Il loro tempo è adesso. Il nostro dovere è ora

Il precariato al centro dell'azione politica

di Pietro Ichino, Luca di Montezemolo e Nicola Rossi , pubblicato il 8 aprile 2011
immagine documento
Domani i lavoratori precari scenderanno in piazza uniti dallo slogan “Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta”. Convocata via Internet, la manifestazione – che ha avuto migliaia di adesioni – interesserà molte città italiane. Se le cose andranno come sono andate fin qui, anche in questo caso alle manifestazioni non farà seguito alcun atto concreto. Il tema dovrebbe invece essere al centro del dibattito e dell’azione di politica economica.

Valgano, per tutte, le parole rivolte qualche mese orsono dal Governatore Draghi agli studenti di Ancona: “Senza la prospettiva di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari, si indebolisce l’accumulazione di capitale umano specifico, con effetti alla lunga negativi su produttività e profittabilità”. Parole che corrono il rischio, nella migliore delle tradizioni, di diventare l’ennesima “predica inutile” di questo nostro Paese.

Parole il cui significato, sul piano del “che fare”, è invece chiarissimo. Primo, non si può semplicisticamente pensare di affrontare il tema prendendo la scorciatoia delle sanatorie o considerando il pubblico come luogo deputato all’occupazione assistenziale. Secondo, non si può altrettanto semplicisticamente pensare di contrastare la patologia della precarietà togliendo al sistema i margini di flessibilità di cui ha grande e, anzi, crescente bisogno. Terzo, come dimostra la recente sentenza del Tribunale di Genova in applicazione della direttiva europea sulle modalità di utilizzo dei contratti a termine, mantenere e anzi irrobustire i margini di flessibilità del sistema non si può fare nel modo in cui lo si è fatto fin qui, scaricandone tutto il peso sulle nuove generazioni: oltre che iniquo, può costare troppo caro.

La strada, dunque, è stretta e impervia; ma non per questo impossibile da percorrere. E, ancora una volta, la maniera migliore per percorrerla è quella di lasciare il sentiero in cui ci hanno costretto gli ultimi decenni per provare ad aprire un passaggio più in alto, lì dove tante e diverse rendite di posizione ci hanno finora impedito di passare. Fuor di metafora: riscrivendo il diritto del lavoro in modo che tutti i nuovi rapporti da qui in avanti possano essere costituiti a tempo indeterminato: anche quelli che fino a oggi sono stati l’espressione patologica della precarietà (contratti a progetto, partite iva fasulle, …), garantendo la piena copertura di eventuali oneri economici aggiuntivi per le imprese piccole e grandi, trattando nella stessa maniera l’operatore privato e l’operatore pubblico.

E quindi, un contratto di lavoro a protezione crescente per tutti i futuri lavoratori dipendenti (ferme restando le ovvie eccezioni a contenuto formativo o dei contratti a termine per i casi di sostituzioni temporanee o di punte stagionali): occupazione a tempo indeterminato per tutti e piena protezione contro le discriminazioni e contro i licenziamenti disciplinari ingiustificati, ma nessuna inamovibilità per motivi economici e organizzativi. In caso di licenziamento, trattamento complementare di disoccupazione “alla scandinava”, contribuzione figurativa per i periodi di disoccupazione, assistenza nel mercato del lavoro più efficace e controllo altrettanto efficace sulla effettiva disponibilità del lavoratore alla nuova occupazione. Nel contempo, attenta valutazione dei maggiori oneri monetari sopportati dalle imprese a seguito del cambio di regime (valutabili in media e in termini prudenziali in circa lo 0,3% della retribuzione lorda) e rimborso degli stessi oneri medi in via permanente attraverso una riduzione di pari importo di alcune voci di contribuzione e i rimborsi resi possibili dal Fondo Sociale Europeo. Infine, copertura della maggiore spesa attraverso un atto di solidarietà intergenerazionale: un anno (o anche meno) in più al lavoro per i padri in cambio di una concreta prospettiva di stabilità e di una pensione decente per i figli.

