Il merito non è di destra né di sinistra. E neanche Italia Futura

Talento e coesione per il terzo millennio

di Michele Ainis , pubblicato il 30 marzo 2011
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Italia futura è di destra o di sinistra? Domanda fuori luogo, nel senso che il luogo di questa associazione si situa nella società civile, non nella società politica. Ma in una società virtuosa popolo e Palazzo dovrebbero abitare nello stesso condominio, mentre in Italia vivono da tempo in due città lontane. E allora proviamo a declinare la risposta, un po’ per gioco, un po’ per misurare le categorie della politica con il nostro metro di sudditi, pardon, di cittadini.

La meritocrazia, per fare un primo esempio. La rivoluzione dei talenti promessa dai costituenti francesi nel 1789, e rispolverata da quelli italiani nel 1947, attraverso la norma forse più suggestiva della nostra Carta: «I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». Vale per gli studenti, vale per i lavoratori in generale. Ma la promessa si è trasformata in un miraggio, e il miraggio in un raggiro, in questo Paese dove l’ascensore sociale è sempre fermo al piano, dove la diseguaglianza cresce come un fungo, dove insomma la tua carriera dipende dal certificato anagrafico che hai ricevuto in sorte, oppure dalla voglia di venderti l’anima a questa o a quella lobby.

Da qui le campagne (e le proposte concrete) di Italia Futura per insediare il merito nel nostro vissuto collettivo. Con un profilo di destra o di sinistra? Né l’uno né l’altro, se ci muoviamo dentro il perimetro delle categorie tradizionali. Bobbio diceva che la sinistra si distingue dalla destra perché ha nel cuore l’eguaglianza più della libertà, mentre la destra predilige la libertà sull’eguaglianza. Fino a venerare, nei suoi accenti estremi, il mercato come una divinità pagana, rifiutando qualsivoglia regola che possa imbrigliare gli spiriti selvaggi del capitalismo. All’opposto, la sinistra estrema ha teorizzato l’eguaglianza nei punti d’arrivo, fino al paradiso in terra del presidente Mao: a tutti lo stesso salario, la stessa divisa grigioverde, lo stesso paio di scarpe. Ma il merito significa eguaglianza nei punti di partenza, poi chi ha più polmoni taglierà per primo i nastri del traguardo. Significa perciò eguaglianza e libertà congiunte in matrimonio, attraverso l’eguale libertà di diventare diseguali. Non è destra, non è sinistra – o forse tutt’e due, il meglio dell’una e dell’altra tradizione.

E la legalità? Nessuno ha il diritto di farne una bandiera solitaria, benché in Italia destra e sinistra s’accusino a vicenda d’affondare sino alle caviglie nella melma dell’illegalità. Con qualche fondamento, a scorrere le cronache locali e nazionali. E l’efficienza? Nella seconda Repubblica destra e sinistra hanno governato a turno, mentre l’economia italiana viaggiava a passo di lumaca, precipitando in tutte le classifiche internazionali. E il ricambio delle nostre inossidabili classi dirigenti? E il valore della coesione nazionale? Sono di destra o di sinistra? Chissenefrega, verrebbe da rispondere. Il fatto è che queste due vestali della politica sono figlie del Novecento, nipotine dell’Ottocento, ma non sanno più aiutarci nel mondo del terzo millennio. Né loro, né i partiti che vi si riflettono come un’immagine sbiadita. Consegniamole agli archivi della storia, e non ne parliamo più.





Michele Ainis, membro del comitato direttivo di Italia Futura, è ordinario di Istituzioni di diritto pubblico all'Università di Teramo. E' editorialista de La Stampa e Il Sole 24 Ore. Ha fatto parte di varie commissioni ministeriali di progettazione e di studio e scritto numerosi saggi, l'ultimo pubblicato è L’assedio. La Costituzione e i suoi nemici (Longanesi, 2011).





Costituzionalista, è ordinario nell’università di Roma Tre. Ha pubblicato una ventina di volumi (l’ultimo è "L’assedio", Longanesi 2011). È editorialista del Corriere della Sera e dell’Espresso. Fa parte del comitato di direzione di varie riviste giuridiche, dottorati, master, e coordina la "Scuola di scienza e tecnica della legislazione", costituita a Roma presso l’ISLE.


tag:  italia futura   destra   sinistra   meritocrazia  


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#14 da Catia, inviato il 5/4/2011
"Dare valore al merito" è la chiave rivoluzionaria per voltare pagina nel nostro paese. Nello stesso tempo credo che prima che la nostra società sia fondata su questo valore, se mai accadrà, dovrà passare tanto tempo! perchè ormai il merito è scommparso da ogni aspetto della nostra vita. In Tv balla chi non sa ballare, canta chi è stonato, fa il giornalista televisivo chi ha un accento romano troppo accentuato (ritengo che un corso di dizione sia doveroso, altrimenti quel giornalista potrebbe scrivere! Ma se scrivono, almeno nella stampa locale, molti sono gli svarioni grammaticali..). Nei posti pubblici il curriculum viene richiesto ma non letto, tanto non è sulla base delle competenze effettive possedute che la selezione viene effettuata, ecc. ecc. Abbiamo delle ottime risorse umane a volte, che però rimangono eccezioni e che quindi non determinano il sistema. Tutto questo produce: sperpero di denaro. Quindi meno merito = meno guadagno globale, ed anche: meno merito = più guadagno soggettivo dei più furbi. Conseguenza: il paese non cresce. E chi ne fa le spese sono, in primis, i giovani (non raccomandati) che vedono ridursi le opportunità di poter dare il meglio di sè e di potersi formare al meglio per poter dare molto alla società in cui vivono ed a sè stessi.

