Gonfia i costi, manipola la concorrenza, distorce il mercato, aumenta il costo del debito, inquina politica e amministrazione, nega il principio di imparzialità, genera legami con la criminalità organizzata, disincentiva gli investimenti esteri, limita intelligenze ed inventiva, svilisce l’immagine dell’imprenditoria, spegne ogni spinta a fare bene, manda avanti i peggiori, erode la possibilità di sviluppo, disgrega le basi della convivenza civile e delle istituzioni democratiche, distrugge la fiducia, aumenta la povertà, promuove investimenti e spese inutili, ipoteca il futuro.
E’ la corruzione, intesa sia in termini normativi, sia in senso più ampio:
“Vi è corruzione ogni qual volta chiunque sia dotato di un potere lo utilizza non per gli scopi per i quali gli è stato affidato, ma per scopi estranei al suo mandato, a beneficio proprio o di altre appartenenze (famiglia, setta o partito che sia). […] Corruzione nel senso di qualcosa che corrompe: la fede pubblica, la fiducia, il valore del mercato, il principio base della professionalità, l’uguaglianza, l’imparzialità”. (M. Vitale, M. Garzonio,
Corruzione, Edizioni Studio Domenicano, 2010).
Per misurare la situazione nel Paese non vi sono solo indagini, sentenze, analisi istituzionali o gli allarmi lanciati periodicamente dalla
Corte dei Conti, da istituzioni, enti e associazioni (il
GRECO, Gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa,
Transparency International, ecc…), ma vi è soprattutto
l’esperienza diretta di ciascuno, poiché a tutti capita di incontrare non solo gli affetti, ma anche la “cultura” della corruzione. Il problema è che
si è talmente abituati ad essa da percepire con fatica la dimensione dello sviamento, la depravazione di molte istituzioni: non più al servizio del cittadino e del Paese, ma piegate per fini diversi.
Le responsabilità sono diffusissime, ciò che non significa invincibilità, ma possibilità di pluralità di reazioni, varietà di contributi di contrasto, condivisa assunzione di responsabilità.
La storia ci insegna che è possibile contrastare la corruzione e la cultura che ne consente l’affermazione. Un esempio importante è quello degli Stati Uniti nel periodo a cavallo tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 (cfr. op. cit. e A. Nevins e H.S. Commager,
Storia degli Stati Uniti, Einaudi, 1961): il profondo percorso di riforme per ridimensionare in termini importanti il fenomeno della corruzione fu possibile attraverso una nuova visione della politica della quale fu interprete, fra i primi, un giovane
Theodore Roosevelt.
Oggi, in Italia,
una nuova concezione di politica può muovere da una diversa idea di partito, che ne faccia realtà più in sintonia con quella centralità del cittadino pensata dai costituenti.
Un’idea di partito, poi, non come centro di potere invasivamente proteso verso l’occupazione di ogni contesto della società, ma come strumento di garanzia del suo esclusivo ambito di responsabilità.
Se un partito è il soggetto che, tanto più con la legge elettorale vigente, seleziona il candidato a farsi carico degli interessi della collettività, allora ne deve essere il soggetto responsabile: colui, cioè, che risponde di ciò che di buono o di cattivo il candidato eletto fa. Rispondere non solo a coloro che hanno votato quel candidato (e che ovviamente possono punire il partito alle elezioni successive), ma anche a coloro che non lo hanno votato.
Bisogna concretizzare questo tipo di responsabilizzazione.
Un percorso può essere
la previsione in capo ai partiti del dovere di risarcire il danno determinato da colui che ha utilizzato per fini personali la responsabilità ricevuta con il voto. Ne conseguirebbe, anche, l’opportunità per il partito di dotarsi concretamente di un sistema di regole e controlli interni volti a verificare l’ortodossia della gestione del potere da parte del candidato eletto.
L’impegno nella politica coinciderebbe così più facilmente con
quello per il Paese.
Umberto Ambrosoli è avvocato penalista a Milano. E' il terzo figlio di Giorgio Ambrosoli e da anni partecipa ad incontri nelle scuole italiane, a convegni, a iniziative pubbliche volte a dare maggior valore e risalto alla figura e al lavoro del padre. Ha scritto “Qualunque cosa succeda” (Sironi Editore, 2009).