La riforma della magistratura

E' l'indipendenza dei magistrati a garantire i diritti del cittadino

di Giuseppe Mancusi Barone , pubblicato il 21 aprile 2011
immagine documento
Questa riforma, è bene dirlo da subito, non è della Giustizia, ma della magistratura. Che questo sia il chiaro intento di questo - a voler essere benevoli - disinvolto legislatore emerge dal fatto che non un solo articolo di questa imponente riforma che ridisegna ab imis tutto il sistema della Giurisdizione come fu configurato dai Padri Costituenti, deprivando la magistratura del ruolo di garante dei diritti fondamentali e delle libertà dei cittadini, non una sola sillaba viene pronunciata per dotare un sistema giustizia agonizzante da anni, a causa dell’assoluta mancanza di personale giudiziario ed ausiliario, di efficienti supporti operativi.

L’impressione che si ricava da una attenta lettura di tutto il disegno di legge è che si prendano ad occasione proprio i mali della lentezza e dell’inefficienza del sistema giudiziario, dovuto non certo alle garanzie costituzionali di indipendenza e di autonomia della magistratura ma solo al mancato impiego di risorse, al solo scopo di delegittimare la magistratura per consegnarla alle dipendenze del potere politico. Tutto questo col chiaro intento di porre al riparo da ogni intrusione dell’autorità giudiziaria il potere politico di turno, costituito da contingenti maggioranze che si formano, come è sotto gli occhi di tutti, all’esito di poche edificanti campagne acquisti. Il fine è che gli esponenti di tali forze politiche siano sottratti al processo anche quando si rendano autori di gravi ipotesi di reato, sui quali il principio dell’uguaglianza dinnanzi alla legge di tutti i cittadini impone che l’Autorità Giudiziaria indaghi disponendo direttamente della Polizia Giudiziaria, come vuole l’attuale principio di obbligatorietà dell’azione penale.

Siffatto disegno emerge dal sottrarre proprio la Polizia Giudiziaria alla diretta disponibilità della magistratura, e soprattutto del Pubblico Ministero, per lasciare i giudici liberi solo di accertare quei fatti di reato che il potere politico del momento vorrà far loro pervenire proprio grazie a due meccanismi della riforma: il primo è costituito dall’abrogazione della obbligatorietà dell’azione penale, il secondo dal potere del Ministro della Giustizia di riferire annualmente alle Camere sullo stato della Giustizia, sull’esercizio dell’azione penale e sull’uso dei mezzi di indagine, in modo che la maggioranza politica del momento con legge possa disciplinare sia l’esercizio dell’azione penale, quanto, ad esempio, l’uso dei mezzi di indagine - naturalmente con particolare riguardo alle intercettazioni.

Altro strumento riformatore è costituito dallo sdoppiamento delle carriere magistratuali, separando quella dei P.M. da quella dei giudici dall’altro, con relativo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura in due separati organi. Qui si annida il chiaro intento di delegittimare il P.M. per costringerlo a presentarsi al giudice “col cappello in mano”, come è stato detto con colorito linguaggio che rivela tutto l’intento persecutorio contro i P.M. che la riforma non nasconde affatto.

Qui rilevo che la presunta parità tra P.M. e difensore, che giustificherebbe una fuoriuscita dell’organo requirente dall’ordine giudiziario, postula una sovrapposizione del ruolo del P.M. a quello del difensore che è solo a dimensione processuale, per la tendenza accusatoria del processo penale vigente, ma che non esiste sul piano sostanziale. Il P.M. resta infatti un organo di giustizia che promuove obbligatoriamente l’azione penale, non certo per chiedere al giudice la condanna dell’imputato, ma solo l’accertamento della verità dei fatti come riportati in rubrica; un organo di giustizia pronto a chiedere l’assoluzione dell’imputato non solo quando emerga la sua estraneità ai fatti ascrittigli, ma anche quando mancano sufficienti prove a suo carico. Siffatta posizione esclude che il P.M. debba questuare qualcosa al giudice terzo, cui chiede solo che si accerti la verità, nell’interesse di tutti. Per questo i Padri Costituenti vollero sancire all’ultimo comma dell’articolo 107 che dovesse godere di garanzie fissate per legge, che per il principio gerarchico di kelseniana memoria non possono intaccare la sua autonomia e indipendenza dal potere politico.

