L'emancipazione delle donne non dipende solo dagli uomini

E' una questione di progresso sociale e civile più che "questione femminile"

di Irene Tinagli , pubblicato il 3 maggio 2011
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La strada dell'affermazione per le donne italiane è ancora in salita e piena di ostacoli. E anche quell'emozione, quel barlume di speranza che pareva levarsi dalle piazze di tutta Italia lo scorso 13 Febbraio ha dovuto fare i conti con una realtà assai più dura e radicata di quanto possa sembrare, una realtà che non riguarda solo il premier e che non riesce ad essere intaccata da una manifestazione. E infatti da quel 13 Febbraio molti segnali hanno mostrato quanto la politica italiana abbia continuato indifferente per la sua strada.

Il 5 Aprile il governo ha annunciato le nomine per i nuovi nei consigli di amministrazione delle aziende partecipate dal Ministero dell’Economia: su 150 posti disponibili solo due sono stati assegnati a delle donne, ovvero l’1.3%. Un peggioramento persino rispetto alla situazione precedente, già drammatica. Prima del rinnovo, infatti, le donne erano 6, il 4%. Una scelta che ha avuto quasi il sapore dell’affronto visto che è avvenuta a pochi giorni dall'approvazione della legge sulle quote rosa nei consigli di amministrazione (neutralizzata però da un emendamento che ne rimandava la piena attuazione al 2015, forse proprio in vista delle nomine di Aprile?). Un affronto di fronte al quale la maggior parte della politica, anche quella che con molta enfasi aveva cercato di cavalcare l'onda del 13 Febbraio, si è poco scomposta.

E pochi giorni fa si è verificato un altro caso analogo. Tra i 42 membri dei 9 tavoli tematici organizzati per l’Expo 2015, che si terrà a Milano, non compare nessuna donna. Nemmeno una. Una notizia grave che però non ha destato nessuna sorpresa o indignazione, fatta eccezione per un appello lanciato al Bureau International des Expositions di Parigi dalle giornaliste Marina Terragni e Lorella Zanardo, che chiedono di riconsiderare la candidatura di Milano come città ospite dell’Expo 2015.

La cosa che più colpisce di questo caso particolare è che ai vertici dell'Expo 2015 ci sono proprio due donne. Diana Bracco, imprenditrice, ne è il Presidente, e Letizia Moratti, sindaco di Milano, è la commissaria straordinaria. Di fronte a questa vicenda viene veramente da chiedersi come mai neppure delle donne in posizioni di potere siano capaci di superare vecchi pregiudizi e discriminazioni e imprimere quei cambiamenti tanto necessari. Il vero problema è che l'emancipazione femminile non passa solo e tanto attraverso l'educazione degli uomini, ma delle donne stesse. E questa è un'operazione più profonda, che richiederà tempo e fatica. Richiederà l'impegno constante di molte donne, affinché non smettano mai di monitorare e denunciare situazioni discriminanti, ma anche un lavoro diffuso sul territorio, come stanno provando a fare alcune associazioni, incluso il comitato organizzatore della manifestazione del 13 febbraio, che sta promuovendo iniziative sul territorio, città per città.

E un lavoro ancora più profondo sarà necessario nella vita e nell'azione política, a tutti i livelli, per scongiurare proprio quello che abbiamo visto in questi mesi: che certi politici (uomini e donne) cavalchino volentieri manifestazioni di un giorno ma poi tornino ciechi e sordi ai bisogni e al lavoro quotidiano che una questione così importante richiede. Una questione che, è bene ricordarlo, non è una "questione femminile", ma una questione di progresso sociale e civile di tutto un paese.

Docente all'Università Carlos III di Madrid, è esperta di innovazione, creatività e sviluppo economico. È consulente del Dipartimento Affari Economici e Sociali dell’ONU, della Commissione Europea e di numerosi governi regionali, enti e aziende in Italia e all’estero.


tag:  donne   uomini   questione femminile   progresso sociale   paese  


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#4 da roberta siliquini, inviato il 7/5/2011
Mi permetto di dissentire con il commento del Dr. Giovanni Monte. Quella scarsa partecipazione che lui legge come mancata protesta del movimento delle donne io la leggo come una seria presa in carico, da parte di chi alle donne tiene seriemente, delle problematiche sottostanti alla decadenza culturale e politica del paese. Non e’ andando in piazza e denunciando altre donne come ‘poco di buono’ (giudicando da una parte e dichiarandosi pure dall’altra) che si risolvono i problemi. La decadenza sociale non e’ dei singoli, ma del sistema che fa di singoli individui (donne e uomini) bersagli piu’ facili alla scarsa etica. Il compito della societa’ civile e’ quello di porre fine alla mercificazione non tanto additando e bollando chi ne e’ oggetto ma, anzi, proponendo modelli differenti e aiutando, con tutti gli strumenti possibili, a rendere appetibili questi modelli. Quella maggioranza di donne che lavora dal mattino alla sera per sopravvivere e sicuramente ha la fortuna di poter vivere esemplarmente per la propria famiglia e la societa’ non è sicuramente minacciata dalla presenza della mercificazione: e’ un fenomeno sempre esistito, tra uomini e donne peraltro, che deve portare piu’ al compatimento ed al tentativo di risoluzione che alla deprecazione. Concordo con il Dr. Monte che il fatto che la mercificazione del corpo e, peggio mi sento, della mente, sia ormai considerato ‘la normalita’’ anche negli ambienti che dovrebbero essere piu’ elevati per etica e professionalità, come quelli della gestione della res publica, sia segno evidente di decadenza nel vero senso del termine. Penso però che una società civile possa spendersi molto meglio non tanto additando le ‘peccatrici’ (ricordando che spesso i modelli sbagliati trovano ampio spazio non nei ‘cattivi’ ma nei ‘deboli’) ma, da un lato, iniziando a proporre seriamente i molti altri modelli femminili di successo, dall’altro favorendo, attraverso una giusta ed equa legiferazione, meccanismi valoriali e meritocratici codificati. Grazie, buon lavoro a tutti Roberta Siliquini

