Gli italiani non sono così divisi

Cambiando (per il meglio) la legge elettorale il futuro tornerà nelle nostre mani

di Innocenzo Cipolletta , pubblicato il 11 maggio 2011
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Gli italiani sono divisi su tutto e il paese va allo sbando per un eccesso di conflittualità: questo è un mantra che si sente ripetere in continuazione. Con questa affermazione si identifica tutto il paese con la sua classe politica e si finisce per mettere tutti nello stesso calderone. Da una parte i berlusconiani, dall’altra gli antiberlusconiani: divisi su tutto, demonizzati a vicenda. Con questa teoria, governo e opposizione appaiono sullo stesso piano e, se una è delegittimata a governare, lo è per forza anche l’altra. Con gli italiani così divisi, non c’è più possibilità di fare una vera politica, che è anche l’arte del possibile e della riconciliazione di posizioni differenti.

Ma le cose stanno veramente così? Gli italiani sono veramente tutti ingaggiati in uno dei due campi? Le responsabilità sono le stesse per chi governa e per chi è all’opposizione? Non lo credo. In realtà il paese non è affatto diviso e spaccato come alcuni commentatori pretendono (vedere ad esempio l’articolo di Angelo Panebianco su Il Corriere della Sera del 17 aprile 2011). Se si escludono pochi esagitati che protestano davanti al tribunale di Milano o davanti al Parlamento, non si vedono divisioni ideologiche insormontabili fra la gente. E il governo (oggi la destra, ieri la sinistra) ha sempre una maggiore responsabilità su come va il paese, rispetto all’opposizione che non gestisce il potere. Con questo non voglio affatto dire che destra e sinistra siano la stessa cosa o che gli italiani siano menefreghisti. Niente affatto. Ci sono diversità profonde, per fortuna, perché è bene che ci siano idee diverse a confrontarsi. E la maggioranza degli italiani ha le proprie convinzioni profonde, con le quali impostano le scelte della propria vita.

Ma la gente è, in Italia, molto più aperta a comprendere le ragioni degli altri di quanto lo sia il Parlamento o i dibattiti in TV. Lo si vede nei luoghi pubblici, dove le discussioni fra le persone si intrecciano senza scontri cruenti. Lo si vede nell’affluenza agli spettacoli, dove il pubblico, di destra o di sinistra, va spesso a vedere gli stessi film, gli stessi teatri, la stessa musica, gli stessi eventi. Lo si vede nella gestione delle città, specie di quelli piccole, dove i sindaci, di destra e di sinistra, fanno spesso le stesse scelte, distinguendosi tra di loro solo sulla base della loro capacità di amministrare e di capire i cittadini, indipendentemente dalla loro collocazione politica.

Gli italiani sono molto più tolleranti e moderati dei loro attuali governanti e rifuggono spesso dai comportamenti dei loro politici di riferimento più esagitati. Gli elettori di centrodestra, in cuor loro, disapprovano gli sconsiderati attacchi alla magistratura, che da sempre difende, in ogni paese, il diritto e l’ordine, così caro a chi ha idee di centrodestra. E gli elettori di centrosinistra sono sicuramente a disagio di fronte a manifestazioni di sindacalismo pervicace che bolla come attacchi alla democrazia ogni tentativo di riforma dell’università o ogni nuova forma di riorganizzazione del lavoro.

Perché allora il paese dà di sé un’immagine di così profonda spaccatura? Fra i motivi c’è sicuramente anche il nostro sistema elettorale. Esso è basato su parlamentari fedeli ai loro capi che li hanno scelti (non agli elettori che non hanno scelta su chi votare) e un premio di maggioranza così elevato che trasforma una maggioranza relativa anche limitata in una maggioranza assoluta in Parlamento. In queste condizioni, alla vigilia di ogni elezione, i partiti devono cercare di ridurre al minimo il numero delle astensioni da parte dei propri elettori, per prendere quel poco di più che basta per conquistare tutta la maggioranza. E contano di farlo alzando la polemica e gridando al pericolo mortale in caso di vittoria dell’altra parte. È una tecnica che non riduce l’astensionismo, ma che può portare quei pochi voti in più che bastano a vincere tutta la posta in gioco. Pochi parlamentari hanno il coraggio di opporsi a questi comportamenti, visto che la loro rielezione dipende dal loro capo e non dagli elettori. Sicché in Parlamento vanno, non i politici migliori, ma quelli più fedeli e più propensi allo scambio di favori, come si è visto con la degradante distribuzione di posti da sottosegretario recentemente dati a quanti hanno cambiato partito per appoggiare il governo. Poiché l’Italia ha ogni anno un qualche passaggio elettorale (il prossimo è il 15 maggio per le elezioni amministrative in alcune città), siamo in una battaglia continua. Il risultato è che gli italiani non hanno più altra scelta che combattere in un campo o nell’altro. Oppure ci si può astenere e i sondaggi sembrano testimoniare che una crescita dell’astensione.