Sappiamo tutti, fin troppo bene, che il sistema produttivo italiano si regge oggi su un equilibrio instabile e iniquo: incertezza come condizione di vita per alcuni, stabilità come diritto acquisito per altri. Una vera e propria condizione di apartheid per le generazioni più giovani. Sappiamo anche, fin troppo bene, che la condizione di lavoro di alcuni (dei “paria”) è l’altra faccia della medaglia della condizione di lavoro di chi nella cittadella fortificata del lavoro regolare è riuscito a entrare; e che il superamento di questa frattura mette in discussione il nostro sistema di protezione del lavoro e la sua attuale struttura. E questa discussione, da quindici anni, ci spaventa e ci paralizza. Ma è un timore infondato: una soluzione è possibile senza toccare la posizione di chi ha già un rapporto di lavoro stabile, regolato dalla vecchia disciplina; offrendo a tutti i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro, e anche agli adulti che il lavoro lo hanno perso, qualche cosa di molto, molto meglio rispetto alle prospettive che oggi si offrono loro nel nostro mercato del lavoro. E facendo finalmente un passo avanti verso quella “meritocrazia”, tanto predicata quanto poco praticata in casa nostra.

La pazienza con cui la società civile ha sopportato fin qui i guasti dell’apartheid nel mercato del lavoro non deve ingannare. Il silenzio delle generazioni più giovani non è acquiescenza. Quello delle generazioni meno giovani non è indifferenza. Sta ora alla classe politica dimostrare che il suo silenzio non è – come spesso appare – impotenza.

-Leggi la risposta del comitato "Il Nostro tempo è adesso"



tag:  precari   contratto   stabilità   meritocrazia  


STAMPA:   per visualizzare la versione per la stampa clicca qui

ALTRE SUL TEMA


LASCIA UN COMMENTO | Leggi il DISCLAIMER


#32 da Alvaro Schieppati, inviato il 21/4/2011
Finalmente qualcuno pone e propone proposte serie da discutere!
Persone come Ichino e Montezemolo possono dare un contributo serio e fattivo alla soluzione dei veri problemi della gente. Sarebbe normale che i media discutessero delle difficoltà che quotidianamente i giovani incontrano ma questo paese, impazzito, è costretto ad occuparsi di altro. Spero che le persone di cui sopra possano presto essere messe nelle condizioni di agire e fare concretamente, ma ovvio, prima bisogna eleggerle....per governare!

#31 da Massimo Gargiulo, inviato il 21/4/2011
beh...con tutto l'interesse a modificare le condizioni contrattuali descritte nell'articolo, credo che allo stato attuale bisogna dare spazio all'innovazione, alla ricerca e agli incentivi alle aziende.
Quando parliamo di incentivi nn si intende emissione di denaro a pioggia ma ben mirato per lo sviluppo delle aziende piccole e medie già presenti sul territorio nazionele.L'obiettivo degli incentivi deve essere mirato maggiormane alla nascita di nuove aziende cioè incentivare chi vuole fare imprenditoria, quindi coinvolgere giovani, professionisti che hanno voglia di fare impresa. Se scatta questo meccanismo allora un contratto a progetto per un giovane dipendente di un azienda nn diventa altro che una via, un mezzo per la definizione di un contratto a tempo indeterminato. Si può dire che quando ciò accade c'è una forza economica e politica che invoglia e nello stesso tempo mantiene un apparato produttivo in vita. In questo caso nn si parlerebbe più di lavoratore precario..ma di un lavoratore in via di stabilizzazione economica e lavorativa, Inoltre nn si userebbe il termine precario solo ed esclusivamente per scopi politici.

#30 da Gianfranco, inviato il 14/4/2011
Per concludere si ai contratti a tempo indeterminato per tutti, ma finanziati con sgravi fiscali e magari con l'appoggio volontario di pensionati che ritardano VOLONTARIAMENTE di un anno l'uscita dal mondo del lavoro, magari cambiando mansione all'interno della stessa azienda.

#29 da Gianfranco, inviato il 14/4/2011
Aggiungerei che vista la struttura del mercato del lavoro in Europa e l'esistenza del trattato si Shengen, per gli italiani non sarebbe una soluzione, anzi un problema. Tale soluzione andrebbe bene solo se adottata da TUTTI i paesi della Comunità Europea con l'ottica di creare realmente un mercato del lavoro europeo e dei cittadini europei.

#28 da Gianfranco, inviato il 14/4/2011
Incentivare fortemente, attraverso sgravi fiscali, i contratti di lavoro a tempo indereminato sarebbe una vera e reale soluzione. Aumentare la flessibilià in uscita mi lascia un po' perplesso. Se il mercato del lavoro "tirasse" il passaggio da un'azienda all'altra sarebbe più che spontaneo. Ricordiamo che di grandi strateghi ce ne sono pochi, e pochi sono quelli che si rendono conto del fatto che dando lavoro a qualcuno ne influenzano direttamente la qualità della sua vita.