Ma la vera “ciliegina sulla torta “ di questo disegno di legge è rappresentata dalla riforma della responsabilità civile dei giudici, che si vuole diretta e personale perché i giudici paghino di tasca loro. Radicandola nel compimento di atti che violino diritti, si da vita ad un vero monstrum giuridico, perché si confonde l’error in iudicando, ossia la violazione di legge (che è motivo di impugnazione con la responsabilità per fatto doloso o colposo, tipizzato) per lasciare intatto il principio del libero convincimento senza opacizzarlo con la intimidazione di una azione di responsabilità radicata sul vuoto. Ma l’essere stato leso in un proprio diritto in un corretto terreno processuale può essere solo oggetto di impugnazione e non certo di responsabilità civile del giudice. A parte che per tal via si avrebbe un intasamento della macchina giudiziaria, già ora in coma, che dovrebbe far fronte a due processi snodatisi per tre gradi di giurisdizione, col pericolo anche di uno ulteriore di revisione ove ci si imbatti in sentenze contraddittorie all’esito dei due processi; quello ordinario e quello sulla responsabilità del giudice.

Da ultimo, noi siamo fermamente convinti che siffatta riforma, proprio perché rimuove la pietra d’angolo della piena tutela delle libertà e dei diritti fondamentali del cittadino, garantite dalla autonomia e indipendenza della magistratura, tocca e vulnera la forma repubblicana, che come tale non può essere oggetto di revisione costituzionale.


Giuseppe Mancusi Barone, già professore a contratto nell’Università Federico II di Napoli, già Procuratore Capo della Repubblica del Molise per i Minorenni, è titolare della scuola nazionale di alta formazione in diritto civile, penale e amministrativo e Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione h.c.




tag:  giustizia   riforma   giudici   pm   responsabilità civile   obbligatorietà dell'azione penale  


STAMPA:   per visualizzare la versione per la stampa clicca qui

LASCIA UN COMMENTO | Leggi il DISCLAIMER


#24 da Remo Ferretti, inviato il 3/5/2011
trovo delirante parlare di riforma della giustizia, senza considerare una riforma che si occupi seriamente della posizione dei circa 4.000 giudici onorari ( g.o.t. e v.p.o.) professionisti del diritto,che nonstante tutte le difficoltà ( strutturali, procedurali e economiche: sono sottopagati con circa 70 euro a udienza, senza previdenza ne assistenza, e con mandati temporali) garantiscono al cittadino l'erogazione della giustizia richiesta.
ora, da una parte i togati ( con garanzie , soldi, carriere automatiche e titoli) dall'altra cottimisti della giustizia, che guarda caso( anche a parere di togati illuminati come Caselli e Maddalena ) senza di loro si fermerebbe la totalità dei tribunali italiani. è per ciò che ho usato il termine delirante circa le idee di riforma della giustizia che circolano attualmente.

