di Sergio RizzoSei giorni. Tanti sono bastati al governo di Silvio Berlusconi per battezzare l'ennesima authority. Spuntata all'improvviso fra i commi di un decreto legislativo pubblicato in Gazzetta ufficiale il 29 aprile, l'hanno chiamata "Agenzia nazionale di regolamentazione del settore postale". Che funzione ha? Stabilire le tariffe, controllare gli standard di qualità, vigilare sulla concorrenza e applicare le eventuali sanzioni, dopo che si è dovuta recepire anche in Italia la direttiva europea sulla liberalizzazione dei servizi postali. Si tratta di compiti in parte analoghi a quelli tipici dell'Antitrust di Antonio Catricalà e dell'Agcom di Corrado Calabrò.
Duplicazioni considerate inevitabili, se ci si trova ora di fronte a un'altra autorità "indipendente" in piena regola, con una struttura di 60 persone, incaricata di raccogliere l'eredità (probabilmente personale compreso) della Direzione generale della regolamentazione postale del Ministero dello Sviluppo, e guidata da un collegio di tre componenti.
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