#27 da giuseppe, inviato il 12/4/2011
vorrei capire se il ddl sulla "flexsecurity" presentato da Ichino in Senato si applica solo alle aziende con più di 15 dipendenti. Mi sembra di aver letto così ma spero di essere smentito .....

#26 da giuseppe , inviato il 12/4/2011
il disegno di legge "flexsecurity" di Ichino è molto bello ma dubito possa diventare legge in questa legislatura. Solo mi sembra di aver letto che questo nuovo "contratto unico" si applicherebbe, in via opzionale, solo alle aziende con più di 15 dipendenti. Spero di essere smentito. Inoltre un altro problema a mio avviso è che lascia invariate le condizioni per i contratti di formazione,stage,etc.... invece andrebbero regolati in parte anche quelli.

#25 da pier luigi, inviato il 11/4/2011
il problema delle rendite di posizione e delle situazioni di privilegio all'interno del mondo del lavoro dipendente esiste e va combattuto anzitutto premiando il merito e l'impegno .Lasciare il lavoro dopo 40 anni percependo una pensione di 1200-1500 euro mensili non mi pare però possa essere considerato un privilegio.Mi chiedo perchè , quando si pone giustamente il tema della solidarietà tra generazioni, per distribuire più equamente le risorse disponibili e i sacrifici, non si parta dalle scandalose distorsioni che genera l'esistenza di una forbice salariale che non ha riscontri in altri paesi dell'occidente, l'ultimo edificante esempio è la liquidazione percepita dal Sig Geronzi, 16,6 Milioni di Euro per un anno di lavoro.Non vi sembra inoltre arrivato il momento di affrontare il problema di quei tanti rapaci ultrasettantenni che in ogni settore della società restano aggrappati ai loro posti di potere sbarrando la strada a qualsiasi ipotesi di rinnovamento. Con l'età dovrebbero aumentare saggezza e generosità, non egoismo e avidità di denaro,nei contesti sociali sani questo succede normalmente. Nel nostro paese purtroppo non va così e, vista l' assenza di prospettive per le giovani generazioni,è giunto il momento, per chi crede davvero nel cambiamento, di assumere posizioni nette e inequivocabili per favore il ricambio generazionale

#24 da Angelo Astigiano, inviato il 9/4/2011
Sono sostanzialmente d'accordo con quanto espresso nell'articolo: solo una riforma radicale dei contratti di lavoro, naturalmente che premi il merito e non prediliga la sola precarietà, possa ridare impulso all'occupazione e di conseguenza dare maggiori prospettive alle giovani generazioni.
Tutto questo dev'essere preceduto da una semplificazione, legislativa e normativa (es. eliminazione delle Provincie ed enti fittizi, accorpamento dei piccoli comuni, taglio del numero di parlamentari e modifica al bicameralismo perfetto, riduzione drastica degli adempimenti richiesti ad imprese e famiglie).
Per questo spero che in un rapido ingresso in politica del Dott. Montezemolo, le cui proposte rappresentano, secondo il mio modesto parere, l'unico tentativo possibile per risollevare le sorti dell'Italia, a patto che vi sia un netto distacco (leggi ricambio completo) dell'attuale classe politica nazionale.

#23 da Tommaso Lulli, inviato il 9/4/2011
Sono un giovane laureato di 25 anni che dopo un breve periodo tra stage e contratti interinali ha avuto la fortuna e, lasciatemi passare il termine, la bravura di trovare un posto a tempo indeterminato in una grande azienda. Credo che la soluzione di un contratto a tempo indeterminato sia l’unica possibilità per dare al paese una prospettiva di lungo periodo. Troppe volte la politica non ha saputo dare risposte concrete a problemi strutturali radicati nel nostro sistema. Tra l’altro il paradosso politico è evidente: come possiamo chiedere a questa classe dirigente con un’età media di oltre i 55 anni ed un diritto alla pensione dopo pochi anni di legislatura una tale riforma del lavoro? Tuttavia, ritengo che contratto a tempo indeterminato non debba necessariamente significare contratto “a vita” o comunque fino all’età pensionabile. Al giorno d’oggi il mercato del lavoro, pubblico e privato, ha subito una profonda evoluzione sotto le continue spinte di globalizzazione allargando i suoi vecchi confini e presupposti. E se è vero che oggi il mondo si muove con ritmi frenetici, noi dobbiamo assecondare ed essere soprattutto parte di questo cambiamento eliminando ogni forma d’immobilismo fisico ed intellettuale. Quello che si chiede, e di cui abbiamo ampiamente bisogno, è di un cambio di mentalità generazionale che però deve avvenire da ogni parte coinvolta.

