Qualcosa si muove, seppur lentamente

Sulla questione femminile l'Italia ha ancora molto da imparare

di Manuela Siano , pubblicato il 29 marzo 2011
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Il termine quotare è un neologismo di provenienza inglese: to quote significa "citare". Oggi nel web è molto utilizzato e indica l'essere d'accordo con un’affermazione altrui e quindi non solo il citarla ma il supportarla. Ma quotare è anche fissare il prezzo in borsa e nel mercato dei cambi di un titolo, di una valuta, di una merce. Partiamo da quest'ultima.

Il Capo dello Stato, in occasione della giornata dell’8 marzo, ha denunciato la donna ridotta a "oggetto", a bene di consumo, in altre parole, a merce. Un'accusa forte - e non nuova - la sua, a fronte della quale qualcosa si muove ma ancora lentamente. Nell’attesa di una significativa accelerazione, immaginiamo di poter realizzare un primo upgrade dalla “merce donna” all'“impresa donna” e proviamo a quotarla. Per quotare una società in borsa occorre rispettare dei precisi requisiti minimi stabiliti dalla Consob, tra i quali quello per cui l’impresa deve essere in grado di generare ricavi autonomamente e di realizzare i suoi obiettivi economici e finanziari.

L’impresa donna è sicuramente in grado di generare ricavi autonomi (lavorando), raggiungendo i propri obiettivi. E se questo è stato possibile per le donne del passato che, dopo il secondo conflitto mondiale a fatica hanno lottato e creduto in una rinascita al femminile del Paese, ancora di più lo è per le donne del 21° secolo che hanno trovato il terreno già spianato. Oltre i ricavi, le donne continuano - e per fortuna - a generare vita. E continuano a prendersi cura della vita generata (figli) e - spesso contemporaneamente - della vita che le ha generate (genitori anziani). Un’impresa sempre in affanno, ma non in crisi. Un'impresa che risulta tanto più elastica e flessibile alle esigenze esogene (lavoro), quanto più alta è la percentuale di aiuti che la stessa riceve nella quotidiana risoluzione di problemi endogeni (vita familiare) ai fini di un equilibrato work/life balance.

Aiuti che in Italia stentano ad arrivare. Il Paese continua - in modo autolesionista - ad indugiare nella realizzazione di una concreta parità di diritti tra i generi. Eppure gli interventi che potrebbero aiutare a risolvere la "questione femminile" sono semplici: dalla flessibilità degli orari di lavoro, al telelavoro, al potenziamento degli asili nido, al graduale reinserimento nel mercato del lavoro post maternità, all'introduzione del quoziente familiare. La realizzazione di tali interventi - unita al superamento della ancora diffusa concezione della donna oggetto - consentirebbe all’impresa donna di essere giustamente apprezzata nel mercato. Questo il traguardo. Non ancora raggiunto.

La piccola vittoria appena ottenuta con l'approvazione del disegno di legge sull'introduzione di quote rosa nei cda delle aziende quotate in borsa è senz’altro importante. I consigli di amministrazione e gli organi di controllo delle società quotate e delle controllate pubbliche non quotate dovranno essere composti da un quinto di donne a partire dal 2012 e da un terzo dal 2015.

Molto bene, ma resta solo un assist. Uno strumento d’urto per spingere verso un giusto livello di presenza femminile nel management apicale che in futuro si spera non dovrà più servire. E non dovrà più servire perché l’Italia dovrà seriamente mettersi al passo con i Paesi del Nord Europa che sulla questione femminile in generale hanno solo da insegnare. Ben vengano provvedimenti come quello sulle quote rosa nei cda (che in Norvegia sono già realtà dal 1978 e in molti altri Paesi europei prassi comune) ma che non restino isolati. E ben vengano anche altri provvedimenti che comportino l’applicazione del principio “comply or explain” (sul modello finlandese): in caso di mancato equilibrio di genere, massima disclosure sulle motivazioni in relazione al confronto comparativo delle candidature.

Tornando ai diversi significati della parola quotare, l’invito è dunque a quotare (anche nella sua accezione cibernetica), a supportare il più possibile le donne e il loro lavoro fino al raggiungimento di un’alta quotazione e concreta rivalorizzazione della donna. I risultati non tarderanno ad arrivare, ne sono convinta.




Manuela Siano, avvocato, è assistente del Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali. In precedenza ha lavorato a Bruxelles presso il Segretariato Generale della Commissione europea e la Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo.






tag:  questione femminile   quote rosa   disegno di legge   flessibilità  


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#1 da Fulvio Aversa, inviato il 29/3/2011
Passare dalla donna-oggetto alla donna-automa relegata in un segmento di mercato protetto? No grazie.



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