Il salone del mobile compie cinquanta anni. Per salutare un compleanno così importante i media hanno chiesto commenti e pronostici principalmente al mondo del design che da sempre è il punto di riferimento di questa importante settimana milanese. In realtà, chi avrà modo di visitare Salone e Fuorisalone in questi giorni avrà modo di scoprire,
oltre al talento dei grandi designer, anche l’importanza del lavoro artigiano come ingrediente essenziale della filiera della creatività nel settore del mobile. Sparsi in tutta Milano, si moltiplicano gli eventi che vedono
protagonisti della scena gli artigiani che concorrono alla produzione dell’offerta del sistema casa. Il tema non è nuovo, ma finalmente riceve la dovuta attenzione. Per anni abbiamo considerato la manifattura un problema risolto. Il ricorso massiccio alla delocalizzazione della produzione nelle economie emergenti ha fatto pensare ai più che un paese avanzato come l’Italia dovesse concentrarsi su poche attività della filiera produttiva, principalmente la progettazione e la comunicazione, nella convinzione che il pensiero creativo potesse essere separato dalla sua traduzione in fatto concreto. In molti hanno creduto che la creatività fosse solo pensare, immaginare e disegnare (al computer).
Oggi stiamo scoprendo che la creatività è una cosa più complicata di un semplice pensiero. E’ il risultato di una serie di passaggi che prevedono il confronto fisico con la materia prima e con le tecniche della manifattura.
Capiamo l’importanza di un’intelligenza del fare e che questa intelligenza è complementare a quella di chi immagina e comunica. In questo processo di confronto con il reale il sapere dell’artigiano gioca un ruolo essenziale. L’artigiano è in grado di dare vita a prototipi che hanno una qualità tridimensionale, è in grado di immaginare le implicazioni di processi di industrializzazione su larga scala, è in grado di garantire una produzione di qualità con un’attenzione al dettaglio inarrivabile a scala industriale.
In molti casi, questo sapere artigiano si incardina nel tessuto della piccola impresa tipica dei nostri distretti. In altri è stato riportato all’interno della manifattura della media impresa industriale. In ogni caso, si tratta di una competenza essenziale nel definire la qualità del prodotto italiano e di un collante formidabile per tenere insieme gli attori di una filiera industriale chiamata a produrre varietà in tempi sempre più brevi.
Le tante manifestazioni che vedono il coinvolgimento del mondo artigiano in questi giorni di Salone parlano di
una nuova consapevolezza sull’importanza del lavoro artigiano per mantenere una leadership competitiva a livello internazionale. A Milano questa ritrovata consapevolezza si manifesta nella proposta di una serie di progetti nazionali e internazionali che meritano di essere considerati come avamposto di una nuova cultura della produzione. Proliferano le presentazioni di pezzi in edizione limitata, i workshop che mettono insieme designer e artigiani, anche a scala internazionale.
Emerge un nuovo modo di guardare al mercato. I nostri artigiani scoprono che la globalizzazione non è un incubo da cui difendersi a tutti i costi. Imparano a giocare in attacco, accantonando l’ipotesi di trincerarsi dietro rilanci stile no global. Entrano in reti di professionalità e competenze che hanno bisogno del loro saper fare. Rilanciano la tradizione di cui sono depositari attraverso i linguaggi del contemporaneo. E’ un buon segno per il paese.
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Stefano Micelli è professore di Economia e Gestione delle Imprese all'Università Ca' Foscari di Venezia e direttore della Venice International University, un consorzio di università e centri di ricerca internazionali con sede sull'isola di San Servolo.