Meno spesa pubblica, meno tasse

Lo Stato ripensi il suo ruolo

di Luca di Montezemolo e Nicola Rossi , pubblicato il 9 maggio 2011
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"Non c'è alternativa", lo disse trent'anni fa Margaret Thatcher agli inglesi ed è valido oggi per gli italiani. I conti vanno tenuti in ordine non solo perché ce lo impone l'Europa, ma anche e sopratutto perché una rigorosa disciplina di bilancio è la premessa necessaria (ma non sufficiente) per crescere. E poiché il rigore non si può raggiungere attraverso nuove tasse rimangono solo due strade, che vanno però percorse insieme: crescita e tagli alla spesa. Il Documento di economia e finanza 2011 presentato dal Governo prevede un taglio del 7% della spesa pubblica concentrato nel 2013 e 2014, cioè quando questo Governo non ci sarà più. Un fatto che la dice lunga sulla fiducia del Governo in se stesso.

Ma come si pensa di fare, sul fronte della spesa pubblica, nel prossimo quadriennio ciò che non si è mai fatto nel recente passato? Non si cerchi la risposta nel recente Documento di economia e finanza 2011: non c’è. Né la si cerchi nell’allegato Programma nazionale di riforma: anche lì manca. La domanda però rimane e sarebbe opportuno riflettere sulla risposta per tempo, in maniera da evitare di dover nuovamente ricorrere alle soluzioni dell’ultima ora: tagli lineari, interventi tanto improponibili da essere prima o poi revocati, rinvii dei pagamenti, etc.

Non possiamo più permetterci un modo di procedere che colpisce indiscriminatamente tutti i capitoli di spesa (tranne ovviamente quelli riferiti ai costi della politica). Purtroppo o per fortuna è finito il tempo degli esercizi di ragioneria ed è arrivato il tempo delle scelte politiche. L'esigenza di tagliare e la necessità di crescere impongono un ripensamento complessivo del ruolo (e del peso) dello Stato in Italia nel prossimo futuro. Dobbiamo cogliere questa occasione per domandarci quale vogliamo che sia il perimetro della presenza pubblica nel nostro paese. Cominciando con il distinguere all'interno della spesa pubblica primaria corrente (al netto della previdenza che deve trovare nella contribuzione sociale la propria fonte di finanziamento) due grandi categorie di spese.

Da una parte le voci di spesa corrispondenti alle funzioni per le quali è indispensabile che lo Stato esista (il "core business" dello Stato") e che la stessa Costituzione pone alla base del contratto tra Stato e cittadini: la difesa e l'ordine pubblico, la giustizia, l'istruzione e la ricerca, la sanità, l'assistenza, la tutela del patrimonio culturale. Per queste voci di spesa, ogni sforzo dovrà essere fatto per impedire gli sprechi e per rendere la spesa efficiente ed efficace ma, al tempo stesso, non un euro dovrà mancare a quanto necessario perché venga reso ai cittadini italiani un servizio corrispondente alle imposte che chiediamo loro di pagare. Perché gli italiani vedono, giustamente, in quelle imposte il corrispettivo di quei servizi e pretendono che questi ultimi siano adeguati in termini tanto di qualità quanto di quantità. Perché sanno bene, fra l’altro, che quando quei servizi non vengono resi, dovranno essere acquistati, se possibile, sul mercato (sotto forma di arbitrati, di vigilanza privata, di sanità privata, di istruzione privata) con il risultato di pagare due e prendere uno (se va bene).

Dall’altra parte stanno tutte le altre voci di spesa. Dal funzionamento degli organi costituzionali e, più in generale, del sistema politico in senso lato (il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro è un buon esempio) e dei livelli di governo (le provincie ad esempio), ai trasferimenti alle imprese, alle tante voci non corrispondenti a funzioni non costituzionalmente garantite. Euro più euro meno, un quinto circa dell’intero volume della spesa pubblica (al netto degli interessi e della componente in conto capitale già ridotta al lumicino). Per queste voci di spesa il principio non può che essere uno solo: quello dello zero-based budgeting e cioè della messa in discussione delle voci di spesa stesse e non già solo delle loro variazioni marginali. Ed i vincoli solo due. Primo, laddove possibile, l’obiettivo dovrebbe essere quello di sostituire alle erogazioni un minor carico fiscale (minori trasferimenti alle imprese e minori imposte sulle imprese, per esempio). Secondo: non dovrebbe essere possibile salvare un programma di spesa non essenziale perché “piccolo o marginale” in qualche senso. Le risorse che finanziano la spesa pubblica appartengono non alla classe politica ma agli italiani: ogni euro che fosse possibile restituire loro sotto forma di minore imposte presenti o di minore debito (e cioè di minori imposte future) dovrebbe – deve – essere loro restituito. Senza eccezioni. E senza indugi.





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#13 da Stefano Costantino, inviato il 14/5/2011
Questo è già un buon principio ispiratore per un possibile programma. E' condivisibile l'analisi ed è condivisibile la soluzione di andare a ridisegnare quello che è il ruolo e il peso dello stato. Personalmente credo che occorra anche abituare una parte abbastanza grande dell'opinione pubblica a pensare che questo passaggio è necessario alla sopravvivenza del paese, facendogli prendere consapevolezza del problema e dell’emergenza di trovare delle risposte adeguate. Tanto spesso si sentono, invece, discorsi un po' bizzarri sull'Europa e l'euro che ci hanno rovinati, o su quanto si sarebbe stati meglio se si fosse rimasti per conto proprio, padroni di finanza e moneta. L'idea di andare a chiudere capitoli di spesa pubblica di per sé genererà un’opposizione fortissima da parte di chi usufruisce di quei fondi. Citando la celebre "Lady di Ferro" che ribaltò come un calzino l’Inghilterra che usciva asfittica e moribonda dagli anni ’70, occorre anche tenere presente il duro scontro sociale che hanno generato le sue riforme e alla fermezza del suo governo di fronte ad esse. La realizzazione di un simile programma deve necessariamente basarsi su una base di governo solida e determinata a raggiungere l’obiettivo. Uno scenario che si presta poco nel panorama politico italiano assai frammentato, in cui forze anche piccole riescono a condizionare il funzionamento del governo e smorzare l’efficacia di un’idea buona, annacquandola in un compromesso mediocre ed inefficace. Il problema del momento non è tanto la difficoltà di trovare una strada giusta per togliere l’Italia dal pantano, ma è l’essere abbastanza forti da percorrerla con determinazione.