#22 da mauro ciccarelli, inviato il 9/4/2011
le manifestazioni non risolvono il problema disoccupazione, poichè, se il lavoro non c'è, non è che si crea con gli scioperi. Se gli industriali spostano le loro aziende all'estero , come si fa ad impedirlo ? Nessun governo può riuscirci , anche le aziende della più italiana delle fabbriche (FIAT)vanno all'estero , e allora?Trasformare i contratti a tempo indeterminato senza il consenso delle aziende non può essere , a meno che lo stato non diventi di nuovo padrone delle fabbriche!!

#21 da Armando, inviato il 9/4/2011
Avanti con forza e determinazione. Qualora il Presidente Montezemolo decidesse di "scendere in campo" nello schieramento centrale io sarò dei vostri.

#20 da roberto adani, inviato il 9/4/2011
Qualche riflessione, per provare a tenere vivo un bel tema, senza la presunzione di avere la ricetta, Parto dal considerare che parliamo comunque di generazioni senza rappresentanza. In parte perchè comunque generazioni future, mentre gli attuali giovani sono, o stati espulsi dalla politica o si sono immediatamente allontanati o molto più spesso nemmeno ci si sono avvicinati. Politica comunque legata a vecchi schemi, quelli del confronto con le forze sociali, del sindacato, delle organizzazioni economiche, dei partiti. Non sono organizzazioni per giovani. Il sindacato è da tempo un sindacato di tesserati, occupati, a tempo indeterminato soprattutto del pubblico impiego ma ancora di più di pensionati. Le associazioni di categoria economiche rappresentano anch’esse un mondo di imprese in cui le barriere di ingresso per i giovani si sono molto alzate, Non è più certo possibile partire con un trapano usato in garage a fare impresa. Nemmeno la questione del ricambio generazionale nelle imprese è stato risolto. Non parliamo poi dei partiti che quando hanno accettato i giovani lo hanno fatto solo se debitamente conformati alle regole di quella politica fatta di clan del capo mandamento, esclusi a priori merito e capacità, apprezzati solo la fedeltà incondizionata di chi deve aspettare il proprio turno, che se mai verrà sarà sempre per gentile concessione di chi in politica c’è già da molto tempo e ci vuole comunque rimanere. Quindi difficile far pesare all’interno di questi meccanismi le esigenze dei giovani. Per prima cosa comunque si dovrebbe dotare i giovani del set di strumenti minimi per cavarsela nel mondo. Prima di tutto conoscenza ed educazione e quindi scuola e famiglia. Poi autonomia, un giovane europeo esce di casa a 16 anni. Poi cultura, internet, cinema, teatro, arte. Noi italiani abbiamo insegnato al mondo intero come vendere cultura, tappeti, arazzi, lampadari, quadri, in passato. moda, auto, moto, gioielli e design in tempi più recenti. Gran parte del valore dei beni di maggior successo è immateriale è cultura. Poi sviluppo, la crescita zero lasciamola a che ha dai 50 anni in su, se vogliamo estendere ai giovani un nuovo stato sociale e migliorare scuola, università, ricerca e opportunità di lavoro ci vogliono risorse che nello stato attuale passano per una crescita economica. Non ci sarà più il lavoro sicuro neanche per chi è a tempo indeterminato, quindi è necessario un salario minimo di disoccupazione per i momenti di difficoltà. Gli unici che possono assicurare crescita economica sono il sistema delle piccole e medie imprese manifatturiere di questo paese. Certo supportate dai territori e dalle politiche territoriali, in reti lunghe internazionali, serie e affidabili come solo i nostri artigiani riuscivano a essere. Innovative, non l’invenzione di colpo di un nuovo prodotto, raramente ne siamo capaci, ma il miglioramento continuo anche dei prodotti più maturi, per contenuto, aspetto o processo. Pensate a cosa siamo riusciti a fare dal vino al metanolo in bottiglioni ad oggi, in termini di contenuto, qualità, tecnologie e immagine della nostra enologia. Un processo portato avanti soprattutto da giovani. Etica, non ce l’abbiamo più ma ce la dobbiamo reinventare, perchè in un mondo globale in cui le grandi multinazionali esternalizzano i loro prodotti, si affideranno ad imprese europee solo se sapremo farli ad un prezzo concorrenziale, un pò meglio degli altri, ma soprattutto con grande affidabilità e serietà. Nel mondo globale non c’è più spazio per i troppo furbi e questa è un altra cosa che dobbiamo tornare a insegnare ai nostri figli. Poi ci vorrebbero luoghi in cui contaminarsi, copiarsi, fare girare le informazioni, condividere conoscenza, relazionarsi e incontrarsi, Solo così può nascere il nuovo, Minimo 200, 300 giovani che si incontrano nella pausa pranzo al ristorante, in un luogo stimolante, bello anche dal punto di vista ambientale in cui semplicemente ognuno parla del progetto o dell’idea a cui sta lavorando e qualcuno origlia, copia, modifica e inventa una cosa geniale. Non è ovviamente un capannone ma si puà visitare in qualsiasi città d’europa, il più vicino è a Nizza, è un parco tecnologico si chiama sophia-antipolis. Ma forse ormai bisogna pensare già a qualcosa d’altro, perchè la politica e la classe dirigente in generale di questo paese difficilmente ha avuto il coraggio di progetti ambiziosi e scelte coraggiose, perchè poi di chi è la colpa se falliscono, chi ne paga le conseguenze? La risposta è banale; i nostri giovani.