C’è un solo rimedio a questo clima: cambiare in fretta il nostro sistema elettorale, riportando la scelta dei parlamentari nelle mani degli elettori e rivedendo il sistema del premio maggioritario. Ma non lo farà questo Parlamento, eletto con questo sistema. E non lo farà neppure il prossimo, se sarà eletto alla stessa maniera. In queste condizioni, sta a noi, elettori consapevoli, farci sentire votando solo quei partiti e quei politici che si impegneranno a un cambio del sistema elettorale. E potremo poi organizzarci per fare in modo che mantengano i loro impegni, in caso di vittoria. Le elezioni politiche non sono domani, ma si avvicinano ogni giorno di più. Il nostro futuro tornerà presto nelle nostre mani. Non sprechiamolo.







Economista, è presidente dell'Università degli Studi di Trento dal 2003. È componente di vari consigli di amministrazione. È economic advisor dell'Ubs Italia. È editorialista de "Il Sole 24 Ore" e autore di diversi saggi scientifici e collaboratore di riviste specializzate. È stato insignito dal presidente della Repubblica dell'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce.


tag:  berlusconiani   antiberlusconiani   opposizione   riforma elettorale  


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#8 da Yanis Valentino Quinti, inviato il 17/5/2011
Lo sbarramento per l'ingresso in Parlamento è da innalzare almeno al 5 %.

#7 da paola francesca baffa , inviato il 15/5/2011
Personalmente credo che alla legge elettorale attualmente vigente siano da imputare in gran parte i guasti della politica italiana. Tutti convengono sulla necessità di riformarla al fine di restituire centralità al Parlamento, attraverso l’elezione di politici selezionati e migliori che rispondano del proprio operato agli elettori e non ai capi di partito. Non credo, però, che ci si possa limitare ad attendere una prossima elezione al fine di votare solo quei partiti e quei politici che si impegneranno a un cambio del sistema elettorale: certo Il mancato raggiungimento del quorum di validità del referendum indetto nel 2009, all’indomani delle votazioni del 2008, su alcuni degli articoli della legge elettorale, molto probabilmente impedisce di ripercorrere tale strada; ciò non toglie che proprio un movimento come Italia Futura si possa impegnare da subito in una capillare ed efficace campagna volta innanzitutto a far conoscere le abominevoli conseguenze del nostro sistema elettorale (sebbene molti ne parlino, sono in tanti a non conoscere il sistema elettorale nel suo concreto atteggiarsi) e, nel contempo, a promuovere un dibattito sulla riforma elettorale da attuarsi che possa sfociare in una concreta proposta di legge.

#6 da Alvaro Schieppati, inviato il 12/5/2011
Certamente una buona legge elettorale è fondamentale per una corretta elezione parlamentare. Questo è un dato di fatto ed oggi non possiamo godere di questo elementare diritto di una democrazia sana.
Cosa si può fare?
Aspettare le prossime elezioni per poter poi sperare che la nuova o vecchia maggioranza riveda la legge attuale come dice il Prof Cipolletta? Temo sia una ulteriore perdita di tempo ed ormai il tempo è scaduto.
Secondo me ci vuole una forte iniziativa della Fondazione per portare questo tema di nuovo alla luce. Se la fondazione proponesse un referendum certamente smuoverebbe le acque ed i partiti favorevoli potrebbero entrare anch'essi in gioco.
Questa chiamata al referendum dovrebbe comunque essere corredata da una valida proposta di legge elettorale, evidentamente da discutere preventivamente, portando così chiarezza anche ai partiti favorevoli, che mi sembrano, purtroppo, molto confusi e contradditori ed ancora una volta divisi.

#5 da antonio caputo, inviato il 11/5/2011
NON LO FARA' L'ATTUALE NE' IL PROSSIMO PARLAMENTO ELETTO CON LO STESSO SISTEMA

Bene, Che fare?
C'e' una sola strada: REFERENDUM ABROGATIVO DEL PREMIO DI MAGGIORANZA 8 per cui, la lista di maggioranza, relativa, beneficia del 55 per cento dei seggi: come non e' avvenuto in Italia dal 1923: Lelle Acerbo).
CARO CIPOLLETTA, CARO MONTEZEMOLO:
Costituire immediatamente un Comitato referendario.
Non c'e' altra strada.
In quanto il "pocellum" conviene per evidenti ragioni a tutti, maggioranza e opposizione ( che, male che vada, puo' nominare i suoi parlamentari e sempre sperare al prossimo colpo di vincere alla lotteria).
Se avete a cuore la democrazia, e' il momento di muoversi per andare al voto referendario nella prossima primavera, prima delle prossime elezioni che, cincendo il PDL ( anche con un 30 per cento) consegnera' la Presidenza della Repubblica a quel partito.