#12 da avv.Giuseppe Antonucci, inviato il 12/5/2011
La spesa pubblica si può contenere facilmente applicando rigidi criteri di eliminazione degli sperperi che vengono giornalmente effettuati da una classe politica oramai al collasso:
1)- eliminazione delle Province, che sono divenuti Enti inutili, in base al'autonomia dei Comuni ed ai poteri concessi alle Regioni;
2)- eliminazione dei consigli di amministrazione delle aziende che erogano servizi pubblici locali:in quale maniera? affidando i poteri di gestione ai Direttori Generali (che sono già presenti nelle aziende) ed i poteri di controllo al Sindaco (che rappresenta la proprietà e , quindi, l'interesse pubblico alla buona gestione).
Se si eliminassero già queste due istituzioni (ed Italia Futura potrebbe fare uno studio sul risparmio) penso che a guadagnare sarebbero i cittadini i quali sono costretti ,al contrario, a tenere sulle proprie tasche tanti fannulloni che fanno della politica il proprio lavoro.

#11 da giovanni porcu, inviato il 11/5/2011
ci vuole coraggio, una persona autorevole che abbia un sostegno popolare trasversale, serietà e competenza ma soprattutto capacità di comunicare le proprie intenzioni semplicemente, affinché tutti possano capire. la spesa pubblica è sinonimo di spreco e il cittadino non la vede come risorsa perchè i servizi non sono al livello delle aspettative. il primo servizio deve essere a parer mio quello dell'amministrazione efficiente. ci vorrebbe un modo nuovo di comunicare l'amministrazione della cosa pubblica magari dando conto in maniera puntuale del proprio operato come amministratori. non possiamo sottrarci alla logica del leader perchè il personalismo è una parentesi culturale/sociale alla quale è ormai quasi impossibile sottrarsi. questi dovrebe rendere conto della propria azione ma soprattutto della propria persona. la speranza è che questo leader sia illuminato che permetta di voltare pagina, come altri che nel corso della storia hanno consentito agli impulsi progressisti una crescita civile e democratica. la spesa pubblica oggi è una questione di leadership

#10 da Mauro Piantedosi , inviato il 10/5/2011
Una cosa è certa, tenere i conti pubblici in ordine risparmiando su scuola, università, sanità, giustizia, sicurezza pubblica, etc, equivale a fare economia domestica togliendo il cibo ai propri figli... certo i conti tornano!!!Sono convinto che a rendere uno stato veramente competitivo non basta dare corso ad una progettualità a breve termine, al solo scopo di impressionare positivamente la gente, ma ci vogliono anche e soprattutto progetti a lungo termine; bisogna scommettere sul futuro, porgrammare da adesso per i prossimi vent'anni, senza scopo nè utilità elettorali. I progetti importanti hanno bisogno di tempo ma forse ci permetterebbero di arrivare prima di altri a certe scoperte. L'italiano all'estero non è stato visto sempre come spaghetti e mandolino ma, al contrario, in alcune fasi storiche, l'italia è stato il faro culturale e scientifico dell'Europa. Tale reputazione non è stata casuale, ma è stato il frutto di scelte politiche coraggiose di persone che hanno pensato che invece di imbonirsi il popolo era il caso di premiare, anche e soprattutto a livello politico, le eccellenze...
Ultimamente vedo solo slogan, propaganda e confusione tra ruoli istituzionali e faccende personali. La cosa non mi aggrada... di fronte ad una crisi economica di tale portata, avrevi voluto vedere scelte coraggiose finalizzate a trasformare la crisi in opportunità ... e difficile ma non impossibile.

#9 da Dr Giovanni Monte, inviato il 10/5/2011
Che cosa potrebbero fare i “Cittadini” nei prossimi due anni? ... E` fondamentale cambiare la Legge Elettorale attuale, per iniziativa popolare; altrimenti (tra due anni)ci sarebbero guai a non finire che potrebbero arrivare persino a destabilizzare tutto il pseudo Sistema dello Stivale ! Buon lavoro, ciao

#8 da Alvaro Schieppati, inviato il 10/5/2011
Ho letto con interesse l'articolo come i commenti in merito. E' piacevole constatare che quando vengono proposte idee ed opinioni riguardanti il nostro Stato, e direi il nostro futuro, emerga un contributo così partecipato.Una grossa parte di Italiani è presente e vuole fare.Allo stesso tempo mi assale un grosso dubbio, un enigma:
cosa possiamo fare noi cittadini nei prossimi due anni in considerazione che dobbiamo aspettarci il niente da questo governo se non annunci vuoti o peggio azioni che possono mettere in pericolo i fondamentali della democrazia e non certo azioni atte ad affrontare i problemi reali.Senza indugi, infatti, ma la sola speranza a breve è la possiblità che le prossime elezioni amministrative possano dare uno scossone a questa fittizia maggioranza di scellerati. Dovrebbero essere elezioni amministrative ma in questo strano ed anomalo paese possono servire a dare prospettive diverse. Scetticismo misto a speranza.

#7 da Giulio Portolan, inviato il 10/5/2011
Il più importante potere dello stato è quello simbolico, e non costa nulla.

#6 da Dr giovanni monte, inviato il 10/5/2011
Egregi Signori,la casa, qualsiasi casa pubblica o privata, a qualsiasi persona essa appartenga, si dovrebbe costruire sempre con delle buona fondamenta, le quali, se le stesse basi del terreno ne avessero necessita`, dovrebbero esse innanzitutto prima “bonificate”, e poi dopo aver bene verificato la sicurezza e l`affidabilita` complessiva delle medesime fondamenta con seri ed appropriati elementi di controllo, si potrebbe iniziare a ri-costruire. Questo dovrebbe essere il principio sociale e politico in Italia sulle “tasse e spese”, ... altrimenti tutti gli italiani continueranno sempre a prendersi in giro a 360 gradi. ... Conditio sine qua non, tra 20-30 ... continueremo a parlare sempre delle stesse cose (ormai inutili). Buon lavoro, ciao

#5 da Fabrizio Benassi, inviato il 9/5/2011
Gli Italiani, se il governo sarà autorevole, sono pronti anche ai tagli netti di spesa pubblica. Dovrebbe essere il cavallo di battaglia di qualsiasi prossimo governo italiano. Meno spesa, meno tasse. Il primo che lo farò avrà la gratitudine dei nostri figli, nipoti e, sono convinto, anche di moltissimi italiani di oggi.

#4 da Mauro Vaiani, inviato il 9/5/2011
Andiamo avanti! Vista dal basso, dalla vita quotidiana delle nostre città e paesi, l'esistenza di così tanti livelli di governo e di così tanti enti che ci sovrastano, è ormai insopportabile. Non solo per quello che costano in sé, province, ambiti, consorzi, circondari, ma per le dinamiche di interposizione che scatenano, che contengono enormi costi nascosti: duplicazione e confusione di competenze; attriti reciproci; fughe dalle responsabilità, rincorse alla visibilità.