#19 da Aldo Cannavò, inviato il 8/4/2011
Per ottenere risultati concreti si deve rivedere l'intero tessuto produttivo e sociale,secondo i punti seguenti: 1)Snellire l'intero apparato ministeriale e burocratico,il cui costo obbliga ad appesantire le tasse che gravano sull'apparato produttivo mettendolo in difficoltà. 2)Mettere un tetto alle retribuzioni più alte. 3)Far pagare agli amministratori delle aziende statali i propri errori e chiedere loro conto dei loro risultati quando sono negativi. 4)Diminuire le tasse alle aziende che producono ed aiutare quelle in difficoltà. 5)Combattere le raccomandazioni e la corruzione. 6) Combattere gli sprechi in tutti i settori sociali e produttivi. Sarà così possibile sanificare tutti gli apparati sociali e produttivi e permettere di trovare le giuste risorse per aumentare i posti di lavoro e regolarizzare i precari.

#18 da bene, inviato il 8/4/2011
Molto bene, finalmente riflessioni vere su problemi che emergono in tutta la loro drammaticità. Con l'auspicio che questa iniziativa prenda forma politica!

#17 da Fabrizio Benassi, inviato il 8/4/2011
Troppo spesso il tema del lavoro è stato sollevato su temi che interessano soprattutto una parte minore dei lavoratori, ad esempio quelli della grande industria (circa 3.000.000) che pur essendo una parte importante non è certamente la più debole e bisognosa di tutele. Vorrei ricordare solo alcuni dati (che peraltro gli estensori dell'articolo ben conoscono): Stime sul lavoro x tipologia contrattuale, fonte Bankitalia di qualche tempo fa: - 542.000 CoCoPro - 260.000 Apprendisti - 116.000 lavoratori somministrati - 968.000 tempi determinati Totale 2.886.000 di lavoratori marginali x reddito, per tipologia contrattuale e per strumenti di welfare disponibili; - Circa 2.000.000 di persone alla ricerca del lavoro; - 500.000 cassa integrati che nella maggior parte dei casi non avrà lavoro alla fine della CIG; A questi dovremmo aggiungere coloro che hanno partita IVA e sono lavoratori marginali, nessuno strumento di welfare disponibile e spesso redditi molto più bassi dei lavoratori di Pomigliano e di Mirafiori (ad esempio tutti coloro che sono in contabilità semplificata, cioè fatturati sotto i 30.000 euro). Difficile sapere quanti sono, anche perchè è difficile distinguere tra lavoro marginale ed evasione, se si guardano i redditi dichiarati, ma temo siano molti di più di quanto si possa pensare e, probabilmente, sono la maggioranza tra i 6,8 milioni di partite iva (8,8 milioni registrate di cui circa due milioni inattive). Totale LAVORATORI MARGINALI, più di 8 MILIONI. A tutti questi lavoratori e lavoratrici dovrebbero soprattutto interessare che vi siano le migliori condizioni, nel paese, per lo sviluppo e per la creazione di opportunità di lavoro, prima, e di sviluppo professionale, poi. A queste persone immagino importi poco di mantenere le ipertutele dei lavoratori oggi garantiti, anche perché loro di diritti o non ne hanno o ne hanno veramente pochi. E tra l'altro di diritti, senza il lavoro, semplicemente non ce ne sono. Penso che tutto ciò che si riuscirà a fare per ridurre il divario tra privilegiati del mercato del lavoro e "marginali" sarà una grande conquista. Quanto scritto da Ichino, Montezemolo e Rossi è totalmente condivisibile. Mi piacerebbe poter pensare che si possa fare anche di più. Senza togliere qualche diritto ai lavoratori "protetti", grande industria e impiegati dello Stato (magari aggiungendo qualche dovere), ci vorrà ancora più tempo per togliere dalla loro condizione gli 8.000.000 e più di cui parlo sopra. Ma, lo so, mettere in discussione la flessibilità in uscita, per i protetti, è stato fino ad oggi un tabù in Italia. E soprattutto sarebbe opportuno avere costi certi di indennizzo, in caso di licenziamento, per le aziende. Si è anche parlato poco di stabilire compensi minimi, garantiti, per tutti. Ovviamente la necessità di una radicale riforma degli ammortizzatori sociali è incontrovertibile, con la possibilità di istituire una indennità di disoccupazione "alla scandinava" il cui unico limite dovrà essere il suo costo per i contribuenti. Indennità che comunque potrebbe essere integrata attraverso l'istituzione di appositi "fondi di garanzia" istituiti ad hoc all'interno dei contratti collettivi nazionali di settore e/o come elemento di welfare aziendale all'interno dei contratti integrativi di secondo livello. Peraltro capisco che le proposte politiche è giusto che siano anche caratterizzate da grande realismo, ma se solo si creassero le condizioni "culturali", nel paese, per una sferzata di rinnovamento ancora più forte, non rinuncerei ad una veloce ed immediata rinascita del mercato del lavoro che elimini in un sol colpo il dualismo di oggi.

