I partiti risarciscano i danni della corruzione

Condividendo le responsabilità si combatte la cultura del malaffare

di Umberto Ambrosoli , pubblicato il 6 aprile 2011
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Gonfia i costi, manipola la concorrenza, distorce il mercato, aumenta il costo del debito, inquina politica e amministrazione, nega il principio di imparzialità, genera legami con la criminalità organizzata, disincentiva gli investimenti esteri, limita intelligenze ed inventiva, svilisce l’immagine dell’imprenditoria, spegne ogni spinta a fare bene, manda avanti i peggiori, erode la possibilità di sviluppo, disgrega le basi della convivenza civile e delle istituzioni democratiche, distrugge la fiducia, aumenta la povertà, promuove investimenti e spese inutili, ipoteca il futuro.

E’ la corruzione, intesa sia in termini normativi, sia in senso più ampio: “Vi è corruzione ogni qual volta chiunque sia dotato di un potere lo utilizza non per gli scopi per i quali gli è stato affidato, ma per scopi estranei al suo mandato, a beneficio proprio o di altre appartenenze (famiglia, setta o partito che sia). […] Corruzione nel senso di qualcosa che corrompe: la fede pubblica, la fiducia, il valore del mercato, il principio base della professionalità, l’uguaglianza, l’imparzialità”. (M. Vitale, M. Garzonio, Corruzione, Edizioni Studio Domenicano, 2010).

Per misurare la situazione nel Paese non vi sono solo indagini, sentenze, analisi istituzionali o gli allarmi lanciati periodicamente dalla Corte dei Conti, da istituzioni, enti e associazioni (il GRECO, Gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa, Transparency International, ecc…), ma vi è soprattutto l’esperienza diretta di ciascuno, poiché a tutti capita di incontrare non solo gli affetti, ma anche la “cultura” della corruzione. Il problema è che si è talmente abituati ad essa da percepire con fatica la dimensione dello sviamento, la depravazione di molte istituzioni: non più al servizio del cittadino e del Paese, ma piegate per fini diversi.

Le responsabilità sono diffusissime, ciò che non significa invincibilità, ma possibilità di pluralità di reazioni, varietà di contributi di contrasto, condivisa assunzione di responsabilità.

La storia ci insegna che è possibile contrastare la corruzione e la cultura che ne consente l’affermazione. Un esempio importante è quello degli Stati Uniti nel periodo a cavallo tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 (cfr. op. cit. e A. Nevins e H.S. Commager, Storia degli Stati Uniti, Einaudi, 1961): il profondo percorso di riforme per ridimensionare in termini importanti il fenomeno della corruzione fu possibile attraverso una nuova visione della politica della quale fu interprete, fra i primi, un giovane Theodore Roosevelt.

Oggi, in Italia, una nuova concezione di politica può muovere da una diversa idea di partito, che ne faccia realtà più in sintonia con quella centralità del cittadino pensata dai costituenti. Un’idea di partito, poi, non come centro di potere invasivamente proteso verso l’occupazione di ogni contesto della società, ma come strumento di garanzia del suo esclusivo ambito di responsabilità.

Se un partito è il soggetto che, tanto più con la legge elettorale vigente, seleziona il candidato a farsi carico degli interessi della collettività, allora ne deve essere il soggetto responsabile: colui, cioè, che risponde di ciò che di buono o di cattivo il candidato eletto fa. Rispondere non solo a coloro che hanno votato quel candidato (e che ovviamente possono punire il partito alle elezioni successive), ma anche a coloro che non lo hanno votato. Bisogna concretizzare questo tipo di responsabilizzazione.

Un percorso può essere la previsione in capo ai partiti del dovere di risarcire il danno determinato da colui che ha utilizzato per fini personali la responsabilità ricevuta con il voto. Ne conseguirebbe, anche, l’opportunità per il partito di dotarsi concretamente di un sistema di regole e controlli interni volti a verificare l’ortodossia della gestione del potere da parte del candidato eletto.

L’impegno nella politica coinciderebbe così più facilmente con quello per il Paese.




Umberto Ambrosoli è avvocato penalista a Milano. E' il terzo figlio di Giorgio Ambrosoli e da anni partecipa ad incontri nelle scuole italiane, a convegni, a iniziative pubbliche volte a dare maggior valore e risalto alla figura e al lavoro del padre. Ha scritto “Qualunque cosa succeda” (Sironi Editore, 2009).