#3 da Dr Giovanni Monte, inviato il 9/5/2011
Tutti i cittadini italiani del mondo dovrebbero pretendere chiarezza sul Debito Pubblico italiano, e decisamente bisognerebbe proporre l’avvio di “una conferenza ad hoc”, nell’ambito di un clima istituzionale ispirato ad un maggiore spirito democratico, per elaborare proposte legislative e strategie di politica economica e finanziaria nel rispetto della assoluta trasparenza.
Tutti i cittadini italiani del mondo si dovrebbero rendere disponibili a preparare e coordinare professionalmente questa importante conferenza [da divulgare anche via internet]. Alla conferenza sul Debito Pubblico Italiano dovrebbero partecipare gli italiani del Belpaese e gli espatriati specialisti italiani presenti in tutti e cinque i Continenti.
In Italia, il Debito Pubblico è uno dei principali problemi del Paese e occorre risolverlo nell’assoluta trasparenza delle azioni di governo, che deve anche garantire alla popolazione un utilizzo del denaro pubblico piu’ oculato e maggiormente rivolto agli interessi della globalita’ dei cittadini, invece che solo agli interessi della partitocrazia e dei “poteri forti” dei palazzi romani.
Anche se e’ cosa gia abbastanza notoria negli ambienti economici, che il Debito Pubblico italiano sia arrivato al punto in cui e’ a causa dell’indisciminato utilizzo di fondi pubblici “a scopi piu’ politici che sociali”, rimane tuttavia il fatto che la popolazione italiana, in gran maggioranza, si chiede sempre piu’ insistentemente come si sia arrivati realmente a questo livello mostruoso di Debito Pubblico e se effettivamente fossestata una cosa inevitabile e quindi necessaria. Pensiamo quindi che sia un “diritto fondamentale” di ogni cittadino italiano conoscere come il proprio denaro destinato a fini comuni sia stato speso.
Tutti i cittadini italiani del mondo si dovrebbero fare portavoce di questo “diritto” finora negato, e lanciare una campagna popolare per l’accesso e la conseguente pubblicazione delle informazioni relative ai consuntivi della spesa pubblica e l’avvio di nuovi metodi e procedure di contabilita’ pubblica, da attuarsi nella totale trasparenza e disponibilita’ del pubblico. Percio`, tutti i cittadini italiani del mondo dovrebbero essere in grado di offrire professionisti seri (ed apartitici) in grado di contribuire alla scelta dei criteri necessari a rendere piu`comprensibili e trasparenti i conti pubblici!
Un mostruoso Debito Pubblico italiano, emblematico delle economie guidate male a fini populistici ed elettorali, non e’ un cancro inguaribile, ma per curarlo occorre aggredirlo alla sua radice con il bisturi rigoroso di una “politica nuova” ispirata alla trasparenza e al rilancio delle attivita’ produttive, sacrificando contemporaneamente (e realmente!) le rendite di posizione, gli intrallazzi politici e le attivita’ puramente speculative in campo finanziario. Percio` tutti i cittadini italiani del mondo – con decisione e forza – dovrebbero chiedere soprattutto a gran voce (A) un'indagine trasparente e indipendente sull’esagerato ammontare del Debito Pubblico italiano e chiedere anche che (B) siano immediatamente avviate nuove politiche economiche ispirate all’etica e alla trasparenza.
“Etica” e “trasparenza” sono parole sempre omesse e mai praticate realmente in Italia nella gestione del denaro pubblico. Sul Debito Pubblico italiano e’ confluito negli anni il costo di infinite ed enormi “corruzioni” (sempre alle spese dei cittadini), dove il denaro pubblico si è trasformato in ricchezza privata ad insaputa dei cittadini e il piu’ delle volte senza dare alcun miglioramento alla qualità di vita dei cittadini stessi.
Un sistema che all'inizio degli anni `90 sembrava finalmente sul punto di crollare, ma che poi si è ricostituito rapidamente grazie ad una classe politica inefficiente e autoreferente e una classe dirigenziale inaccessibile con i soli criteri di merito.
La nostra grande vergogna è che oggi in Italia le nostre maggiori multinazionali si chiamano “ndrangheta”, “sacra corona unita”, “mafia” e “camorra”. Percio` occorre imporre con leggi giuste e comportamenti corretti la trasparenza e l` etica e la lotta alle corruzioni e alle criminalità organizzate; perche` sarebbe il punto di partenza per risolvere non solo un grave problema sociale, ma anche quello cancrenoso e annoso del Debito Pubblico italiano.
Le proposte di “rientro di capitali dall`estero”, senza dichiarazione del proprietario sono stati infatti decisamente un regalo ipocrita a favore dei corrotti e dei delinquenti, nonche` una terribile offesa e presa in giro nei confronti di tutti gli onesti cittadini italiani.
L’Ares (agenzia di ricerche economiche e sociali) ha recentemente ipotizzato le entrate dei partiti italiani nel quinquennio 2008-2013, considerando le elezioni europee nel 2009, le regionali nel 2010 e le politiche nel 2013. La cifra finale è impressionante: 2 miliardi di euro, qualcosa come circa 4mila miliardi delle vecchie lire. ...E,....con quali risultati ? La cruda realta e` che oggi nel “Belpaese”, la qualita’ di vita e’ peggiorata per molti, e per qualcuno e’ addirittura sprofondata ad un livello miserabile. Sono stati importati nuovi “schiavi” lasciando aperte le frontiere, affinche’ qualcuno facesse affari d’oro anche su questo traffico, ma ci pensera’ tra non molto il nostro deficitario andamento demografico a presentarci il salatissimo conto finale.
E` doveroso insistere: “tutti i cittadini italiani del mondo dovrebbero dichiarare guerra al Debito Pubblico italiano torbido”!
A causa della disonesta`intellettuale della CPI abbiamo ereditato nel tempo una cultura sociale deteriore. In Italia, tutti i posti chiave delle istituzioni, dell’ economia e dell’informazione sono ormai occupati o da professionisti della politica o da esperti della comunicazione, che hanno trovato nella comunicazione socio- politica l’anello debole della democrazia e se ne sono impadroniti. Questa e’ la realta’ della partitocrazia dei palazzi romani, che domina oggi l’Italia delle istituzioni.