#16 da Alessandro Ciaramella, inviato il 8/4/2011
...Silvio, dopo aver cambiato la politica, l'economia, la cultura e l'animo stesso del paese vuol cambiare la costituzione e rendere tutto questo legale e permanente. E forse ci riuscirà. Ma io non ci trovo nulla di male. Non ci trovo nulla di male, perchè il problema non è Silvio (o quelli come lui che si fingono alternativi a lui), il problema non è dove Silvio sposta il limite, ogni volta più in là. Il problema sono tutti i rimanenti 55 milioni di italiani che non fanno nulla. Tutto DEVE continuare a peggiorare, finchè il rumore del paese che ci crolla sulla testa sarà troppo forte, troppo assordante! E allora anche i più sordi si sveglieranno, e agiranno. Dobbiamo solo vedere quale soglia di dolore sarà necessario raggiungere affinchè ci destiamo e decidiamo di essere, finalmente, noi stessi il cambiamento che tanto auspichiamo a parole. Crolli il paese, crolli tutto se questo è il prezzo che dobbiamo pagare per risvegliarci. Silvio non è il male, è soltanto il segnale della sveglia che al mattino ci perfora le orecchie per farci destare dal sonno, e agire! ...ci svegliamo?

#15 da Fulvio Aversa, inviato il 8/4/2011
I sommersi e i salvati. Mi viene spesso in mente il titolo del libro di Primo Levi quando penso alla dualità nel mondo del lavoro così ben descritta dall'articolo. E se dal canto mio sono riuscito a salvarmi credo sia ingiusto crogiolarsi nella sicurezza delle proprie tutele; nulla è eterno e nulla, in fondo, ci appartiene. Avanti su questa strada impervia, dunque, con la consapevolezza di rendere un servizio a quella "polis" che i nostri avi greci e romani ci hanno insegnato ad apprezzare e proteggere come garanzia del nostro bene comune fatto di libertà, certezza, giustizia e pace.

#14 da Claudio Lucii, inviato il 8/4/2011
Bravi ma per fare questo che condivido alla grande ci vuole MONTEZEMOLO: Presidente del Consiglio ICHINO:Ministro del Lavoro ROSSI:Ministro dell'Economia. Ci vuole una bella svolta politica ! Senno restano belle teorie nei convegni ! Basta bisogna passare all'opera !

#13 da mirco sangalli, inviato il 8/4/2011
mi piacerebbe sapere quanto lavoro viene esternalizzato nelle aziende che ruotano attorno ad italia futura, specialmente verso cooperative(di nome)e temporary-work. non vorrei che si cominciasse con promesse IMPOSSIBILI, gia 20 anni di BLS-m, basta!!

#12 da Teodoro Raco, inviato il 8/4/2011
Sul lavoro, vorrei sottolineare almeno un aspetto: Tra le varie ricadute negative della disoccupazione giovanile unita al precariato, è quella della 'CANCELLAZIONE SOCIALE' di quelle persone che, quando erano giovani (intendo dai 18 ai 29 anni), vivevano di un lavoro precario e di disoccupazione, mentre ora che non sono più giovani, continuano ad essere disoccupati e hanno perso il lavoro precario perché troppo anziani. Ritengo che queste fasce sociali siano votate alla RIVOLTA, perché non esiste una rappresentanza politica per queste persone, o, se esistesse, non sarebbe in grado di darvi una risposta. Sulla formazione evito parole inutili...

