Riformare o perire. Le indispensabili innovazioni per Confindustria animano le discussioni di manager e imprenditori, come s'è visto anche nell'assise confindustriale di Bergamo sabato scorso e come ha illustrato ieri al Foglio l'ex direttore generale dell'associazione di viale dell'Astronomia, Stefano Parisi.
Anche Carlo Calenda, già direttore degli affari internazionali della Confindustria a gestione montezemoliana, s'infervora al dibattito: "La riforma di Confindustria è stata nell'agenda quasi di ogni presidente. Sintomo che in qualche modo è lo stesso "cliente finale" (l'imprenditore) a ritenere la struttura dell'associazione troppo pletorica e autoreferenziale", dice in una conversazione con il Foglio Calenda, adesso direttore generale dell'Interporto campano e uno degli animatori della fondazione Italia Futura.
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