La fine del patto con gli italiani

Se la borghesia produttiva rischia di diventare solo spettatrice

di Carlo Calenda , pubblicato il 5 aprile 2011
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Il Ministro dell'Economia Tremonti ha dichiarato che i sostegni al sistema, attuati attraverso i diversi fondi, costituiti e costituendi, della Cassa Depositi e Prestiti, rappresentano “l'unica politica industriale che puoi fare in Italia”. Insieme alle dichiarazioni di rimpianto su IRI e Mediobanca quest’affermazione del Ministro certifica una svolta nella politica economica del Governo. La strada della rivoluzione liberale è definitivamente abbandonata a favore di una visione dell’economia dove lo Stato, probabilmente affiancato dalle grandi banche, interviene direttamente per incidere sul tessuto industriale del paese.

La reciprocità rappresenta la foglia di fico dietro la quale si nasconde il ritorno del "panettone di stato". Una volta costituito infatti il "fondo strategico" investirà dove e come la politica deciderà. E' una storia che abbiamo già visto e i cui esiti abbiamo sperimentato. Questa svolta è coerente con il ragionamento che Tremonti va elaborando da alcuni anni. La curvatura negativa attribuita alla globalizzazione, il mercato percepito soprattutto come una minaccia, l’idea di un’epoca di ferro che richiede un diverso e più assertivo ruolo dello Stato nella società e nell’economia. La nuova visione dell'economia e della società che domina l'azione del Governo rappresenta la fine del patto di Berlusconi con gli italiani. Un patto che metteva al centro, forse per la prima volta in Italia, l’individuo come protagonista della realtà economica. In quel modo di intendere l’economia, la politica industriale era soprattutto la costruzione di un ambiente entro cui le imprese avrebbero potuto competere. Un contesto fatto di meno burocrazia, meno tasse, più concorrenza, meno Stato, più infrastrutture.

In quella visione dell’economia e della società il problema del Governo sarebbe stato quello di creare le condizioni per far nascere dieci nuove Parmalat. Quello del Berlusconi originario era un pensiero coraggioso che mostrava ottimismo sulle capacità individuali degli italiani di affrontare, anche i tornanti della storia, guidando ognuno la propria macchina e scegliendo la propria strada. Oggi di questo pensiero non c’è più traccia. Dietro la difesa dei monopoli, la retromarcia su liberalizzazioni e concorrenza e l’uso di concetti come reciprocità (occorrerebbe domandarsi perché facciamo shopping giuridico negli altri paesi delle sole norme difensive, e non copiamo per esempio la legislazione francese sul sostegno al lavoro femminile) c’è l’idea di un paese arroccato e in declino.

Stiamo assistendo anche nel campo dell’economia a un’involuzione non meno importante di quelle che hanno colpito altri settori della nostra vita pubblica e sociale. A questa involuzione, che ha molto a che fare con la perdita di fiducia dell’Italia in se stessa, la borghesia produttiva deve reagire. In questa prospettiva la Confindustria ha fatto bene a convocare le Assise degli imprenditori. Una decisione che sottolinea la straordinarietà del momento e la necessità per gli imprenditori, in particolare piccoli e medi, di far sentire la propria voce e imporre alla politica i temi, oggi dimenticati dal Governo, della crescita e dello sviluppo.


Direttore generale del gruppo Interporto Campano, una delle principali aziende meridionali di infrastrutture e logistica. È stato Direttore dell’area Affari internazionali di Confindustria e ha lavorato in Ferrari e Sky.