tag:  corruzione   ambrosoli   partiti   reponsabilità  


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#8 da Sergio B., inviato il 8/4/2011
La corruzione, sopratutto nell’amministrazione locale c'è ed è il peggiore dei problemi che limita lo sviluppo economico e mina alla base la credibilità delle istituzioni democratiche (nel caso che conosco l’amministrazione è di sinistra). Gli strumenti per combatterla ci sono, ma spesso, coloro che devono prendere i provvedimenti, sono gli stessi politici, amministratori incapaci o conniventi con i funzionari corrotti. Il quadro che ne esce è desolante; hanno creato un clima tale che lo stesso caso viene trattato in maniera diversa in base alla “simpatia” politica, in barba alla legge. Molti soprusi consistono nel tiranneggiare il cittadino di turno, con richieste palesemente assurde (documentate da sentenze favorevoli), costringendolo a lunghi, costosi ed estenuanti cause civili (anche per poche decine di euro!!) Anche questo è un “sistema” intimidatorio per “controllare” il proprio elettorato. Se la politica non riesce a controllare l’operato del dirigente, finisce che chi amministra il comune è il funzionario corrotto, con tutte le conseguenze del caso. Il potere che hanno è enorme (hanno gli incentivi per scovare gli evasori quando sono loro che decidono chi lo è e chi no). Se non si interviene con strumenti per controllare l’operato di chi amministra la cosa pubblica e non si attuano leggi molto severe, che prevedano il licenziamento immediato del funzionario corrotto (licenziamento subito e senza stipendio, poi può fare tutti i ricorsi che vuole chiaramente nel rispetto della legge) non ne usciremo mai.

#7 da ennio, inviato il 8/4/2011
non sono assolutamente d'accordo con quanto espresso dal relatore.. un sistema quale quello considerato, non porterebbe altro che maggiore corruzione nei confronti di quei giudici che dovranno valutare se i candidati espressione dei vari aprtiti hanno fatto bene o male!! a mio parere basterebbe applicare la costituzione, che dice che tutti i cittadini sono liberi di riunirsi in partiti politici, i quali devono avere un metodo democratico!! il punto è proprio questo.. ormai i partiti attuali fanno un congresso ogni 20 anni.. votano solo il presidente il quale si mette poi tutti i collaboratori! invece a mio parere gli iscritti ai partiti dovrebbero votare più spesso e i direttivi dovrebbero essere espressione anche delle minoranze!

#6 da Giacomo , inviato il 8/4/2011
forza luca,riempi questo vuoto di questi po-
liticanti buoni a nulla e collusi con un potere corrotto e mafioso. dai lustro all'-
italia e diamo un futuro ai giovani.
una cosa importante devi proporre:togliere i
benefit alla casta,abolizione degli sprechi
e delle provincie,sussidio ai disoccupati e
a quelli che perdono il posto di lavoro,come
avviene in altri paesi europei. ricerca,uni-
versità,sviluppo,beni culturali e ambientali
sempre più giovani al comando per titar sù
questa italia del bunga bunga e delle mafie.

#5 da Fulvio Aversa, inviato il 7/4/2011
Un partito del genere, dato l'attuale contesto, non potrebbe che nascere ex novo. Se gli attuali partiti fossero investiti della responsabilità descritta nell'articolo temo che l'intero arco costituzionale verrebbe spazzato via tanto è radicato il vizio di approfittare del proprio potere, anche solo un pochino. Perciò è davvero necessario lasciar entrare nella politica italiana una raffica ristoratrice.

#4 da Angelo C., inviato il 7/4/2011
E' davvero una piaga! La corruzione c'è sempre stata e ci sarà sempre secondo me, ma in questi ultimi anni è aumentata a dismisura. E' come se fosse diventata una prerogativa necessaria per salire di livello. Questo non è accettabile, bisogna ripulire il sistema, partendo purtroppo dalla politica. Bisogna avere rispetto per i cittadini, bisogna essere onesti, credibili e senza macchia. Solo così si dà l'esempio.
Buon lavoro a tutti.

#3 da Luca Taglieri, inviato il 7/4/2011
Ottimo. Occorrono misure che riducano il peso della politica:
1 - limite al mandato :ad esempio non più di 2 mandati
2- limite al numero di parlamentari (meno gente ma più qualificata)
3- stop alle piccole IRI locali
4- abolizione di alcuni livelli di rappresentanza (ad esempio le province)
5- modificare la "governanace" della RAI
La lista non è esaustiva però serve un programma di azioni concrete per un reale cambiamento del Paese.

#2 da Giulio Portolan, inviato il 7/4/2011
Un aspetto della crisi del moderno è che se è avvenuta, non per ragioni teoriche, la separazione tra etica e politica, la magistratura cerca di porre rimedio all'illegalità sulla base del concetto di giustizia, mentre questo concetto non può funzionare senza etica, nè l'etica senza la religione. Il Papa ha parlato della separazione tra religione e politica, anche perchè questa viene associata alla violenza. Occorre ricondurre la politica all'etica e quindi al cristianesimo. Illegalità, corruzione, evasione fiscale, sono aspetti del secolarismo, dovuti alla perdita del sacro nella vita. I giudici difendono lo stato, ma anche lo stato è divenuto un idolo, perchè senza il riferimento religioso non c'è principio di giustizia che possa valere. Questo è anche il senso della presenza del crocifisso nelle aule di giustizia e nei luoghi delle pubbliche amministrazioni. Tolto il crocifisso dall'aula, dalla propria vita, si perde il senso del sacro, dell'etica, del giusto.

#1 da Asio otus, inviato il 6/4/2011
La corruzione è forse il male peggiore che affligge l'Italia, è come un'infezione delle istituzioni. Se volessimo (ri)costruire un paese megliore, l'eradicazione della corruzione dovrebbe essere uno degli obiettivi primari.



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