E’ necessario ora percio`imprimere una svolta determinante a questo degrado e avviare serie politiche economiche basate sulla “trasparenza”, affidandole ad una nuova classe politica rigenerata a seri criteri di democrazia rappresentativa, che potrebbe pervenire solo dalla sana societa` civile che ancora esiste in Italia.
In Italia, il Debito Pubblico è uno dei primi e piu` importanti problemi piu` seri ed urgenti, e bisogna cercare di risolverlo con un governo che sappia essere “trasparente” nell'uso del denaro pubblico e debba coinvolgere tutti i cittadini del Belpaese e dedicarsi agli interessi dei cittadini più che degli interessi dei ricchi e dei potenti.
Percio`, voler capire il perche’ e il come si sia arrivati a questo Debito Pubblico mostruoso pensiamo sia un diritto fondamentale e primario di ogni cittadino italiano.
Proviamo a metterli insieme tutti gli italiani e pretendiamo che si svelino gli arcani . Niente piu’ metodi oscuri nella contabilita’ pubblica e trasparenza. Dei professionisti seri [in italia e all`estero] ed apartitici potrebbero percio’ proporre il modo e i criteri per rendere piu`comprensibili i conti pubblici!
Nessuno dovrebbe tirare piu’ fuori un centesimo, fino a che i criteri di “trasparenza” ed i parametri necessari alla comprensione e al controllo verrebbero adottati: questa e’ pura legittima difesa e l’unione fa la forza: ... mica possono tirare il collo a tutte le galline del pollaio...che uova si potrebbero piu’ raccogliere poi?
Il tema del Debito Pubblico è davvero emblematico della situazione italiana: questa enorme ammontare delle tasse, prima o poi qualcuno sarà chiamato a pagarlo. Il Debito Pubblico italiano alla fine si paga così, decidendo a un certo punto che qualcuno deve pagarlo. La politica economica indirizza questo tipo di scelte, spesso in modo poco chiaro perchè orientate da sileziose operazioni di pressione da parte di lobbies e corporazioni varie, che in Italia sono quelle che comandano per davvero (“poteri forti”).
Infatti il nostro è un Paese che negli ultimi 25 anni ha visto un'autentica esplosione del Debito Pubblico. .... Purtroppo non ha visto un altrettanto grande crescita della qualità dei servizi erogati al cittadino. I bambini italiani, per esempio, vanno a scuola in edifici che nella maggioranza dei casi andrebbero chiusi a termine di legge, perchè mancanti di molte elementari caratteristiche di sicurezza.
Un Belpaese con il terzo Debito Pubblico al mondo, che quindi i suoi debiti li ha già fatti e non se ne può permettere molti altri, come dimostrato da questa crisi, affrontata dal governo raccattando qualche soldarello già stanziato e cercando di coprire le banche,ma senza alcuna strategia se non quella del "alla fine l'Italia ne verrà fuori, parliamo poco di crisi e sorridiamo". ...
A riguardo del colossale Debito Pubblico eccessivamente elevato, persino la Ue costantemente “bacchetta” l'Italia. Gli squilibri interni dovuti all'elevatissimo Debito Pubblico possono colpire le vulnerabili finanze pubbliche italiane e possono portare ad un alto costo del capitale per l'intera economia, pesando perciò sulla sua crescita potenziale.
La verita ormai accertata, e` che l`“etica” e “trasparenza”, sono parole omesse e mai state praticate nella gestione del denaro pubblico. Sul Debito Pubblico ci hanno pascolato milioni di concittadini, artefici di piccole ed enormi “corruzioni” dove il denaro pubblico è divenuto ricchezza privata senza spesso dare alcun miglioramento alla qualità di vita dei cittadini. Ad esempio, un chilometro di strada costa in Italia tre volte il costo dello stesso chilometro in altri paesi europei. E' il costo della tassa più pesante: quella della “corruzione”.
Un sistema che all'inizio degli anni `90 sembrava sul punto finalmente di crollare ma che poi è stato ripristinato ed oggi detta legge, tanto che le multinazionali nostrane che vanno meglio si chiamano ndrangheta, sacra corona unita, mafia e camorra.
Attenzione, cittadini italiani, che la “trasparenza”, l`“etica” e “lotta alle corruzioni e alle criminalità organizzate” sono la base ed il punto di inizio per risolvere il problema del Debito Pubblico italiano. Occorre non continuare percio` a farsi imambolare co le chiacchiere da pseudo politicanti.
Senza una chiara opzione per trasparenza, etica e lotta a corruzione e senza una imprescindibile europeizzazione del Paese, siamo tutti destinati a vedere il nostro amato Stivale sempre più geograficamente collocato tra il Nord Africa e l'Europa dell'Est,...più che tra Europa e America e nuovi Paesi Asiatici emergenti.
Occorre seriamente affrontare questo mostro del Debito Pubblico che continua ad aumentare a livello esponenziale e` imperativo, ... prima che i cinesi e gli arabi ci si comprino anche ... il Colosseo e San Pietro.
Tutti sanno ormai benissimo, che perlomeno lo Stato italiano e' indebitato proprio con coloro che hanno provocato il debito [i poteri forti] perche' si rendevano creditori facendosi dare contributi a vario titolo e poi riprestando gli stessi soldi allo Stato comprando i suoi titoli (quindi assicurandosi anche ulteriori guadagni tramite il pagamento degli interessi). Percio` la cruda verita` e` che i “poteri forti” dello Stivale giocano sui soldi degli italiani mica sui loro, e questa non e’ nemmeno una rapina legalizzata. ... Vogliamo scherzare ? ... Vogliano sempre continuare a prenderci in giro a vicenda ?
