle scuole e nei parchi pubblici, corsi su mestieri che rischiano di essere perduti (artigianato locale). C'è dunque un vasto terreno sul quale è possibile dispiegare una nuova interazione tra amministrazione politica e cittadini consentendo così di liberare risorse umane oggi represse dalla politica delle clientele e del sottogoverno che dopo tangentopoli hanno ripreso ampiamente terreno con ampie zone del Paese che vedono un controllo icrociato tra malapolitica e malavita organizzata. Dobbiamo rompere questo assedio e solo i cittadini possono farlo, non solo con il voto, ma con l'impegno diretto quotidiano nel proprio comune.

#9 da Stefano Boninsegna, inviato il 12/5/2011
E quando sentiremo le sue parole, Sig Luca di Montezemolo, dal nostro prossimo presidente (dall'attuale è impossibile) così che tutti possano ascoltarle? Continuare con questo massacro ancora per altri anni mi sembra impensabile. Allego un link ad un altro bel discorso che tanti ricorderanno... Mi sembra che lì ci sia già tutto... Ed è diventato Presidente degli USA!

#8 da Andrea Atzori, inviato il 12/5/2011
Certo, è molto giusta la considerazione fatta dall'Avvocato Montezemolo, secondo cui gli italiani hanno superato momenti difficili,con coraggio. Ma non dimentichiamo che, la situazione attuale è molto diversa da quella dell'immediato dopoguerra, perchè il popolo è passato da uno stato di entusiasmo ed euforia per la democrazia, a causa della perdita delle libertà durante la dittatura fascista, ad uno di sfiducia in queste stesse istituzioni democratiche a causa, principalmente, della'inefficienza e dell'inaffidabilità della sua classe dirigente politico-amministrativa attuale. Però non posso non condividere l'analisi dell'avvocato Montezemolo, quando afferma e sostiene che la cura più appropriata, per questa malattia di cui soffre la nostra democrazia, è la riscoperta, da parte di tutti i cittadini, dell'amore per le istituzioni, dell'unione e comprensione totale delle individualità nell'interesse collettivo della comunità nazionale. Da autorevole terapeuta politico ha centrato il problema e messo il dito direttamente nella piaga. Sin dai grandi filosofi greco-ateniesi, Socrate, Platone e Aristotele, era stata diagnosticata questa patologia di cui può essere colpita la democrazia, che è, appunto, il venir meno, da parte di chi detiene il potere politico, dell'interesse al bene generale della collettività, per perseguire solo ed esclusivamente, quello personale e privato suo e dei suoi accoliti. La piaga della corruzione è il virus che può uccidere le democrazie. I corsi e ricorsi storici delle forme di potere, da democratiche ad autoritarie e tiranniche, dalle libertà alle catene, sono stati disegnati e ben individuati sin dalla più remota antichità. Questo coinvolgimento dei cittadini nella cura e gestione del bene pubblico, è, di sicuro, un antidoto molto efficace per intraprendere una riconversione di marcia che può evitare di cadere nel baratro delle oppressioni di regime e di uscire dal tunnel della morte nel quale il paese si sta avventurando. Un mutamento di mentalità è di sicuro auspicabile. Introdurre una ventata di democrazia, all'interno delle pubbliche amministrazioni, è anche un modo per superare e demolire il corporativismo sindacale e partitico, che si annida, onnipresente ed onnipotente, all'interno delle pubbliche istituzioni. Forse, e me lo auguro, la corruzione dilagante nelle strutture statali, può essere ancora combattuta e vinta, proprio con un soprassalto di dignità di tutto il popolo, che si pone più in alto dei suoi rappresentanti politici, in quanto a valori civili, morali e umani. Ma questo non basta. E' necessario uno scatto di reni di tutto il paese, ulteriore, ed è quello di capire fino in fondo la necessità ineludibile che lo Stato venga, finalmente, rivestito dei suoi panni laici. Lo Stato per essere democratico e civile, deve essere, per forza di cose, laico, perchè la sua natura è questa. In pieno terzo millennio, non è ammissibile un arretramento secolare che lo veda ricadere preda del potere religioso, per sua natura dispotico e totalitario. Lo forma di governo liberale e democratica, non ammette ingerenze del potere religioso, necessariamente, fideistico e dogmatico, che lo trasformerebbe, inevitabilmente in uno Stato pontificio, cioè nell'oscurantismo. Le scuole devono tornare e restare pubbliche. Il potere temporale dei papi dve stare chiuso dentro alla stretta cerchia e confine del Vaticano. Quello spirituale è un fatto privato di ogni uomo che liberamente scelga e decida di credere o non credere.

#7 da nello gori, inviato il 12/5/2011
Bisogna passare dalle parole ai fatti:
cambiare la legge elettorale con un referendum di cui si faccia promotore "italia Futura".
Pensare che lo facciano i politici attuali é pura illusione. Nello Gori

#6 da Raffaella Visani, inviato il 12/5/2011
Concordo, il problema del nostro paese è proprio questo il non rispetto: delle leggi, di ciò e di chi ci circonda.
La furbizia è vista come virtù e non come discredito.
Chi non rispetta le istituzioni sta solo segando l’albero su cui è seduto, basterebbe solo seguire questo concetto per far andar bene la nostra Italia.

#5 da Giulio Portolan, inviato il 12/5/2011
Il volontariato è gratuito, ma questo non significa che esso non possa essere incentivato, sostenuto e premiato.