tag:  tremonti   berlusconi   economia   liberalizzazioni  


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#11 da Dante, inviato il 7/4/2011
Con la caduta del muro di Berlino si è fatta strada l'idea che il capitalismo avesse vinto lo scontro storico con il comunismo. Ma quello che era successo era soltanto che il comunismo, per il momento, era imploso e che il capitalismo era rimasto l'unico attore sulla scena. Molti hanno quindi pensato che ci si dovesse adeguare alle regole del capitalismo e che tutto sarebbe andato spontaneamente a posto; certamente qualcuno aveva più interesse di molti altri a seguire queste regole. Il risultato di questa deregulation è stata una crisi finanziaria ed economica di enormi dimensioni che gli esperti assimilano a quella del 1930. L’aspetto singolare di questa crisi è che scatenata dalle regole di un capitalismo sfrenato è stata ripagata con soldi messi a disposizione dagli Stati, cioè da chi lavora e paga le tasse, e quindi dai più colpiti dalla crisi. Lo Stato, quindi, serve quando fa comodo. Come si è arrivati a questo? Probabilmente il benessere acquisito dopo il boom economico ci ha portato a conservare ciò che avevamo acquisito piuttosto che a continuare a progredire, probabilmente la politica di distruzione dei quadri amministrativi perpetrata dagli anni ’70, probabilmente una anomalia del processo democratico per cui chi viene scelto per la rappresentanza ha il massimo interesse alla propria riconferma, e probabilmente altre cause ancora. E qui veniamo al problema di Berlusconi che non ha fatto altro che continuare ciò che collettivamente era stato fatto da una classe politica trasformandolo in una azienda politica finalizzata, come tutte le aziende, all’interesse dell’azionista di maggioranza. Occorre, quindi, che ognuno ritrovi il suo ruolo e che, democraticamente nel vero senso della parola, si scelga un arbitraggio indipendente e le regole condivise che controllino il gioco.

#10 da Alvaro Schieppati, inviato il 6/4/2011
Sono certo che Berlusconi non abbia mai posto un vero patto agli Italiani e tanto meno lo abbia mai immaginato come spinta verso una vera rivoluzione liberale.Si trattava di un suo show congeniale al quel momento.Credo anche che Berlusconi in tutti i suoi anni passati al potere non abbia mai fatto politica per il paese ma solo ai suoi fini personali. Abbiamo assistito unicamente a discorsi populisti atti a vincere le elezioni, infatti è la sua unica specializzazione politica...
Al contrario Tremonti ha una sua idea politica/economica. Orami da tempo va dicendo che il primato della politica deve prevalere sull'economia. Non perde occasione per affermarlo, ed ora che ha trovato il pallino dei riferimenti storici, si è lascito scappare la nostalgia del tempo dell'IRI e di Mediobanca.Ciò che è veramente pericoloso per il nostro paese è che ha iniziato a mettere in pratica la sua idea retrò dell'economia. La cassa depositi prestiti testimonia questa suo indirizzo. Visto che siamo in Italia, visto che la politica è tendenzialmente corrotta è facile immaginare quale sarà l'uso che nè verrà fatto. E'certo che la Lega veda in Tremonti il loro paladino. La voracidità dei nuovi politici padani(?) avrà altre strade da percorrere.
Possiamo, nell'era della globalizzazione, fare gestire l'economia ad un ministro nostalgico di un tempo che non c'è più e pensare di avere un futuro che invece di far crescere altre Parmalat vuole che per essere competitivi nel mercato mondiale la politica, o meglio i politici decidano quali aziende finanziare per una assurda pretesa protezione dell'industria nazionale.
Questo non è futuro ma bensì la fine dello sviluppo industriale efficiente.
Speriamo che tutto questo non riesca e che questo governo finisca presto e restiamo vigili per difendere un economia aperta, efficiente e sana e che il ceto produttivo italiano possa prevalere sulla politica degradata di oggi. Facciamoci sentire!