Alcune persone, individualmente, hanno provato a risalire ed approffondire il Debito Pubblico Italiano, e la loro conclusione e` stata che neppure il professionista piu` serio e preparato, potrebbe da solo analizzarlo seriamente e professionalmente, perche`nelle carte pubbliche [...le carte private ci saranno,... ma dove ?] mancano le voci dellla “trasparenza” , della “metodocita`”e tante voci sono nascoste in modo incomprensibile a tutti ... [appunto per non dover sapere i cittadini!].
Cittadini italiani c`e` qualcosa che non va in tutto cio` ? Percio` non dovremo meravigliarci dell`esistenza di centinaia di "tesori" individuali e di gruppo in banche all`estero !
Voler capire il perche’ e il come si sia arrivati a questo Debito Pubblico mostruoso pensiamo sia un diritto fondamentale e primario per ogni cittadino italiano della terra.
Tentando percio` di completare il quadro,possiamo affermare che oggi, fra le radici del Debito Pubblico, della sua causa sociale e del suo Degrado culturale, senza dubbio ci sono:
(A) – la mancanza di professionalita’ nel modo attuale di lavorare in Italia, fomentatore di sprechi e, nella pubblica amministrazione, generatore di fallimenti (“trascurata troppo l'efficienza”; lo Stato poi ... non la conosce);
(B)- la diffusione degli sprechi sembra abbia continuato ad aumentare molto negli ultimi anni;- contrariamente a quanto auspicato dopo l’intervento della magistratura per contrastare il fenomeno di “tangentopoli", i cittadini non hanno riacquistato la fiducia nel sano funzionamento del sistema socio economico, ma avendo piuttosto assistito allo stringersi della morsa del serpente della corruzione, si sono adeguati allo sconforto di non vedere la strada del cambiamento
(C)- incapacita’ gestionale dell’ultima generazione di amministratori pubblici, privi di strumenti e preparazione adeguata a guidare efficientemente i macrosistemi [si vedano gli esempi della Giustizia, Alitalia, Sanita`, etc....];
(D) – mancanza di motivazione sociale nell'interesse del Paese e mancanza di interesse generale dei funzionari delle istituzioni pubbliche, mal formati e mal gestiti/ lottizzati, i quali agiscono nel quadro di “un doppio scenario” (sceneggiata per il pubblico / realtà nascosta con interessi privati) ;
(E)- metodi organizzativi non all’altezza dei compiti delle istituzioni pubbliche. Incapacità frequente di raggiungere gli obiettivi iniziali ;
(F) – assenza nelle istituzioni di un’educazione alla “cultura dei risultati” legati all’impegno e alle responsabilita’, come esiste nel resto dell`Europa.
Elementi indispensabili per poter razionalizzare i costi dell’amministrazione pubblica e realizzare in piena efficienza gli obiettivi programmati. Senza queste direttive non si raggiungera’ mai un livello di competitivita’ adeguata al confronto con gli altri paesi europei e tantomeno ad un comportamento civico dignitoso.
Un tempo si ovviava a queste mancanze con fluttuazioni dei cambi e manovre finanziarie. Poi si e’ inaugurata la “politica dei tagli” e la guerra ai “finanziamenti a pioggia”. Ma, ancora non si ha la forza politica di andare contro gli interessi precostituiti che favoriscono la malamministrazione e i buchi da riempire forzatamente pur di evitare gravi disordini sociali.
Se questo gioco e’ riuscito bene, ha permesso che dilagasse ad altri settori, e infatti sono fioriti abusi al sistema per la mancanza di controlli e di un giudizio dell’opinione pubblica che condannasse senza indugi certe pratiche.
Ma una spesa pubblica fuori controllo e schiava del consenso in tempi rapidi ha lasciato sviluppare l’assenza di una corrispondenza tra spesa e benefici generali ottenuti, lo Stato ha sempre piu’ speso fuori dalle proprie capacita’ contingenti, delegando il pagamento dell’indebitamento selvaggio alle generazioni future.
Dobbiamo tornare percio` ad un’amministrazione affidata a persone capaci, selezionate, oneste, non schiave della ricerca del consenso elettorale e delle organizzazioni criminali, che obbediscano all’obiettivo primario di non consentire piu’ sprechi e spese inutili.
Un buon inizio potrebbe essere quello di:
(1) vincolare la gestione di Bankitalia a “decisioni politiche” prese dal Governo e da una - speriamo prossima - autorita’ politica europea e non più lasciare in balia di decisioni di banche, assicurazioni e finanziarie private (si ricorda che la decisione di svincolare la “politica” dal controllo della moneta fu salutata proprio come un rimedio alla crescita esponenziale del Debito Pubblico).
(2) E’ tempo di procedere ad una riforma generale eliminando soprapposizioni di competenze, enti locali ed agenzie specialistiche create solo per parcheggiare politici in disuso, sistema delle consulenze, dei convegni, dei seminari etc.
(3) Eliminazione del sistema contabile di doppia gestione dai bilanci pubblici (che dovrebbero essere resi pubblici quanto meno nei capitoli di spesa): per cassa (quanto si è speso o incassato per voce di spesa ad una data definita) e per competenza (quanto si prevede di incassare o di spendere per ogni voce di spesa); perchè lascia troppi margini di manovra da parte degli amministratori (del resto le aziende da sempre hanno un solo bilancio).
(4) Limitazione della possibilita’ di ricorrere agli aggiustamenti di bilancio - per le situazioni impreviste occorrera’ istituire un fondo particolare o si lascera’ fallire la ditta appaltatrice che non rispetta il contratto.
(5) Tra gli impiegati della pubblica amministrazione istituire una sorta di “pagella”. In essa dovrebbe essere contenuta il resoconto di come procede nel lavoro, come si comporta con le persone, con i compagni di lavoro, la puntualitá, l´efficenza, affidabilitá etc. Il tutto si puo inquadrare in un apposito " manuale dell´impiegato". In base a questa pagella si procederá per un eventuale avanzamento di carriera. A questo punto e` ovvio che occorrera` togliere lo stato di illicenziabilitá nella pubblica amministrazione; anche se e` stato vinto il concorso pubblico.