#3 da Massimo Oporti, inviato il 5/5/2011
Posso solo immaginare che il motivo risieda proprio nella serietà, competenza ma anche poco coraggio, delle donne al potere che, dovendo scegliere dirigenti e collaboratori, puntano su quelli di maggior esperienza che, il classico gatto che si morde la coda, sono quasi tutti uomini. I quali, invece, soffrono di cameratismo acuto, non tutti spero; ma coloro i quali sono più possibilisti verso il genere femminile, non osano prendere "rischi" nel timore, in caso di fallimento della candidata, di essere in seguito emarginati per le proprie "aperture" cosiderate inopportune.
Tuttavia è utile evidenziare che il male è molto più diffuso ed abbraccia non solo le donne ma tutti coloro che hanno un curriculum vitae con pochi acuti.
La parola "casta" è orribile associata alla collettività ma purtroppo questo è un dato di fatto presente in moltissimi campi con maschi e femmine equamente ostracizzati. Ci vorrebbero manager "illuminati" che sappiano conciliare la tutela e la corretta gestione del bene comune con la mentalità del giardiniere che sa perfettamente che la piantina che cura con pazienza gli darà con buona probabilità frutti abbondanti: sa pure che non deve avere fretta.

#2 da Catia, inviato il 4/5/2011
Ogni argomento proposto da Italia Futura offre diversi spunti. La Dott.ssa Tinaglia, come sempre, coglie aspetti salienti della nostra vista sociale e politica. Sono convinta che una maggiore presenza delle donne in tutte le classi dirigenti, possa apportare uno scatto di qualità superiore. Sicuramente. Aspettarsi che le poche donne che hanno acquisitio posizioni di potere abbiamo maggiore sensibilità e quindi aprire ad altre donne, non me lo aspetto. E' la legge che deve dare questa opportunità. Perchè le donne che ricoporono posizioni apicali, sicuramente affrontano l'impegno con tanta serietà, passione (che aiuta a dare il meglio) e competenza, ma sono comunque persone, e quindi non stanno a pensare a far sì che al genere femminile siano attribuite più chances. Queste donne lavorano. Per me è solo la politica e chi fa le leggi che deve promuovere una vera presenza femminile a tutti i livelli.

#1 da Dr Giovanni Monte, inviato il 3/5/2011
Con mia piu` grande sorpresa, non c`e` stata una piena e totale presa di coscienza e di colpevolezza sui recenti fatti della “merceficazione della donna” evidenziati all`interno dell`ambiente politico italiano. Non c`e` stata nessuna seria critica ed analisi da parte dei media italiani e neppure un coordinamento ed inizio di protesta da parte del movimento delle donne e/o del movimento femminista italiano.
Infatti le donne non si sono mobilitate a sufficcenza e non sono scese in piazza in maniera massicia e significativa. Come dovrebbe essere naturale, immaginiamo pensare che le donne dello Stivale abbiano avuto sentimenti di indignazione verso tutta questa vicenda.
Con la crisi economica in corso nel Belpaese alcune donne stanno lavorando duramente dalla mattina presto fini alla sera tardi per sopravvivere, mentre d`altra parte ci sono delle donne [che si fanno usare come “merce”] dai politicanti dello Stivale: e` un` autentica decadenza sociale, culturale e politica del Belpaese.
Purtroppo, questo e` un esempio evidente che la politica italiana [oltre a non governare per i cittadini del Paese] usa “il corpo delle donne” come segno, simbolo e “merce” del proprio “potere” da mostrare ed esibire a tutti [da partiti al governo e da quelli dell` opposizione] come un vero e proprio “trofeo di guerra”!
E` questo il solo sistema generale della liberta` di scelta delle donne, a causa della “corruzione” intrinseca dei media e dei politici?
Purtroppo, questo e` l`unico modello di donna che oggi viene diffuso dai media e dagli onorevoli politicanti dello Stivale. Infatti e` risaputo che dove manca la saggezza e la operosita` delle donne, il “degrado della nazione” e` ai massimi livelli.
Non c`e` dubbio che gli atteggiamenti delle donne e delle femministe sono cambiati nel tempo e nella storia, pero` il problema appurato ed evidente a tutti e` che nel Belpaese il sistema valoriale ed etico e` e` quasi totalmente scomparso [speriamo non del tutto, ancora], perche` e` stato bruttalmente inibito e corrotto da questa insufficente classe politica italiana.
La dimensione del problema e` particolarmente enorme e vergognoso soprattutto perche` nell`ambiente della politica [che dovrebbe formare la futura classe dirigente del belpaese] le donne piu` meritevoli vengono inibite e regressate, mentre le donne immeritevoli vengono persino promosse in Parlamento , sia a quello di Roma che sia a quello di Bruxelles.
Grazie, buon lavoro, ciao giovanni



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