#9 da Bruno Pierozzi, inviato il 6/4/2011
Non mi trova concorde la critica a Tremonti in merito alla necessità di interventi di sostegno pubblico alle imprese private. Credo invece che Tremonti su questo versante abbia perfettamente ragione. Oggi occorerebbe una nuova IRI in grado di fornire sostegno non solo economico, ma progettuale e formativo alle imprese, sopratutto alla media e piccola impresa che è la spina dorsale del sistema Italia. La crisi degli anni '30 fu superata grazie ad un saggio intervento pubblico nell'economia tale politica ebbe due personalità di grande intelligenza alla sua guida: Menichella e Beneduce. Non a caso anche dopo il conflitto bellico Menichella mantenne la guida dell'IRI e finché non ebbe sopravvento negli anni '70 la devastazione affaristica del sottogoverno l'IRI rappresentò un punto di eccellenza della politica imprenditoriale italiana. Oggi abbiamo una Cassa depositi e prestiti con ingenti risorse. I dati dicono che la CDP ha un patrimonio netto alla fine del primo semestre 2010 che si è assestato a 11 miliardi di euro. Sarebbe opportuno che la CDP utilizzasse al meglio questo ingente patrimonio sopratutto consentendo agli anti locali di svolgere una azione di supporto per il rilancio produttivo (il 60% degli investimenti pubblici passano per gli enti locali)attraverso la infrastrutturazione. Uno dei veri nodi è il cappio del "Patto di stabilità interno" che va assolutamente rivisto per consentire una politica di investimenti locali produttivi strumento indispensabile alla crescita economica e occupazionale.
Bruno Pierozzi responsabile Ufficio politiche fiscali e di bilancio Spi Cgil nazionale.

#8 da ennio Baratella, inviato il 5/4/2011
Non aggiungo altro a quanto già scritto eccetto un paio di considerazioni: 1 - Borghesia Imprenditoriale è un termine che ritengo obsoleto e non in linea al rispetto intellettuale che gli stessi imprenditori moderni rappresentano e debbono rappresentare per il futuro. Il sistema Berlusconi e chi gli è vino è rimasto ai primi tempi del marketing 2 - quando nel mondo che si evolve siamo da 5 anni al Marketing 3.0 Il marketing 3 - rispetta e ascolta le esigenze della persona e non si concentra sul prodotto - in questo caso profitto personale. Capire e adeguarsi a questo sarebbe un passo verso la civiltà e entrare in un Energy System che oramai volenti o nolenti sarà realtà.

#7 da Gian Franco Masia, inviato il 5/4/2011
Berlusconi non ha mai cambiato il suo vero programma. E le ultime uscite di Tremonti sono in linea sul vero programma sul quale ormai anche gli imprenditori "colleghi" del premier hanno aperto gli occhi. Forse gli imprenditori erano convinti che con un imprenditore presidente si sarebbero create le migliori condizioni per un libero sviluppo dell'economia. Ma questo Berlusconi non l'ha mai detto nè fatto. E' UN MONOPOLISTA DELLA POLITICA E DELL'ECONOMIA. Con la politica rafforza il suo potere economico, con il suo potere economico rafforza il suo potere politico. Non ci possono essere veri competitor nè in politica nè in economia. Controllerà direttamente le sue aziende e attraverso lo stato le eventuali aziende restanti che non siano di sua proprietà. Vedi la RAI. In assoluta continuità con la prima repubblica.