Dai fatti emersi con evidenza fino ad oggi, la partitocrazia del passato recente ha lasciato esplodere la spesa pubblica, e purtroppo nemmeno in funzione del progresso sociale, ma piuttosto in funzione degli interessi di partito o personali di alcuni esponenti politici di spicco del tempo, lasciandoci un’eredita’ pesantissima di problemi irrisolti e di conflitti generazionali.
Il cittadino italiano ha il diritto di conoscere approfonditamente le responsabilita’ gestionali di una certa classe politica, e delle circostanze che ne hanno favorito l’infausto operato!
Tutti gli italiani che credono nel loro futuro possono e devono lavorare per conquistare “la trasparenza” e “il merito” specie quando si concretizza nel premiare i risultati ottenuti. Dovremo iniziare ad incoraggiare e spronare i giovani a studiare e prepararsi professionalmente, investire nella ricerca e l’innovazione tecnologica! Soprattutto esigere una sana informazione, libera da strumentalizzazioni. Tutti insieme dobbiamo credere nella forza e sostenibilita’ delle nostre proposte.
Guardando indietro, possiamo constatare che il sistema democratico italiano, negli anni 70 e 80, funzionava molto meglio di oggi (ce ne da’ conferma anche il ben noto libro “La Casta”).
Allora funzionava cosi’: i partiti, per ottenere il consenso degli elettori, dovevano convincere la gente che loro facevano di piu’ dei loro avversari politici. Da qui e’ partita una serie infinita di spese che, insieme alla opportunita’ di fare opere e lavori pubblici di interesse piu’ particolare (locale) che generale, vedeva l’interesse dei partiti di fare cio’ che era piu’ conveniente per guadagnare i consensi elettorali. In molti casi pero’ ancor piu’ che l’interesse del partito c’era l’interesse di qualche particolare candidato.
Quindi venivano spese centinaia di miliardi di lire (che andavano ad ingrossare il Debito Pubblico) per fare opere pubbliche utili solo sulla carta.
Fin qui pero’, anche se c’era una sovraesposizione dell’interesse personale e di partito rispetto all’interesse generale del paese, c’era ancora, almeno nella forma, il rispetto del principio democratico della spesa statale che aveva lo scopo di soddisfare il bisogno di una comunita’ locale (ammesso e non concesso che fosse un bisogno reale).
Tuttavia questo e’ perfettamente lecito nel sistema democratico, anzi, e’ proprio lo scopo stesso del principio democratico di eleggere i propri rappresentanti in Parlamento che si faranno promotori di azioni legislative o aministrative atte a risolvere i problemi dellla comunita’ rappresentata.
Pero’ i parlamentari in Italia erano (e sono) diverse centinaia e non c’erano abbastanza soldi per dare a tutti l’opportunita’ di ottenere consensi elettorali costruendo una autostrada (o altro). Quindi erano i partiti a decidere quali iniziative dovevano procedere. Ed i partiti decidevano non in funzione di quali erano le opere piu’ utili, ma quelle che, per varie ragioni, portavano piu’ voti.
Infatti sono arrivate le cosiddette “cattedrali nel deserto”, cioe’ opere faraoniche, che costavano migliaia di miliardi avendo una utilita’ nulla o quasi nulla.
Il Debito Pubblico e`[... anche se non lo si vuole mai ammettere ufficialmente] e` oggi il fantasma che si muove nelle stanze dorate del Governo e nei palazzi romani della virulenta partitocrazia dello Stivale.
Nel giro di pochi anni, il Debito Pubblico è cresciuto a dismisura ed oggi e` come una bomba pronta a esplodere. Si va ad aggiungere alle altre mine vaganti della finanza internazionale che fino ad ora si è sottratta a nuovi e più stringenti regole e controlli.
In Italia il Debito Pubblico ha raggiunto oggi quasi i 2000 miliardi. Negli ultimi 12 mesi l`Italia sta rimborsando oltre 320 miliardi di vari titoli di stato in scadenza.
In questi mesi invece si è creato un “nuovo” Debito Pubblico, in maggior parte neanche per sostenere le spesi correnti, cosa di per sé già problematica, ma per acquistare titoli tossici dalle banche. ... Percio` solo una piccola parte è andata ad aiutare in modo concreto l’economia produttiva. ... I cittadini come al solito non sono stati informati dal Governo, e perche`? ... Perche il Governo non dice mai la verita` ai cittadini italiani ?
Il Debito Pubblico e i titoli di Stato sono strumenti molto delicati e pericolosamente devastanti se usati male. L’emergenza della crisi ha erroneamente spinto molti governi a farne uso in modo sbagliato, cioè quasi esclusivamente per salvare istituti finanziari in bancarotta.
A nostro avviso, alzando il livello di “eticita’” e garantendo “la trasparenza”, la politica italiana dovrebbe riappropriarsi soprattutto del controllo della finanza. Stabilendo regole comprensibili e sanzioni comminatorie, che scattano automaticamente in caso di inadempienza, ben ponderate a livello internazionale.
Questo “dualismo”: controllo di politica monetaria e finanza in mani private (BCE, Federal Reserve) e politica fiscale in mano agli Stati ha fortemente stritolato l`Italia in una morsa asfissiante.
Percio`, gli italiani dello Stivale sono chiaramente diventati gli “schiavi moderni” dei grandi gruppi finanziari da un lato e della partitocrazia dei palazzi romani, dall’altro.
Non ci sembra che i cittadini possano essere soddisfatti di cosa hanno avuto in cambio:...la democrazia ? ... Ma scherziamo ! ... Non prendiamoci sempre in giro per favore ! Tutto questo e come sembra, solo quasi un paravento dei “poteri forti” per poter continuare ad agire indisturbati (dai cittadini italiani).
E` imperativo tornare percio` ad un’amministrazione pubblica ed un nuovo sistema bancario e finanziario affidati a persone capaci, selezionate, oneste, non schiave della ricerca del consenso elettorale e delle organizzazioni criminali, che obbediscano all’obiettivo primario di non consentire piu’ sprechi e spese inutili.
Tutti i cittadini italiani del mondo dovrebbero proporre nuove regole e controlli nella trasparenza, oltre a chiederne una specifica conferenza sul Debito Pubblico, per prevenire la ulteriore crescita dello stesso gia` colossale Debito Pubblico italiano.
E` ormai chiaro a tutti, che erano i partiti politici che decidevano, non in funzione di quali erano le opere piu’ utili, ma quelle che, per varie ragioni, portavano piu’ voti. ...Infatti, e` ben noto a tutti, che sono state realizzate le cosiddette “cattedrali nel deserto”, cioe’ opere faraoniche, che costavano migliaia di miliardi avendo una utilita’ nulla o quasi nulla per gli interessi reali dei cittadini italiani.
Pero’ davano lavoro (controllato con il sistema mafioso dai “poteri forti locali”) a molta gente, la quale, riconoscente, votava come comandavano i padrini (ecco il cosiddetto “voto di scambio”!).
Questo sistema e’ degenerato fino agli estremi eccessi che sono venuti a galla con le le indagini di “mani pulite”.
