L'artigianato è essenziale per la competitività italiana nel mondo

Al salone del mobile la tradizione si declina al futuro

di Stefano Micelli , pubblicato il 11 aprile 2011
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Il salone del mobile compie cinquanta anni. Per salutare un compleanno così importante i media hanno chiesto commenti e pronostici principalmente al mondo del design che da sempre è il punto di riferimento di questa importante settimana milanese. In realtà, chi avrà modo di visitare Salone e Fuorisalone in questi giorni avrà modo di scoprire, oltre al talento dei grandi designer, anche l’importanza del lavoro artigiano come ingrediente essenziale della filiera della creatività nel settore del mobile.

Sparsi in tutta Milano, si moltiplicano gli eventi che vedono protagonisti della scena gli artigiani che concorrono alla produzione dell’offerta del sistema casa. Il tema non è nuovo, ma finalmente riceve la dovuta attenzione. Per anni abbiamo considerato la manifattura un problema risolto. Il ricorso massiccio alla delocalizzazione della produzione nelle economie emergenti ha fatto pensare ai più che un paese avanzato come l’Italia dovesse concentrarsi su poche attività della filiera produttiva, principalmente la progettazione e la comunicazione, nella convinzione che il pensiero creativo potesse essere separato dalla sua traduzione in fatto concreto. In molti hanno creduto che la creatività fosse solo pensare, immaginare e disegnare (al computer). Oggi stiamo scoprendo che la creatività è una cosa più complicata di un semplice pensiero. E’ il risultato di una serie di passaggi che prevedono il confronto fisico con la materia prima e con le tecniche della manifattura. Capiamo l’importanza di un’intelligenza del fare e che questa intelligenza è complementare a quella di chi immagina e comunica.

In questo processo di confronto con il reale il sapere dell’artigiano gioca un ruolo essenziale. L’artigiano è in grado di dare vita a prototipi che hanno una qualità tridimensionale, è in grado di immaginare le implicazioni di processi di industrializzazione su larga scala, è in grado di garantire una produzione di qualità con un’attenzione al dettaglio inarrivabile a scala industriale. In molti casi, questo sapere artigiano si incardina nel tessuto della piccola impresa tipica dei nostri distretti. In altri è stato riportato all’interno della manifattura della media impresa industriale. In ogni caso, si tratta di una competenza essenziale nel definire la qualità del prodotto italiano e di un collante formidabile per tenere insieme gli attori di una filiera industriale chiamata a produrre varietà in tempi sempre più brevi.

Le tante manifestazioni che vedono il coinvolgimento del mondo artigiano in questi giorni di Salone parlano di una nuova consapevolezza sull’importanza del lavoro artigiano per mantenere una leadership competitiva a livello internazionale. A Milano questa ritrovata consapevolezza si manifesta nella proposta di una serie di progetti nazionali e internazionali che meritano di essere considerati come avamposto di una nuova cultura della produzione. Proliferano le presentazioni di pezzi in edizione limitata, i workshop che mettono insieme designer e artigiani, anche a scala internazionale. Emerge un nuovo modo di guardare al mercato.

I nostri artigiani scoprono che la globalizzazione non è un incubo da cui difendersi a tutti i costi. Imparano a giocare in attacco, accantonando l’ipotesi di trincerarsi dietro rilanci stile no global. Entrano in reti di professionalità e competenze che hanno bisogno del loro saper fare. Rilanciano la tradizione di cui sono depositari attraverso i linguaggi del contemporaneo. E’ un buon segno per il paese.

Invia il tuo racconto a artigiani@italiafutura.it e verrà pubblicato sul nostro sito.



Stefano Micelli è professore di Economia e Gestione delle Imprese all'Università Ca' Foscari di Venezia e direttore della Venice International University, un consorzio di università e centri di ricerca internazionali con sede sull'isola di San Servolo.