#11 da fabio, inviato il 8/4/2011

sono un operatore del mondo dell'automotive. penso tutti sanno le difficolta' che sta attraversando il settore auto ma non vi nascondo della mia propensione ad investire e trovare nuove soluzioni legate di sicuro all'aumento occupazionale dato che senza risorse umane non si puo' crescere.....assumere una persona oggi in italia e' un impegno oltremodo difficile per un imprenditore che vuole operare correttamente seguendo le regole. Regole troppo rigide che devono cambiare. e' corretto assumere a tempo indeterminato e deve essere cosi ma e' anche corretto poter essere meno vincolati. un lavoratore che merita non potra' mai temere di essere licenziato!!!!!


#10 da simonab, inviato il 8/4/2011
Sono una donna sessantenne che andrà in pensione il 1° luglio prossimo dopo trentasette anni di lavoro, ho una figlia di 31 anni, laureata con il massimo dei voti, iperspecializzata, iperprecaria. Ho una mamma di novant'anni con il minimo della pensione, con una demenza senile grave e tutte le spese di assistenza che questo comporta. La mia generazione si trova schiacciata tra figli grandi precari, spesso conviventi, vecchietti altrettanto precari, nipoti da accudire perché figli di una generazione di precari con pochi soldi e pochi servizi. Tanto si parla pochissimo si fa a destra come a sinistra. Il welfare italiano è tutto in mano alle donne e al loro volontariato gratuito. Ma adesso se si parla di donne si parla solo di escort. Presidente Montezemolo scenda in campo con un programma serio che affronti finalmente i problemi delle famiglie, degli anziani, dei giovani, delle donne di questo paese e saremo tutti con lei.

#9 da Bruno Pierozzi, inviato il 8/4/2011
Si avvertono i primi segnali di un cambiamento d'aria nella politica economico - finanziaria italiana, segnali che potrebbero essere propedeutici anche al necessario cambiamento di una fase politica ormai preda di un inarrestabile degrado comportamentale. Oggi una delle priorità è quella del lavoro e sopratutto di una politica per il lavoro che possa offrire delle prospettive certe alle nuove generazioni che soffrono la mancanza di una direzione strategica, sia da parte del mondo imprenditoriale che di quello istituzionale, a cui si aggiunge un sindacato diviso, ma soprattutto incapace di analizzare la nuova fase del capitalismo.
Così non si può andare avanti. Occorre aprire una fase nuova di confronto tra la politica e le forze sociali dalla quale possa scaturire un nuovo "patto intergenerazionale" che sappia coniugare lo sviluppo produttivo ai diritti dei lavoratori in essere e a quelli dei pensionati presenti e futuri. Va aperto da subito il confronto sulle proposte avanzate negli anni recenti da Ichino, da Boeri e Garibaldi sull'idea di un nuovo contratto (contratto unico) funzionale alla difesa dei lavoratori precari, affinché possano superare la condizione del precariato a tempo indeterminato e avere garanzie anche in merito al loro destino di futuri pensionati. Su questi temi non è più possibile rinviare la discussione. L'auspicio è che Montezemolo possa essere l'elemento catalizzatore di una nuova fase politica, economica e sociale di cui il Paese ha bisogno inderogabile.


#8 da Flavio Pellis, inviato il 8/4/2011
Era ora! finalmente ci sono anche altri che ri-scoprono la proposta Boeri (è del 2007) sul contratto unico, coniugata con la flexisecurity (che peraltro sostengo da tempo). Meglio tardi che mai. Resta da vedere se è solo immagine e fumo (come siamo ormai da tempo abituati), oppure se seguiranno iniziative concrete di impegno.

#7 da Francesco Rocchi, inviato il 8/4/2011
Molto bene: c'è la chiarezza e c'è la carne al fuoco. Mi sentirei di sostenere col mio voto un partito che si prensentasse con questo programma.