#13 da Gianfranco Purpura, inviato il 3/4/2011
«I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi» Una domanda ingenua: Chi stabilisce i parametri del merito? Molti anni fa, fu intrapresa una verifica docimologica: più di mille insegnanti di lettere dovevano esprimere un voto sul medesimo tema. Il risultato fu che quel tema ebbe valutazioni da un minimo di 3 ad un massimo di 8. Quindi, come stabilire i parametri di merito? In base a quali costanti/variabili? Se uno pone un'idea nuova per l'indipendenza energetica del Paese Italia, con quali parametri dovremmo valutarla? E poi: quale Autorità predisposta per il rispetto del merito? Grazie

#12 da Federico Orletti, inviato il 2/4/2011
Il merito, l'uguaglianza dei punti di partenza, la legalità non possono essere oggetto di contesa politica. La rinascita economica e sociale di cui l'Italia ha ormai urgente bisogno è possibile solo riportando in primo piano questo nucleo di valori che deve essere necessariamente condiviso da tutti. L'attuale classe politica, su questi temi, purtroppo appare disattenta e lontana perchè ad essa stessa tali temi appaiono lontani e privi di utilità. Tentare di imbrigliare tali valori nell'ambito delle categorie concettuali di "destra" e "sinistra" (termini che hanno un significato ed una dignità quando sono riferibili all'azione politica di gente come Minghetti o come Depretis, non certo all'operato dei nostri politici contemporanei) è una operazione dannosa e priva di senso nel momento in cui si realizza che la ricostruzione, ormai indifferibile, del Paese è possibile solo ponendo il merito, l'uguaglianza e la legalità come fondamenti insostituibili del nostro essere comunità. Italia Futura deve dare voce alla parte del Paese che ancora non ha smarrito il nesso tra meritocrazia e produttività, tra eguaglianza e crescita, tra legalità e benessere collettivo, deve mantenere vivo ed alimentare quel fuoco di passione civile e impegno che ci ha reso grandi nel passato e che oggi, pur ancora vivo in gran parte degli italiani, troppo spesso è calpestato da chi pretenderebbe, senza alcun titolo, di rappresentarci.

#11 da Claudio Lucii, inviato il 2/4/2011
Non possiamo assistere a questo scempio senza reagire.Non è piu' sufficiente fare il proprio dovere, bisogna mettersia disposizione del paese

#10 da Gino, inviato il 2/4/2011
La riflessione del prof. Ainis è pienamente condivisibile. Ed è trasversale. Per esempio le giovani generazioni hanno bisogno particolarmente di meritocrazia: questa "rara" creatura ormai non è più allevata nelle italiche lande, si è estinta insieme ai mammuth. E invero, dovrebbe rinascere, proprio nell'interesse dei giovani. A questa società devota alle escort, alle veline, alle cubiste, ai tronisti e a quant'altri, serve la MERITOCRAZIA ! Basta con gli Italiani "tenuti" nell'ignoranza e addormentati dalle telenovelas (di tutti i tipi). All'attuale classe dirigente (quasi completamente indegna di quest'onore) fa piacere avere un popolo che ha in tasca la licenza media e basta, e semmai ottenuta frequentando (un giorno si e uno no) "all'ultimo banco". Che abbiamo dimenticato la cultura delle "tre I" di qualche anno fa, che fu un cavallo di battaglia del teleimbonitore ? I giovani hanno bisogno di migliorarsi, di imparare le lingue (all'estero), di seguire corsi specialistici nelle migliori Università del mondo, e poi tornare in Italia e diventare classe dirigente, all'inverso di oggi, che dopo essersi formato, fugge all'estero e come classe dirigente abbiamo quelli che hanno la licenza della scuola Radio Elettra ! Ma qualcuno di voi conosce cosa succede nelle Università dell Turchia da qualche anno ? Gli studenti vengono spediti nei migliori centri di ricerca mondiali, a spese dello Stato, e quando hanno terminato il loro ciclo di studi o tornano in patria e mettono a disposizione degli altri la loro specializzazione o, se vogliono restare all'estero, ripagano lo Stato delle cifre che hanno ricevuto per sostenersi all'estero. Mi sembra una di quelle proposte, così semplice e lineare, da adottare subito in Italia, contro la fuga dei cervelli, così ampiamente pubblicizzata da colei che si occupa di ricerca ai massimi livelli, pur non avendone per niente competenze. In definitiva, una civiltà a dir poco bi-millenaria, deve prendere lezioni dalla Turchia (senza offesa per la simpatica nazione): questa decadenza ha radici sia a destra ma anche a sinistra (3+2 chi lo ha introdotto ?), e direi colpevolmente a sinistra. E qui mi riallaccio al prof. Ainis: le colpe non sono solo a destra ma anche a sinistra. Ora è giunta l'ora di cambiare !