#23 da aspirante pm, inviato il 27/4/2011
L’annunciata “riforma della giustizia” è soltanto l’ultima fase di un’escalation in negativo di una serie di iniziative politiche dell’attuale legislatura. Tuttavia, essa sembra essere quella più deflagrante poiché i suoi immediati effetti andrebbero a vulnerare uno dei capisaldi dell’intero sistema di garanzie costituzionali, tanto faticosamente acquisito, quale è, appunto, la soggezione dei giudici alla sola legge. Il tentativo di riforma in parola si innesta all’interno di una realtà già compromessa da patologie proprie (quali lentezza ed inefficienza dovute a carenze di risorse sia umane che strumentali) ma, lungi dal perseguire fini di utilità sociale, essa appare orientata a disegnare un meccanismo perverso in cui l’antidemocrazia sublima. Il rischio principale è quello di assistere nuovamente al regresso dell’ordinamento in una fase di profonda inciviltà giuridica che vorrebbe confinare la magistratura, e specialmente quella requirente, la cui funzione costituzionale è proprio l’accertamento della verità, all’asservimento al potere politico: questo è inaccettabile soprattutto se si considera che la cornice entro cui il tutto si trova dovrebbe essere quella di uno stato di diritto, che sicuramente imploderebbe se questo progetto di riforma dovesse trovare concretizzazione. Il segnale di maggior pericolo è dato dal fatto che anche il solo pensare di poter avanzare proposte di siffatta natura è certamente sintomatico di un atteggiamento di autolegittimazione a disporre degli strumenti istituzionali a propria discrezione, il che è lontanissimo dai caratteri di rappresentatività e democraticità che il governo è tenuto a rispettare, nell’interesse del Paese che ad esso è affidato. Al di là di considerazioni meramente politiche, resta il fatto che, in questo modo, sarebbe irrimediabilmente compromesso il principio di effettività dell’ordinamento costituzionale, oggi, improntato al garantismo della tradizione liberaldemocratica, domani, forse, piegato a logiche privatistiche e di autoconsumo. Come sempre lo spirito analitico del Prof. Avv. Mancusi Barone ha colto tutte le sfaccettature del problema,pertanto non si possono non condividere le sue riflessioni e la sua preoccupazione in merito.

#22 da Simona Polimeni , inviato il 27/4/2011
Condivido in pieno l'analisi del Presidente Mancusi Barone. Costituirebbe l'ennesimo, e più incisivo, step verso la "morte" di uno Stato democratico e di diritto.

#21 da Giovanni Rizzo, inviato il 26/4/2011
Sono totalmente d'accordo con l'analisi impeccabile del Presidente Mancusi Barone.

#20 da Diego Commendatore, inviato il 26/4/2011
In uno stato che voglia dirsi di diritto l'agire del legislatore dovrebbe essere fortemente condizionato dalla costellazione di quei principi e valori supremi che i padri costituenti vollero imprimere nel codice genetico della costituenda società post fascista.
Sotto la bandiera delle riforme necessarie e del bene comune, questo legislatore annida spaventose logiche privatistiche dettate dal vento delle contingenze partitiche.
La democrazia deborda verso l'autoritarismo degli atti della maggioranza e l'etica istituzionale viene crocifissa perchè desueta.
Lasciatemi dire che "desolationem perpetua patiatur".
Ottima e spaventosamente veritiera l'analisi del Presidente Mancusi Barone a cui va il mio apprezzamento e l'augurio di continuare a scrivere liberamente il proprio pensiero.

#19 da Francesco Pecorelli, inviato il 26/4/2011
La cosiddetta riforma della giustizia di cui si parla suscita grande preoccupazione, in quanto coinvolge principi fondamentali dello Stato costituzionale-repubblicano. Come il Presidente Mancusi Barone ha chiaramente rilevato, siamo in presenza di un evidente tentativo, da parte del Governo, orientato alla “riscrittura” (“scardinamento”?) dell’intera architettura costituzionale vigente, per la quale la indipendenza della Magistratura non è un privilegio dei magistrati, ma è uno strumento essenziale per la garanzia dei diritti e delle libertà dei cittadini. Infatti, le iniziative assunte dall’attuale esecutivo in merito alla fine dell’obbligatorietà dell’azione penale, all’indirizzo e controllo del potere politico sulla pubblica accusa, alla separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri e, soprattutto, alla sottrazione della disponibilità della polizia giudiziaria all’autorità giudiziaria, violerebbero l’autonomia della Magistratura, posta a tutela della legalità, delle libertà dei cittadini e della loro eguaglianza davanti alla legge, il cui rispetto è necessario per la realizzazione di uno Stato democratico e di diritto. In una situazione così estrema, ai bordi dei confini democratici, è sempre più tempo di una riscossa, di un risveglio della coscienza nazionale e civile italiana, a meno di non voler ritornare al modello ottocentesco dello Stato liberale autoritario, in cui il pubblico ministero costituiva il rappresentante dell’esecutivo, sotto la direzione gerarchica del ministro, determinando in tal modo interferenze sull’autonomia e indipendenza dei singoli magistrati. Per questo concordo con le affermazioni fatte dal Presidente, al quale esprimo un sentito ringraziamento per il richiamo di questi principi fondamentali.