La partitocrazia dello Stivale, e` a tutti molto chiaro che nel nostro paese - a prescindere dal loro colore - sono pronti a qualsiasi forma di “compromesso”, pur di arrivare e tenere per la mano il “potere”, sfruttando appunto un “meccanismo di voto” messo a punto dai partiti a proprio uso e consumo.
Si aveva allora la sensazione e si ha oggi la certezza, che una volta raggiunto “il potere”, veniva poi esso inteso nell'immaginario dei politici dello Stivale, non tanto come servizio alla collettività, ma bensi`come posizione privilegiata da cui trarre i massimi benefici per sè, per parenti ed amici, per il proprio partito e per sdebitarsi con chi li ha posti a ruoli di responsabilità (ammesso che si possa definire responsabile chi approfitta della propria posizione per sottrasi a qualsiasi forma di giudizio).
La divaricazione enorme esistente fra le capacità di ragionamento di un politico italiano e quelle di politici europei occidentali - trova sempre più conferma di tutto cio`.
Discussioni politiche infarcite di bei paroloni, con nessun accenno alla volontà di affrontare temi pratici e proposte di soluzioni.
Problemi che aspettano da anni una soluzione, non se ne parla! ... Intanto non c'è risposta alla domanda : ... perché in Italia ci teniamo una giustizia ingessata da un decennio e non andiamo a vedere come funziona la giustizia in un paese serio ?
Nella vicina Francia, --per esempio-- la giustizia benche` basata sul codice napoleonico come quello italiano, funziona. Per far funzionare la giustizia in Italia (quella che assolve i delinquenti per prescrizione), c' è un solo modo : farla riformare da esperti stranieri; per esempio da francesi o tedeschi o belgi o forse spagnoli, oppure giapponesi o perche` no persino dai cinesi. Cioe` da soli esperti internazionali che spieghino agli italiani che “le leggi”, per essere gestibili, non debbono essere scritte all'italiana. Anzi, “le leggi” dovrebbero essere scritte perfettamente in modo estremamente chiare e cristalline per tutti.
E un ministero della Giustizia, per funzionare,d ovrebbe essere affidato a specialisti internazionali, perche`gli italiani dello Stivale non ancora conoscono l'organizzazione responsabile !
Ora da un po' di tempo si dice che il Parlamento italiano “è lento”. Allora si ripara con i decreti legge (senza discussione). E se invece, i parlamentari dello Stivale apprendessero ed imparassero a discutere nelle assemblee, non sarebbe certamente meglio ? Di sicuro, potremmo finirla con l'immobilismo del Parlamento : abbiamo ormai un Paese affidato a “padrini”, incapaci e specialisti della chiacchiera fatua (quello per lo spettacolo, senza conclusioni).
Ci vuole, una rivoluzione pacifica per far capire a politici ed elettori in Italia che il mondo reale degli esseri umani ha stili di vita e comportamenti ben differenti da quelli dello Stivale ? E che le discussioni all'italiana (senza realismo) non possono dare mai concrete soluzioni ? E che quindi bisogna creare una compagnia di agenti incaricati di requisire tutte “le maschere” che sono nel Parlamento, e mandarle ad un inceneritore che funzioni !
Cosi come` oggi, francamente nel Belpaese ci teniamo i politici che ci meritiamo, se andiamo a vedere che giovani ha sfornato la scuola italiana negli ultimi tempi...! Con questa pubblica istruzione [o, pubblica distruzione], che cosa si vorrebbe pretendere ?
Ci permettiamo di segnalare anche che, per gli arresti domiciliari per coloro che abusano dell`amministrazione pubblica, si dovrebbe modificare la legge, a riguardo. Infatti, per i funzionari della pubblica amministrazione che abbiano arrecato dei danni alla societá intera , invece di tenerli a casa, si potrebbero e dovrebbero mandare a pulire i giardini , le spiaggie , le strade , spalare la neve ,magari con una ricompensa di 1euro l´ora: istituire i lavori( del tipo cantieri scuola) per costruire o riparare le vecchie strade comunali. ... Appunto come rimborso alla societá.
E` doveroso ricordare che in Italia si paga ancora:
(1) il debito della guerra di Abissinia e dell´ultima Guerra Mondiale.
(2) La guerra del Kuwait
(3) La partecipazione delle attuali guerre: Iraq e Afghanistan,
(4) La partecipazione della guerra e lo stanziamento di truppe sia in Albania e in ex Jugoslavia.
(5) I danni al dittatore libico, il colonello Gheddafi.
Anche oggi purtroppo, mentre gli italiani residenti all`estero stanno lottando vergognosamente per avere alcuni milioni di euro, i parlamentari dello Stivale si sbizzarriscono a spenderne addirittura miliardi di euro per le armi e per la guerra. ... Senza menzionare la "crisi" in atto, ... c`e` qualcosa di strano nel Parlamento italiano ?
L'unica cosa che li unisce tutti -- questi parlamentari e partiti dello Stivale -- è “la guerra”. Non solo perché se la fanno tutti i giorni, e quasi sempre senza indossare l'alta uniforme e per ragioni assai banali. Ma perché in mezzo a tante polemiche e colpi bassi c'è un posto quasi nascosto nel Parlamento in cui tutti marciano insieme e colpiscono uniti.
Infatti, e` alla Commissione Difesa del Senato, guidata da una vecchia volpe della politica, - l`anno scorso - è riuscito, proprio di questi tempi di crisi, un mezzo miracolo: tenere compatte le truppe di maggioranza e opposizione. E in due sole sedute – questo signore della politica -- ha fatto licenziare programmi di acquisto d'armi [per la guerra (non per la pace)!] per circa un miliardo di euro – ripetiamo per un miliardo di euro --!.... C'è un po' di tutto nelle decisioni votate all'unanimità dalla commissione: sistemi di protezione radaristica, acquisizione di missili di nuova generazione, armi anti-carro e perfino alcune ambulanze blindate per il soccorso ai feriti nelle zone di guerra (per 45 milioni, utili certo in Afghanistan).
.... Tante` che non pochi italiani nel mondo, ormai si chedono se la nazione italiana sia un paese per la pace, oppure sia un paese per la guerra [come dimostra di essere dai numeri e dai fatti]!
Tra l`altro, ancora, nelle publica amministrazioni, per vedere come sono stati spesi inutilmente tanti soldi, si vada ad ispezionare, ad esempio, un tratto di autostrada in Sicilia-- i ponti stanno crollando --, e si dia uno sguardo allo stato dell´ospedale di Agrigento. .... Da non tralasciare il debito della Sanitá. ... Mentre d`altro lato, molti cittadini ricchi e potenti, che non ne avrebbero bisogno , possiedono il libretto di assistenza gratuita. ... Dove` la giustizia e la democrazia nel Belpaese ? Perche` non si dice la verita` ai cittadini italiani ?
Secondo l`opinione di molti esperti specialisti italiani residenti all`estero , in Italia non ci sarebbe piu` da aggiustare ,ma bensi` ci sarebbe “tutto” da ricostruire.
Certamente, anche in altri posti d´Europa il Debito Pubblico non é basso. Pero`, il Belpaese ha la natura che aiuta: il sole e il mare; ed e` al centro dell´antica conosciuta storia d`Europa. Obiettivi concreti potrebbero piu` facilmente raggiungibili, se appliccati con onesta, serieta` e professionalita`.