#4 da giovanni porcu, inviato il 11/5/2011
condivido in pieno. si ha la sensazione che la divisione sia un giochetto che piace e giova ai politici. osservando certi comportamenti si direbbe che gli italiani non siano tanto divisi quanto, purtroppo esclusi dalla politica. chi si esprime chiaramente spesso ha una visione faziosa e il risultato è un tifo da stadio. basterebbe andare a vedere i commenti ai messaggi postati sui social network o ai video dei nostri politici su youtube. gli elettori (quelli che il diritto di voto lo esercitano) sembra si preoccupino sempre meno dei contenuti e votino a sensazione perchè ciò che ha detto tizio è più "cool" di quel che dice quell'altro. le metafore calcistiche in politica hanno funzionato alla grande così come funzionano gli spot e gli scandaletti sui fatti personali di personaggi pubblici (non solo politici). se l'Italia si divide lo fa su temi spesso inutili ma le conseguenze potrebbero essere drammatiche. Italiafutura dovrebbe accendere i riflettori su temi davvero importanti e la legge elettorale è la prima cosa. grazie professore

#3 da stefano, inviato il 11/5/2011
in un periodo di piattume come questo in cui si emettono solo sentenze con modi grezzi per nascondere i problemi veri, leggere il Dott. Cipolletta che fa analisi, e quindi fa riflettere, sembra un pò un miraggio; abbiamo un gran bisogno di queste persone e rinnovo i complimenti a Italia Futura che cerca di divulgare un modo più evoluto di affrontare le cose; dovremmo iniziare da come ogni cosa dovrebbe essere, per poi individuare la strada per raggiungere l' obiettivo; se riteniamo che la legge elettorale va cambiata sarà necessario dare sostegno a chi dichiara tale intenzione; restiamo svegli e attivi, non lasciamo ad altri il compito di gestire le cose anche per noi;

#2 da Dr Giovanni Monte, inviato il 11/5/2011
Le considerazioni del Dr. Cipolletta sono molto condivisibili, anche se Egli poiche` parte da una visione “di pura politica”, riconosce che questo Parlamento non potrebbe mai cambiare questa attuale “incostituzionale” Legge Elettorale, percio` vorrebbe influenzare (compromettendoli) dei partiti politici per poter cambiare la Legge Elettorale DOPO le Elezioni Politiche del 2013. Grande rispetto per il nobile progetto, ma a mio avviso bisognerebbe “giocare d`anticipo” e chiedere che nel 2013 si possa votare con la nuova Legge Elettorale (i cittadini dovrebbero scegliere direttamente i loro parlamentari, sarebbe “diabolico” continuare a permettere queste scelte solo alle segreterie politiche). Purtroppo, DOPO le Elezioni Politiche del 2013, nessuna nuova Legge Elettorale verrebbe sicuramente procreate (che vivra` vedra`): conoscendo il valore sociale, intellettuale e politico di questi pseudo politicanti attuali dello Stivale sarei pronto a scommettere qualsiasi cifra di denaro che avverrebbe cosi`. … Ma la “visione” speranzosa del Dr. Cipolletta e` pur sempre interessante ! Condivido il fatto che bisognerebbe discutere a 360 gradi in Italia sul "tipo" di Legge Elettorale da selezionare; ed Italia Futura dovrebbe farne un punto fermo della propria battaglia. Buon lavoro a tutti, grazie, ciao

#1 da Massimo Gargiulo, inviato il 11/5/2011
il dott. cipolletta rimarca, in modo forte ed esauriente, una problematica già introdotta da me nel commento sui costi della politica del 09.05.2011.
Sono pienamente daccordo su quanto da lui esposto ma aggiungo che oggi giorno nessun politico parla in modo adeguato della riforma elettorale da effettuare.
Si notano dei cenni su questa questione ma anche nei dibattiti politici organizzati dalle tv nazionali e locali si introducono altri temi che riguardano l'aspetto politico ordinario, economico e giudiziario.
Credo che sia giunta l'ora che come movimento, italia futura proponga su questo tema un dibattito di forte richiamo nazionale, coinvolgendo i media e le tv nazionali.Credo che sia arrivato il momento di farlo, anche perchè il decadimento dell'organizzazione dei partiti politici, in riferimento alla questione costi della politica e scelta di chi si propone nel fare politica, viene notato anche dalla tipololgia e rappresentanza di personalità inadeguate nelle liste e partiti in corsa alle prossime elezioni amministrative. Di conseguenza si nota l'incapacità delle direzione dei partiti locali di scegliere persone nn adeguate alla misiione politica, direzione dei partiti locali controllata e scelta da quella nazionale.



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