#18 da Armando Chiummo, inviato il 25/4/2011
condivido in toto il pensiero del professore Mancusi Barone espresso in questo articolo,ma non riesco a compredere come quei fanatici de PDL non riescano obbiettivamente a valutare i danni di questa riforma.

#17 da Anna , inviato il 25/4/2011
Che nessuna riforma, degna di esser tale, possa essere il frutto dell’assenza assoluta di dialettica, è di immediata percezione, se non a tutti, almeno a molti. Nell’attuale contesto socio- politico, mancano le basi sulle quali poggiare una riforma di tale spessore, peraltro, senza che per il suo tramite, si sia in grado di fornire, a livello pratico, una seria risposta alle esigenze della giustizia italiana. Giustizia italiana che versa in notevoli difficoltà, ma che necessita di una riforma ben ponderata, perché è nelle aule di giustizia che i nostri diritti sono tutelati e/o negati. Le acute e puntuali riflessioni del Pres. Mancusi Barone sono, pertanto, da condividere e da approfondire, perché è dal confronto che ci si arricchisce e si gettano le basi per uno Stato che voglia essere nella sostanza, e non solo definirsi, repubblicano.

#16 da luigi zoppoli, inviato il 25/4/2011
Non c'è molto da obiettare rispetto al contenuto dell'articolo. In uno dei primi commenti, il lettore ha osservato che questo accade in un mondo di cittadini istruiti e consapevoli aggiungendo il caveat "almeno così dovrebbe essere". La realtà che da semplici conversazioni private si trae è che consapevolezza, istruzione, ragione, ammesso che ci siano sono state subissate dal tribalismo a prescindere che mostra i devastanti effetti di una informazione che ha dimenticato se stessa, specie quella televisiva.

#15 da anna messina, inviato il 24/4/2011
Con la chiarezza e la lapidarietà che lo distingue, l'eccellente Prof. Avv. Mancusi Barone ha ineluttabilmente emulsionato tutti i pericoli concreti ed inesorabilmente annunciati contenuti in questa disastrosa riforma. Stavolta, nemmeno i più tiepidi utenti possono restare inerti davanti ad uno scenario minaccioso che attenta alla nostra vita republicana, tenuta in vita da un sistema equilibrato costituzionale di pesi e contrappesi che qualcuno vuole irrimediabilmente deturpare.

#14 da Fulvio Aversa, inviato il 23/4/2011
L'alterazione o lo sconvolgimento dell'ordinamento preesistente ricorre spesso nella storia come dimostrano innumerevoli casi che non vale la pena di elencare in questa sede. Nel caso dell'Italia, però, questo sconvolgimento mascherato da un'idea falsa ed unilaterale di giustizia sta avvenendo sulla pelle di cittadini istruiti e consapevoli (o almeno così dovrebbe essere) dei propri diritti e doveri e senza l'ispirazione ad "immortali principi" o l'azione di "individui cosmico-storici" degni di questo nome; Lasciar saccheggiare le istituzioni repubblicane a un imbonitore televisivo non rende onore al nostro popolo e segna una degenerazione culturale degna dei periodi più bui.