#6 da Giovanni Steri, inviato il 5/4/2011
....dobbiamo per un attimo rilassare le nostre menti, metter da parte le nostre ideologie, le nostre idee, spegnere la televisione, non leggere i giornali e mettere nel cassetto anche quei libretti rossi, neri e celestiali. Dobbiamo tornare a pensare come pensavamo da bambini, con le nostre paure, le nostre incertezze, dalle menti spugnose pronte ad apprendere. Immaginiamoci nei nostri banchi di scuola sentiamo i profumo della nostra cartella, gli scarabocchi sul banco, le risatine, apriamo la nostra cartella, spostiamo il panino al latte e prendiamo il nostro primo libro di aritmetica, sentiamone il profumo di nuovo, misto all odore dolciastro dei colori e delle gomme profumate apriamo il libro leggiamo con difficoltà Aritmetica, questa associazione di consonanti che ci fa impazzire a noi che abbiamo appena imparato i primi rudimenti della lettura, ci siamo, la nostra prima operazione aritmetica, l'addizione: mela + mela = due mele poi poco più sotto 1+1=2 ....fantastico, pagina successiva , la sottrazione: due mele - una mela = una mela e ancora 2 -1=1 ugualmente fantastico! Ora proviamo a crescere per quelli della mia età arriviamo agli anni 80, periodo fantastico, un uomo ci convinse che l'Italia poteva osare aveva la capacità, non era vero!. La doccia fredda che ci fece il suo successore ci lasciò in mutande, qualcuno iniziò a parlare di questo debito pubblico, che bisognava tagliare sulle spese e aumentare le tasse. Tutto questo è durato per 30 anni. Questi giorni ho applicato la mia prima formuletta matematica sostituendo i fattori mela con tasse e tagli....il risultato è sorprendente: tasse-tagli=(aumento debito pubblico) mi sono arrabbiato terribilmente con la mia insegnante delle elementari è proprio vero che la scuola non ti insegna niente. Penso che il nostro problema non sia il federalismo, ne le tasse, ne i tagli. Da l'ultimo governo Fanfani abbiamo visto una crescita esponenziale sia delle tasse, sia dei tagli e allo stesso tempo una smisurata crescita del debito pubblico. Quindi se dopo 30 anni di tagli e tasse il fattore debito aumenta con molta probabilità bisogna agire sul sistema che lo determina. Se credete a l'effetto farfalla e pensate che il battito delle ali di una farfalla in un luogo remoto sia quella goccia che fa traboccare il vaso e genera la tempesta...allora condividete questa nota e scatenate la tempesta delle riforme!

#5 da Sinigagl, inviato il 5/4/2011
Scusate, ma di quale patto state parlando? Si tratta di qualche comizio di B. o di cose concrete? Citatemi per cortesia un provvedimento, dico uno, fatto da uno dei governi B. fin dal 1994 che sia andato nel senso della "rivoluzione liberale" declamata ma non praticata.

#4 da Lorenza Roverato, inviato il 5/4/2011
Mi scuso se affronto un argomento sul quale posso vantare ben poca conoscenza, ma non riesco ad evitare la solita riflessione. L'atteggiamento del governo, nelle scelte di politica economica, rispecchia l'opacità che contraddistingue le azioni a tutto campo di questa coalizione. Una maggioranza che ha i numeri per decidere da sè, senza dialettica al suo interno - è incredibile vedere la metamorfosi di personalità politiche di un certo spessore, "viziate" da una logica paternalistica che ha pochi precedenti - e che non trova un equilibrio nemmeno in una concreta opposizione esterna, finisce per diventare timorosa della propria ombra. Ne deriva una chiusura, un'involuzione, una contrazione su tutti i fronti. Se non fosse una tragedia, verrebbe da ridere ogni giorno.
Lorenza Roverato

#3 da stefano, inviato il 5/4/2011
Se qualcuno non prende in mano la situazione e subito, qui va tutto in malora. Ve lo dico io che vedo come stanno andando veramente decine di aziende, al di là delle baggianate che scrivono i giornali.

#2 da TOMMASO TRUCOLO, inviato il 5/4/2011
Sempre che il patto con gli italiani sia stato un modello perseguito, e ne dubito fortemente, la politica indicata da Tremonti e' semplicemente la piu' semplice la meno rischiosa da parte di chi la persegue nonche' la meno vincolante dal punto di vista politico, ma sicuramente la meno redditizia per un Paese che non puo' piu' permettersela.
In due parole, conviene a al èpolitico seduto sulla sedia , non ai cittadini ne' alle imprese!

#1 da Francesco Formichella, inviato il 5/4/2011
Non c'è ne mai stata traccia... tutto è sempre stato fatto all'insegna di interessi personali, dietro ogni più piccolo provvedimento si celava un gigantesco conflitto d'interessi... abilmente supportato da una fortissima macchina mediatica e politiche locali basate sul clientelismo. ORA BASTA. DI MONTEZEMOLO PRESIDENTE.



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