Stefano Micelli è professore di Economia e Gestione delle Imprese all'Università Ca' Foscari di Venezia e direttore della Venice International University, un consorzio di università e centri di ricerca internazionali con sede sull'isola di San Servolo. Da oltre dieci anni ha concentrato la sua attività di ricerca sulle trasformazioni del sistema industriale italiano con particolare attenzione al tema della competitività della piccola media impresa.


tag:  artigiani   salone del mobile   artigianato   tradizione   eccellenza   locale   globale  


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#4 da valentina, inviato il 13/4/2011
ciao, concordo in pieno con l'articolo. l'artigianato è una grossa risorsa per il nostro paese..secondo me dovrebbe essere valorizzato e promosso maggiormente. io abito a Firenze e sono molto contenta dell'operato della mia città da questo punto di vista. per Firenze, maggio è il mese dell'artigianato..ci sono tante fiere e manifestazioni internazionali: prima la fiera internazionale alla fortezza e poi "artigianato e palazzo" una mostra dedicata ai mestieri artigiani e alle loro committenze..io andrò di sicuro ad entrambi.

#3 da Asio otus, inviato il 11/4/2011
L'Italia ha un'antichissima tradizione artistico-artigiana, purtroppo però la politica sembra ostacolarla in ogni modo: qualcuno dovrebbe spiegare che fine hanno fatto cose come l'apprendistato o le scuole che insegnano professioni artigianali. Sembra quasi che questo genere di professioni non sia ritenuto dignitoso perchè svolte senza lauree.

#2 da Gianfranco, inviato il 11/4/2011
Pienamente d'accordo, l'intera società focalizzata sulla carriera non può che generare, specialmente in un momento storico/economico come questo, una pletora di impiegati precari, frustrati, molti dei quali senza prospettive. Spesso capita di sentire commenti come "magari guadagnassi come un idraulico"!!! E' esattamente così, quanti non hanno mai pensato una cosa del genere? I mestieri, l'artigianato sono spesso sottovalutati perchè giudicati socialmente meno prestigiosi, secondo una determinata impostazione culturale che ormai non risponde più alle esigenze del paese e alla sua struttura economica. Sappiamo tutti che in questo momento trovare lavoro è difficile, personalmente se avessi un figlio gli consiglierei di studiare e tentare la carriera se ha davvero voglia di vivere quella vita che non è quella descritta nei film americani con i super manager che fanno affari milionari ecc. a farci caso la maggior parte dei lavoratori (ovviamente) è nella parte che nel film non si vede … chissà perché.
Altro spunto di riflessione: in fondo chi l'ha detto che un idraulico, un ceramista ecc. non possano essere persone di cultura come tanti impiegati, magari ottimi laureati lavoratori di in un call center, di guadagnare, essere soddisfatti e acculturati come e probabilmente … almeno al giorno d’oggi … come o più di loro?

#1 da Bruno Pierozzi, inviato il 11/4/2011
Una delle carenze del sistema scolastico italiano attuale risiede nella mancanza di indirizzo verso il lavoro reale. Un Paese non è fatto soltanto di medici, architetti, avvocati. E' purtroppo ancora presente nella cultura italiana, sviluppatasi dagli anni '60 in poi, una sottovalutazione della cultura del lavoro manuale, compreso quello artigiano. Tanti giovani oggi sprecano anni della loro esistenza passando da un lavoro precario in un call center all'altro, mentre se fossero più accorti potrebbero fare tantissimi lavori artigianali oggi ricercati dal mercato. Lavori che spesso in mancanza di manodopera qualificata interna sono svolti da lavoratori provenienti da altri paesi. Non sto parlando dei pur ricercati pizzaioli, ma parlo di ebanisti, esperti di mosaico, di lavorazione di metalli, di restauro di mobili, di corniciai. Alcuni lavori come quello del rilegatore di libri stanno ormai scomparendo, e anche trovare un barbiere o un calzolaio diventa faticoso. Ci sono tantissime possibilità offerte dal lavoro artigiano che non vengono a torto prese in considerazione. La scuola dovrebbe invece spingere i giovani che hanno predisposizione manuale verso questi lavori. Lavori che tra l'altro consentono, se svolti al meglio, buoni guadagni e che sono anche molto gratificanti dal punto di vista della gestione personale del tempo di lavoro, offrendo la possibilità di creare cosa che non è dato fare a molti lavori "intellettuali" o strettamente manuali. Essendo stato nei lontani anni '70 allievo dell'Istituto statale d'arte e avendo svolto tre anni di lavoro di decorazione plastica e poi due di decorazione pittorica, posso dire che la scuola d'arte applicata, se ben fatta, è una grande palestra dalla quale si esce con molte possibilità di lavoro creativo.



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