#13 da Stefano, inviato il 22/4/2011
Anch'io aderisco con grande convinzione ai rilievi di Mancusi Barone e sono fortemente preoccupato per la deriva antidemocratica acui l'attuale maggioranza sta costringendo il nostro paese. Sono un insegnante e quindi, su altri temi, chiamato quotidianamente a giudicare e confesso che se il mio giudizio fosse sottoposto ad una responsabilità civile e ad una responsabilità risacitoria diretta, probabilmente promuoverei molti più alunni di quanti ne fossero veramente meritevoli per non avere "rogne". Mi chiedo se per i giudici potrebbe innescarsi un analogo pensiero. Salviamo l'Italia da questa gente senza scrupoli.

#12 da francesco de Goyzueta, inviato il 22/4/2011


Sono d'accordo senza riserve sull'analisi di Giuseppe Mancusi Barone mentre voglio aggiungere in queste ore tristi per la democrazia solo un' espressione di grande
riconoscenza verso tutti quei Magistrati che sono stati uccisi nell'adempimento del loro dovere e ai quali il Presidente della Repubblica rivolgerà il 9 maggio un ricordo grato in nome dell'intero popolo italiano democratico e rispettoso della Costituzione.
E di profonda indignazione invece nei confronti di tutti coloro che, come Lassini , hanno offeso la Magistratura e le Procure e al quale sono da destinare, non voti di preferenza politica, ma solo inviti fermi a scomparire dal consesso civile e politico nel quale non sono degni di stare.

#11 da francesco de Goyzueta, inviato il 22/4/2011
Sono pertanto d'accordo totalmente con l'ottimo avvocato nonchè ex valoroso magistrato che è Giuseppe Mancusi Barone

#10 da francesco de Goyzuetya, inviato il 22/4/2011
se il governo vuole fare la riforma della giustizia ponga seriamente mano alla razionalizzazione dei tribunali,ai mezzi tecnologici e agli operatori che mancano. Se invece vuole imbavagliare i giudici e paralizzarne l'attività con una estensione abnorme della Responsabilità Civile che già esiste per dolo e colpa grave, estendendola anche al giudicato, con l'eliminare il principio del libero convincimento, con il mettere i Pm sotto il controllo governativo decidendo il governo quali reati perseguire, significa solo depotenziare il ruolo autonomo e indipendente i del terzo pilastro dello Stato senza il diritto non esiste più e la legge non è più uguale per tutti.
La pessima china che ha preso il governo va in questa direzione,quella che è è alla base della dottrina della P2 e del manuale gelli che è tornato in auge perchè supportato da chi non vuole la democrazia in questo paese.

#9 da ciro robustelli, inviato il 22/4/2011
sono convito che tutto quello che ha scritto Mancusi Barone è vero. A mio avviso bisogna difendere a tutti i costi la nostra costituzione e la nostra democrazia. Da pragmatico mi chiedo cosa si può e cosa si deve fare per eliminare il pericolo? L'unico sistema per annientare l'Innominato è colpire i suoi interessi economici. Bisogna spegnere la TV o decodificare le sue TV a partire da rai 1 e 2, rete 4 canale 5 e italia 1 e boicottando tutti i prodotti pubblicizzati dalle sue società.
Siccome quasi il 40% degli italiani sente il bisogno di liberarsi da LUI facciamo fronte comune e spegniamo le sue TV, così anche coloro che lavorano per lui incominceranno a pensare di liberarsi.

#8 da Giovanni Gioia, inviato il 22/4/2011
sostengo pienamente l'articolo del presidente, preoccupa la mancata coscienza collettiva di quel che si avvicina a un golpe mascherato

#7 da Cinzia Carloncini, inviato il 22/4/2011
Sono totalmente ignorante riguardo questi temi, però mi sono chiesta perchè, da quando è stata scritta, rispetto ad oggi, la Costituzione sia sentita così lontana dalle necessità che dovrebbe regolare... Il confronto di chi governava su una società appena uscita da un conflitto disastroso, in cerca di punti fermi ed equilibrio aveva permesso di stilare questa Carta. Oggi è la carta a non essere più attuale oppure chi ci governa ad aver perso il contatto con questi punti fermi e situazioni di equilibrio? Il peggio è che adesso chi ci governa, non rispecchia neanche più la società civile che invece è tirata in causa come pretesto per questo stravolgimento.

