di Angelo PanebiancoLa maggioranza ha dunque ricomposto, col voto parlamentare di ieri, le sue lacerazioni sulla crisi libica. È però un fatto che la divisione più grave verificatasi fra Bossi e Berlusconi da tanti anni a questa parte ha avuto per oggetto il ruolo dell'Italia in una guerra. Vale dunque la pena di riflettere sulle più generali concezioni leghiste della politica internazionale. Tenuto conto del fatto, per di più, che le posizioni che la Lega ha assunto, nel corso del tempo, sulle crisi che ci coinvolgono, mostrano una certa coerenza e una certa continuità.
La Lega è un movimento territoriale. Opera, per lo più, come un sindacato a difesa degli interessi della sua base nordista. Ma poiché, oltre al Nord (da difendere) e a Roma (a cui strappare concessioni), esiste anche il mondo, la Lega ha dovuto elaborare una sua visione della politica internazionale. Naturalmente, ci può essere solo una corrispondenza parziale e imperfetta fra la visione adottata da un movimento politico e le sue azioni, dato che la politica è fatta di compromessi e di prese di posizione che devono sempre tenere conto delle particolari condizioni del momento. Ma ciò non rende meno importanti le concezioni a cui un partito si ispira.
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