Pubblichiamo la risposta del Comitato promotore de "Il Nostro tempo è Adesso" al nostro editoriale Il loro tempo è adesso. Il nostro dovere è ora:Siamo felici che l'ex Presidente di Confindustria
Montezemolo, insieme a
Ichino e
Rossi, abbiano raccolto lo stimolo del “
Il nostro tempo è adesso” ad occuparsi dei problemi veri del paese.
Sarebbe anche bello continuare a parlarne, anche dal vivo, in un dibattito pubblico finalmente concentrato sul futuro dell’Italia e non solo del suo premier.
Il tema principale in Italia è la condizione del lavoro, ed oggi scendiamo in piazza per affermarlo con forza. Si tratta di un problema del lavoro tutto, dipendente ed autonomo e
va affrontato aprendo un confronto serio con chi la precarietà la vive quotidianamente, rinunciando a imporre soluzioni preconfezionate.
La manifestazione di oggi è una tappa all'interno di un percorso che vuole abbattere la precarietà del lavoro e della vita di intere generazioni. E’ una novità. Per la prima volta una generazione scende in piazza unita dai propri bisogni. Una precarietà che si fa vita, che investe il diritto all’abitare, al credito, alla famiglia e alla propria realizzazione personale.
Non scendiamo in piazza contro qualcuno, ma con le forze migliori di questo paese, indipendentemente dal tipo di lavoro, dal contratto e dall'età. Il problema della precarietà non può essere superato con semplici formulette contrattuali, ma deve essere affrontato sul terreno dello sviluppo, dei diritti e di una riforma complessiva del welfare, a cominciare dalla continuità di reddito.
Ci sottraiamo a qualsiasi tentativo di contrapporre i garantiti ai non garantiti. Ben venga una “graduale stabilizzazione” di tutti i lavoratori che in questo momento subiscono forme contrattuali improprie, discriminazioni ed abusi. Anche nella pubblica amministrazione è giusto scongiurare pratiche di reclutamento indiscriminato che non tengano conto del merito e dell'impegno. Ma
è necessario dare piena legittimità anche al lavoro genuinamente autonomo, come occorre ricondurre dentro i contratti nazionali tutte le forme di abuso legate al lavoro economicamente dipendente che nascondono lavoro subordinato.
Le politiche attuate dai governi degli ultimi 15 anni hanno realizzato
una flessibilità monca, della quale si sono avvantaggiate esclusivamente le imprese, consegnando ai lavoratori uno scenario di odiosa precarietà. Lo sviluppo e la competitività di un paese democratico non possono essere incentrati sulla concorrenza sui costi del lavoro, erodendo diritti ed opportunità.
Il lavoro deve rappresentare il motore di una crescita equa, che abbia ricadute virtuose sul piano sociale, culturale ed economico. Non è solo un sistema economico ammalato il nostro, ma è un'intera società che sta morendo.
Per rilanciare il paese
abbiamo bisogno di speranza, di fiducia e di opportunità. Occorre uno sforzo di solidarietà e di lungimiranza cui devono essere chiamati tutti, non soltanto padri e figli, non soltanto i lavoratori, ma l'insieme delle forze produttive, politiche e sociali. Bisogna avere il coraggio di
investire sulla ricerca e sull'innovazione per dare propulsione e dinamismo al mercato del lavoro. Un mercato del lavoro aperto ma che abbia regole precise e semplici, a tutela delle persone prima che del mercato. Il 9 aprile rappresenta
l’inizio della resa dei conti con una classe dirigente miope e sorda, che tenta di relegare una generazione nella marginalità e nell’ignoranza.
Nessun silenzio delle nuove generazioni dunque ma la sordità di una classe dirigente ai problemi di questo paese, una sordità che dura ormai da troppi anni e da cui pochi possono dirsi esenti. Una generazione che il governo etichetta come “inadatta all’umiltà”, come se vivesse su una realtà ovattata e imperscrutabile, senza che abbia mai incontrato, avvicinato le mille storie che parlano di noi, di come ci organizziamo per vivere e di come vorremmo continuare a farlo. Un cambiamento dunque che parta da un dato certo:
questo Paese è migliore di chi lo rappresenta.
La vita non aspetta e da oggi cominciamo a riprendercela.
Il Comitato Promotore de “Il Nostro Tempo è Adesso”Salvo Barrano, archeologo freelance, Associazione Nazionale Archeologi
Eleonora Voltolina, giornalista, Repubblica degli Stagisti
Pierpaolo Pirisi, portuale interinale, Rete precari portuali di Civitavecchia
Luca Schiaffino, ricercatore precario, Coordinamento precari università
Ilaria Lani, sindacalista, Giovani NON+ disposti a tutto-Cgil
Marco Palladino, imprenditore, fondatore del progetto Mashape
Alessandro Pillitu, avvocato a p.iva, Associazione praticanti 6° piano
Claudia Cucchiarato, giornalista, autrice del libro "
Vivo altrove"
Raffaella Ferrè, scrittrice, Coordinamento giornalisti precari Campania
Ilaria Di Stefano, operatrice precaria dello spettacolo, Duncan 3.0
Francesco Vitucci, assegnista di ricerca, ADI Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani
Teresa Di Martino, giornalista precaria, Diversamente occupate
Francesco Brugnone, operatore call center, 4U di Palermo
Imane Samia Oursana, redattrice precaria, associazione Going to Europe