#6 da luidan, inviato il 22/4/2011
Aderisco con grande convinzione e preoccupazione agli inconfutabili rilievi critici di Mancusi Barone. Che questa maggioranza di governo fosse molto lontana dalla sensibilità e dalla fedeltà ai valori della Costituzione è sempre stato chiaro. Ma mai come in questo progetto irresponsabile di "riforma" si è passati dalla inidoneità morale alla pericolosità antidemocratica materiale ed imminente. Qui non si tratta solo di ignorare l'impianto garantistico del nostro modello processuale e il principio della separazione dei poteri, questa volta si tratta (ha ragione Mancusi) di un attentato ad una delle pietre angolari della nostra democrazia. Per questo motivo tocca confidare nell'esercizio da parte del Presidente della Repubblica di un potere che, forse proprio questa volta, rientra non solo tra le sue prerogative ma perfino tra i doveri che ispirano e fondano il Suo ruolo.

#5 da Marco, inviato il 22/4/2011
Condivido pienamente il pensiero dell'articolarista, perchè ritengo che questa riforma costituzionale sulla magistratura, voluta da Berlusconi per sottrarsi alla giustizia, ci tolga ogni garanzia di libertà, per cui spero vivamente che il capo dello Stato non promulghi mai questa legge.
Mi compiaccio che l'Italia dei valori abbia assunto questa decisa posizione che sta a cuore a tutta la società civile.

#4 da Oreste , inviato il 22/4/2011
Ottimo intervento del Prof. Giuseppe Mancusi Barone che apre la mente sull'articolo di chiusura della Costituzione, il 139, vera piattaforma contenutistica e garantistica di tutti i principi costituzionali di libertà fondamentali. Attendiamo, con fervore, un intervento del Presidente Napolitano sulla riforma della giustizia perchè prenda posizione e ci faccia conoscere la sua opinione.

#3 da Paolo Maroncelli, inviato il 22/4/2011
E' tutto semplicemente agghiacciante. La logica eversiva è chiara, sotto gli occhi di tutti, con l'aggravante del fatto che nessuno nella maggioranza ormai si nasconde più ed ammette candidamente che l'obiettivo è intraversarsi e proteggere il premier. Contro questo mostro nascente è tassativo battersi fino alla fine e con tutti i mezzi. Ne va della nostra libertà e della nostra Costituzione.

#2 da antonio caputo, inviato il 21/4/2011

E' UN TENTATIVO DI STRAVOLGIMENTO DEL PRINCIPIO DELLA SEPARAZIONE DEI POTERI

Lo dimostra il raffronto con altri Paesi Europei sul tema della responsabilita' dei Giudici, che mai puo' convertirsi in responsabilita' civile del Magistrato direttamente azionabile dal preteso danneggiato.

