Una nuova tassa contro il turismo

A quando un piano strategico nazionale?

di Nicolò Costa , pubblicato il 1 aprile 2011
immagine documento
Con l’approvazione del quarto decreto attuativo del federalismo, si aggrava la situazione per le imprese dell’ospitalità. Le prime mosse del Governo Berlusconi erano buone. L’attuazione del decreto legge 78/2010, che prevede misure di detassazione al 10% e di decontribuzione delle retribuzioni legate agli incrementi di produttività del lavoro, è un positivo sostegno alle aziende più competitive. Manca ancora una politica sul lavoro ‘competente’, su come scoraggiare il sommerso, la destagionalizzazione per stabilizzare le competenze, il de-skilling dell’arte di arrangiarsi, nonché il supporto alle nuove competenze (si pensi al web marketing), come sostenuto dall'Ebit (Ente bilaterale industrie turistiche) in due recenti rapporti, rintracciabili sul sito dell’ente. Anche il sostegno alla gestione delle risorse umane è strettamente collegata alla produttività del lavoro.

Poi si peggiora con la tassa di soggiorno. E’ stata voluta dall’Anci (Associazione nazionale dei comuni italiani), che ha perso un’occasione per utilizzare il federalismo fiscale come strumento per responsabilizzare le spese locali. Infatti, nella richiesta iniziale della tassa, la motivazione esplicita è quella di ‘fare cassa’ per compensare i tagli del Governo Berlusconi. Del resto, i turisti non votano e le imprese turistiche sono poche, meglio non toccare i residenti, un’idea sostenuta per primo dal sindaco Alemanno. Il federalismo fiscale ha mostrato da subito le sue penalizzazioni con la re-introduzione di una vecchia tassa.

Il ministro Brambilla ha cercato di mettere una toppa mediatica e ha dichiarato che la finalizzazione turistica verrà discussa dai sindaci e dalle imprese su scala locale. Un’altra occasione perduta: sarebbe stato più semplice proporre che la tassa di soggiorno serva unicamente al sostegno di piani di sviluppo bottom up, concorrendo a migliorare le carenti performances dei sistemi turistici locali, istituiti con la legge 135 del 2001. Più in generale, ‘prima’ viene il piano di miglioramento dell’ospitalità e ‘poi’ la eventuale tassa di scopo, intesa come investimento produttivo a livello urbano e territoriale.

E adesso l’Imu, la nuova imposta che entrerà in vigore nel 2014 sostituendo Ici e Irpef sugli immobili non locati, con un aumento del 18% dei costi alberghieri rispetto al quadro attuale. Francamente, pesano di più, nel declino turistico nazionale, i ‘pacchi’ rifilati dagli operatori scorretti (troppi), che non sanno neanche che cosa significa la customer satisfaction dei clienti, ma di certo l’appesantimento della pressione fiscale è una zavorra per chi vuole competere nell’economia turistica legale.

In tale contesto, il dibattito sulla questione fiscale è scorporato dal dibattito sui ‘lavoratori della conoscenza’, sull'"economia esperenziale", sulle "reti territoriali". Decade a livello di assoluta mediocrità e di basso profilo politico. A quando un Piano strategico sul turismo, magari riprendendo il Piano nazionale elaborato da Federturismo?



Nicolò Costa è docente di Sociologia del Turismo e dello Sviluppo locale all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e direttore scientifico del portale scienzaturismo.it . Oltre che di numerosi articoli su riviste scientifiche nazionali e internazionali è autore di Sociologia del Turismo (Cooperativa libraria IULM, Milano 1989) e I professionisti dello sviluppo turistico locale (Hoepli, Milano 2005) e di “La città ospitale” (Mondadori, Milano 2008).





Docente di Sociologia del Turismo e dello Sviluppo locale all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e direttore scientifico del portale www.scienzaturismo.it. Oltre che di numerosi articoli su riviste scientifiche nazionali e internazionali è autore di Sociologia del Turismo (Cooperativa libraria IULM, Milano 1989) e I professionisti dello sviluppo turistico locale (Hoepli, Milano 2005) e di “La città ospitale” (Mondadori, Milano 2008).


tag:  turismo   tassa   federalismo fiscale   pressione fiscale  


STAMPA:   per visualizzare la versione per la stampa clicca qui

LASCIA UN COMMENTO | Leggi il DISCLAIMER


#6 da alberto lupi, inviato il 5/4/2011
La tassa di soggiorno da 0.73 ad un euro in Francia c'è e non credo che siano gli ultimi arrivati nel campo del turismo.
Smettere d'esere beceri sarebbe la prima cosa da fare.

#5 da Fabio Monteduro, inviato il 5/4/2011
Direi che il punto chiave, colto dall'articolo, è proprio la necessità di ragionare in un'ottica strategica. Vale a dire la capacità di programmare e realizzare obiettivi che siano realmente in linea con le esigenze degli attori del sistema turistico. I provvedimenti posti in essere sono troppo spesso soluzioni "last minute" che hanno il respiro corto e sono contraddittorie. Il piano strategico è un idea giusta, quindi, ma bisogna anche imparare a farlo bene e non bastano buone idee su un "pezzo di carta". Qui il ruolo centrale lo giocano gli attori del sistema che devono "dialogare" e "fare rete"sul serio. Ma ci vuole una forte leadership per questo. Ce l'abbiamo? Ce l'avremo?