#9 da Vincenzo Passaro, inviato il 1/4/2011
Il Professor Ainis ha riassunto il sentimento della società civile. Alla sua riflessione, pacata e lineare, dovremmo ispirarci tutti. Grazie.

#8 da Fabrizio Benassi, inviato il 30/3/2011
E' sempre un piacere ascoltare e leggere il Prof. Ainis. Non posso che essere d'accordo. Il partito del buon senso, cioè il partito che crea le condizioni culturali, sociali e politiche perché si possa produrre ricchezza e che questa, attraverso la politica, possa creare benessere sostenibile per tutti, premiando solo i meritevoli ma con attenzione per i più deboli, combattendo ogni forma di privilegio, protezione e rendita. Questo non è di destra nè di sinistra. La partita politica, spero, si giocherà sempre di più in futuro su chi sarà più bravo nell'avvicinarsi a questo mondo ideale. Poco importa se si chiamerà socialista, liberale, partito del buon governo o magari Italia Futura. In passato è stato un punto di vista politico minoritario e con ampi compromessi, dagli azionisti, ai repubblicani e ai radicali per certi aspetti. Oggi mi sembra che vi siano meno barriere perché possa diventare un comune sentire, degli italiani. Questa sarebbe sì una vera, grande, rivoluzione per l'Italia.

#7 da Asio otus, inviato il 30/3/2011
La meritocrazia, la coesione nazionale, la parità dei diritti sono valori universali senza colore politico. E' vero: se vogliamo andare avanti dobbiamo archiviare questa classe politica che sta devastando il paese per pura cupidigia. L'unica domanda è: quando cominciamo?

#6 da Giulio Portolan, inviato il 30/3/2011
La questione possa è complessa, perchè racchiude tutta la sociologia politica. I punti di partenza sono le condizioni di dignità, che, economiche, sono uguali per tutti i cittadini. I punti di arrivo sono conquistati col merito, e sono differenti in base al lavoro. Ciò piramidizza il lavoro secondo la struttura piramidale della società. In ogni caso questa è una visione di sinistra, anche il merito. A destra appartiene la [necessaria] conservazione dei dislivelli di partenza. Ma ciò deve riguardare la ricchezza, non la povertà. Chi più ha non deve partire dal livello di chi ha meno, ma chi ha meno deve partire da una condizione di dignità, che prescinde dal merito. La destra è conservatrice perchè conserva le rendite e i privilegi, la sinistra è liberale perchè nel premiare le differenze essa premia l'uomo. Ma la sinistra è anche socialista, per l'uguaglianza delle condizioni di dignità da cui tutti gli uomini devono [poter] partire.

#5 da Angelo C., inviato il 30/3/2011
Parole che non necessitano di alcuna spiegazione, personalmente da me completamente condivise. Questa è Italia!

#4 da Gianfranco, inviato il 30/3/2011
La sfida è alta ma se non la combattiamo non possiamo dire di aver fatto abbastanza per i nostri figli.

#3 da Nicola Maurantonio, inviato il 30/3/2011
Leggendo quest'articolo, che mi trova assolutamente d'accordo, dato certi valori non sono nè di destra ne di sinistra, o meglio dovrebbero appartenere ad entrambe le ideologie, mi viene un po da sorridere ricordando una canzone del grande GIORGIO GABER che cantava "Ma cos'è la destra cos'è la sinistra"(destra-sinistra n.d.r.)

#2 da Attilio Tirelli, inviato il 30/3/2011
L'ottimo Prof. Ainis individua, come sempre con semplicità, il problema e ne propone la soluzione. Nasce il problema di avviare il processo di archiviazione che non può certo vedere gli "archiviandi" quali esecutori della sentenza (delle storia). Italia Futura sembra volersi incaricare di questo e già è molto. Non chiederei di sostituirsi agli attuali detentori del potere ma, almeno da subito, chiedo a Italia Futura di essere la mano che ripone in archivio questi pezzi di putrido passato. Sarebbe questo si un gran "merito".

#1 da Alberto Bottarini, inviato il 30/3/2011
ottimo articolo... ma siamo sicuri che agli italiani piaccia il "non far parte di nessun gruppo" ?? la politica nel nostro paese è vista come un evento sportivo dove bisogna stare da una parte non per un motivo politico concreto ma per usanze o credenze o al massimo convenienza economica; un po' come nello sport dove non esistono ragioni concrete nel tifare una squadra oppure un'altra. siamo sicuri che la gente sia capace di astrarsi dal colore politico e sappia mirare ad un obiettivo trasversale come possa essere la meritocrazia?



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