di Lucia AnnunziataL'uccisione di Osama Bin Laden e le rivolte delle strade arabe riscrivono il futuro del Medio Oriente. Due avvenimenti senza alcun legame, lontanissimi fra loro, almeno in apparenza. In realtà intrecciati dalla ferrea logica dello stato delle cose reali. Dieci anni fa esatti Al Qaeda con i suoi attacchi ai nemici americani, agli Infedeli, all'Occidente, attraverso le due Torri, lanciava in realtà una campagna politica di dominio del mondo arabo.
La sua era una proposta inedita negli strumenti scelti (la ipermediatizzazione e il gigantismo terroristico) ma non negli scopi. Bin Laden rilanciava in effetti l'ideologia panarabista, si proponeva la conquista dell'intero mondo arabo, l'abbattimento dunque dei vari governi autoritari/pro occidentali. La conquista dell'egemonia su tutto il mondo islamico è una vecchia chimera alla cui seduzione hanno ceduto periodicamente negli anni, fin dalla fine dell'Impero Ottomano, cioè da dopo la Prima Guerra Mondiale, vari re ed emiri - e a cui ancora oggi lavorano attivamente quasi tutti gli Stati mediorientali.
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