#4 da Andrea Arsani, inviato il 4/4/2011
Assolutamente d'accordo. Il turismo italiano va incentivato attraverso un piano strategico che coinvolga i privati e promuova tutte le specificità d'Italia e non sempre e solo Venezia, Firenze e Roma. Abbiamo un paese bellissimo e ricco di storia. E' veramente da stupidi non sfruttarlo.

#3 da Ennio Baratella, inviato il 4/4/2011
Non basterebbe una giornata per elencare quello che a mio giudizio si dovrebbe e potrebbe fare in Italia per avere una sistema turistico Nazionale capace, come dovrebbe, di generare reale ricchezza - e portare il contributo del PIL ai livelli che può avere - 16/18 % entro 5 anni. Ringrazio Montezemolo per aver citato ieri che il Turismo ed i beni culturali sono reali necessità su cui lo Stato dovrebbe intervenire seriamente - ma il perchè la Politica tutta ( a Destra e Manca) non ha mai preso sul serio tale industria rimane un punto interrogativo sconosciuto ai più?. Io sostengo per ignoranza culturale. Circa la Tassa Soggiorno; cecità di marketing - bastava forse chiamarlo contributo per la salvaguardia del patrimonio culturale Italiano - e credo che messo in questi termini - nessuno avrebbe obbiettato - non Trovate? Del resto in molti paesi si pagano tasse in Uscita in aeroporto o tasse soggiorno e nessuno protesta. Piuttosto - mi si spieghi del perchè si richiede il pagamento in contanti e si ponga un misero Timbro di pagato. E' Regolare? Lo considero assurdo e da perfetti retrogradi. Es in Austria se uno deve attraversare un Tunnel importante in una certa strada Statale - deve pagare ( e caro) come contributo alla realizzazione. E noi non possiamo far pagare per i nostri tesori? Il ricavato si dovrebbe dividere tra Turismo e Beni culturali. Propongo che il Ministero del Turismo e dei Beni Culturali- si uniscano in uno solo Ministero poichè è più logico e - tagliamo anche dei costi. Ma tale Ministero DEVE essere munito di portafoglio !! Il Turismo è la prima industria.! Ed altri punti su cui avrei piacere di elencare , ( incentivi basati ad allungamento stagionalità specie nel Sud - aree di sistema di sviluppo Turistico e non aprire Resort a macchia di Leopardo solo per prendere finanziamenti - fare new Concept Resort es vedi in Turchia che a mio giudizio entro 5 anni rischiano di prenderci!! d altre idee.. sulla meritocrazia per avere una vostra opinione, ma ora rischio di tediare la Vostra pazienza. Date tutti un contributo per realizzare il STN ( Sistema Turistico Nazionale) che riporti l'Italia dove è Giusta che si - al PRIMO Posto!! Grazie per vs. apporto Ennio Baratella

#2 da Enrico Salomone, inviato il 3/4/2011
Diciamo che sono d'accordo solo in parte con l'articolo che mi sembra condizionato dal vecchio slogan berlusconiano "meno tasse per tutti" che troppo piace all'imprenditoria italiana (di cui faccio parte). Credo che dobbiamo dire due cose: la prima è che per città come Roma, Firenze, Venezia la tassa di soggiorno è giusta e sacrosanta. Prendiamo Roma la mia città. La mattina arrivano torpedoni di turisti che hanno soggiornato fuori la città e che, grazie al nuovo sindaco, parcheggiano dove vogliono senza pagare nulla. Il sabato sera arrivano ragazzi da tutta la regione e da quelle vicine per i locali. I "turisti" utilizzano i servizi della città (acqua, rifiuti, usura strade, ecc.) dunque è giusto che contribuiscano alle spese. D'altro canto città con problemi simili come New York hanno tasse di soggiorno molto più alte. La seconda cosa che va detta, e su cui sono d'accordo con l'articolo, è che va stroncata l'illegalità e garantita la concorrenza leale. Infine è necessario investire sul turismo organizzando parchi archeologici e turistici anche urbani, sviluppando servizi all'interno dei parchi (eliminando i "carretti" abusivi spesso gestiti da extracomunitari) che truffano i turisti.

#1 da Asio otus, inviato il 1/4/2011
Trovo piuttosto singolare che una Nazione che potrebbe basare la gran parte della propria economia sul turismo faccia delle riforme per scoraggiarlo! Questo è ciò che accade quando si attuano riforme soltanto per fare un favore a uno schieramento, come sembra essere questo fantomatico "federalismo fiscale".



nome

email
cap
link

commento
Inserisci il codice di verifica:
Ascolta il codice segreto

 


Conosci ItaliaFutura
Il progetto, le persone, le attività
Rimettiamo in moto il Paese
La contro manovra di Italia Futura
Associazioni regionali
Italia Futura nel territorio
Partecipa!
Vuoi collaborare alle attività di Italia Futura?


nome

cognome

carica

amministrazione

Nazione
Provincia
Comune

Mi piace questa proposta e voglio aderire
email
cap



nome e cognome
email
cap
scuola

commento

nome e cognome

email
cap

Racconta