#2 da Andrea Atzori, inviato il 9/5/2011
Quando sento parlare di tagli alla spesa pubblica, penso che si voglia fare riferimento al fatto, come si studia in diritto finanziario,che le tasse pagate dal cittadino devono essere destinate alle spese derivanti dal funzionamento della macchina statale, cioè la gestione dei pubblici servizi.Purtroppo, così non è. Perchè, oltre che tutto lo spreco dell'apparato politico, dobbiamo evidenziare la quasi totale devoluzione delle risorse pubbliche a sostenere l'iniziativa privata, cioè l'imprenditoria. In un regime liberista ad oltranza, questa storia dei calcoli e ricalcoli sulla spesa pubblica non ha alcun significato. Prima di tutto, perchè esiste una evasione fiscale non solo fenomenale, ma fenomenica, da parte di chi non paga le tasse, perchè non può essere applicata a lui una forma di prelievo sicura come quella sulla busta paga, poi perchè, se lo Stato è stato estromesso dal mercato economico, gli è vietato reinsersi nella dinamica dela domanda e dell'offerta con il pretesto di sostenere imprese in difficoltà. Oggi, si finanziano le scuole private invece di quelle pubbliche, si privatizzano i principali servizi pubblici essenziali, e si destinano i tagli ai servizi pubblici al sostegno alle imprese in crisi, che non reggono al confronto internazionale del mercato globalizzato. Chi lavora in proprio dovrebbe sapere che i debiti se li deve pagare lui e non lo Stato. E che, se gli operai perdono il lavoro per fallimento aziendale, dovranno cercarsene un'altro se ci riescono e non pretendere che sia lo Stato a pagare i debiti di quell'azienda per impedire che perdano il lavoro. Stiamo vivendo in un'epoca di Statalismo alla rovescia in cui ad essere sostenute non sono le aziende pubbliche ma quelle private. Personalmente, sarei d'accordo, nel concordare un abbassamento della pressione fiscale per tutti, sia imprenditori che lavoratori dipendenti, ma, ad una condizione sine qua non, cioè, la fine di ogni stanziamento pubblico per il sostegno alle imprese, al fine di salvaguardare i principi di quel liberismo puro che impone allo Stato di non interferire nella dinamica del mercato. Inoltre, studiando un meccanismo perfetto, e facendolo approvare dalle parti sociali, per cui il calcolo del prelievo fiscale progressivo come vuole la nostra costituzione, deve essere anche certo, come lo è per i lavoratori dipendenti. A questo punto si può anche ragionare di diminuire le imposte per i redditi medio alti, ma non mai sotto la soglia minima e dopo avere inventato ed accettato un sistema che garantisca l'adempimento da parte di tutti i contribuenti dell'onere fiscale predeterminato. In pratica, con questo sistema, lo Stato, dovrebbe destinare le risorse finanziarie solo allo svolgimento delle funzioni pubbliche, disinteressandosi del privato, e del destino delle imprese e dei lavoratori, abbandonandoli a se stessi. Questo sarebbe vero liberismo, ma solo dopo avere introdotto una norma rigida, severamente sanzionata, che impedisce allo Stato di interferire nelle dinamiche di mercato, con sovvenzioni e sostegni finanziari, adducendo motivi di indirizzo politico economico. Sarei, anche d'accordo nell'innalzare l'età pensionabile sine die, cioè fino al momento in cui il lavoratore, dipendente o autonomo, sia in condizioni fisiche e di salute per continuare la sua attività lavorativa. Trasformare il trattamento pensionstico in un trattamento assistenziale derivante dall'incapacità al lavoro per motivi di salute, comprovata dalle visite mediche specialistiche. Il versamento contributivo può essere ridotto al minimo, ed i lavoratore starà al lavoro fino all'età in cui la sua salute non pregiudicherà le sue prestazioni lavorative, senza limiti di età o anziantà lavorativa e montante contributivo. Il lavoro è già una fortuna per chi lo ha, e costui, nulla deve chiedere in cambio. Fanno arrabbiare quelle persone che si vantano di avere lavorato per trenta o quarantanni e, pertanto, pretendono la pensione come un diritto, prima e meglio di chi il lavoro non lo ha avuto se non per poco tempo. Chi lavora, deve considersi fortunato e privilegiato e non deve reclamare la pensione prima e anche più alta dei meno avvantaggiati. Queste sono le vere riforme, in condizioni di cambiare il sistema paese, perchè se liberismo deve essere, liberismo sia, fino alle sue estreme conseguenze, che richiedono che le imprese non cadano piangenti ai piedi dello Stato, quando sono in crisi. Si tolgano gli ostacoli, ma rispettando i principi cardine della costituzione, come quello impedisce il licenziamento del lavoratore se non per giusti e comprovati motivi. Dopo di che, rimane il discorso della corruzione politica e degli sprechi, che sarà compito della magistratura combattere e perseguire. Se non ci sarà più evasione fiscale, ed il prelievo fiscale sarà certo, avremmo che, ai servizi pubblici, non andrà più di quello che lo Stato ricava, per cui la spesa pubblica, non potrà ne aumentare ne diminuire. Itagli si potranno comunque fare se necessari, ma solo a queste condizioni irrinunciabili.Ciò che manca, in Italia, è il patto chiaro tra le parti sociali, che non debbono ne chiedere ne dare più di quello che è giusto. Se lo Stato sociale è finito, indipendentemente dal fatto del perchè è finito, i servizi pubblici non possono essere privatizzati, sic et simpliciter, senza che si tenga conto del fatto che il venir meno delle garanzie per la parte debole, a maggior ragione fa venire meno quelle per la parte forte del rapporto sociale stesso. Se le pensioni verranno abolite per i dipendenti, od anche i servizi sanitari, altrettanto accadrà per gli autonomi. Lo Stato, in pratica, avrà come minimo incarico quello di interessarsi di servizi essenziali. Il pubblico impiego è in drastico calo a causa del venir meno del tourn over, non è un problema, ma contemporaneamente, dovranno diminuire anche le incombenze se i servizi pubblici verranno ridimensionati. Il problema sarà semmai quello di riuscire a far sorbire questa pillola amara ai sindacati. Ma non ci si illuda di poter vincere questa battaglia senza una ferrea lotta contro l'evasione fiscale e la corruzione politica, che sono, questo si, il vero cancro da estirpare.

#1 da Angelo C., inviato il 9/5/2011
I tagli sono stati già fatti, ampiamente. Ora bisogna puntare solo sulla crescita perchè altri tagli finirebbero col compromettere, ancora di più, la già precaria vita dei cittadini, famiglie e singoli individui. La crescita rimane l'unico obiettivo da portare avanti. Aiutare le aziende diminuendo la loro tassazione, "supplicando" le banche a concedere più finanziamenti e al tempo stesso garantendo una riassunzione dei lavoratori (più lavorano e più soldi hanno, più soldi hanno e più spendono, più spendono e maggiore sarà la crescita del paese) con una reale diminuzione della precarietà. Le aziende hanno bisogno di flessibilità ed è giusto dargliela, tuttavia non possono "merciare sopra la precarietà", non possono essere così distanti dal lavoratore dipendente, troppo spesso messo da parte nelle decisioni riguardanti la "sua" vita.



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