Questa la situazione in Europa.
Regno Unito: Come nei sistemi di common law, vige il principio della judicial immunity, in quanto l'immnunita tutela l'indipendenza del giudice.
Per la stessa ragione, in Francia, Gerrmania, Belgio, Portogallo, Paesi Bassi e ad oggi anche in Italia, la responsabilita' risarcitoria e' sempre indiretta e mai diretta, nel senso che il preteso danneggiato non puo' direttamente chiamare in causa il suo giudice.
Francia: Lo Stato condannato puo' rivalersi sul giudice solo in caso di mancanza intenzionale "particolarmente grave", insomma un dolo rafforzato.
Germania: La Costituzione tedesca sancisce la responsabilita' dello Stato.
La rivalsa dello Stato a carico del giudice puo' intervenire solo in caso di dolo o colpa grave.
Belgio: La responsabilita' e' sempre dello Stato che puo' rivalersi sul giudice solo in caso di dolo intenzionale o di frode.
Portogallo: La responsabilita' civile dello Stato scatta solo in caso di condanna penale del giudice , con possibilita' di rivalsa dello Stato a carico del magistrato.
Paesi Bassi: La responsabilita' civile e' unicamente dello Stato che non ha diritto di rivalsa.
In Spagna Stato e giudice possono essere chiamati in solido per rispondere civilmente solo dopo che un Tribunale a cio' destinato abbia preliminarmente stabilito che ricorra l'ipotesi di dolo o colpa grave.
La legge Vassalli in vigore in Italia e' analoga a quella tedesca.
Ammettere la responsabilita' diretta a carico del giudice equivale senz'altro a minarne l'indipendenza e comporterebbe lo stravolgimento di un principio immodificabile della Costituzione: l'indipendenza del potere giudiziario.
L'emendamento approvato in Commissione dalla Camera dei deputati e' a sua volta aberrante, avendo introdotto una fattispecie indeterminata di "manifesta violazione del diritto", che sostituisce addirittura la responsabilita' per dolo o colpa grave.
Contro ogni logica e in violazione del principio di certezza della norma giuridica.
Pretendendo di trasformare il giudice in vittima e ostaggio delle parti che egli ha il dovere di giudicare.
Piuttosto, a fronte della nuova "prescrizione breve", che come afferma l'On.Paniz non e' una legge ad personam, e' il caso di prenderlo in parola.
Lo faccia il nostro premier, rinunciando alla prescrizione.
Il che e' previsto dall'art 157, 7° co.c.p.: "La prescrizione e' sempre espressamente rinunciabile dall'imputato".
Norma non ancora abrogata dal "taglialeggi"..
Sarebbe troppo pensare, come ni paesi anglosassoni, che iniziato il processo penale, la prescrizione non possa piu' operare.
Per il principio che attribuisce allo stato il dovere di perseguire il crimine, ne cives ad arma ruant,
Dando soddisfazione alla vittima del reato, tagliata fuori dalla prescrizione.
E non gia' violando, in tal modo, l'art,2 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e del cittadino. che tutela il diritto alla vita.
Come sentenziato dalla Corte Europea di Strassburgo (ricorso 47357 Alikaj/Italia), in quanto un sistema penale non puo' essere strutturato in modo che la prescrizione leda il diritto delle vittime del reato.
La conseguenza di tale scempio della civilta' giuridica e' costituita dai manifesti di Milano sulla BR a Palazzo di Giustizia e, ancor prima, dall'improvvido riferimento dell'ineffabile premier al "brigatismo giudiziario".
E c'e' anche la comica finale del "dotto" Avv.Paniz, spintosi a confondere brigatismo con "brigantaggio".
Come ammoniva il Presidente partigiano, Sandro Pertini, "a brigante, un brigante e mezzo".
Salviamo lo stato di diritto!


#1 da Asio otus, inviato il 21/4/2011
Ma questa è una riforma della giustizia o una cancellazione della stessa? Allo stato attuale delle cose, la macchina giudiziaria è ferma per grave mancanza di risorse ed estremo eccesso di burocrazia; di cderto la Costituzione della Repubblica non è la responsabile di questo disatro: essa è la nostra unica e ultima garanzia e deve essere tutelata a ogni costo. La vera riforma della giustizia si potrebbe operare benissimo con leggi del tutto ordinarie. Mi chiedo se una simile ridefinizione della Giustizia non possa aprire la strada a un nuovo regime totalitario o, peggio, a una totale anarchia seguita dalla disgregazione letterale dell'Italia.



nome

email
cap
link

commento
Inserisci il codice di verifica:
Ascolta il codice segreto

 


Conosci ItaliaFutura
Il progetto, le persone, le attività
Rimettiamo in moto il Paese
La contro manovra di Italia Futura
Associazioni regionali
Italia Futura nel territorio
Partecipa!
Vuoi collaborare alle attività di Italia Futura?


nome

cognome

carica

amministrazione

Nazione
Provincia
Comune

Mi piace questa proposta e voglio aderire
email
cap



nome e cognome
email
cap
scuola

commento

nome e cognome

email
cap

Racconta