#6 da emanuele esposito, inviato il 8/4/2011
Ecco perche’

Dal 1994 al 2011 ho seguito Berlusconi, ma dopo la presa in giro degli italiani nel mondo ho deciso di lasciare DEFINITIVAMENTE questa pagina triste di una destra ormai allo sfascio.
Mi aspettavo molto di piu’ da questo ultimo Governo Berlusconi sinceramente, I numeri in Parlamento erano tali per fare un cambiamento radicale ma si sono stangnati su problematiche che a noi Italiani nel Mondo poco interessa.
Il dipartimento degli italiani nel mondo del PDL, prima con On. Di Biagio, ora con il Sen.caselli non ha visto nessun risultato, continuano a prendere per I fondelli il popolo, in tre mesi io stesso ho inoltrato diverse volte al Sen. Caselli delle domande, ma date una risposata, ma guarda caso quando si tocca la sua personalita’ esce dall’oscurita’, lascio il PDL da sostenitore quale sono stato per approdare in ITALIAFURURA, con la consapevolezza di aver sempre contribuito a migliorare il nome dell’italia all’estero, lo faro’ ancor piu’ da oggi e con impegno in primo piano mettendomi in gioco POLITICAMENTE.
Il sogno Berlusconiano e finito, e mi dispiace molto perche’ come uomo impreditoriale ha fatto tanto e speravo che desse una svolta alla politica economica di questo nostro Bel paese cio’ non e’ avvenuto, per colpa sua, dei suoi alleati non m’importa, L’Italia ha bisogno di una sterzzata, seria e’ finito il tempo di nascondersi dietro a un ditto, le scuse ormai sono finite e la gente, quella commune, quell ache si alza al mattino presto per portare a casa un pezzo di pane e un futuro per le loro famiglie sono stanche dei bunga bunga e delle cavolate da gossip, l’italia alivello internazionale perde terreno, il ministero dello sviluppo e quello del politiche agricole cosa fanno?

Lascio con rammarico, questa pagina di vita vissuta e combattuta nei giorni elettorali, passione che mi porto comunque con me in nuove avventure, e sono certo che adesso in avanti le cose non possono che andare bene.
ItaliaFutura sara’ da ora in po il mio mondo politico e faro’ quanto e nelle mie possibilita’ a dare un futuro serio, duraturo a tutti I miei connazionali all’estero.




#5 da Cinzia Carloncini, inviato il 8/4/2011
Sono sicura che questo silenzio non sia impotenza. Mi piace questo momento proprio per la difficoltà, perchè finalmente si è smesso di ridere e ironizzare. La voce della manifestazione in piazza è importante. Personalmente non ho mai partecipato, limitandomi ad azioni più personali nel quotidiano, però dalla manifestazione degli studenti, poi quella delle donne passando per l'altra bellissima per la Costituzione e domani quella dei precari.... mi sembra che la partecipazione civile sia davvero coinvolta a tutti i livelli. Non sono le stesse persone. E' la società civile che adesso sa quello che vuole. Mancano i poteri forti, quelli della politica-economica, ma è solo questione di tempo e io provo un certo entusiasmo a poter contribuire in questi momenti di modifiche importanti. Manca anche un'alternativa credibile, ma si è capito che si sta lavorando anche per questo. Grazie

#4 da Alessandro, inviato il 8/4/2011
Italia Futura incarna la bellissima frase di Gandhi: "sii tu il cambiamento che vuoi per il mondo". In questo articolo si trova l'essenza del movimento, che rispecchia perfettamente ciò che ci vuole per uscire da questa situazione assurda che sta uccidendo una nazione. Solo prendendo le redini del proprio destino, solo provando noi stessi ad 'essere' qualcosa di fattivo, nuovo e positivo possiamo pensare di vedere realizzati nel mondo i cambiamenti che tanto sono necessari. La politica dell'essere 'contro questo o quello' non è mai servita, e ora meno che mai; è il momento di mandare in pensione questi assurdi modi di fare che ci hanno portati dove siamo oggi: sull'orlo del baratro.

#3 da sinigagl, inviato il 8/4/2011
Bene! Il contratto unico è l'unica via di scampo per i giovani, per spezzare la condanna del precariato, come sostiene da parecchi anni Tito Boeri.



nome

email
cap
link

commento
Inserisci il codice di verifica:
Ascolta il codice segreto

 


Conosci ItaliaFutura
Il progetto, le persone, le attività
Rimettiamo in moto il Paese
La contro manovra di Italia Futura
Associazioni regionali
Italia Futura nel territorio
Partecipa!
Vuoi collaborare alle attività di Italia Futura?


nome

cognome

carica

amministrazione

Nazione
Provincia
Comune

Mi piace questa proposta e voglio aderire
email
cap



nome e cognome
email
cap
scuola

commento

nome e cognome

email
cap

Racconta