#4 da Dr Giovanni Monte, inviato il 12/5/2011
Un Cittadino della sana Societa Civile potrebbe “scommettere” solo se al gioco non si barasse, solo se il gioco non sarebbe truccato. Cio` equivarrebbe a dire solo se i “Cittadini” potrebbero decidere democraticamente il loro futuro. Ma, i Cittadini, la maggior parte di loro, capiscono e sanno bene, che il gioco e` e sara “truccato” ed allora come valvole di scarico si riffuggono nell`indifferenza e nell`egoismo personale e nel consumismo sfrenato (per chi ha denaro). Attenzione, e` ben noto che i politicanti dello Stivale parlano di “risorse” quando ci sia qualcosa da usare e poi da gettare. Un esempio significativo, potrebbero essere gli italiani all`estero (di cui faccio parte): sono stati sempre usati, quando faccevano comodo, e quando non lo sono piu` come adesso, li si fanno morire per la malattia e per la fame,....nell`indifferenza di tutti, ...pero` erano sempre considerati (a parole) delle “risorse” ! Gli italiani sono stanchi di vedere il lupo vestito dalla mamma di capucceto rosso; e per poter giocare e scommettere vorrebbero poter vedere la minima trasparenza ed applicate le regole delle meritocrazia. Gli italiani sono sempre e sempre lo saranno, per il loro DNA, estremamente creativi quando possono e vogliono, ... si guardino ad esempio, gli italiani all`estero, la maggior parte di loro sono “modelli e punti di riferimento” nel mondo, in qualsiasi settore della Societa`. Veniamo a Casa nostra ed a cose concrete, il Governo in maniere delinquenziali ha creato un Debito Pubblico mostruoso (e non se ne assume le responsabilita) ed attualmente spende miliardi di euro per le armi per la guerra, ma non spende invece per la ricerca, la scuola, l`universita` e l`innovazione. Faccendo cosi, anche la relazione tra imprenditori e cittadini, non potrebbe essere basata sulla fiducia reciproca: senza idea e novita` qualsiasi business perira`! Tutta la Classe Politica Italiana (e chi scrive non fa antipolitica) e` per davvero il “tumore maligno” del Belpaese, e purtroppo a causa della grave patologia, non pochi stanno pensando che si dovrebbe pensare ad intervenire chirurgicamente. A questo punto, non me ne voglia il Dr. Montezemolo. pero`solo se gli italiani potrebbero sciegliere almeno i loro parlamentari, la gente potrebbe iniziare a “scommettere” sul successo della societa` civile del Belpaese, come giustamente afferma il quasi mio ononimo, presidente Montezemolo. Tanti auguri, Buon lavoro, G. Monte

#3 da Fulvio Aversa, inviato il 11/5/2011
Accerchiati come siamo dall'individualismo senza scrupoli berlusconiano, dal tribalismo etno-municipale della Lega e dal "lungo arrivederci" della sinistra all'ideologia, la ricostruzione di un'etica pubblica pare un compito quanto mai arduo. Il pensare alla Pubblica Amministrazione come al frutto di un patto fra cittadini e non l'incarnazione di un potere autoreferenziale è un ottimo punto di partenza per responsabilizzare e sensibilizzare gli italiani verso un argomento che attira critiche preconcette da una parte e manifesta dall'altra fino a che punto il saccheggio delle istituzioni e la lottizzazione di posizioni di rendita siano giunti. Occorre però mantenere la sussidiarietà entro i limiti che la Costituzione le assegna per evitare che diventi facile preda tanto di chi ripudia ogni autorità in nome del suo proprio arbitrio quanto di chi lo fa in nome dell'utopia di un processo decisionale totalmente "orizzontale" e quindi privo di una gerarchia che ne indirizzi le scelte. Il mosaico dell'Italia futura acquista respiro e sfumature; con pazienza e costanza l'opera sarà presto compiuta.

#2 da antonio caputo, inviato il 11/5/2011
_LANCIARE UNA CAMPAGNA PER L'OMBUDSMAN NAZIONALE!
Come fare si' che il principio di cittadinanza attiva si trasmetta alle pubbliche amministrazioni?
Attraverso la DIFESA CIVICA, che come l'Ombudsman scandinavo, il Tribunus plkebis romano, restituisca "potere" ai destinatari dell'azione amministrativa: a garanzia di legalita', trasparenza, economicita', efficienza ed equita' della macchina "disumana" che va "umanizzata".
Lo chede l'Unione Europea che ha il Mediatore Europeo, mentre l'Italia, unico Paese su 28 non ha ancora istituito L'ombudsman nazionale.
Che serve per rendere istituzionale il controllo delle pubbliche amministrazioni, impedire la corruzione, denunciare le prassi clientelari e delle raccomandazioni, fonte di spreco oltre che di immoralita' pubblica e privata, prevenire il conflitto giurisdizionale, aiutare, orientandoli, i piu' deboli e indifesi, perche' non cadano nelle mani del "patrono" piu' o meno "santo" di turno, non sapendo a che "santo"votarsi.
Insomma fare si che tutti ci sentiamo realmente appartenenti e cittadini della stessa "citta'".


#1 da giovanni porcu, inviato il 11/5/2011
sussidiarietà vs accentramento; volontariato vs servilismo; partecipazione vs piaggeria; interesse generale vs interesse particolare; cittadinanza vs elettorato; scommettiamo? io ci sto



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